Autore: Mauro Banchini

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Per qualche giorno è stato giusto tacere. Poteva accadere di tutto. Anche al Poggio. Come purtroppo è accaduto vicino. Con perdite anche di vite umane. Poi, grazie a opere pubbliche degli anni passati, Poggio è stata risparmiata da forme gravi (anche se guai si sono verificati e tutti ne siamo addolorati). Sempre, specie in emegenza, il Comune è casa di tutti. E’ stato dunque giusto sperare che non emergessero criticità eccessive. Giusto il silenzio. Ma ora il tempo delle domande può ricominciare. E’ il tempo, normale, della democrazia. “CASSE” CHE CI HANNO SALVATO – Bisogna riconoscere che, salvo Poggetto e…

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In tanti mi dicono così. “Ti leggiamo volentieri, ma facciamo fatica: tu scrivi troppo “lungo”. Rendo pubblica la risposta. So bene che questo non è il modo normale per stare sui social. Ma io – che da giornalista, assicuro, saprei avere il dono della sintesi – a scrivere così lungo (ma spero anche così chiaro) lo faccio apposta. Perché voglio sparigliare, provocare. E mi ci diverto pure. Perché non cerco i likes. Perché, in primis, scrivo per me. E anche per lasciare traccia, certo dal mio parziale punto di vista, su vicende locali talvolta destinate a non essere illuminate: perché…

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“C” COME CIACCIONI – “Siete dei ciaccioni”. Il vostro è solo “puro gossip”. Difficile – forse impossibile – in un Consiglio Comunale normale ascoltare una battuta del genere, rivolta dal capogruppo di maggioranza, ai consiglieri di opposizione. Impossibile trovare qualcuno capace di offendere, nella polemica politica e in una istituzione, in modo così grossolano. Eppure al Poggio quelle tre parole, pronunciate con stizza, le abbiamo ascoltate e sono riascoltabili in streaming (al punto 3:23) nell’ultima seduta di Consiglio Comunale, il 23 ottobre. Prima il capogruppo di maggioranza aveva accusato l’opposizione di fare solo “puro gossip”. E subito dopo è arrivato…

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UN COMMERCIO MAL GESTITO – Il caos deleghe non è formalità. Facile capirlo. Prendiamo il commercio (tanti i commercianti poggesi chiamati a fare i conti con le enormi difficoltà di stare sul mercato al tempo dell’e-commerce e dei sempre più numerosi maxi centri commerciali). Quella al commercio (insieme a tutte le altre attività produttive) fu delega che Palandri affidò, già dal 26 maggio, all’assessore Baroncelli. Singolare che sul sito web del Comune tali deleghe non compaiano. Una dimenticanza, certo, ma forse sarebbe il caso di rimediare. Titolare di questa delega è Baroncelli. Ma fin da subito tutte le attività produttive…

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Sono uno di quelli che la domenica mattina – diciamo quasi sempre – fa una cosa all’apparenza folle. Alternativa. Stravagante, almeno agli occhi di tanti – che ormai sono maggioranza – in un’Italia ancora ufficialmente “cattolica”. Vo a quella cosa chiamata Messa o, per chi parla complicato, Eucarestia: un’oretta (in certe chiese se la cavano in assai meno tempo) dove accadono cose strane. Talmente strane che a un certo punto, centrale, si sostiene che un’ostia si trasformi nel corpo di Dio, insieme a un po’ di vino (decisamente santo) che dello stesso Dio è addirittura il sangue. Talmente strane, le…

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LA CANTONATA DEL SINDACO – Sono passati 4 mesi e finalmente il sindaco ha capito di aver preso una solenne cantonata. Era il 21 giugno quando il Consiglio Comunale su sua proposta nominò tre “consiglieri delegati” assegnando loro deleghe molto importanti: viabilità, lavori pubblici, manutenzione e demanio a Fabrizio Campanelli; tutte le attività produttive (escluso il turismo) a Renzo Breschi; la sola biblioteca a Chiara Guazzini (alla quale, almeno secondo indiscrezioni giornalistiche, dovevano essere assegnate sanità e sociale. Poi, per fortuna, si resero conto – o vennero caldamente consigliati, dall’ASL, a farlo – che sarebbe stata una scelta impossibile. E…

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“D” COME DELUSIONE – Mai lo ammetteranno, in pubblico. Almeno per adesso. Ma cominciano già ad avvertirsi segnali evidenti di delusione verso l’operato di Palandri sindaco. Di giorni ne sono passati solo 150, ma è normale che, in ogni amministrazione, siano già i primi 100 a essere un test. Specie quando c’è stato un ribaltone e chi ha vinto lo ha fatto promettendo di “cambiare davvero” e “subito”. Un disagio comincia a serpeggiare. Per adesso solo in conversari privati: facce imbarazzate, alzate di spalle, risatine. Fossi in Palandri, a questi segnali starei attento. E comincerei, finalmente, a fare il sindaco.…

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Aver mantenuto la diocesi di Pescia, con i suoi 500 anni, avendola però collegata alla diocesi di Pistoia tramite la figura dello stesso vescovo, non è certo una sorpresa. Nel numero notevole, oggi non più sostenibile, di diocesi italiane (oltre 220 rispetto alle 107 Province), la formula scelta da Francesco (l’unione in persona episcopi. Un latino facile da tradurre) sta diventando consuetudine. Quando un vescovo (in questo caso l’ottimo biblista Roberto Filippini, fra l’altro appassionato conoscitore di Franz Jagerstatter, contadino austriaco che di Hitler aveva capito tutto assai prima di tanti grandi, vescovi compresi, e che dal nazismo fu decapitato) quando un vescovo arriva ai 75…

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Sulla mia montagna (quella appena sopra Pistoia, quella che da Prato/Firenze si vede che pare toccarla, quella che potrebbe e dovrebbe rappresentare una alternativa alla stupidità di vivere tutti ammassati in una pianura affollata e inquinata) alle poche persone che ancora la abitano, e non sono vecchie, manca un servizio pediatrico capace di dirsi tale. E’ cronaca di questi giorni: cronaca che dovrebbe potersi conquistare spazi anche oltre le pagine locali (ma non accadrà. A chi volete interessi se su quei territori, pure così vicini, fra qualche anno non abiterà più nessuno?). Hanno fatto due conti sui pochi numeri degli…

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Furono circa 700, ma secondo qualche storico la cifra andrebbe aumentata almeno di 300 unità. Erano soldati, persone semplici, del popolo, mandate a combattere altri uomini simili a loro in quella che fu chiamata “prima guerra mondiale”. Lì trovarono la morte: non per colpa di qualche soldato nemico ma solo perchè vennero fucilati, senza processo, su ordine di qualche loro comandante: mandati a morte con l’accusa, infamante in tempo di guerra, di aver disertato. In realtà si erano rifiutati di obbedire a ordini insensati: come capitò – per fare un esempio passato alla storia della cinematografia – ai soldati coperti…

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