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Home»Comune»VIABILITA’ AL POGGIO: LA BEFANA E LA STANGATA, IL CARBONE E LA SENTENZA
Comune

VIABILITA’ AL POGGIO: LA BEFANA E LA STANGATA, IL CARBONE E LA SENTENZA

Mauro BanchiniBy Mauro Banchini21 Dicembre 2025Updated:21 Dicembre 2025Nessun commento11 Mins Read
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+ SPECIALE SENTENZA CONSIGLIO DI STATO + Una sentenza, da Roma palazzo Spada, importante non solo per la viabilità di Poggio a Caiano. Ribadisce concetti di grande interesse per la tutela, ovunque, della salute pubblica contro gli inquinamenti: bene comune che deve passare avanti a tutto il resto. Sul cambio di viabilità, due anni e mezzo fa la destra – qui al Poggio – vinse le elezioni. Ma adesso ha perso: non solo al TAR ma anche al Consiglio di Stato. Il tempo sa essere galantuomo. E ora che succede? Un contributo lungo, ma – si spera – utile. (mb)

UNA SENTENZA DA “CARBON” – Quest’anno per il sindaco del Poggio la Befana è arrivata prima. Con un sacco, molto peso, di carbone.

Il Consiglio di Stato ha infatti pubblicato l’attesa sentenza sulla viabilità (qui il testo integrale). Un atto che non solo condanna il Comune a pagare le spese (3.000 euro più IVA) ma soprattutto “rigetta” il suo ricorso perché “infondato”.

La più alta magistratura amministrativa del Paese ha dato torto marcio a un Comune che dopo la prima sconfitta al TAR aveva pensato di ribaltare il giudizio. Tutti i motivi addotti dalla giunta Palandri sono stati respinti.

UNA BATOSTA – Chi legge la sentenza, e vuole essere onesto, si rende subito conto che per il sindaco è una batosta. Se, infatti, la prima sconfitta (quella al TAR) con un po’ di fatica poteva essere letta come formale e dunque rimediabile con qualche ulteriore atto, ora non pare più così. Non basta un pannicello. Non è questione di forma.

Il CDS tira infatti in ballo un elemento fortissimo: la salute pubblica (in questo caso difesa dai cittadini ricorrenti). Ogni pubblico amministratore – si legge al punto 12.4.11 – ha l’obbligo di puntare non sul “più ampio e facile consenso” ma sulla “buona amministrazione” e sulla “legalità”.

Una sentenza importante. Farà giurisprudenza, sarà un faro, nel rapporto fra cittadini e PA quando si tratta la viabilità.

===

MARCIA INDIETRO – La sentenza, al punto 13, è chiara anche su cosa deve fare ora Palandri: deve riportare la viabilità, da lui modificata, alla situazione precedente. Deve, ad esempio, rimettere a senso unico la via Vittorio E.

“L’annullamento del provvedimento che reistituisce il doppio senso – scrivono i giudici –  già disposto dal giudice di primo grado e qui pienamente confermato, determina la reviviscenza automatica della previgente disciplina di circolazione che stabiliva il descritto sistema di sensi unici di circolazione stradale”. Chiarissimo.

Dunque c’è poco da girarci intorno: su quel tratto di strada ma non solo lì, Palandri è obbligato alla retromarcia. Prima lo ha deciso il TAR. Ora il CDS. E questa è sentenza “definitiva”.

E ADESSO? – Cosa abbiano in mente sindaco e giunta per ora non è chiaro.

Da giovedì, giorno in cui è stata pubblicata la sentenza, da via Cancellieri si è ascoltato solo un rumoroso silenzio. Nessuno è intervenuto. Zitto il sindaco. Muta la sua vice. Zitti gli altri tre assessori partendo da quello ai lavori pubblici. Zitti i consiglieri.

Segno di prudenza. Ma pure di imbarazzo.

===

I TIFOSI – Sui social ci ha messo la faccia soltanto qualche tifoso: irriducibile e forse non abituato a leggere le sentenze. Ha cercato di minimizzare. Come se nulla fosse accaduto.

Ha sostenuto che tutto rimarrà come ora e che, anzi, presto sarà riaperto a doppia circolazione il ponte al Molino per completare il progetto palandriano: far passare il traffico, anche pesante, nel centro.

Non sono poi mancati altri tifosi secondo cui (ma questo è tipico di una destra odierna, assai poco liberale) quei giudici vanno combattuti perché hanno osato opporsi a un sindaco votato dai cittadini e che, dunque, solo per questo, può fare ciò che vuole.

IL SILENZIO – L’unica arma che abbiamo visto tentare da parte del Comune è stata quella, tipica, da distrazione di massa: parlare e far parlare di altro. Su questo torneremo.

Ma la domanda vera è un’altra: per quanto tempo ancora dalle stanze del Comune potrà continuare il rumore di questo silenzio?

Cosa il sindaco intende fare per adeguarsi, come suo dovere, alla sentenza del CDS? Con quali tempi? Il giusto tempo dedicato all’esame della sentenza a cosa condurrà? Avremo una risposta già prima di Natale? Dovremo aspettare altro? Intende andare avanti sulla sua strada? Come?

===

IL RISCHIO – Da notare un altro aspetto. La viabilità su cui Palandri è stato sconfitto non riguarda solo il tratto di strada 66 qui al Poggio intitolato a un re.

Riguarda anche, ad esempio, via Pratese. Riguarda il doppio senso sul ponte al Molino verso Prato. Riguarda la riapertura al traffico ordinario, contro il parere della Soprintendenza, di una parte di piazza XX Settembre.

Riguarda una nuova rotatoria. Riguarda le tante spese che il Comune ha sostenuto (e non sono poche) per modificare opere pubbliche un base al suo progetto di viabilità nonostante il ricorso dei cittadini.

Rischia qualcosa, su questo fronte, il Comune? Rischiano i dirigenti? Rischia il sindaco?

LE SPESE – Per ora la battaglia sulla viabilità è costata al Comune, in sole spese legali, sui 14 mila euro (di cui 3 mila dopo la condanna al TAR e altri 3 mila adesso, dopo la condanna al Consiglio di Stato).

Gli altri 8.300 euro circa riguardano un “acconto” pagato a un legale fiorentino (qui l’atto) per la difesa in CDS. Presto – è da ritenere – arriverà, dallo stesso avvocato, la notula finale.

Da notare che il Comune aveva incaricato lo stesso legale anche per difendersi al TAR. L’avvocato avrà certo presentato, anche per questa sua prima prestazione, una notula. In Albo non si trovano atti. Certo ci saranno.

Sarà dunque interessante vedere, alla fine, quanti soldi – dal bilancio del Comune – sarà costata al Comune la battaglia legale contro i cittadini di via Vittorio Emanuele. Per adesso, certificati, siamo sui 14 mila.

===

LA TARDIVITA’ – Dalla sentenza un piccolo dettaglio imbarazzante. Viene cioè fuori (pagina 5 punto 7) che una memoria difensiva venne presentata, a nome del Comune. Ma … fuori dai termini temporali previsti.

Depositata il 6 novembre non fu ammessa. E la sentenza ne dà inevitabile atto definendo quella memoria “inammissibile per tardività”.

LO SMOG – Ma a colpire, nella sentenza, è l’aspetto più forte: legato alla salute pubblica.

Nella sua scelta di cancellare ciò che il sindaco precedente (Francesco Puggelli, un medico) aveva imposto assumendosi, con i suoi, piena responsabilità di una scelta anche impopolare (cioè un cambio di viabilità come tentativo di contrastare il pesante inquinamento nella zona), il sindaco Riccardo Palandri ne esce male.

Si legga il punto 12.4.1. dove emerge la “totale assenza di istruttoria” da parte di Palandri nel modificare la viabilità.

Non è “mai stato preso in considerazione il sicuro peggioramento dei livelli di inquinamento e, dunque, il danno che inevitabilmente ne deriva per la salute dei residenti”.

===

LA SALUTE – La sentenza prosegue poi (punto 12.4.11) con una considerazione molto pesante.

Nella variante, il Comune “ha attribuito importanza alla sola mobilità fluida senza tenere in alcun conto la salute dei residenti. Salute che, di conseguenza, è stata ritenuta automaticamente recessiva rispetto alle esigenze di libera circolazione”.

Parole bomba. In pratica – scrive la sentenza – nell’azione del Comune sono state preferite le ragioni dell’automobile rispetto a quelle della salute pubblica: passate in subordine.

LA BUSSOLA – “In altre parole il “fastidio” di allungare di poco il tragitto è stato ritenuto aprioristicamente prevalente rispetto all’evidente “sacrificio” legato, ad ogni modo, ai danni che gli elevati livelli di inquinamento possono senz’altro provocare per la salute umana”.

“E ciò – prosegue l’atto – solo perché “il fastidio è di molti” mentre “il sacrificio è di pochi”, laddove la bussola che deve costantemente orientare il pur tortuoso cammino degli amministratori locali non è certamente quella del più ampio e facile “consenso” quanto, piuttosto, quella della buona amministrazione e della legalità”.

Davvero parole bomba. Scritte da alti magistrati nel nome del popolo italiano. C’è da chiedersi come potrà, un sindaco e come potranno i suoi dirigenti far finta di nulla.

===

I PASTICCI – l ricorso del Comune è stato rigettato anche per altri motivi. Uno più imbarazzante dell’altro.

Non vennero considerati i precedenti studi sul traffico che avevano sostenuto che il senso unico avrebbe fatto diminuire i livelli di traffico e dunque di inquinamento.

Non venne considerato (Poggio ha meno di 10 mila abitanti) che le strade provinciali al suo interno sono di competenza provinciale.

Il Comune è poi bacchettato perché la competenza su quel tipo di ordinanza (quella che introduceva il doppio senso) non era del sindaco ma del dirigente.

Il Comune è infine demolito anche per aver fatto un pasticcio in sede di conferenza dei servizi. Si legga il punto 12.3.2 laddove si evidenzia che quella conferenza, svolta nel settembre 2023 su input del Comune, “altro non è che un insieme disorganico di idee e di opinioni … del tutto prive di un maggior substrato di carattere istruttorio”.

Viene evidenziato che mentre l’amministrazione precedente si era affidata a “società specializzate”, quella attuale ha preteso di cambiare il traffico senza uno studio che potesse, dati alla mano, contestare la scelta precedente. Insomma: un vero disastro.

IL COMITATO – A prendere posizione immediata sulla sentenza è stato il comitato dei cittadini (alcune persone che, frugandosi in tasca per pagarsi il ricorso e l’appello, ci hanno non solo messo la faccia ma hanno fatto un servizio all’intera comunità).

Grande soddisfazione per la loro vittoria e logica richiesta, al sindaco, di prendere atto della sconfitta provvedendo subito a ripristinare il senso unico.

Intuibile, anche se tenuta nascosta visto che non è più consigliere comunale, la soddisfazione morale e politica di Francesco Puggelli, il sindaco precedente.

Su un piano del traffico diverso, che tenesse di conto il diritto dei cittadini alla salute, lui con coraggio e sfidando la impopolarità ci aveva messo la faccia.

Ma nel maggio 2023 aveva perso, sia pure per pochi voti, le elezioni venendo accusato di tutto, anche sul piano personale. Adesso il CDS gli ha dato piena ragione.

===

L’OPPOSIZIONE – Immediata infine, sebbene messa un po’ in ombra da una abile manovra propagandistica in perfetto stile “arma distrazione massa”, l’opposizione.

“Una sentenza – scrive il centrosinistra – che il sindaco ha il dovere di rispettare. Subito. Non esistono, per lui, vie di fuga. Quelle parole sono dure come pietre e in altri tempi – hanno proseguito – qualcuno fra loro, dal sindaco in giù, avrebbe già dato le dimissioni ma ciò, ne siamo certi, non accadrà perché il collante del potere è, in loro, troppo forte per gesti di dignità”.

LA PROVINCIA – Ribadito poi, dal CDS, che la “66” (via Pistoiese) è strada regionale gestita dalla Provincia e che la “8“ (via Pratese) è strada provinciale, ora è importante conoscere cosa intende fare proprio la Provincia di Prato se il sindaco Palandri volesse insistere.

Con una sentenza così esplicita – sul piano dei contenuti ma anche delle responsabilità – sarà adesso disponibile la Provincia a far finta di nulla? Potranno il presidente Calamai (pd) e i suoi dirigenti dare disco verde al sindaco di Poggio, ammesso che lui lo voglia?

E perché il tratto successivo della stessa “66” sempre dentro Poggio e proprio davanti al palazzo del Comune, è tuttora a senso unico ma lì nessuno pensa, come per il tratto precedente, a rimettere il doppio senso?

Da notare che fu la stessa Provincia, quella che può autorizzare il doppio senso sul ponte fra Poggio e Prato, a chiedere molta prudenza proprio al sindaco di Poggio.

Fu, cioè, la stessa Provincia che consigliò a Palandri di attendere, prima di fare passi falsi, la sentenza del CDS. E ora che la sentenza c’è ed è così chiara, cosa intende fare la Provincia?

===

I FRATELLI – Resta forte la curiosità di sapere come si comporterà l’amministrazione e se un sindaco – ormai dato, anche fra i suoi, come non ripresentabile per un secondo mandato e quasi spernacchiato dai “fratelli” fiorentini per la sua onesta opposizione contro l’aeroporto – avrà il coraggio di tornare indietro oppure vorrà, chissà come, insistere.

Su strade, a questo punto, molto scivolose.

POGGIO (A CAIANO) E BUCA di Mauro Banchini n. 132 del 21 dicembre 2025

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Mauro Banchini
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