Mentre continua il rumoroso silenzio sulla batosta subita dal sindaco Palandri con la sentenza del Consiglio di Stato in materia di viabilità (ma prima o poi dovranno pure uscire dal silenzio), ecco un altro argomento – usato da qualcuno anche come arma di distrazione di massa – che merita di essere raccontato: nella sua interezza, non solo dal punto di vista della propaganda di partito (Fratelli d’Italia). Riguarda il palazzetto dello sport di Poggio a Caiano. (mb)

A PROPOSITO DI PALASPORT – Facile, per una politica oggi così debole, usare la propaganda. Facile raccontare solo ciò che più conviene. Facile usare la disinformazione. Sotto Natale qui al Poggio si è assistito a un piccolo caso di scuola. Riguarda il palasport.
Quello che la destra poco dopo la sua vittoria (maggio 2023) chiuse al pubblico facendo credere che, lì, tutto stava per crollare e che entrarci era rischiosissimo.
Da allora (ben due anni) il palasport è chiuso. Ma non è vero che tutto stava per crollare.
Lo ha da poco ammesso lo stesso sindaco, in Consiglio, lo scorso 15 dicembre: “la struttura – ha detto dal punto 1:30.32 al punto 1:32:20 – non ha (e non aveva, ndr) criticità enormi”.
Il 20 novembre, all’assemblea di metà mandato, l’assessore Leonardo Mastropieri (LLPP) aveva precisato, sul palasport, che “le problematiche non sono economicamente rilevanti“.
Insomma: i problemi di quella struttura (che nessuno negava con la necessità di una forte ristrutturazione) si potevano certo affrontare in altro modo. Chiuderlo non fu un obbligo.
Fu invece chiuso – denuncia l’opposizione – solo per una ripicca politica verso chi governava prima. Si è cercato di far credere che prima tutto fosse un disastro e che dopo fossero arrivati i salvatori. Un giochino di propaganda.

UNA NOTIZIA COMUNQUE BELLA – Sul palasport chiuso, il 19 dicembre è però arrivata una buona notizia: un contributo (1,4 milioni) che la Regione, nella sua legge di bilancio 2026/2028, ha approvato in favore di Poggio.
Ciò sotto la presidenza di Stefania Saccardi, eletta con Casa Riformista. “Ci siamo confrontati – ha detto Saccardi, a commento sul dibattito generale – e com’è naturale tra maggioranza e minoranza su alcuni temi abbiamo anche discusso. Tuttavia con senso di responsabilità abbiamo cercato di trovare soluzioni condivise“.
Il contributo votato all’unanimità dal Consiglio Regionale deriva da un emendamento della capogruppo di Fratelli d’Italia, la pratese Chiara La Porta.
Ne ha dato subito notizia il sindaco Palandri sul sito istituzionale del Comune (“un bellissimo regalo di Natale”). In questi casi un sindaco accorto, e con un minimo di senso dello Stato, riconosce a tutti il ruolo da tutti avuto. Non si piega alla propaganda di partito.
Qui, al contrario, il sindaco (un tempo “civico” ma oggi – lo hanno precisato i consiglieri comunali fiorentini di quel partito – in “area meloniana”), ha subito dato il merito solo alla sua collega di partito (“L’importante cifra – ha scritto in primis senza citare altri – arriva grazie all’interessamento della consigliera La Porta”).
Ma la storia sta davvero così?

UNO STILE COMUNQUE BRUTTO – Nulla da dire su capacità e furbizia della ex parlamentare pratese oggi in Regione dopo il disastro, anche a luci rosse, che ha colpito il suo partito pratese.
E nulla da obiettare sul fatto che sta per arrivare una bella cifra per iniziare un progetto dai costi più elevati (3,3 milioni).
La questione riguarda lo stile istituzionale. Uno stile che, purtroppo, Palandri non possiede.
Lo dimostra anche un sindaco dello stesso partito: il sindaco di Agliana. Davanti a un contributo regionale ottenuto sulla stessa legge per il quale si era mosso il consigliere regionale pistoiese Alessandro Capecchi (sempre FDI), il sindaco Luca Benesperi ha giustamente ringraziato non solo il suo collega di partito ma anche il presidente Eugenio Giani.
Ma non è solo questione di bon ton, di eleganza formale. Vediamo.

IL RUOLO DI MARCO MARTINI – Per far avere quel contributo al Comune di Poggio, quando ancora era consigliere regionale, si era mosso per tempo, proprio in vista del bilancio 2026/28, il dem Marco Martini.
Aveva incontrato sia Palandri che Baroncelli. Aveva informato che Regione Toscana era disponibile a inserire, per Poggio, un contributo finalizzato al nostro palasport.
Da notare la correttezza istituzionale dell’ex sindaco Martini: sta nel centrosinistra ma, per stile istituzionale, non teme di confrontarsi con chi, di idee opposte, oggi guida il Comune.
A Martini, dopo i primi contatti, venne però detto che il Comune si stava muovendo con il ministro dello sport Andrea Abodi , per ottenere da Roma (governo Meloni) il finanziamento.
Martini – che ha raccontato la vicenda non nascondendo una certa amarezza – ne prese atto. Però, confermando la piena disponibilità della Regione, chiese al sindaco “indicazioni in merito al Vostro incontro al ministero”.
Chiese di averle, quelle notizie, “entro la prima metà di novembre dovendo prevedere le risorse nell’ambito del bilancio 2026/28”.
Nulla, in seguito, è arrivato dal Comune a Regione Toscana che comunque – così aveva precisato Martini – avrebbe comunque potuto inserire quel finanziamento nelle successive variazioni di bilancio.

IL RUOLO DI CHIARA LA PORTA – Si arriva a fine dicembre. In Consiglio Regionale è previsto il primo voto di bilancio dopo le elezioni (ottobre) con la sconfitta della destra.
Nessuno, dal Comune, si era fatto vivo. E questo – motiva il centro sinistra – spiega l’assenza del contributo, in bilancio regionale, per il Comune di Poggio sul palasport.
Si fa viva la capogruppo La Porta. Con abile intelligenza politica presenta il suo emendamento in favore di un Comune amico. E ottiene una indubbia vittoria politica.
Ma il merito – che Palandri attribuisce solo a lei – andrebbe distribuito, per correttezza, non solo a chi ha presentato l’emendamento ma anche a chi lo ha votato: cioè non solo la destra ma anche il centrosinistra.
L’emendamento è stato infatti votato da tutti, anche se poi – su ciò che davvero conta: il voto sull’intera legge – la destra ha votato contro (dunque fosse stato solo per lei, l’emendamento non avrebbe avuto i voti per passare dalla semplice dimensione di una battaglia politica a quella di una effettiva concretezza).
Perché dunque non riconoscere un po’ di merito, in una cosa indubbiamente positiva per il Poggio, anche alle “zecche rosse”, anche ai “comunisti”? E va precisata, a questo punto, una questione tecnica. Ci vuole uno “spiegone“.

LO SPIEGONE – In Consiglio Regionale il dibattito sul bilancio funziona come in Parlamento.
Le opposizioni, cioè, presentano centinaia di emendamenti e odg per tentare, come è loro consentito, un po’ di sano ostruzionismo. E’ la tattica del filibustering. Serve, in questi casi, per tentare di non far approvare la legge di bilancio entro il termine di dicembre.
Per evitare questo rischio, i governi spesso trovano un rimedio: in cambio del ritiro degli emendamenti ostruzionistici, offrono soldi su quella che viene definita “legge mancia”.
Si apre così quello che nel brutale linguaggio giornalistico viene definito “mercatino delle vacche”: un modo che consente a qualche parlamentari (e consigliere) di farsi bello nel proprio collegio con richieste settoriali. Tutto regolare, ci mancherebbe.
Con il “maxi-emenamento Giani”, la giunta regionale stavolta ha messo a disposizione un tesoretto sui 10 milioni di euro.
Operazione vincente. Tutti gli emendamenti ostruzionistici, infatti, sono stati ritirati. Ciò in cambio di una sessantina di altri emendamenti votabili (e votati) da tutti.
Una decina sono venuti dalle opposizioni. Fra questi anche l’abile emendamento di Chiara La Porta su Poggio che, come quasi tutti gli altri, è stato votato all’unanimità.

UNA DOMANDA – Chiara La Porta ha dunque fatto il suo. E nessuno può certo rimproverarle nulla. Anzi: le va dato merito di essersi inserita bene. Ma la storia è più complessa.
E se i poggesi non la conoscono per intero, se sindaco (e vicesindaca con rudezza ancora maggiore) strumentalizzano a fini di partito, allora non si fa un servizio utile ai cittadini.
Fatta giusta festa per un contributo votato da tutti (ma reso spendibile, solo dal centrosinistra che ha votato l’intera legge mentre la destra ha votato contro) resta solo una cosa.
Se è vero che il progetto palasport costa 3,3 milioni e se è vero che Firenze (le sgradevoli “zecche rosse”, i perfidi “comunisti”) ne hanno deliberato 1,4 (dunque ne mancano almeno 2), com’è andata con Roma?
C’è stato o no l’incontro con il ministro Abodi? Cosa ha fruttato? Arriveranno soldi dal governo nazionale “amico” dopo che sono arrivati da quello regionale in teoria “nemico”?

UN CONSIGLIO – E resta un consiglio finale, non richiesto, per il nostro sindaco.
Cerchi, nel futuro, di essere più inclusivo: meno obbediente ai partiti che in loco lo sostengono. Non scordi che un vero sindaco deve esserlo a servizio di tutti.
Perché a un sindaco non compete il compito di tifare per i “suoi” ma di governare il Comune nell’interesse di tutti.
Su questa piccola vicenda – non raccontandola nella sua completezza, ma solo per ciò che politicamente conveniva loro – Palandri e la sua vice (lei con il supplemento di consueta acidità) hanno perso l’occasione per dimostrarsi sul serio amministratori di tutti.
Non è solo questione di stile o di bon ton. Purtroppo.
POGGIO (A CAIANO) E BUCA di Mauro Banchini n. 133 del 26 dicembre 2025
