Autore: Mauro Banchini

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La solita, sacrilega, polemica sul crocifisso. L’hanno riproposta, anche nel Consiglio Comunale del mio paese, Poggio a Caiano, i soliti esponenti di un centrodestra sempre più tendente verso destra. La solita mozione copia e incolla, presentata in modo strumentale: cioè solo per farsela bocciare da un governo locale di centrosinistra, con sindaco e vicesindaco non solo cattolici ma anche praticanti. Nulla di nuovo: compresa la (blasfema) strumentalizzazione di un simbolo che – per chi ci crede, ma anche per chi soltanto ne conosce la storia – a tutto rimanda tranne che a battaglie “identitarie”. Da aggiungere che qui al Poggio…

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Ero curioso di capire come Mario Capanna (proprio lui: il leader della contestazione di mezzo secolo fa, oggi ecologista e contadino) avrebbe affrontato il tema (la morte) che padre Guidalberto Bormolini gli aveva affidato per una conversazione a Pistoia, in Sala Maggiore del Palazzo Comunale, nell’ambito di un ciclo dedicato ad “Abbattere il tabù della sofferenza e della morte”. Ero curioso di vedere Capanna alle prese con la riformulazione di due motti sessantottini (“Diamo l’assalto al cielo … Il vero realismo che chiede l’impossibile, anche oltre la morte”) pensata da un monaco come Guidalberto, abituato, con i suoi “Ricostruttori”, a stupire…

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“Un cristiano non può fare a meno di fare politica puntando a una maggiore giustizia sociale, noi pregheremo per te anche per questo” Devo questa frase, così attuale anche nella imbarazzante Italia odierna, a un bel racconto sul Sessantotto. Lo ha scritto un docente universitario oggi in pensione, Olivo Ghilarducci, che ho conosciuto, in Consiglio Regionale, tanti anni fa in una fase importante del suo lungo impegno politico. E’ la storia – per molti aspetti autobiografica – dell’inizio di un impegno politico nella Roma, e nella Lucca, di mezzo secolo fa. “Le braccia al collo. Amore e politica nel ‘68”…

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“Tu non sei razzista, sei solo stronzo”. Penso che a volte il concetto di razzismo sia usato a sproposito e non amo usare parolacce, ma queste due, in questa storia, ci stanno bene entrambe. Pochi giorni fa, in un paese nella campagna toscana, vicino a quello dove abito io, in una classe elementare, alla vigilia di quella sciocchezza chiamata Halloween. Me la racconta – questa piccola storia infame di bambini innocenti e di genitori, appunto, “non razzisti ma solo stronzi” – un collega nonno. Uno che conosco bene. Della verità del suo racconto so di potermi fidare. Gli anni scorsi…

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Quella patente di guida (“ad uso privato”) targata Repubblica Italiana (“Ministero dei trasporti e dell’aviazione civile”) mi stava in tasca da 45 anni e qualche mese. Non sono bravo nei conti, ma il telefonino aiuta e arrivo, anni bisestili compresi, a una cifra importante: 16.666 giorni. Sedicimilaseicentossessantasei giorni che quel rettangolino rosa in plastica – diviso in tre e dunque, fronte/retro, con sei facciate – me lo sono tenuto in tasca. Vado orgoglioso di quella foto, scattata all’inizio degli anni Settanta (allora si diventava maggiorenni non a 18 ma a 21 anni) con capelli tutti scuri e senza occhiali. Nulla…

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“Essi sì sono liberi, ma sempre malvisti perché considerati stranieri”. Devo a un bel servizio di Mauro Bonciani, oggi domenica sul “Corriere Fiorentino”, una frase che Gino Bartali, impegnato 70 anni fa nel Tour de France, scriveva alla moglie Adriana. Raccontava, Gino, l’orgoglio dei tanti italiani che, emigrati, lavoravano in Francia, e si accalcavano a bordo strada per vedere lui, il campione che avrebbe poi vinto quel Tour. “Quanti – scriveva – farebbero forse anche a piedi queste tappe così dure pur di guadagnare anche una centesima parte di quello che guadagno io?”. (Guadagni, allora, peraltro onesti. Non certo paragonabili…

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Una storia dimenticata, quella del prete di Prunetta, piccolo paese nel Comune di San Marcello Piteglio, sui monti pistoiesi, che nel luglio 1944 offrì la sua vita ai nazisti in cambio di 20 vite che stavano per essere uccise. Una storia riemersa grazie a una tesi di laurea e adesso, questa domenica 15 luglio di 74 anni dopo, oggetto di memoria . Me la racconta il sindaco Luca Marmo. In quel luglio, la guerra stava passando da queste montagne dove – allora – non mancavano grandi fabbriche impegnate anche nel settore bellico. Un aereo alleato ne bombardò una – la…

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“Un contributo perfino provocatorio che inviti a un uso nuovamente coraggioso e libero della parola”. Scrivono così, i 18 vescovi toscani, in una lettera che prende spunto dal mezzo secolo dalla morte di don Lorenzo Milani, e dalla visita a Barbiana compiuta da papa Francesco un anno fa, per impegnare comunità ecclesiale (ma – ritengo – anche comunità civile) in riflessioni serie su “comunicazione e formazione”. La lettera sta uscendo con Dehoniane. Ho avuto il privilegio di poterne vedere il testo, giorni fa, salendo a Barbiana con altri giornalisti toscani UCSI. Ce ne ha parlato don Alessandro Andreini, nostro assistente…

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“… era la sobria proposta di creare un potere democratico europeo … Era la negazione del nazionalismo che tornava a imperversare in Europa … Era infine e soprattutto la possibilità per la democrazia di ristabilire il suo controllo su quei Leviatani impazzito e scatenati che erano ormai gli stati nazionali europei, poiché lo stato federale avrebbe impedito loro di diventare mezzi di oppressione e sarebbe stato da essi impedito di diventarlo a lui”. Così Altiero Spinelli nel 1957, ripensando agli anni di Ventotene, con il nesso stretto fra idea (o ideale) d’Europa e il luogo (una prigione) dove l’idea fu elaborata…

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“Povera terra l’ Italia dove solo i vizi sono benedetti, dove il ladro è rispettato, il bandito è temuto, la prostituta è acclamata, il laido è applaudito, la risata vale meglio di un discorso, la porcata rende sempre merito a chi la fa, i ciarlatani si ascoltano con stima, la gente seria viene presa a sassate, e tutti vanno in Chiesa senza credere per nulla mentre i preti che predicano li bruciano per eretici”. Tranquilli, non è l’Italia di oggi: quella così descritta da Stefano Massini è “solo” l’Italia, anzi la Firenze, di fine Quattrocento, la Firenze di quel Girolamo…

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