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Home»Comune»TAR: ALTRA SCONFITTA PER IL COMUNE. STAVOLTA SULL’AMIANTO BRUCIATO NEL 2023 E MAI BONIFICATO.
Comune

TAR: ALTRA SCONFITTA PER IL COMUNE. STAVOLTA SULL’AMIANTO BRUCIATO NEL 2023 E MAI BONIFICATO.

Mauro BanchiniBy Mauro Banchini16 Febbraio 2026Updated:16 Febbraio 2026Nessun commento10 Mins Read
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Poco dopo la sconfitta sulla viabilità, da pochi giorni è arrivata – per Palandri – un’altra sconfitta dalla giustizia amministrativa. Una tegola, su cui il Comune per adesso ha scelto il silenzio, perfino più pesante della precedente. Il TAR ha infatti bocciato le ordinanze del sindaco sull’amianto bruciato, in via Lombarda, nell’estate 2023. Un amianto che sta ancora lì. E che rischia di essere stato (e di essere) una autentica “bomba ecologica” contro la salute pubblica. Qui il racconto su una vicenda complessa. Che è all’attenzione anche della Procura. E su cui sarebbe giusto che il Comune facesse trasparenza. (mb)

AMIANTO IN LOMBARDA: DA POCHI GIORNI UN’ALTRA DURA SENTENZA – Dal TAR Toscana un’altra botta, addirittura più pesante delle precedenti, per la giunta Palandri.

Dopo la doppia batosta prima al TAR e poi al Consiglio di Stato sulla viabilità, adesso è la volta dell’amianto bruciato, il 30 luglio 2023, nell’area produttiva di via Lombarda.

Pochi giorni fa il TAR Toscana ha dato torto al sindaco e ragione alla azienda privata che si era opposta a due ordinanze dello stesso Palandri che imponevano a quella azienda di effettuare i costosi lavori di rimozione amianto e di bonifica. Qui la sentenza integrale (fonte: sito web TAR Toscana).

I ricorsi di questa azienda, proprietaria dell’immobile bruciato nell’estate di tre anni fa, sono stati accolti. Le ordinanze del sindaco Palandri sono state, nelle parti forti, annullate. Gli atti del sindaco sono “illegittimi per difetto di motivazione e di istruttoria”.

La sentenza è stata decisa dal TAR il 14 gennaio scorso ed è stata pubblicata il 3 febbraio.

AMIANTO IN LOMBARDA: NON ERA UNA “PICCOLA COSA” – Nonostante l’importanza di questo atto (che il Comune certo conosce, se non altro tramite il suo legale), nessuno dal Comune ha, in queste quasi due settimane, informato la gente.

Un pesante velo di silenzio era già sceso, fin da subito, sull’amianto bruciato in Lombarda: imbarazzo e silenzio già fino dal giorno del grande incendio (la notte fra il 29 e il 30 luglio 2023). Un incendio che il sindaco, insediato da poche settimane, nella seduta di Consiglio del 1 agosto 2023, volle minimizzare a “piccola cosa“.

Adesso, con il Comune sconfitto a riprova che tanto “piccola” quella vicenda non era, non è chiaro quando il Comune si deciderà a informare i cittadini. Nè è chiaro a chi spetterà, mettendoci tanti soldi, mettere a pulito quel capannone.

AMIANTO IN LOMBARDA: UNA BOMBA ECOLOGICA? – Lì dentro, con tetto scoperchiato, da oltre due anni e mezzo giace materiale, con amianto, giudicato dallo stesso sindaco come fonte di pericolo per la salute pubblica.

Ci si chiede perché in tutto questo periodo questo materiale pericoloso (una “bomba ecologica”, così l’ha appena definita il gruppo di opposizione) non sia stato rimosso, perché l’area non sia stata bonificata secondo le norme che in questi casi sono a tutela della salute pubblica.

Ci si chiede anche se e quanto i cittadini (specie chi sta lì accanto) abbiano rischiato in salute.

Ci si chiede perché il sindaco (prima autorità locale per la salute pubblica e per la protezione civile) non abbia mai organizzato una assemblea pubblica sull’argomento: in modo da spiegare, rassicurare, informare sui vari passaggi di una vicenda che si trascina da così tanto tempo.

AMIANTO IN LOMBARDA: IL TAR ANNULLA LE ORDINANZE DEL SINDACO – La sentenza del TAR (12 pagine), come del resto l’intera vicenda, è molto complessa.

Due le ordinanze del sindaco finite sotto accusa e adesso annullate nelle parti più importanti: la 100 (qui l’atto) emanata a fine giugno 2024 (ben undici mesi dopo l’incendio) e la 48 (qui l’atto) emanata addirittura nel marzo 2025 (un anno e mezzo dopo l’incendio).

In entrambi gli atti il sindaco – con parole forti circa il grave pericolo che i cittadini, anche a distanza dall’incendio, rischiavano di subire – intimava di bonificare. E lo intimava al proprietario del capannone andato a fuoco.

Nella ordinanza del giugno 2024 (la 100) Palandri stesso (purtroppo un anno dopo che l’amianto stava lì) ricordava che “l’amianto è un minerale cancerogeno per l’uomo e che il cemento amianto soggetto all’azione di un incendio è considerato come amianto in matrice friabile”.

AMIANTO IN LOMBARDA: TRE ORDINANZE INEFFICACI – Una sorta di grida manzoniana (in altri termini: una ordinanza priva di efficacia) se nove mesi dopo, marzo 2025, lo stesso sindaco ne emise un’altra (la numero 48).

Anche questa nuova ordinanza conteneva un pesante allarme per la salute pubblica. Ma a quel punto (dopo quasi due anni dall’incendio e dalla dispersione di amianto) era un allarme a dir poco ritardato (“la dispersione di fibre di amianto aumenta con l’avanzare della stagione estiva … i materiali di amianto sono pericolosi per la salute pubblica … persiste il pericolo concreto e attuale che impone di provvedere in via d’urgenza …”).

Da notare che lo stesso sindaco, dopo l’incendio del 30 luglio 2023, aveva emanata una primissima ordinanza (qui l’atto).

Fu emanato non subitissimo, ma solo a distanza di qualche giorno: il 4 agosto 2023. Di norma però queste ordinanze (non a caso definite “contingibili e urgenti”) vengono emanate subito e in tempo reale.

Qui, invece, Palandri aspettò quattro giorni e solo il 4 agosto 2023 firmò il suo primo atto (l’ordinanza 114) destinato però a non sortire alcun effetto. Ma già in questo atto si ammetteva che sul materiale del tetto bruciato era stata “verificata la presenza di amianto”.

AMIANTO IN LOMBARDA: IL TAR DA’ TORTO AL SINDACO – Davanti a queste ordinanze, si era nel frattempo verificata una certa situazione: la società proprietaria del capannone andato a fuoco, una srl, era ricorsa al TAR sostenendo, in pratica, che le ordinanze non erano a norma.

E il TAR, con la sentenza uscita pochi giorni fa, ha dato ragione alla società ricorrente e torto al Comune. I rilievi di questa società – ha dichiarato il TAR – “colgono nel segno” perché già essa aveva adottato le misure di messa in sicurezza che le competevano e perché quelle ordinanze erano imperfette in quanto … non motivate.

Scrive il TAR (pag. 6) che certo la necessità “di intervenire rapidamente per la rimozione dei rifiuti contenente amianto” c’era eccome. Però – aggiunge riferendosi alle ordinanze di Palandri – “lo strumento utilizzato non è quello corretto e preposto, dall’ordinamento, a tale scopo”.

Il sindaco, cioè, doveva seguire altri “percorsi amministrativi” in base al principio secondo cui “chi inquina paga”. A pagare, cioè, deve essere chi ha inquinato: non altri.

AMIANTO IN LOMBARDA: IL TAR BACCHETTA IL SINDACO – Sulla vicenda si era nel frattempo innestato un conflitto tra il proprietario del capannone e l’affittuario dello stesso capannone.

Nelle sue ordinanze – scrive il TAR – il sindaco “ha completamente pretermesso (cioè … omesso ndr) … la ricostruzione del profilo soggettivo, dell’imputabilità dell’abbandono dei rifiuti, al proprietario a titolo di dolo o di colpa. E’ stata obliterata (cioè … cancellata ndr) la figura del detentore dell’area e gestore dell’attività ivi esercitata (e qui la sentenza fa il nome: un nome cinese) del tutto ignorato nella parte del dispositivo dell’ordinanza”.

AMIANTO IN LOMBARDA: CHI DETTE FUOCO AL CAPANNONE? – La sentenza aggiunge poi un particolare di evidente interesse pubblico: nell’agosto 2024 (un anno dopo l’incendio) la Procura della Repubblica di Prato “ha concluso le indagini preliminari” a carico di quell’affittuario “e ha formulato informazione di garanzia… per aver cagionato volontariamente l’incendio”.

Un incendio, secondo la Procura, causato in modo volontario.

E la sentenza prosegue evidenziando che il Comune, nelle ordinanze del sindaco, “non ha valutato in punto di fatto tale circostanza”. Insomma la cosa è davvero, sotto molti profili, ingarbugliata.

AMIANTO IN LOMBARDA: A PAGARE DEV’ESSERE CHI INQUINA. NON ALTRI – La cosa certa è che non solo il sindaco ha firmato ordinanze in violazione della legge (quella sulle ordinanze contingibili e urgenti) ma che ha anche fatto confusione (a dirlo è il TAR) su un aspetto ancor più grave.

In altre parole: ha ordinato che a rimuovere i rifiuti, pagando, fosse il proprietario.

Ma così ha ignorato – scrive la sentenza – che “l’obbligo non può gravare sul proprietario incolpevole, ma deve essere riconosciuto in capo al responsabile dell’evento, individuato nella società conduttrice”. Ciò in base al principio del “chi inquina paga”.

AMIANTO IN LOMBARDA: CHI SI ASSUME LA RESPONSABILITA’? – Il Comune di Poggio è stato assistito, al TAR, da un importante studio legale pratese. Per adesso la cifra impegnata sul bilancio comunale per pagare l’avvocato sfiora i 9 mila euro. Altri soldi, anche per questa sentenza, dovranno certo essere previsti.

La sentenza compensa, tra i vari attori intervenuti nel procedimento, le spese di lite e, per fortuna del Comune, non accoglie la richiesta del ricorrente affinché il Comune venisse condannato al risarcimento del danno.

Chi, adesso, in Comune, si assume la responsabilità tecnica e politica di una sconfitta così pesante? Può il Comune, inteso come parte politica, continuare a stare in silenzio? Perché non organizza in incontro pubblico in modo da spiegare le sue ragioni? Cosa adesso può accadere?

AMIANTO IN LOMBARDA: CHI PAGA (155 MILA EURO) PER SISTEMARE? – In ballo c’è comunque una cifra elevata (quasi 155 mila euro) per il piano di lavoro nel capannone andato in fiamme. Un capannone tuttora serrato nelle porte e nelle finestre laterali, ma aperto dal tetto: lì dentro giace ancora, esposto a ogni tipo di clima e di intemperia, il materiale da bonificare e portare via.

Il sindaco Palandri – rispondendo, il 10 luglio 2025, a una interrogazione del consigliere di opposizione Gianluca Pucci – quantificò in 154.526 euro la spesa necessaria per riportare a norma la situazione.

A questo punto, dopo la sentenza del TAR che accoglie le ragioni del ricorrente e dichiara “illegittime per difetto di istruttoria e motivazione” le ordinanze del sindaco, c’è da capire a chi spetta spendere quella cifra per mettere in sicurezza definitiva quella zona.

Spetta all’affittuario? Spetta al Comune? E con quali tempi?

AMIANTO IN LOMBARDA: E LA SALUTE PUBBLICA? – Ma, soprattutto, chi può assicurare – a quasi tre anni da un incendio che ha sparso residui di amianto incenerito ancora presenti da allora – che la salute pubblica è stata davvero, e in tutto, tutelata così come imposto dalle norme?

Da notare che ARPAT effettuò un nuovo sopralluogo sul posto, in via Lombarda. Era l’8 gennaio 2025. Erano già passati oltre 500 giorni dalla data dell’incendio.

Venne redatto un verbale della ripresa video fatta, in sorvolo sull’edificio, con un drone. “Dall’alto – scrive il verbale – si poteva visionare il contenuto in quanto gran parte della copertura risultava crollata. In particolare su tutta la superficie del capannone è presente un ammasso di rifiuti incendiabili … mescolati a rifiuti speciali pericolosi contenenti amianto e derivanti dal crollo della copertura” (fonte ordinanza sindaco Palandri n. 48 del 3 marzo 2025).

Insomma “rifiuti speciali pericolosi contenenti amianto” stanno lì, con il tetto scoperchiato, da circa 930 giorni. E ancora ci staranno chissà per quanto. Non sarebbe il caso che qualcuno rassicurasse i cittadini che la loro salute non è, in tutto questo tempo, mai stata a rischio? Chi, non a parole ma per scritto, si assume la responsabilità di questo?

AMIANTO IN LOMBARDA: L’IMPORTANZA DI DARE LE NOTIZIE – Chi scrive ha più volte dato notizia della vicenda. Già fin dalle ore immediatamente successive all’incendio (sul profilo fb del 2 agosto 2023) partendo dalla dichiarazione fatta dal sindaco in apertura del Consiglio Comunale. Quell’incendio – disse – era stata solo “una piccola cosa”.

Poi un altro articolo quasi un anno dopo (il 5 luglio 2024). E poi altri articoli il 30 gennaio 2025, il 10 marzo 2025, il 12 giugno 2025, il 23 ottobre 2025, il 30 luglio 2025. Fino al 9 gennaio 2026. Tutti articoli, va detto, che ponevano varie domande senza che mai nessuno abbia tentato di dare una risposta o di rilanciare una questione così delicata ma anche di forte interesse pubblico.

POGGIO (A CAIANO) E BUCA di Mauro Banchini n. 143 del 16 febbraio 2026 (fonte foto incendio in via Lombarda: VVFF)

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