Oggi si scrive su due vicende. Gravi. L’amianto che continua a minacciare la salute dopo l’incendio in Lombarda di un anno fa. E la testardaggine con cui la giunta insiste nel rovinare una piazza, tutelata, nonostante i “no” di Sovrintendenza e perfino dell’avvocato. Pagato dalla stessa giunta.
Qui non è questione di destra o di sinistra. Ovunque esistono giunte comunali destrorse capaci. A Poggio ci è toccato altro. Star dietro ai casini che la giunta Paladri sta combinando è arduo. Altro esempio: il casino sulla nuova sede della PM. Quousque tandem abutere, Riccardo, patientia nostra?

INCENDIO: IL MISTERO SULL’AMIANTO BRUCIATO UN ANNO FA – Dobbiamo, purtroppo, tornare sull’incendio in via Lombarda. Era il 30 luglio 2023: ben 342 giorni fa, 11 mesi esatti. Due capannoni andarono a fuoco. ARPAT certificò la presenza di amianto salito in aria per poi, ovviamente, ridiscendere.
Dopo qualche incertezza iniziale, il sindaco Palandri – dopo richieste di Vigili Fuoco e ASL – emise una ordinanza (la n. 114 del 4 agosto 2023) per obbligare, in urgenza, proprietari ed esercenti a mettere in sicurezza tutta l’area. “Tutto il materiale incendiato – si legge in quella ordinanza – deve essere considerato contaminato da amianto … stessa cosa naturalmente per tutto il materiale ricaduto a terra all’esterno delle strutture”. Ne dettero notizia i media locali.
“L’amianto – si legge nel testo firmato da Palandri 11 mesi fa – è un minerale cancerogeno per l’uomo e il cemento amianto soggetto all’azione di un incendio è considerato come amianto in matrice friabile”.
Adesso, 11 mesi esatti dopo, siamo davanti a un mistero: Palandri ha firmato … un’altra ordinanza (la n. 100 del 26 giugno 2024) che, nella sostanza, è la fotocopia di quella da lui firmata un anno prima. Perchè? Cosa è successo?

INCENDIO: FOTO INEQUIVOCABILI – Per spiegare una vicenda che ha dell’incredibile (ma anche del potenzialmente pericoloso per la salute di tutti noi) sono le foto (scattate giovedì 27 giugno … 2024) che chi legge trova allegate. Foto di quanto chiunque fra noi, oggi a 11 mesi esatti di distanza, può vedere recandosi nel luogo dell’incendio.
Un luogo subito messo, allora, sotto sequesto. Ma tutto, in pratica, appare rimasto com’era. I resti del materiale potenzialmernte contaminato da amianto sono ancora lì. Le protezioni iniziali si sono, con il tempo, rovinate e tutto è in condizioni non accettabili. La bonifica non risulta effettuata.
“Frammenti contenenti amianto” si trovano ovunque, sia dentro che fuori. E “la dispersione di fibre libere di amianto aumenta con l’avanzare della stagione estiva“. Lo ammette, nero su bianco, il sindaco Palandri in una sorta di denuncia anche contro sé stesso. Come se un anno non fosse passato.
Lì accanto operano aziende attive: persone che lavorano, persone che visitano aziende. E poco distanti abitazioni: con famiglie che vi risiedono. Nessuno, in tutto questo tempo, si è pubblicamente lamentato di alcunchè. Evidentemente tutto, a tutti, è apparso normale.

INCENDIO: TANTE DOMANDE IN ATTESA DI RISPOSTA – E’ una situazione a dir poco singolare che, anche considerata la natura giuridica di tale atto (“ordinanza contingibile e urgente”), rischia di gettare nel ridicolo l’intera vicenda. Come è infatti possibile, 11 mesi dopo l’incendio, scrivere un atto su quell’incendio definendolo … “urgente”?
Forse la vecchia ordinanza di un anno fa non è stata né rispettata né fatta rispettare? E’ così, visto che un anno dopo lo stesso sindaco (a cui competevano, tramite la Polizia Municipale, tutti i controlli) ha dovuto fare un’altra ordinanza?
Visto che “tutto il materiale incendiato deve essere considerato contaminato da amianto”, come essere sicuri che fra il 30 luglio 2023 e oggi (336 giorni dopo) i cittadini, in particolare quelli che abitano lì vicino, abbiano visto tutelata la loro salute? Esistono, in questa vicenda, responsabilità di varia natura (amministrative, politiche, sanitarie, penali)?

INCENDIO: ALTRE DOMANDE – Può il sindaco Riccardo Palandri, primo responsabile di protezione civile e salute, far finta di nulla? Può far finta di nulla l’assessora con delega alla sanità (dunque alla salute), Patrizia Cataldi?
Può far finta di nulla l’assessore Piero Baroncelli, titolare di delega alle attività produttive nonché oggi anche di ambiente ed ecologia? Può far finta di nulla la vicesindaca Diletta Bresci che, tra una ode al suo “capitano” e una polemica contro i “comunisti”, dovrebbe occuparsi anche di trasparenza, comunicazione e, oggi, di Polizia Municipale?
Può far finta di nulla l’assessore Leonardo Mastropieri che fino a poche settimane fa aveva proprio la delega ad ambiente ed ecologia? E può far finta di nulla, tra poco panem e diversi circenses perfino arcaici come “miss Italia”, il capogruppo di maggioranza Renzo Breschi con delega alla valorizzazione del territorio?
E come non pensare a cosa, a ruoli alternati, avrebbero detto le destre all’opposizione se una roba simile fosse stata imputabile a una giunta di centrosinistra? Si sarebbero, giustamente, scatenate!
INCENDIO: COSA SUCCESSE IN LOMBARDA? 11 mesi fa proprietari ed esercenti vennero obbligati ad adempimenti (posizionamento transenne e pannellature di chiusura, accorgimenti per la messa in sicurezza dell’area, incarico a ditta specializzata per presentare all’ASL “con procedura d’urgenza” il piano di bonifica. E, soprattutto, attuazione di tale piano entro 90 giorni dalla sua approvazione). Dovevano farlo.
Cosa, dopo quel 4 agosto di un anno fa, sia accaduto (se esistono responsabilità e, in caso affermativo, chi siano i responsabili oppure se nessuno sia responsabile) non è chiaro. Speriamo che qualcuno, iniziando dal Comune, faccia chiarezza. Ad esempio su come lo stesso Comune ha vigilato (toccava al Comune farlo, tramite la PM).

INCENDIO: PERCHE’ UNA ORDINANZA NUOVA? – L’unica cosa certa è la nuova ordinanza. Quella dello scorso 26 giugno. Tre giorni fa. 335 dopo l’ordinanza precedente. 11 mesi dopo un atto che evidentemente non ha prodotto gli effetti richiesti come obbligatori.
Adesso il sindaco (in modo – sic – “urgente”) riformula gli stessi “ordini” di 11 mesi fa (posizionamento pannellature, chiusura aperture “impedendo la dispersione di fibre libere di amianto”, incarico a ditta specializzata per piano bonifica, attuazione di tale piano).
Una situazione da teatro dell’assurdo. Che avrebbe fatto gioire Pirandello (quello di “Novelle per un anno”), fatto innamorare Beckett (con il suo “Aspettando Godot”) e reso lieto Kafka (quello del “Processo”).
INCENDIO: ANCORA DOMANDE – La Polizia Municipale, “incaricata di far rispettare la presente ordinanza” (quella di 11 mesi fa) ha effettuato o no controlli, con verbali, ed, eventualmente, se dovute, inflitto sanzioni? I soggetti privati, obbligati da quella ordinanza a effettuare adempimenti, li hanno effettuati?
Quale è la “ditta specializzata” a cui venne affidato l’incarico (“nel più breve tempo possibile”) di presentare il “piano di bonifica”? Perché adesso, 335 giorni dopo, agli stessi soggetti viene chiesto di incaricare una “ditta specializzata” per presentare lo stesso “piano di bonifica”?
Forse perché quel “piano di bonifica” non è stato, finora, presentato? E in questo caso si possono sapere i motivi? I cittadini non hanno forse il diritto a trasparenza e conoscenza?
Può il sindaco trovare il modo, urgente, per fare chiarezza? Perché, ad esempio, non convoca una assemblea pubblica per spiegare cos’è successo e per rassicurare i cittadini che la loro salute non è stata mai messa a rischio?

INCENDIO: CON L’AMIANTO CINCISCHIARE NON SI PUO’ – Chi scrive, giornalista in pensione, ha se non altro la consolazione professionale – in un contesto dove purtroppo sono in tanti a non vedere, non ascoltare, non parlare – di aver fatto il proprio dovere, cioè di averne scritto. In modo chiaro.
Ne scrissi il 2 e il 5 agosto 2023 (evidenziando le incertezze di un sindaco che nell’immediato reagì minimizzando). Ne ho scrittoe più di recente, ai primi di questo giugno 2024: ponendo un solo interrogativo, cioè cosa, dopo l’ordinanza sindacale dell’agosto 2023, è stato fatto. Evidentemente poco, o di poco efficace, se 335 giorni dopo lo stesso sindaco, come se nulla fosse, ne ha presa un’altra assai analoga.
Urgono risposte. Precise. Non generiche. Non sfuggenti. Anche perché con l’amianto e la salute non si può scherzare.

PIAZZA: UNA LOCOMOTIVA IMPAZZITA – Piazza XX settembre in totale degrado. Destinata a restare così (foto scattate venerdì 28 giugno 2024) ancora per molti mesi. Difficile capire come possa la giunta Palandri, dopo la clamorosa bocciatura della Soprintendenza, andare avanti comunque: proseguire con una variante che, nella sostanza, distrugge il progetto originario su cui aveva dato disco verde anche la stessa Soprintendenza.
Si può comprendere, tale ostinazione, soltanto con una categoria (il rancore) che in effetti fa poco onore ed è del tutto irrazionale. Legittimo che un nuovo sindaco voglia rivedere un progetto del sindaco precedente: ma per farlo (e soprattutto per farlo davvero, con fatti e non solo a parole) non deve mai dimenticare che ci sono regole da rispettare
Sarà ora interessante vedere come andrà a finire, ma pare proprio – ha confermato l’assessore Mastropieri – che loro andranno avanti come una locomotiva impazzita.

PIAZZA: UN “ME NE FREGO” ALLA SOPRINTENDENZA – I fatti sono ormai noti. E l’ultimo è clamoroso. una sorta di pesante me ne frego davanti allo stop decretato dalla Soprintendenza.
Assumendosi una forte responsabilità, il capo dell’Ufficio Tecnico in una sua determina dichiara, fra le altre cose, “concluso positivamente” il procedimento della Conferenza dei Servizi voluta dalla giunta Palandri per una variante al restyling della piazza: variante che, nella sostanza, inficia il progetto originario portato avanti dalla giunta Puggelli.
Importa poco, al Comune, che tutti gli enti a cui era stato chiesto il parere non abbiano ritenuto di fornirlo. Ma importa anche poco che gli unici due pareri arrivati siano o indifferenti o contrari alla variante.
PIAZZA: IL PARERE DELLA REGIONE – E’ indifferente la Regione (proprio l’Ente che Palandri e i suoi tirano, a torto, dalla loro parte sostenendo che la loro variante l’avrebbe chiesta la Regione). In realtà il parere della Regione è secco e chiaro: cinque righe per dire che la Regione, nel progetto sulla piazza, nulla c’entra perché non competennte.
E già questa nota regionale è una bomba. Ma ancora più potente è la nota della Soprintendenza fiorentina (datata 29 aprile 2024). Due pagine, firmate dalla Soprintendente.

PIAZZA: IL PARERE DELLA SOPRINTENDENZA – Non solo la Soprintendente riconosce il valore del progetto iniziale (“finalizzato alla trasformazione di quello che di fatto era uno slargo circondato dalla viabilità in una piazza con disegno unitario”), ma boccia in modo netto (“parere negativo”) la variante.
La boccia perché “modifica in modo sostanziale il progetto precedentemente approvato e la cui esecuzione è in gran parte già avvenuta, inficiando pesantemente l’assetto architettonico, la vivibilità della piazza e in sostanza la ratio stessa dell’intero progetto”. Mai parole furono più chiare. Nessun burocratichese dietro cui potersi rifugiare.
PIAZZA: IL PARERE DELL’AVVOCATO – In pratica la Soprintendente )è lei, autorevolmente, che firma) fa presente al sindaco ciò che mesi prima già gli aveva fatto presente un importante studio legale fiorentino: non esistono margini per bloccare quel progetto e se il sindaco si ostinasse a farlo rischierebbe di dover pagare perfino il danno erariale. Più chiaro di così!
Due pareri dunque (Regione e Soprintendenza) molto chiari. E tanti altri pareri, da una dozzina di altri enti a cui il Comune li aveva chiesti, neppure formulati. Basterebbe molto meno per far scattare, nella mente di ogni amministratore comunale responsabile, una ovvia precauzione.

PIAZZA: MA RICCARDO VA AVANTI A TESTA BASSA – Ma gli amministratori di Poggio vanno avanti lo stesso. A testa bassa. Come la locomotiva lanciata verso il disastro. A loro non interessa che quella sia una piazza ipertutelata, che siamo davanti alle Scuderie medicee, a due passi da un monumento patrimonio UNESCO.
A loro interessa solo distruggere ciò che i loro colleghi precedenti avevano tentato di fare: in questo caso il restyling di una piazza progettato non certo da ubriaconi al’osteria, giudicato da soggetti di chiaro valore, esibito anche alla Biennale di Venezia.
Per loro – sostenuti da poche urla social di chi si permette di giudicare un progetto senza mai averlo visto – quella piazza deve tornare a essere, usando le parole della Soprintendente, un semplice “slargo circondato dalla viabilità”.
PIAZZA: UN ASFALTO NON AUTORIZZATO – Leggendo bene questi ultimi documenti, emerge anche un altro aspetto: i recenti lavori di asfaltatura sul tratto di via Pratese (SP 8) che costeggia la piazza XX settembre, sono stati effettuati senza la necessaria autorizzazione della Sovrintendenza.
Lì – non va dimenticato – siamo su un’area con forti tutele: davanti alle Scuderie Medicee che il progetto Puggelli voleva valorizzare inquadrandole in un “cono ottico” (i portali in acciaio patinato) e con una pavimentazione particolare.
Oggi tutto ciò è, in pratica, reso inutile dalla variante Palandri che ha riaperto il traffico su sul tratto di via Pratese – appunto asfaltata a tale scopo – che, invece, avrebbe dovuto restare libera dal traffico (salvo momenti eccezionali) per garantire, in base al progetto, piena vivibilità comunitaria ai cittadini.

PIAZZA: NO ASFALTO IN AREA TUTELATA – Nel marzo 2023 la Soprintendenza (nota protocollo 6076 del 9 marzo) escludeva dal rifacimento in asfalto sulla via Vittorio Emanuele proprio “le aree adiacenti alla piazza XX settembre”.
Ma un anno dopo fu il Comune del Poggio a chiedere alla Regione (nel frattempo impegnata ad asfaltare quella parte di SR 66 da noi chiamata via Vittorio Emanuele II) fu proprio il Comune a chiedere alla Regione di “estendere la stesa dell’asfalto” anche nel tratto di via Pratese attorno alla piazza.
Cosa che la Regione fece (con nota del 15 aprile 2024 del settore viabilità). Ma il Comune – ecco il punto – non poteva fare quella richiesta senza essere autorizzato dalla Soprintendenza!
E adesso (con nota 9735 del 29 aprile) la Sovrintendenza segnala al Comune che quella modifica dei lavori (quella asfaltatura) “è da considerarsi non autorizzata in mancanza di apposita istanza di variante”.
Va ripetuto bene: l’asfalto nel tratto di via Pratese (SP 8) lungo la piazza XX settembre di Poggio a Caiano è stato steso senza autorizzazione della Sovrintendenza.
Cosa ciò possa significare, per chi ha chiesto alla Regione di stendere quell’asfalto (il Comune di Poggio), per chi ha fatto stendere quell’asfalto (Regione Toscana) e per chi ha steso quell’asfalto (la ditta esecutrice) non è chiaro. A essere chiare sono le carte.
POGGIO (A CAIANO) E … BUCA di Mauro Banchini – 5 luglio 2024 n. 62