Leggo che alla sfilata militare del 2 giugno 2026 hanno partecipato, per la prima volta, i cappellani militari.
Nutrito a “pane e don Milani” (ricordate? L’obbedienza non è più una virtù …) posso comunque arrivare a pensare che nella comunità di un esercito militare – istituito sulla base dell’art. 11 della nostra Costituzione – i cappellani possano avere un loro ruolo.
Quello che non capisco è altro: il fatto che questi preti siano arruolati nell’esercito (con funzioni – stipendi, benefici – da ufficiali) avendo status, inquadramenti, vantaggi militari.
Loro sono e restano sacerdoti. E la loro missione, di servizio pastorale nel nome di Cristo, fa a pugni con un inquadramento civile di quel genere.
Specie oggi quando troppo spesso si assiste all’arruolamento delle religioni (purtroppo, con Trump e Vance, anche di quella cristiana) per giustificare guerre fatte sempre, peraltro, per coprire interessi e profitti di pochi sulla pelle di tanti innocenti.
