“LASCIATE CHE I PICCOLI VENGANO A ME”

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Giorni fa mi è capitato di leggere, in una cronaca locale, un entusiastico pezzo sulla vicenda di un bambino (8 anni) che da almeno 5 presta il suo corpo per foto pubblicitarie a servizio di marchi importanti. Il piccolo, davvero carino e indubbiamente incolpevole, è – scrive l’articolo – richiestissimo per sfilate e servizi fotografici in tutta Italia. Babbo e mamma, ci mancherebbe altro, giurano che per lui è solo “un gioco”.

Leggendo si capisce che dietro al bambino, e alla lieta famiglia che certo non mi permetto di giudicare, si muove una “agenzia” che, dietro specifico contratto, nella sostanza detiene diritti sul minore. Nulla viene indicato su un, assai concreto, altro aspetto (il compenso economico per la famiglia che ha accettato di mettere sotto contratto economico un figlio), ma è facile intuire che dietro alla prestazione del bambino sono previsti compensi anche economici: soldi, vista la potenza del marchio per il quale il bimbo “lavora”, da immaginare come non … simbolici. Soldi per la famiglia. Soldi per l’agenzia. Soldi per i fotografi. Soldi per tutto il “circo” che si muove dietro al mercato pubblicitario. Soldi che, ovvio, paghiamo soltanto noi acquistando i prodotti dell’azienda.

“Lasciate che i piccoli vengano a me”, disse un tempo lontano uno che sui “minori” basava molto del suo predicare. Adesso è il mercato globale a dirlo, ma non mi pare proprio la stessa cosa. Una facile ricerca consente di ricordare che la tanto criticata e criticabile “legge Gasparri” di riforma del sistema radiotelevisivo conteneva, per i minori di anni 14, l’assoluto divieto di impiegarli in spot pubblicitari (questo emendamento venne approvato, nel 2003, con uno scarto ridottissimo: 284 deputati dissero “si” e 278 dissero “no”. Uno scarto di soli 6 parlamentari), Pochi anni dopo (con legge n. 37 del 6 febbraio 2006. Una legge dedicata proprio alla – sic – “tutela dei minori nei programmi tv”) quel divieto venne abolito essendo facile intuire su pressione delle aziende, più o meno multinazionali, che commerciano prodotti per minori e di tutto il mondo collegato che vive sfruttando corpi e volti anche di minori.

Ecco: io sarò anche un vecchio e noioso barbagianni; non capirò nulla di mercato e di mercanti; ma quell’aspetto, della tanto criticata e criticabile, legge Gasparri ce lo avrei tenuto.

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