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Home»Chiesa»LA CHIESA DI POGGIO (E LA TEGOLA DI STALIN)
Chiesa

LA CHIESA DI POGGIO (E LA TEGOLA DI STALIN)

Mauro BanchiniBy Mauro Banchini9 Febbraio 2019Updated:9 Febbraio 2019Nessun commento5 Mins Read
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“Una comunità cristiana, viva e giovane, non ha paura del futuro”. Lo scrive un parroco di una fra le tre parrocchie di Poggio a Caiano (provincia di Prato ma diocesi di Pistoia) nella introduzione a un piccolo libro scritto da Luigi Corsetti sulla storia della chiesa (“Santa Maria del Rosario”) riferita a quella parrocchia che poi è, fra le parrocchie del paese, quella centrale e certo la più numerosa.

Don Fiorenzo Battistini è il quarto fra i sacerdoti che in quasi 120 anni (l’anniversario tondo sarà nel 2023) hanno servito questa chiesa consacrata il 27 settembre 1903: la pubblicazione di Corsetti – appassionato conoscitore di vicende locali. I proventi del libro, in vendita presso la chiesa, andranno per migliorare il riscaldamento della chiesa – traccia le vicende di un edificio voluto da tutta la comunità.

La prima data utile risale alla metà dell’Ottocento: per la precisione a quel 23 luglio 1855 quando la Madonna raffigurata in un tabernacolo posto su un ponte (il ponte del Mulino) che traversa il fiume Ombrone in direzione Prato “aprì gli occhi” e da questi sgorgarono “lacrime”. Per la devozione popolare, nonostante la saggia prudenza del vescovo, quello fu subito un evento miracoloso e furono non pochi i doni, le offerte, gli ex voto anche preziosi donati dal popolo di Poggio: popolo che non aveva una sua chiesa, in quanto la parrocchia esistente era posta, a distanza dal paese e non facilmente raggiungibile dagli anziani, sul colle di Bonistallo.

Da qui parte la storia raccontata da Corsetti – tramite l’associazione culturale “Ardengo Soffici” con il contributo di Comune e Misericordia – presentata nelle Scuderie Medicee in un affollato incontro che testimonia l’attaccamento dei poggesi verso la loro parrocchia.

Qualche anno dopo il “miracolo”, tutti i capifamiglia si riunirono il Comitato. Obiettivo? Costruire una chiesa. Ex voto e donazioni furono la base per acquistare il terreno e per porre – nell’ottobre 1889 – la prima pietra. Nel teatrino locale, il “Fortini”, si susseguirono fiere, lotterie, spettacoli per raccogliere fondi. Denari arrivarono dal vescovo. Arrivò anche un cappellano, giovane e assai determinato, don Marino Borchi.

Superando avversità di ogni tipo fra cui un terremoto (e forse qualche ostilità da qualche esponente massonico locale), la chiesa venne consacrata. Fu una suora poggese fondatrice di un importante istituto religioso (le “Minime del Sacro Cuore”) poi diventata Beata, Margherita Caiani, a donare una piccola medaglia con l’effige della Madonna. La medaglietta fu messa nelle fondamenta.

La storia prosegue fino agli anni Trenta. Ci furono problemi con il campanile: neppure una trentina di anni dopo fu dovuto abbattere (troppo pesanti le campane, troppo instabile il terreno) e ricostruito ex novo (1938) anche grazie all’aiuto di un altro personaggio locale famoso: quell’Ardengo Soffici cui non mancavano, con il regime, conoscenze dirette.

Una storia semplice, quella raccontata da Corsetti. Termina con la costruzione del circolo parrocchiale, con grande cinema, l’Ambra, voluta da don Ruggero Risaliti a metà anni Sessanta.

Storia di un popolo che alla sua chiesa ci teneva e, viste le tante persone presenti alla presentazione del volume, ci tiene anche in un oggi certamente immerso nei fenomeni di una post secolarizzazione che le chiese, in genere, le svuota. Belle, a questo proposito, le considerazioni del vescovo Fausto Tardelli, intervenuto riportando il famoso pensiero di Giorgio La Pira sui luoghi fondamentali nella esistenza di una città: il luogo per abitare, quello per lavorare, lo spazio per apprendere e quello dove curarsi, ma anche il luogo – la chiesa, appunto – in cui pregare.

Ed ha colto l’occasione, il vescovo Fausto, per esprimersi non solo sulla importanza della memoria (“bene prezioso”) ma soprattutto sull’obbligo di vivere il tempo, anche difficile, che ci è dato vivere (“Una sfida che non è detto si vinca ma che come comunità cristiana viva e non chiusa dobbiamo accettare riuscendo a essere chiesa in uscita, non ristretta come in una eutanasia”). Ha anche dato, in un inciso, una possibile notizia sul futuro dell’organizzazione ecclesiale in questo fazzoletto di terra pratese/pistoiese: le parrocchie odierne, che ieri erano una sola, non è detto potranno restare … tre.

Intriganti, nella presentazione del volume curata da una storica, Barbara Taverni, anche le parole del giovane sindaco poggese, Francesco Puggelli, cui non è mancato il ricordo del ruolo svolto proprio dalla parrocchia e dal parroco Battistini per educarlo anche all’interesse civile nei confronti di una comunità che Soffici, nel battere cassa per la ricostruzione del campanile, definiva “buona e nobile”. E pure il sindaco ha notato l’importanza di comunità che abbiano voglia di tenere sempre “porte aperte” non temendo il futuro.

Il rapporto fra Misericordia e parrocchia è stato affrontato dal presidente della Confraternita poggese, Sergio Campanelli, che ha donato al parroco alcuni disegni originali: Campanelli, insieme ad altri suoi cugini presenti in sala, è un discendente di Settimio, il muratore poggese che quella chiesa costruì.

E a proposito di muratori, dal volume (“Pentalinea”) emerge una piccola chicca. Fu con i restauri del 1990 che cadde una tegola: sopra portava inciso un “W Stalin” che qualche muratore di evidente fede comunista aveva voluto mettere lassù in alto durante lavori precedenti attorno al 1948. La “tegola comunista” fece scalpore: la piccola storia finì sulle agenzie e fu ripresa anche fuori Italia.

Da allora la tegola è sparita: chissà dove sarà e chissà se potremo mai rivederla. L’unica cosa certa è che la medaglietta con l’immagine di Maria fatta inserire da suor Caiani sta ancora laggiù. Stalin è crollato da un pezzo, ma le “divisioni” della Madonna erano evidentemente assai più … robuste.

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