GESU’ E IL DITO CHE SCRIVE

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Ma Gesù si chinò e si mise a scrivere con il dito per terra”. Resto sempre colpito, in questa pagina del Vangelo che nella quinta domenica di Avvento ha fatto riflettere chi fra noi oggi è andato a Messa, su questo straordinario e sorprendente comportamento di Gesù.

Ai suoi interlocutori, i soliti scribi e i soliti farisei, non interessava nulla – ci ha giustamente fatto notare il parroco – né dell’adultera, né di Mosé; né della legge, né del peccato; né tantomeno del perdono. Nulla di nulla: a loro interessava solo tendere un trappolone a Gesù, metterlo alla prova, cercare un motivo per accusarlo e portarlo a morte. Ma Lui, nel tempio, se la cava alla grande con la pensata (“chi è senza peccato scagli la prima pietra”) che tutti conosciamo.

Subito prima e subito dopo, in attesa che le pietre per lapidare l’adultera (“cominciando dai più anziani”) cadano dalle mani  dei facinorosi, Gesù fa questo gesto inaspettato, piccolo, misterioso, teatrale: si china e con il dito scrive nella polvere. Cosa di preciso avrà scritto? Impossibile, ovvio, saperlo anche se non mancano secoli di interpretazioni e suggestioni. Ma poi: a che servirebbe saperlo? A me che con il dito batto di continuo su una tastiera – confesso – è sempre piaciuta l’idea che Lui avesse cominciato a esercitarsi in una sorta di giornalismo d’inchiesta: dare paternità, facendo nomi e cognomi, ai peccati di chi stava per scagliare la pietra. Richiamare alla forza della parola scritta che può far ragionare, mettere in crisi, cambiare gli eventi.

Nell’impossibilità di una verifica diretta (e nella certezza che quando, di là, lo vedrò  – perchè ho tutta l’intenzione di vederlo – una delle prime cose da chiarire sarà proprio “spiegami esattamente cosa scrivesti, quel giorno, chinandoti sulla polvere del tempio”), per adesso mi “contento” del mistero, e della potenza, di quel piccolo e semplice gesto: tu si, amico mio Gesù, che sei forte …

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