Qui si scrive solo su due cose: in primis su ottima scelta fatta dall’assessore al turismo per favorire la mobilità dolce nel Montalbano (ma questo cozza con un’altra scelta che vorrebbe privatizzare un sentiero CAI). E inoltre sul ritorno al “senso unico” dopo il “doppio senso” messo dal sindaco che però, pure lui, voleva il “senso unico” pur sostenendo di volere il “doppio senso”. Difficile capirci qualcosa. E nasce un comitato che aiuta (o sostituisce?) il sindaco, cerca il “senso comune” e chiede ai cittadini di protestare contro una sentenza. Infine un cenno alla vicenda dell’amianto bruciato. (mb)

MONTALBANO: SCELTA OTTIMA – Ottima la scelta, fatta da Palandri con l’assessore Baroncelli, di stare appesi alla “trave del Montalbano”. E’ un progetto turistico-culturale condiviso fra dieci Comuni (Pistoia, Firenze e Prato) dell’area collinare nota come Montalbano.
Con il Comune di Vinci capofila e insieme a Carmignano, per il pratese non poteva non esserci Poggio. E infatti così è stato.
La presentazione (gli altri Comuni sono Signa, Capraia e Limite, Lamporecchio, Larciano, Monsummano, Serravalle e Quarrata) è avvenuta nei giorni scorsi proprio a Vinci.
Noto nel mondo come terra di Leonardo, il Montalbano ha un grande pregio paesaggistico, ambientale, culturale. Con il progetto si punta molto sul “turismo lento”: dunque anche sulla valorizzazione di sentieri – da percorrere a piedi, a cavallo, in bici – per uno sviluppo “sostenibile, accessibile, destagionalizzato”.

MONTALBANO: MA IL SENTIERO CAI? – Bene dunque che Poggio ne faccia parte. Sarà dunque interessante vedere che fine farà la proposta della giunta Palandri di declassare una parte, nel suo territorio, del sentiero CAI n. 801: il sentiero che collega Carmignano/Artimino con Poggio/Petraia/Ponte Manetti.
Su una parte di tale sentiero infatti – quella che al Poggio è intitolata “via dell’Olivo” – la giunta Palandri ha avviato il procedimento molto particolare e per molti anche discutibile: il procedimento che mira a “declassare” quella incantevole stradina passandola da “vicinale ad uso pubblico” a “vicinale a uso privato”.
Il rischio è che quel tratto poggese di sentiero CAI, oggi liberamente percorribile da chiunque lo desideri come bella passeggiata in un ambiente di pregio, possa rischiare, una volta “privatizzato”, di essere chiuso.
Magari con un cancello come accaduto lì vicino: in una stradina di campagna fra Poggio e Carmignano prima pubblica e adesso, dopo la privatizzazione, chiusa con un grande cancello.

MONTALBANO: UNA STRADA A USO PRIVATO? – Su questo blog ne abbiamo già parlato. Il prossimo 27 febbraio scade il termine per presentare al Comune le osservazioni.
Risulta (ma vedremo se così sarà) che qualche osservazione sarà presentata: per chiedere al Comune di ripensarci, di non farne di nulla, di rispettare la dimensione pubblica di una strada che se ridotta a “uso privato” potrebbe avere problemi a essere percorsa liberamente.
Ciò contrasterebbe con la sentieristica CAI, ma anche con la scelta di partecipare a questo nuovo progetto per valorizzare il Montalbano e per farlo proprio attraverso turismo lento, mobilità dolce, sentieristica.
Vedremo. La decisione spetta al Consiglio Comunale che dovrà esprimersi in tempi rapidi. Per adesso la delibera con cui Palandri ha avviato questo procedimento è stata approvata da tutti gli assessori, compreso Baroncelli.

VIABILITA’: IL HARAKIRI DEL NOSTRO DUO – Da questo lunedì 23 febbraio (San Policarpo, vescovo nel primo secolo e oggi, pare, protettore dei diplomatici) scatta il ritorno al senso unico su via Vittorio Emanuele.
Non pochi, a destra, i mal di pancia. Ma la scelta è doverosa: netta, infatti, la sentenza del Consiglio di Stato (CDS) e obbligatorio, in uno Stato di diritto, applicare le sentenze.
Gli atti del sindaco Palandri (che, con l’assessore Mastropieri, aveva rimesso il doppio senso) sono stati clamorosamente bocciati, perché sbagliati, prima dal TAR e poi dal Consiglio di Stato.
Ciò anche a causa di un harakiri fatto dal duo Palandri/Mastropieri: la scelta, dimostratasi infelice, di voler appellare la sentenza TAR. Era una sentenza, quella del TAR, che se non appellata, avrebbe forse potuto servire allo stesso Palandri per vincere la madre delle sue battaglie: la viabilità.
Invece volle ricorrere al CDS e male fece: le sue carte, infatti, erano non solo sbagliate sul piano formale ma anche incapaci, sul piano della sostanza, di reggere il necessario equilibrio fra ragioni della fluidità (del traffico) e le ragioni del bene comune (la salute pubblica).
Il CDS l’ha evidenziato. Sentenza inappellabile. Da eseguire. Senza “se” e “ma”.

VIABILITA’: RISOLVE LA PROVINCIA MA IL PAGA COMUNE – Il Comune avrebbe dovuto applicarla subito. Non è accaduto.
Palandri (vicino a Fratelli d’Italia) ha scaricato il barile sul presidente della Provincia (il piddino Calamai). Ed è quest’ultimo che, lunedì 23, per san Policarpo, farà applicare la sentenza.
L’assai più esperto Calamai, nel fare il suo dovere istituzionale, ha però ricordato al negligente collega Palandri che le spese – per applicare la sentenza – spetteranno non alla Provincia ma solo al Comune di Poggio.
A cui, ovvio, toccano anche le spese legali. Ma è al duo Palandri/Mastropieri che, adesso, tocca il compito serio.
Se davvero vogliono, per via Vittorio e per il ponte Molino, cambiare le cose secondo i loro intendimenti è solo a loro che tocca farlo: ma per farlo – come chiede la sentenza, come farebbero amministratori normali e come pretende il buon senso – devono deliberare incarichi per un serio studio del traffico, portare atti non abborracciati, deliberare in termini positivi e di qualità, seguire ciò che ha indicato il Consiglio di Stato. Lamentarsi, fare le vittime, protestare a vuoto, dare sempre la colpa ad altri non serve a nulla. Neppure ai supertifosi che urlano come fossero allo stadio.

VIABILITA’: PERCHE’ DIVIDERE E NON UNIRE? – Fra i maldipancia si segnala una campagna (politica) per dividere i cittadini contro i cittadini che, mettendoci la faccia, hanno portato il Comune in giudizio.
Come normale in questi casi, a firmare le carte (prima a Firenze e poi a Roma) sono stati in pochi: appena sei. Non c’era tecnicamente bisogno di tante firme.
Ma dietro di loro si era mosso un Comitato (“cittadini per il senso unico”) con oltre cento poggesi, molti dei quali si sono anche auto-tassati per contribuire alle spese di giudizio.
Ha molto colpito, dopo la sconfitta, ciò che hanno dichiarato non solo l’ex civico Palandri ma soprattutto la sua vice, la leghista Diletta Bresci, contro i sei poggesi.
Quando, di norma, i vertici di un Comune cercano di unire, qui invece si fa di tutto per dividere. Al posto dei ponti sospesi, chilometri di muri bloccati.

VIABILITA’: GOGNA MEDIATICA? – I sei sono stati indicati, e qualcuno ha ipotizzato una “gogna mediatica”, al pubblico ludibrio. In particolare sui social. Dove in diversi hanno dato il peggio di sé.
Rispondendo, via social, a chi le chiedeva – con toni anche violenti – di fare i nomi, la vicesindaca ha pubblicato la sentenza. E lo ha fatto senza l’avvertenza – normale, specie in chi ha ruoli pubblici – di non mostrare i singoli nomi.
Uno stile mediocre. Oggi c’è bisogno di civiltà reciproca, non di odio seminato. E i contrasti politici, anche i più pesanti, si possono esprimere anche con durezza e sincerità. Ma in modi comunque pacati e rispettosi.
Forse sindaco e vice dovrebbero ricordare l’abc istituzionale: il dovere, cioè, di esserlo non solo a servizio di chi li ha votati, ma di tutti.
I sei loro amministrati (idem anche se fosse stato uno solo) hanno solo esercitato un loro diritto. E, oltretutto, hanno vinto. Sarebbe bastato, in giunta, fare bene gli atti e non ci sarebbe stato bisogno né di TAR né di CDS.

VIABILITA’: L’AIUTINO AL COMUNE – Una conseguenza diretta è stata la nascita – certo spontanea ma forse anche un po’ … spintanea – di un altro Comitato fra cittadini.
Una mossa fatta – sostengono i più maliziosi – per soccorrere una giunta che, dopo la sentenza, è in difficoltà. Con un sindaco che non sa che pesci prendere facendosi bocciare atti in continuazione.
Di norma un sindaco, in questi casi, prende il toro per le corna e spiega, in assemblee pubbliche, le sue ragioni. Prendendosi fischi o applausi. Spiegando, facendo capire.
Qui al Poggio, purtroppo, oggi non funziona più così. Né sindaco né assessore alla viabilità, sembrano molto adatti a reggere confronti diretti in assemblee pubbliche con i cittadini.
E dunque ci sta pure, ed è comprensibile, la necessità di un qualche … aiutino.

VIABILITA’: ARRIVA IL “BUON SENSO” – Benvenuto, in ogni caso, al nuovo comitato (efficaci sul piano mediatico il titolo – “buon senso” – e il logo). Subito una partenza bomba: una campagna di cartelli e striscioni da far affiggere in negozi e case private con la scritta “buonsenso per Poggio”.
Ciò per tentare di dimostrare che la maggioranza dei poggesi sta con loro, con il “buon senso”, e non con chi ha voluto tornare al “senso unico” buttando a mare il “doppio senso” che tanto piaceva (ma che in realtà la giunta Palandri voleva solo “in via temporanea” perché pure lei, come dimostra il programma elettorale, avrebbe preferito, a regime, il tanto disprezzato “senso unico”).
Per adesso non pare che la proposta abbia convinto molti poggesi: ma forse è solo presto.

VIABILITA’: CARTELLI CONTRO LE TOGHE – Magari, nei giorni prossimi, saranno molti a metterci la faccia: esponendo, davanti casa, il loro cartello di protesta addirittura contro una sentenza, inappellabile e obbligatoria da eseguire, non dell’asilo “mariuccia” ma della più alta magistratura amministrativa italiana.
Può anche essere che, a pochi giorni dal referendum contro l’autonomia dei magistrati, e sapendo di essere in difficoltà, alla destra poggese convenga usare anche questa vicenda per scopi politici anche più generali. Vedremo.
In ogni caso la nascita di un Comitato di cittadini è sempre da salutare con interesse. Sarebbe stato bello se a rappresentarlo come direttivo fossero cittadini, come si dice, “semplici” e dunque senza notorie simpatie politiche. Ma va bene lo stesso. E’ comunque partecipazione.
Da notare la prima, provocatoria, proposta: mettere su via Vittorio una corsia “di emergenza”. Vedremo.

AMIANTO BRUCIATO: ERA “PICCOLA COSA”? – Amianto bruciato in via Lombarda. Già non se ne parla più.
E il rischio è proprio che tutto (dopo l’incendio di quasi tre anni fa. Un incendio – secondo quando uscito sui media – “doloso”. Ma ancora non si sa chi fece il dolo) venga sepolto nel dimenticatoio. Sarà utile tornarci sopra. Anche per commentare le reazioni.
Dopo due settimane di silenzio (la notizia della sentenza che boccia le ordinanze del sindaco Palandri è emersa solo grazie a un documento dell’opposizione. Altrimenti chissà quando, e se, qualcuno ne avrebbe parlato), la reazione di Palandri è stata tesa non a spiegare la sentenza, a renderla chiara ai cittadini, ma solo a rassicurare.
Si è voluto rassicurare sulla inesistenza (oggi, ma anche nel passato) di problemi alla salute pubblica con la presenza di residui di amianto.
Porre domande, chiedere trasparenza, cercare di capire cos’è accaduto dall’agosto 2023 a oggi, domandare quando e come finirà questa vicenda e chi pagherà i costi, se costi ci saranno da pagare, è solo, per sindaco e maggioranza, “procurato allarmismo”.
Molti ancora, in verità, dopo una sentenza assai complessa, gli aspetti da chiarire, da rendere trasparenti. E’ doveroso farlo non solo per i cittadini critici, ma anche per quelli usati come cassa di risonanza, come spettatori in una curva da stadio, come supporter per tifare il proprio eroe. Sarà utile tornarci presto sopra.
POGGIO (A CAIANO) E BUCA di Mauro Banchini n. 144 del 21 febbraio 2026
