Due parti (qui la prima) sulle novità paesane in tema di traffico. In Consiglio la maggioranza ha detto un sostanziale “no” al ponte alla Nave, l’unica scelta seria per ridurre il traffico dal centro. Ma l’alternativa è apparsa poco realistica. Il rischio è gettar via tutto il lavoro già fatto. E c’è di più: per l’assessore alla viabilità fare una variante esterna, portare il traffico fuori, è “devastante” perché (sic) toglie il traffico dal centro. (mb)

PONTE ALLA NAVE: DA DESTRA UN SOSTANZIALE “NO” – Nell’ultimo consiglio la maggioranza, sia pure con una certa ambiguità, si è disvelata. Ha detto un sostanziale “NO” per l’unica prospettiva capace di aiutare Poggio sul traffico: la variante di ponte alla Nave. E il “NO” più netto è arrivato, addirittura, dall’assessore alla viabilità.
Secondo Leonardo Mastropieri, infatti, queste circonvallazioni (pensate proprio per liberare le aree centrali dal traffico che spesso le soffoca) sono addirittura “devastanti”. E lo sono proprio per la loro funzione primaria: togliere il traffico, specie quello pesante, dai centri storici, aiutare la comunità a stare meglio, perseguire il bene comune.
Togliendo quel traffico dal centro – ha, al contrario, detto Mastropieri lasciando tutti di stucco – si ammazzano centri storici che, così, diventano “morti” perché (sic) da lì poi “non ci passa più nessuno”.
Parole davvero singolari. Contrarie allo stesso programma elettorale accettato da Mastropieri (il programma che prevedeva anche il ponte alla Nave). Parole in controtendenza rispetto a ciò che è da tempo ovvio, scontato: la comunità si aiuta togliendole il traffico da sottocasa, non certo lasciandoglielo.
Non è chiaro se un tecnico di così lungo corso volesse davvero dire ciò che ha detto oppure se quei concetti – tutti peraltro registrati e riascoltabili qui dal minuto 3:13:45 al minuto 3:16:55 – gli siano sfuggiti. In entrambi i casi la situazione ha colpito e non poco. E meriterebbe un chiarimento.

DA DESTRA UNA NUOVA VARIANTE – Ma – assessore Mastropieri a parte – a dire un sostanziale “NO” al progetto di ponte alla Nave è stata tutta la maggioranza.
Lo ha fatto approvando – con il plauso anche di Mastropieri – un odg del suo ex consigliere Campanelli secondo cui, al posto di quel progetto, sarebbe possibile, più rapido e facile un altro tipo di variante esterna.
Né si capisce perché Mastropieri giudichi dannosa la variante ponte alla Nave ma sia favorevole a quella, pur sempre una variante, proposta di Campanelli: una contraddizione evidente.
Campanelli, insomma, ha proposto una nuova variante. Si è basato su una sua idea non ancora studiata nei dettagli e che adesso dovrà essere studiata e verificata con Regione a gli altri soggetti in una nuova Conferenza dei servizi.
Campanelli ha chiesto e ottenuto (con il suo odg votato dall’intera maggioranza) un’altra cosa: spostare tutto il traffico dall’Indicatore verso Comeana attraverso un percorso, già esistente ma tutto da allargare.
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LA VARIANTE DEI SODI E DELLE PALLE – Il percorso (5 km e mezzo) sarebbe quello che a Sant’Angelo (quasi tre km prima del ponte all’Asse), inizia nella stretta via dei Sodi e prosegue verso il ponte alle Palle e oltre fino a via Lombarda. Passando sopra il ponticello, chiaramente tutto da rifare, sull’Ombrone.
In una battuta sarebbe il percorso non della Nave ma dei Sodi e delle Palle. Facile da realizzare, ha detto. E in tempi rapidi.
Campanelli, che pure aveva accettato il programma di Palandri favorevole al ponte alla Nave, adesso ha bocciato in modo netto la prospettiva del ponte alla Nave (“forte impatto ambientale, costi esorbitanti, studi di fattibilità infiniti. vincolo idrogeologico, tempi lunghissimi“).
Per lui la soluzione “va trovata in tempi rapidi” e la sua proposta sarebbe non solo “fattibile” ma anche conveniente in termini di costi e di rapidità.
Giudicando l’idea come superficiale e demolendola proprio sotto l’aspetto della effettiva praticabilità, l’opposizione invece l’ha subito bocciata.
Anche perché piena di problemi e in evidente contrasto con il lavoro già iniziato, da anni, sul ponte alla Nave. Così – hanno denunciato dall’opposizione – si butta via il lavoro di anni.

E ADESSO? – Ma la maggioranza lo ha approvato sancendo così, in pratica, la sostanziale fine dell’interesse (peraltro scarso) da parte della destra per la variante Ponte alla Nave.
Adesso non è chiaro cosa accadrà. E’ chiaro soltanto che tutta la maggioranza poggese chiede alla Regione di “convocare una Conferenza dei servizi … per fare uno studio di fattibilità” sulla nuova variante Poggio.
Non è però chiaro perché quella Conferenza dei servizi non sia proprio il Comune più interessato (dunque Poggio) a convocarla. Non è chiaro perché dovrebbe muoversi, per conto del Comune di Poggio, proprio la Regione: cioè l’ente che già da anni sostiene l’altra variante.
Non è chiaro perché tutti gli altri enti (Comuni, Provincai, Città Metropolitana …) dovrebbero abbandonare l’ipotesi ponte alla Nave per passare, dopo anni e anni di lavoro comune, a un’ipotesi che costringerebbe tutti a ripartire da zero.
Nè è chiaro se il Comune di Poggio continuerà a sostenere, sia pure in modalità flebili, il lavoro per il ponte alla Nave oppure punterà tutto sulla debole ipotesi dei Sodi e delle Palle? Diciamo che a essere chiaro, a questo punto, è davvero poco.
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VIABILITA’: QUESTIONE SERIA E COMPLESSA – La vicenda merita di essere approfondita. Specie dopo la clamorosa sconfitta della giunta Palandri sia al TAR che al Consiglio di Stato. Una sconfitta che, ad esempio, ha fatto emergere perfino una evidente improvvisazione, nel Comune, su come gestire le Conferenze dei servizi (in Consiglio Comunale lo ha ammesso, con sincero imbarazzo, perfino il sindaco).
Qui non si scrive per le tifoserie contrapposte, per chi fa urla da stadio, per chi offende e minaccia, intimidisce e spera che accadano disastri.
Qui si scrive – e a lungo: dunque in modalità del tutto lontane dalle logiche dei social – solo per chi ha voglia di confrontarsi, consentendo o anche dissentendo, in modi civili e pacati. Basandosi sui fatti.
Chi ha voglia delle liti, si accomodi pure altrove. Cominciamo.

VIABILITA’: LA PIAGA PIU’ GRANDE – In tema di viabilità, qualunque sia il colore politico di chi lo governa, Poggio è davvero un unicum.
A rendere di quasi impossibile soluzione il problema è infatti la struttura stessa del paese. Quasi 10 mila abitanti su un fazzoletto e con una fra le densità abitative più elevate della regione. Un paese dove, in passato, si è costruito troppo.
Ma anche il paese con la più bella tra le ville medicee. Il paese che sta, da sempre, in una posizione strategica: fra pianura e colline, a pochi km dal centro di Prato, a metà strada tra Firenze e Pistoia.
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UNA 66 CHE DI ANNI NE FA 250 – Poggio è tagliato dalla “66”: la strada che il granduca Leopoldo fece costruire per unire Firenze con il ducato di Modena attraverso le foreste di Boscolungo. Fra due anni (2028) saranno due secoli e mezzo (1778) dalla costruzione delle due piramidi abetonesi.
Attorno al Poggio, tra vincoli e mancanza di spazio, non ci sono le possibilità – che un po’ ovunque esistono – per togliere dal centro un traffico comunque caotico.
Il paese – a suo tempo collegato con Firenze nientemeno che da una tramvia – è attraversato da flussi di mezzi che dal fiorentino vanno verso il pistoiese. Poi ci sono quelli che da Prato corrono verso il Montalbano e l’empolese. E viceversa.

LE AREE PRODUTTIVE – Né mancano, fra Poggio e Carmignano, aree produttive, specie verso Comeana, costruite sotto l’Ombrone anche dopo l’alluvione 1992. Dunque non manca il traffico pesante con autoarticolati talvolta in grande difficoltà a girare in spazi così ristretti.
E’ uno snodo, Poggio, di grande complessità. Chiunque sia eletto a governarlo. Destra o sinistra o centro. Questa – a voler essere onesti – è la vera questione. Questione seria da cui partire per qualunque ragionamento utile che voglia andare oltre le offese. Oltre il tifo.
Della complessità se n’è certo accorto Palandri. Ai suoi elettori promise, nel 2023, che avrebbe – e da subito – fatto deviare verso Prato, alla rotonda di Seano, tutto il traffico proveniente dal pistoiese. Come ovvio non ha poi potuto, da sindaco, mantenere una proposta così priva di concretezza.
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I TRE PONTI – A rendere ancora più complessa la situazione, dopo il crollo del “Morandi”, ci si sono messi anche i ponti. Poggio ne ha tre. Fondamentali per il suo attraversamento.
Quello verso Firenze (Ponte all’Asse). Quello verso Prato (Ponte al Molino). Quello verso Pistoia (Ponte alla Furba). Nessuno dei tre, con le rigide norme di oggi, può sopportare carichi pesanti.
Su ciascuno dei primi due è stato posto un limite di transito molto basso: appena 3,5 tonnellate. Il primo (della Città Metropolitana) è il più osservato, quello più a rischio. Lì sono stati effettuati test. Dati ancora non pubblici.

I LIMITI DI PESO – Anche il ponte verso Prato – con vincoli della Soprintendenza, gestito dalla Provincia e da pochi anni messo in sicurezza – non può sostenere carichi over 3,5 tonnellate. Che sono una inezia. Un camioncino o poco più.
Il terzo ponte, quello verso Pistoia sul torrente “la Furba”, pareva dovesse crollare. Anch’esso gestito dalla Provincia e attraversato ogni giorno da un traffico pazzesco. Ci hanno piazzato un semaforo “intelligente” che blocca il passaggio contemporaneo di mezzi pesanti.
Ma anche su questo ponte il limite pure elevato (26 tonnellate) fa a pugni con gli autoarticolati che ci arrivano. Mezzi spesso assai più pesanti di quel limite.
Limiti e divieti, sui tre ponti, ci sono. Per comprensibili motivi di realismo, nessuno pare faccia controllare sul serio il vero peso dei mezzi che li attraversano.
C’è da immaginare siano state concesse deroghe per venire incontro alle esigenze delle aziende. Alcune delle quali rischierebbero forti danni economici.
E’ anche per questo che oggi, qui al Poggio, occorrerebbe una classe politica di livello: capace di muoversi rispetto a un problema comunque così complesso.
Scaricare sempre la colpa su chi c’era prima, può funzionare (e al Poggio pare abbia funzionato) per qualche tempo: ma poi chi fa solo la vittima e non ha lo spessore politico/amministrativo necessario – e magari sbaglia pure ordinanze e fa pasticci con le Conferenze dei Servizi – viene sgamato.

L’UNICA VARIANTE POSSIBILE – Le amministrazioni precedenti (centrosinistra) sulla base di una visione e di scelte, iniziarono una politica che, dal lato fiorentino, prevedeva un inizio di variante.
Furono costruiti e inaugurati alcuni importanti chilometri, in “Carcerina”, per togliere dal centro una parte di traffico – verso Prato – indirizzandolo sulla pratese via Roma.
Opera complessa (queste opere significano tempi lunghi) anche perché impattante su territori di altri Comuni (Poggio, ripetiamolo, è così piccolo e urbanizzato e vincolato che non ha, in pratica, più spazio per nulla). Ma fu ed è una variante utile.

UNA VARIANTE DA COMPLETARE – La visione degli amministratori precedenti non si fermava qui.
Dall’altra parte della rotonda – a pochi metri dall’inizio del paese, e pure lì su territori di altri Comuni, dunque con le difficoltà facilmente intuibili – era previsto l’altro pezzo della stessa circonvallazione esterna: quello verso le aree produttive di Comeana.
L’obiettivo? Togliere dal centro il traffico, specie quello pesante, verso quei capannoni. Da anni questa operazione è nota come ponte alla Nave.
I tempi sono lunghi. I costi elevati. Nulla è facile e veloce. Si tratta di mettere d’accordo tanti soggetti diversi (Comuni, Regione, Città Metropolitana, Soprintendenze …). E di orientarsi fra norme complesse che cambiano veloci e implicano costi non banali. Ma l’operazione è l’unica capace di visione. Ed è comunque andata avanti. Non si parte, oggi, certo da zero.

UNA VARIANTE ATTESA – Negli ultimi tempi di questa variante è tornato ad occuparsene l’ex sindaco Marco Martini, entrato in Regione nell’ultima parte della legislatura precedente.
Sul progetto, strategico, è stato firmato un accordo di programma e successivi protocolli d’intesa fra gli enti coinvolti. L’opera ha già superato, con successo, la procedura di Impatto Ambientale e ricevuto l’ok della Soprintendenza. Completata anche la verifica sulla presenza di eventuali residui bellici.
Pare l’unico modo possibile per ridurre un po’ di traffico dal centro. Di tempo ne occorrerà ancora molto. E occorreranno molti soldi da parte di Stato e Regione con il contributo dei Comuni di Campi, Carmignano e Signa (da solo il piccolo Comune di Poggio non potrà mai fare qualcosa di serio).
Ma la strada è già avviata. Si tratta di crederci davvero. Di spingere. Di continuare.
Purtroppo il 25 febbraio, in Consiglio Comunale, è arrivata una doccia fredda. Quella che già qui si è cominciato a raccontare. Seguiranno, fra qualche giorno, altri dettagli. Adesso, combinato il disastro, è importante capire cosa, sul percorso verso il ponte alla Nave, intende fare la giunta Palandri.
Per dare ragione al suo assessore Mastropieri e al consigliere Campanelli, il sindaco Palandri davvero intende, dopo l’odg approvato nell’ultimo Consiglio, stoppare quel percorso già iniziato? Oppure intende proseguirlo e, anzi, iniziare a sostenerlo sul serio?
E’ poi davvero possibile che in quasi tre anni il sindaco di Poggio (che è il Comune più interessato al progetto) non sia mai stato invitato – da Regione, Città Metropolitana e altri Comuni – agli incontri per il Ponte alla Nave? Palandri ha, in Consiglio, spergiurato proprio questo.
E a qualcuno è tornato in mente quel lontano personaggio delle prime pubblicità (uno spot oggi, nell’era del politicamente corretto, improponibile. Ma gustoso).
Tutti – si lamentava lui – ce l’avevano con lui solo perché era piccolo e “nero”. Si chiamava Calimero. Ma il pulcino non era nero: lo comprese da solo quando vide che bastava semplicemente darsi una buona lavata. Iniziare ad assumersi le proprie responsabilità. Smetterla con le lamentazioni.

FINE PRIMA PARTE. SEGUE
POGGIO (A CAIANO) E BUCA di Mauro Banchini n. 145 del 2 marzo 2026
