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Home»Comune»VIABILITA’: FRA SINDROME DI CALIMERO E PONTI. ALLA NAVE, ALLE PALLE, AL MOLINO.
Comune

VIABILITA’: FRA SINDROME DI CALIMERO E PONTI. ALLA NAVE, ALLE PALLE, AL MOLINO.

Mauro BanchiniBy Mauro Banchini5 Marzo 2026Updated:5 Marzo 2026Nessun commento12 Mins Read
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Seconda parte – Il pulcino nero del vecchio “carosello” che ha dato nome a una sindrome medica, risulta utile qui al Poggio sul dossier traffico. Qui è questione complicata. Per chiunque ci provi. Mancano gli spazi per una soluzione vera. Ma un inizio di soluzione, con i sindaci precedenti insieme a Regione e Comuni, era stato tentato: una variante esterna (“ponte alla Nave”). Soluzione lenta. Ma fattibile. E accelerabile, nei tempi, in presenza di una volontà politica certa. Da tre anni, invece, la “nuova” giunta di destra, su questo, si barcamena. Non appoggia né contrasta. Ma ha in mente un altro progetto (edilizio) che mal si concilia con quella variante. Da pochi giorni, però, qualcosa si è disvelato: pur di dar contro a chi c’era prima, la giunta di destra vuol ripartire da zero con un altro progetto di variante. Ma, per il suo assessore, queste varianti sono tutte “devastanti” perché … tolgono il traffico dal centro. Non è chiaro cosa adesso può accadere. E’ comunque confermata la sindrome di Calimero. Che sostenuta da un continuo e rancoroso vittimismo, rallenta e non realizza. (mb),

PONTE NAVE: GETTATO AL VENTO?– Alle elezioni 2023, entrambi i sindaci avevano, nei loro programmi, inserito la variante stradale chiamata ponte alla Nave.

Uno (Puggelli) credendoci, l’altro (Palandri) dando l’impressione di crederci meno.

Anche perché Palandri, nello stesso suo programma, aveva inserito un’altra opera: un maxi centro sportivo che con quella variante stradale fa a pugni.

Sullo stesso terreno in via Lombarda – dove dovrebbe terminare la variante – Palandri vorrebbe infatti far costruire un sacco di roba. Un grande centro sportivo polivalente. Quello che molti, con ironia viola, hanno chiamato “Poggio Park”.

L’ANOMALO “POGGIO PARK” – Del maxi impianto sportivo però nessuno, dal 2023, ha più parlato. Non è un caso.

In effetti il progetto è a dir poco anomalo, azzardato, problematico. Su quel terreno, sotto gli argini dell’Ombrone, esistono forti vincoli legati proprio al torrente.

E in più lì, davanti alla centrale Enel, passano i giganteschi tralicci di un importante elettrodotto.

Nel suo programma elettorale, non potendo far finta che i tralicci non esistessero, Palandri l’aveva fatta facile. Saranno – aveva promesso con una dose di imprudenza – “interrati”.

Non è chiaro né se davvero si possono “interrare” né a quali costi. Costi comunque molto alti. A chi spetterebbero? Al Comune?

Nell’ottobre 2024, dopo il primo anno e mezzo di silenzio, l’assessore Mastropieri ammise che sul “Poggio park” era necessaria una “riflessione“. Un imbarazzato sindaco corresse subito. Disse che l’assessore era stato “frainteso“.

Fino ad oggi, con davanti soltanto due anni pieni di sindacatura, sul “Poggio park” nessuno ha mosso un capello. Nel programma triennale delle opere pubbliche, questa opera è slittata al 2028, cioè agli ultimi mesi del mandato.

Una scelta chiara per ammettere che non se ne farà di nulla. Almeno nel mandato attuale.

PONTE ALLA NAVE: IL SILENZIO DELLA GIUNTA – Ammesso e non concesso sia possibile murare su quel terreno, chi pagherebbe un’opera così gigantesca? Si può murare in un’area a così forte rischio idrogeologico? Farlo sarebbe di interesse pubblico? Perché non rendere trasparente questa vicenda?

Tutte domande per adesso senza risposta. Ma il “Poggio park” è comunque servito, a Palandri, per non spingere troppo sul ponte alla Nave.

Neppure su questa variante stradale, infatti, la sua giunta ha mai fatto chiarezza: né per dire “no” nè per dire “si”.

Nessun incontro pubblico con i cittadini per spiegare se la giunta ci crede o no. Nessun comunicato per far conoscere se, quando e come la giunta ha premuto su Regione Toscana per tale variante.

Nessuna notizia pubblica sulla partecipazione di Palandri (o del suo assessore) alle riunioni svolte in Regione su questo argomento.

Palandri – e se fosse vero sarebbe grave – ha anzi sostenuto di non essere mai stato chiamato agli incontri.

PONTE ALLA NAVE: PIETRA TOMBALE? – Ed eccoci all’ultimo Consiglio Comunale. Lì, sull’idea del ponte alla Nave, è stata posta, nella sostanza, una pietra tombale.

L’assessore Mastropieri ha stupito tutti affermando la dannosità di tali varianti. Fatte per togliere il traffico dai centri storici, sono – ha detto – “devastanti”. Un concetto simile era difficile trovarlo, da un amministratore pubblico, perfino negli anni Sessanta. Figurarsi oggi.

All’assessore è scappata una parola pesa. Male non farebbe, se del caso, a spiegarsi meglio.

Premesso di aver mutato idea sulla variante (“Ero convinto che fosse necessaria ma ho cambiato idea”), ha sostenuto che realizzarla sarebbe un danno per Poggio perché (sic) dalle vie del centro finirebbe per non passarci più nessuno. Sarebbe – ha aggiunto – “devastante“.

Un po’ – ha proseguito – come è successo a San Donnino dopo la variante (“Da San Donnino non ci passa più nessuno”). E come è successo a Tavola dopo il ponte (“Dal centro di Tavola il traffico non ci passa più. Tavola è morta”).

Per tutti, a prescindere dal colore politico, le varianti esterne ai centri abitati servono proprio per aiutare chi vive in centro a stare meglio. Per lui, al contrario, sono “devastanti” proprio perché (sic) … tolgono il traffico dal centro.

Ma allora – se tutte queste varianti sono “devastanti” perché poi dal centro non ci passa più nessuno – a essere “devastante” non sarebbe anche quella proposta da Campanelli? E allora perché non rimettere a doppio senso anche il tratto di “66” davanti al Comune?

LA VARIANTE ALTERNATIVA – Nell’ultima seduta di Consiglio, il 25 febbraio, è successo altro. Un velo si è disvelato.

Sostenendo di non aver mai creduto al ponte alla Nave, ma di credere al “Poggio park”, il consigliere Fabrizio Campanelli aveva presentato un suo odg.

Fu eletto con la destra dopo anni di lontana militanza nella sinistra. Da tempo uscito dalla maggioranza dopo brutali attacchi che il sindaco gli aveva rivolto.

Da battitore libero Campanelli in questo suo documento – che contiene anche ammissioni interessanti – ha bocciato l’ipotesi del ponte alla Nave. E’ stato, almeno, sincero.

A farla – ha detto – ci vorrebbe troppo tempo. Servirebbero troppi soldi. Occorre qualcosa di più semplice che lui ha lanciato come di rapida fattibilità (“in una settimana si fanno le rotonde, in un anno o due si può realizzare l’intera opera”).

LA VARIANTE DEI SODI E DELLE PALLE – Per Campanelli, la soluzione sarebbe costruire una nuova rotonda a San’Angelo. Davanti alla strettissima via dei Sodi e da lì – in mezzo a edifici, casse di espansione, gore – proseguire per ponte alle Palle.

Arrivare a via Montagliari, passare il ponticino sull’Ombrone e poi per Montefortini ed Etrusca arrivare ai capannoni di via Lombarda. Cinque chilometri e mezzo di stradine. Tutte, chiaramente, da allargare.

Campanelli l’ha fatta facile. Per lui, sulla sua idea, non ci sono problemi. Tutto lì sarebbe semplice. Poco costoso. E soprattutto potrebbe essere fatto in tempi rapidi (“in due anni la si fa“). Togliendo dal centro del Poggio (immaginarsi l’entusiasmo di Mastropieri …) molto traffico.

Neppure lui, in verità, ha avuto il coraggio di ammettere fino in fondo che tutto ciò significherebbe mettere una pietra sopra l’ipotesi del ponte alla Nave (“la mia idea non è alternativa, ma io spero che il Ponte alla Nave non si faccia”). Ma è chiaro che così sarebbe. Diciamo che il rischio sarebbe molto elevato.

IL NO DELL’OPPOSIZIONE – Dall’opposizione l’idea è stata subito bocciata come semplicistica.

Esisterebbero infatti, per la minoranza, varie criticità: le dimensioni della carreggiata, la presenza di strettoie e di casse di espansione, un ponte (sull’Ombrone a Castelletti) inadatto a sostenere il traffico pesante e i flussi veicolari previsti per una strada di scorrimento), la carenza di standard di sicurezza.

Per l’opposizione, insomma, l’unica possibilità per risolvere in modo definitivo l’inquinamento acustico e atmosferico del Poggio attraverso standard infrastrutturali moderni e sicuri è solo una: il ponte alla Nave.

L’alternativa di Campanelli significherebbe, nella sostanza, gettar via ciò che finora è stato fatto. E questo sarebbe assurdo.

L’unica cosa da fare, con tanto buonsenso e giusta azione politica, dopo tre lunghi anni di silenzio da parte di questa giunta, sarebbe premere sulla Regione perché i tempi vengano accelerati e le risorse reperite.

Ma la giunta Palandri, a questo punto, lo vorrà fare?

LA MAGGIORANZA STA CON IL PONTE ALLE PALLE – L’odg Campanelli (qui il documento), favorevole al cosiddetto “percorso alternativo“, è piaciuto all’intera maggioranza che lo ha votato (qui la delibera).

Assente al momento del voto perché atteso – ha spiegato – “a una cena istituzionale”, il sindaco Palandri ha tenuto a dire “si” a una soluzione “buona”. Ed ha subito aggiunto di “non aver mai partecipato a nessun tavolo di lavoro” per il Ponte alla Nave (“purtroppo a oggi non mi hanno mai chiamato”).

L’intera maggioranza si è dichiarata favorevole all’idea “dei Sodi e delle palle” pur non avendo il coraggio di dire, in modo aperto, un “no” definitivo al ponte dalla Nave.

Ma è chiaro che la volontà politica di premere sulla variante ponte alla Nave è, nella destra poggese, messa da parte. Pensano di poter camminare su un’altra strada: quella dei Sodi e delle Palle. E la fanno facile.

E ADESSO CHE FARA’ IL SINDACO? – Oltretutto il sindaco ha ammesso di … non sapere neppure come si convoca e si porta avanti in modo giusto una conferenza dei servizi. Ammissione sincera, ma dopo quasi tre anni imbarazzante.

Da notare che il documento approvato dalla maggioranza (“una soluzione immediata, in tempi rapidi, per la salute dei cittadini e per la qualità della vita”) scarica sulla Regione il compito di convocare una nuova Conferenza dei servizi.

In modo da poter fare un preliminare “studio di fattibilità”. Il Comune, cioè, se ne lava le mani e chiede aiuto alla Regione.

E ora cosa accadrà? Come potrà Poggio partecipare alle riunioni in Regione per sostenere il ponte alla Nave a cui ha così dimostrato di non credere?

Avrà il coraggio, Palandri, di chiedere formalmente alla Regione di non insistere sul lavoro già iniziato per il ponte alla Nave? Chiederà, Palandri, di ripartire da zero per l’altra ipotesi? Chiederà di sposare entrambe le strade? Potrà la Regione sposare entrambe le soluzioni?

Ed è davvero vero ciò che ha detto il sindaco, cioè di non aver mai ricevuto alcun invito dalla Regione a partecipare alle riunioni per il Ponte alla Nave?

Davvero la Regione non ha mai invitato a queste riunioni, il sindaco più interessato al progetto?

Se fosse vero, se Regione Toscana non avesse mai invitato dal 2023 il Comune di Poggio agli incontri sul ponte alla Nave, non sarebbe questo – da parte di Regione Toscana – un comportamento irregolare e forse pure illegittimo?

E CHE FARA’ LA REGIONE? – E davvero la Regione, da anni impegnata sul ponte alla Nave, vorrà ripartire da zero con un’altra conferenza in cui lavorare su un altro progetto per ripartire ex novo con un altro “studio di fattibilità“?

Che interesse hanno gli altri Comuni, già concordi sull’altro progetto, a buttare tutto all’aria? E vista l’importanza della questione, dopo che il Consiglio Comunale ha approvato un atto così forte, potremo vedere una pubblica assemblea convocata dal Comune?

Potremo ascoltare sindaco e assessore mentre ci spiegano, meglio se con qualche carta in mano, le ragioni di questa loro nuova scelta?

Potremo ascoltare l’assessore confermare che considera “devastanti” le varianti esterne? Pure quella di Campanelli sarebbe “devastante”?

Come fa, l’assessore, a sostenere la variante Campanelli se davvero lui pensa che tutte queste varianti, dunque compresa pure questa, siano “devastanti“?

NO ALLA VARIANTE PER DIRE SI AL POGGIO PARK? – E infine: quanto pesa in questo sostanziale “no” al ponte alla Nave, fra il detto e il non detto, l’interesse (teorico perché opera assai problematica da realizzare) per il “Poggio park”?

Davvero questa destra dice “no” sul ponte alla Nave solo per lasciare un terreno libero in vista dell’operazione “Poggio park“? Dove sta il vero interesse comune?

Perché scordarsi, da parte di Palandri, che lui stesso, nel suo programma elettorale, aveva inserito non la variante per via “dei Sodi e delle Palle” ma quella per il ponte alla Nave?

PONTE AL MOLINO: IL COMPLOTTO – C’è poi il Ponte al Molino. Su questo, sempre il 25 febbraio, la maggioranza ha votato (qui la delibera) una mozione (qui il testo).

Durissime, nel dibattito, le bordate contro Simone Calamai. Il presidente della Provincia è stato accusato, dalla destra, del peggior comportamento che si possa attribuire a un uomo delle istituzioni: dar contro a un sindaco (in questo caso il sindaco di Poggio) solo perché di un colore politico diverso dal suo e solo per difendere i suoi compagni di partito.

La mozione approvata (voto contrario opposizione) non solo “contesta” l’atto provinciale con cui i tecnici mantengono il senso unico su quel ponte ma addirittura (sic) “pretende” dalla Provincia un tavolo tecnico per riaprire subito quel ponte a doppio senso. Può, un sindaco, rivolgersi a un altro ente sulla base di un verbo (“pretendere“) così rozzo?

EPPURE PALANDRI UNA SOLUZIONE L’AVREBBE – In realtà, Palandri avrebbe un modo semplice per combattere, e magari vincere, questa battaglia sul ponte al Molino.

Potrebbe leggere bene la sentenza del Consiglio di Stato e cominciare, finalmente, a produrre atti. Corretti sotto il profilo giuridico, non pasticciati, preceduti da studi sul traffico, capaci di adeguarsi a quanto chiesto dalla sentenza.

Continuare a buttare tutto in caciara, continuare nel vittimismo, dar sempre la colpa a qualcun altro serve a poco. Soprattutto non aumenta la fiducia dei cittadini nelle istituzioni.

Per affrontare, al Poggio, la complessa (e complessa per tutti) vicenda viabilità (e per farlo da adulti) sarebbe davvero necessario usare un buon senso finora non praticato.

Continuare a fare i “calimeri” gridando che “è tutta una ingiustizia” e che tutti ce l’hanno con te solo “perché piccolo e nero“, può servire solo, al massimo, per convincere qualche ultrà da stadio.

Può servire, in negativo, solo per una propaganda di pancia. Ma non serve, in positivo, per costruire azioni concrete, per risolvere problemi aperti. Serve solo per rallentare, non per andare avanti.

POGGIO (A CAIANO) E BUCA di Mauro Banchini n. 146 del 5 marzo 2026

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Mauro Banchini
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