PARLANDO DI UTOPIA CON FREI BETTO

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Stasera parliamo di utopia, stasera parliamo di progetto”. In Italia per un giro di conferenze organizzate dalla Rete Radié Resch di Antonio Vermigli, il teologo brasiliano Frei Betto è transitato anche dalla parrocchia di Bonistallo (Poggio a Caiano), invitato da don Cristiano D’Angelo e tradotto (Betto capisce bene l’italiano, ma per parlare preferisce affidarsi alla sua lingua) grazie al servizio di don Enzo Benesperi, prete pistoiese per decenni “missionario” in terra brasiliana e molto attivo nel rapporto, come si diceva un tempo, fra evangelizzazione e promozione umana.

Non ha pronunciato, Betto, parole di particolare scandalo almeno se teniamo presente che a essere scandaloso fu, e sempre lo sarà, Gesù Cristo. Nulla di strano, in un teologo della Liberazione che  ha pagato sulla pelle la violenza delle dittature, la critica contro il modello capitalistico-edonista, contro il pensiero unico neo-liberista, contro le ingiustizie globali sintetizzate dal noto richiamo al fatto che 87 famiglie hanno, oggi, lo stesso reddito di 3,5 miliardi di altri esseri umani, la metà della popolazione mondiale. Nulla di stano nel tempo di Francesco.

Senti ripetere questa cosa tremenda e che fai? Ovviamente nulla. Ti tornano in mente le inchieste giornalistiche (ogni tanto se ne fanno) sullo scandalo delle multinazionali e dei singoli “benefattori” di una umanità sempre più connessa anche grazie alla loro intelligenza (ottenere profitti enormi e trovare modi facili, protezioni adeguate, per non pagare le tasse): ti torna in mente tutto questo e cosa fai? Ovviamente nulla. Ascolti una verità ormai palese (i governi istituzionali, eletti in modo democratico, contano sempre meno perché sovrastati da altri livelli, per nulla trasparenti, di un potere sempre più finanziario). Cosa fai? Nulla.

Ma a rendere attuale l’incontro con Frei Betto, che in Brasile fu ministro nel primo governo Lula, stanno proprio le recenti vicende brasiliane con quella che a noi pare una “caduta in disgrazia” di Lula e con la destituzione di Dilma Roussef, fino a poco tempo fa presidente del Brasile. E’ lo stesso Betto che ci arriva ricordando le difficoltà incontrate dai governi democratici in America Latina: dà molta colpa agli USA, ma non nasconde errori compiuti dalle sinistre sudamericane. Cinque “errori” che rimandano a situazioni più vicine: l’essersi allontanati dal popolo, l’essersi imbattuti in corruzione, l’aver tradito i metodi della democrazia, la timidezza sulle questioni sociali, l’incapacità di puntare su grandi riforme.

Per Frei Betto “la grande sfida di oggi” non sta tanto nell’aver fede “in” Gesù (“Anche Mussolini, anche Hitler, anche Pinochet l’avevano”) quanto nell’avere la fede “di” Gesù. Al di là del buon escamotage, la battuta rinvia a un quesito: “quale la nostra missione di cristiani, e di cittadini, oggi e in questo tipo di mondo?”. Aggiungendo, Frei Betto, una conseguente domanda: “decidiamo di preservare questo tipo di privilegi o tentiamo di abbracciare la solidarietà internazionale? Ci adeguiamo o decidiamo di rompere la gabbia del sistema per creare una rete globale di solidarietà?”.

Fine conferenza. Solite domande e qualche risposta che merita di essere citata (una, sulla corruzione dei politici, per ricordare intanto che non tutti sono corrotti e poi che “il potere non cambia la persona, fa solo sì che la persona si riveli per ciò che è”. Interessante).

Osservando il pubblico accorso (non tanti, in verità. Ma qualcuno di giovane età) un po’ stupisce la limitatezza della risonanze. Ascoltando queste parole nei lontani anni in cui gente come chi scrive poteva dirsi giovane, non si fatica a immaginare il flusso di domande e passioni che sarebbero scaturite. Vedendo la velocità con cui termina la serata, qualche domanda può arrivare.

Preghiamo davvero, con Betto, perché Francesco viva a lungo. E riflettiamo sulla considerazione che la Chiesa si riforma non solo dall’alto ma soprattutto dal basso. Standoci dunque dentro. E sapendo di starci non “per causa del papa, ma per causa di Gesù”. Ma riflettiamo anche su un altro invito fatto dal teologo brasiliano, in particolare ai più giovani: entrate in politica, la forma perfetta di carità; entrateci voi perché chi ne sta lontano, nauseato dalla politica, finisce per essere governato da chi, di una certa politica, nausea non ha. Interessante.

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