ALLUVIONE: UN SILENZIO FUORI DI ORDINANZA – Un silenzio che colpisce. Ormai a una ventina di giorni dall’alluvione, un velo di silenzio è sceso sull’entità dei danni. Ovviamente non quella precisa, al dettaglio, quella su cui spero sia in corso la compilazione dei moduli, ma almeno su quella – normalissima in questi casi – approssimativa: quante le famiglie colpite? Quante le aziende? Quanti i danni a opere pubbliche? E una quantificazione di massima sui danni?
La nostra fortuna, come noto, sono state le casse di espansione. Hanno fatto il loro dovere. Hanno salvato Poggio da danni che sarebbero stati maggiori (come purtroppo accaduto qui vicino).
A maggior ragione il calcolo, ancorché approssimativo, sui danni subiti (e chi ha subito danni merita ampia solidarietà nonché giusti ricompensi) non dovrebbe essere molto complicato da parte del Comune. Ma non è dato saperlo.
Così come, a oggi, non è dato sapere il nome della ditta privata a cui era stato affidato il ritiro dei rifiuti. L’atto non è stato ancora reso pubblico.

BOTTA E RISPOSTA AL POGGETTO – Così come, a oggi, nessuno sa perché molte abitazioni di una determinata area del Poggetto siano state invase da un fiume di acqua e di fango. Problemi di fogne? Altro?
Da una trentina di famiglie lì danneggiate è stato presentato un esposto. Al sindaco. Per chiedere chiarezza sulle cause. Tirando in ballo, senza rivolgere accuse e solo chiedendo spiegazioni, anche un laghetto sovrastante la cui proprietà ha subito smentito ogni tipo di colpa. Ci sono stati sopralluoghi da autorità competenti. Si attende una relazione del Genio Civile.
Per adesso tutto tace, mentre – e in una democrazia dovrebbe funzionare così – tutto dovrebbe essere illuminato. Senza alcun tipo di paura. Senza alcun tipo di pressioni. Perché (sia come sia andata, e qui ancora non si sa. Qui e altrove) è solo la verità che può rendere liberi.

ALLUVIONE: TORNANDO SUL POGGIO PARK – Vale certo per l’Italia intera. E dunque vale anche per il nostro microcosmo poggese. L’occasione del PNRR sarebbe stata perfetta per iniziare a rifare, in buona parte dello Stivale, due ordini di opere pubbliche che hanno il difetto di non avere grande visibilità ma che sono fondamentali: fognature e acquedotti.
Le prime, in generale, sono ormai ovunque inadeguate alle precipitazioni durante una crisi climatica che in pochissimi minuti inonda la nostra terra (fino a poco tempo prima in condizioni siccitose) di incredibili tempeste di acqua.
I secondi, gli acquedotti, fanno acqua da tutte le parti: sono così vetusti che arrivano a perdere, per la strada, fino al 40% di un bene comune (l’acqua) sempre più prezioso.
I miliardi del PNRR (sui quali come Paese rischiamo una pessima figura di emme) avrebbero potuto e dovuto servire proprio per iniziare a rifare opere pubbliche così strategiche ma destinate, appunto, a non essere viste da noi cittadini a causa della loro stessa natura … sotterranea.
Ma la verità sta altrove. Purtroppo. Quale sindaco, quale politico (ma purtroppo anche quale cittadino) oggi sarebbe pronto a rinunciare a qualche inutile e sciocco “effetto speciale” più o meno pirotecnico per rimettere mano a fognature (ormai ovunque troppo strette e troppo maltenute) e ad acquedotti (ormai ovunque ridotti a colabrodi)?
Un problema – questo – di non poco conto. Che somiglia alle inutili lamentazioni (di geologi, climatologi, intellettuali) sull’eccessivo consumo di suolo: scandalizzati e arrabbiati ne parliamo tutti quando arrivano i disastri di una alluvione annunciata, salvo poi scordarcene un mesetto dopo. Subito proni, anche stando zitti, davanti al partito del mattone.
Vale per l’Italia intera (a diverse guide politiche assai attente solo all’effimero). E vale, nel nostro microcosmo, anche qui al Poggio. Vale, per il futuro consumo di suolo, ad esempio in Candeli.
Laddove qualcuno, certo non nell’interesse comune, vorrebbe murare uno dei pochi spazi liberi rimasti. Chiamandolo, in maiuscolo, e dunque urlandolo, “NUOVO POLO SPORTIVO” dopo aver ottenuto i voti con un programma elettorale che quell’opera la dettagliava con insolita dovizia di particolari. Come se già, da qualche parte, ci fosse un progetto di massima già predisposto. Qualcun altro, invece, beffardamente lo chiama “Poggio park”. Senza maiuscole.

PM: SEDE CERCASI, ASSAI – Dove sarà la sede della Polizia Municipale qui al Poggio? In quale immobile? Di quale proprietario? Sarà un affitto o sarà un acquisto? Quanto, in entrambi i casi costerà? Quanto costerà il contenzioso legale, sulla sede scartata, già aperto da mesi?
Se ne parla da tempo e la curiosità non manca. A mancare, inoltre, sono ormai davvero pochi i mesi che ci separano dalla scelta perché ad arrivare al 7 marzo 2024 si fa presto. Quel giorno, infatti, è la data ultima (e non prorogabile: sta scritto nell’atto comunale) che lega Comune e Misericordia per l’affitto temporaneo, nei locali Mise, della PM in attesa di una soluzione definitiva.
E’ dal 7 agosto che ogni mese il Comune paga 1.200 euro alla Mise per affittare una parte della sua sede alla PM. Tale affitto è previsto solo per 7 mesi (dunque avrà termine appunto il 7 marzo 2024, data in cui dovrà essere operativa la nuova sede).
Da notare che nella determina comunale (la n. 45 del 16 agosto 2023) è contenuto un piccolo errore, certo di battitura: i denari in effetti impegnati sono (al netto delle poche decine di euro per le spese di registrazione contratto) non 8.400 (dunque per i 7 mesi regolari) ma 9.600 (dunque per un mese esatto in più). Un errore, certo di battitura, che dovrà essere corretto: o 8.400 euro per 7 mesi o 9.600 per 8 mesi.

PM: UNA STORIA LUNGA ASSAI – La storia è molto più lunga. L’amministrazione precedente l’avrebbe risolta contraendo un mutuo con Cassa Depositi e Prestiti per acquistare (dunque non affittare) un immobile (dalla CNA che ne è proprietaria) in piazza Di Vittorio. Un immobile scelto non a caso, ma dopo adeguati studi di fattibilità/efficacia e con l’approvazone dei più diretti interessati: gli operatori della stessa PM.
Furono in molti, perfino fra quelli che stavano sostenendo Palandri, a lodare la scelta di farla finita con i denari buttati via ogni mese per un affitto puntando invece su un assai più lungimirante e definitivo acquisto sostenuto da Cassa Depositi e Prestiti.
Tutto sembrava fatto, ma la nuova amministrazione non è stata d’accordo e ha mandato tutto a gambe all’aria preferendo un costoso e inevitabile contenzioso con CNA e cercando un’altra strada: quale sia ancora non si sa.
Non è ancora chiaro il motivo della ostilità di Palandri verso la soluzione che Puggelli gli aveva consegnato. Solo alla fine potremo giudicare meglio: conosciuta la soluzione che Palandri e i suoi stanno cercando, conosciute le condizioni, conosciuta la proprietà, conosciuti i costi. In paese non mancano voci su dove potrà essere la nuova sede della PM. Presto vedremo. Il tempo fugge.
PM: UN AVVISO RITARDATO ASSAI – Solo pochi giorni fa (determina 124 del 17 novembre 2023) l’amministrazione ha pubblicato un avviso esplorativo di mercato “per sondare la disponibilità del mercato immobiliare del territorio onde verificare l’esistenza di cespiti idonei” per “accogliere la sede del Comando della Polizia Municipale“. Purtroppo all’Albo Pretorio non sono stati pubblicati (e questo è strano. Un errore a cui dovrà essere posto adeguato rimedio) i due allegati fondamentali per capire l’atto: gli schemi per manifestare l’interesse e per fare la domanda.
Colpisce il ritardo dell’atto. Visto che la volontà di trovare un’altra sede era arcinota, è difficile capire perchè l’avviso esplorativo è arrivato solo a fine novembre. In zona cesarini.
La determina non indicata limiti di tempo per trovare questo immobile, ma siccome l’affitto (“non prorogabile”) alla Misercordia scade il 7 marzo 2024, siccome a questa data mancano appena un centinaio di giorni, siccome non è detto che l’immobile trovato – ammesso non sia già stato trovato – sarà immediatamente disponibile per ospitare la nuova funzione, siccome sarà anche interessante capire bene i conti dell’operazione e la sua convenienza non solo operativa ma anche economica, diciamo che il tempo scorre veloce davvero.

CANI: UNO SGAMBATOIO LOMBARDO – Non avendo un cane sono la persona meno adatta per capire le esigenze di chi ne ha uno. Ma ho capito che uno “sgambatoio” viene realizzato – per evidenti motivi di praticità – nelle vicinanze delle abitazioni: in modo da facilitare chi ha un cane e vuole, ogni giorno, farlo “sgambare”.
Una struttura di questo tipo venne realizzata dall’amministrazione precedente, dopo tante attese e tante richieste dei proprietari di cani, sul viale Matteotti: dunque in una parte di paese densamente abitata. Ma pure su questa scelta non mancarono dure polemiche. Specie in campagna elettorale.
“La colpa è del Puggelli” (slogan tipico della destra poggese) si esercitò anche sulle gambe dei cani (e dei proprietari): troppa confusione, troppo abbaiare, troppo sporco. Questo, almeno, ha sostenuto una parte (grande o piccola non so) di residenti nelle vicinanze dello spazio per cani. Qualcuno sostiene che a protestare forte fosse una sola persona. A fronte di tanti che non erano poi così disturbati dallo sgambatoio.
Nel suo programma elettorale Palandri cavalcò questo (risicato o ampio) scontento. E promise che avrebbe realizzato “nuove aree sgambatura lontane da abitazioni”. Adesso – nulla da dire – sta solo mantenendo la promessa. Per la gioia di chi si lamentava e di chi lo ha votato.
Ma, ecco il punto, sarà una “sgambatura” lontana. L’area scelta, una volta smontata quella di viale Matteotti, è alla periferia del Comune: in via Lombarda, al confine estremo con Comeana. Lì c’è uno spazio, comunale, destinato a verde pubblico. Lì c’è un ampio posteggio. Non ci sono abitazioni vicine. Lì i cani dovranno essere portati. E quelli troppo abbaianti lì, certo, non daranno noia.

CANI: LO CONTE SMONTA E LO CONTE RIMONTA – E’ di mercoledì scorso la determina comunale (n. 122 del 15 novembre 2023) che affida a una ditta edile di primaria importanza lo smontaggio dello sgambatoio da viale Matteotti e il suo rimontaggio in via Lombarda ( smontaggio avvenuto e rimontaggio in corso).
La ditta è la “Lo Conte edile costruzioni srl”, da poco assurta agli onori delle cronache pratesi per essere entrata – alla vigilia delle elezioni comunali nel capoluogo – nella immobiliare della diocesi che controlla anche TvPrato.
Fu la Giunta Palandri (con delibera 109 dello scorso 23 ottobre) ad approvare tale trasferimento in Lombarda e a dare mandato all’ufficio tecnico di realizzare quest’opera. Adesso la determina chiude il cerchio. La spesa complessiva per l’opera è indicata in circa 7.200 euro. Il preventivo più vantaggioso presentato al Comune (quello di Lo Conte Edile Costruzioni) supera di poco i 1.800 euro. Ed all’azienda di Lo Conte il lavoro viene dunque affidato.
Palandri sindaco potrà dire di aver mantenuto una promessa elettorale. Chi si lamentava per i rumori lungo viale Matteotti sarà lieto di non avere più cani fra i piedi. Resto curioso sul livello di soddisfazione dei proprietari dei cani.
A far sgambare i loro animali dovranno andare in Lombarda. Oppure … altrove. Contenti?
POGGIO (A CAIANO) E BUCA … di Mauro Banchini – 20 novembre 2023 – n. 31
