ALLUVIONE: IL GRANDE SILENZIO – Era normale che il primo Consiglio dopo l’alluvione si aprisse con una dettagliata informativa da parte del sindaco e non, se ciò avverrà, con una semplice sua comunicazione iniziale: tante informazioni anche su eventuali responsabilità nei danni, un resoconto preciso su cosa è stato fatto in emergenza e dopo, un conseguente e pubblico confronto fra i gruppi. Invece l’odg di mercoledì 29 novembre non reca alcun punto su una vicenda che, pure, ha creato danni (esempio al Poggetto) e procurato paura nella comunità.
Tutte le altre amministrazioni (colpite in modo certo maggiore: i lavori fatti in passato sulle casse di espansione hanno salvato Poggio da guai peggiori) si sono mosse e si stanno muovendo: assemblee con i cittadini alluvionati, incontri dei sindaci nelle aree più colpite, richieste dei sindaci a Regione e Governo sulla implementazione delle poche risorse disponibili, messa a disposizione, in sinergia con categorie ed associazioni, della struttura comunale nei non facili percorsi per chiedere ristorni, pubblicazione di un quadro aggiornato sul come e sul perché l’alluvione ha colpito le singole zone, “conta” pubblica dei danni, quadro esauriente su opere pubbliche colpite …
A Poggio nulla di ciò. Nessun punto specifico è stato inserito all’odg della seduta. Il Consiglio, al massimo, potrà vedere una estemporanea e frettolosa comunicazione del sindaco senza una normale, adeguata e pubblica messa a disposizione preliminare di informazioni e dati necessari per conoscere. Difficile capire i motivi di una scelta che appare atipica perfino a chi ha avuto fiducia in Palandri e da lui avrebbe voluto fatti non silenzi. Davvero difficile.

SEDE PM UNO: RIASSUNTO PUNTATE PRECEDENTI – Strano ciò che accade, al Poggio, per la sede PM. Un veloce riassunto delle puntate precedenti su una vicenda sempre più pasticciata.
Prima puntata: il neosindaco Palandri non vuole dare al sindaco precedente la soddisfazione di aver risolto (e bene) l’annosa questione. Seconda puntata: entrando in un contenzioso legale che sta avendo costi per le casse del Comune, Palandri stoppa l’accordo già fatto da Puggelli con la CNA (il Comune, prendendo un mutuo, stava per acquistare dalla CNA uno spazio, giudicato adeguato dalla stessa PM, per metterci la sede della PM).
Terza puntata: la giunta Palandri rinnova l’accordo con Misericordia per prorogare di altri 7 mesi (fino al 7 marzo), non prorogabili, l’affitto di uno spazio, dentro Mise, per continuare a ospitare in via temporanea la PM. Quarta puntata: con un forte ritardo, a metà novembre il Comune finalmente avvia, con una determina, la ricerca di un immobile da affittare come sede PM.
Ed eccoci all’ultimo pasticcio. La determina (124 del 17 novembre) è pubblicata ma senza gli allegati: fogli che chiunque sia interessato a segnalare un suo immobile per un affitto, avrebbe necessità, come ovvio, di vedere. Tali fogli restano top secret. Chissà perché.

SEDE PM DUE: FRA MODULI SEGRETI E VOCI DI PAESE – Pochi giorni dopo, il 23 novembre, esce su un quotidiano locale un avviso dal titolo chiaro: “Il Comune cerca un’altra sede per la PM”. Si informa che “chi ha immobili da proporre in locazione può compilare il modulo scaricabile dal sito del Comune”. La cosa strana è che sul sito del Comune non c’è alcun modulo.
Un cittadino, incuriosito, telefona in Comune. Per capire. Dall’ufficio tecnico gli viene risposto che in effetti il modulo non c’è: l’amministrazione, nel frattempo, ha infatti deciso di revocare la determina 124 sospendendo la procedura. Cosa sia accaduto non si sa. E’ comunque singolare che in pochi giorni, e su una questione così delicata, il Comune (non nuovo a fare atti che poi vengono subito revocati) abbia fatto un pasticcio così strano.
Arriverà presto, forse, una determina che annulla la precedente. E anche un altro atto che faràri-partire una procedura per la quale i tempi sono già molto stretti visto che il 7 marzo sta per arrivare: la fine dei 7 mesi di affitto con la Misericordia. A 1.200 euro/mese e già con un buffo errore di calcolo – un altro pasticcio nel pasticcio – non ancora corretto.
Nel frattempo voci di paese (si sa: Poggio è piccolo e la gente mormora) si sbizzarriscono nel toto-sede. C’è chi spergiura che tutto sia già stato deciso. Secondo tali voci (certo destituite di fondamento) lo spazio scelto come sede della PM sarebbe il piano rialzato della ex Cassa Risparmio di Prato, in via Soffici. Voci, solo voci. Per adesso c’è solo una certezza: dopo aver rifiutato la soluzione definita dalla Giunta Puggelli (l’acquisto in proprietà), la Giunta Palandri cerca una sede (ma solo in affitto). Peccato che, per adesso, l’avviso pubblico sia ancora top secret.
IL RICCARDO LIBERATO – Se non tratteranno di alluvione, in compenso eleggeranno il presidente del Consiglio. E pure un suo vice. Il resto, a parte una variazione al bilancio, è contorno.
Già preparato con la modifica dello Statuto (non prevedeva questa figura), questo atto conferma soprattutto una cosa: il desiderio del sindaco Palandri di essere liberato dalle (peraltro non complicate) incombenze che lo vedevano presiedere le sedute del Consiglio.
Prima di lui, tutti gli altri sindaci poggesi hanno svolto da soli questo compito. Ma Palandri evidentemente non ne ha voglia e ha scelto di liberarsene, confermando il suo timore a esporsi nonchè una certa sua ansia da … non prestazione. E regalando a due consiglieri della sua maggioranza altrettanti strapuntini di mini pseudo potere.
Sarà, con molta probabilità, Mauro Mazzoni a prendere questa carica (bollata come inutile dalle opposizioni) mentre come vice se la vedranno gli unici tre consiglieri di maggioranza senza incarichi (Matteo Bonfanti, Alessandro Mancini e l’appena defenestrato Fabrizio Campanelli).
E dal sindaco non sentiremo più neppure la voce per l’appello iniziale. Avvertiamo bene, al contrario, l’attivismo della sua determinata e abile vice: secondo molti il vero sindaco.

IL MAURO PREMIATO – Nei piccoli Comuni la legge si limita a dare questa possibilità, ma non la impone (come nei Comuni grandi: dove un presidente può avere ruolo). Nei piccoli Comuni, tale possibilità viene colta dalle forze politiche per offrire un contentino a chi è rimasto fuori da altre cariche. A essere onesti lo fanno tutti: destra e sinistra. E pure centro.
Al presidente del Consiglio del Poggio è riconosciuta una indennità mensile di carica (dal prossimo gennaio 400 euro lordi ogni mese: il 10% dei 4.000 ogni mese spettanti al sindaco Palandri).
E se a svolgere questa funzione sarà davvero il sanguigno Mazzoni (che su Fb pubblica frequenti e feroci post contro la Chiesa di Papa Francesco mentre in Consiglio, fino a ora, è stato il battagliero front-man della maggioranza) sarà interessante vederlo alla prova: un buon presidente di assemblea, come noto, certo non incendia ma fa il pompiere; non interviene con polemiche continue contro gli avversari ma sa di doversi limitare essendo lui il rappresentante di tutti e non solo dei suoi. Vedremo. Per il momento: auguri.
SGAMBATOIO UNO: AL RIBASSO – Pare non sia stata presa bene, dai proprietari di cani, la chiusura dello sgambatoio di viale Matteotti e il rimontaggio in Lombarda. Il pasticcio è stato affidato a una impresa edile (ma al cantiere i mezzi hanno il nome di un’altra ditta. Un sub appalto?) che ha offerto un “ribasso” notevole: a fronte di un costo da 7.200 euro, la ditta lo ha fatto per soli 1.800 euro. Il quadruplo in meno.
In ogni caso a non convincere i proprietari dei cani, anzi a farli arrabbiare, è altro: la decisione, presa dal sindaco, di eliminare uno sgambatoio comodo (e chiesto da anni) per rimontarlo in una zona periferica: via Lombarda, al confine con Comeana. Questo, ovvio, costringe i proprietari dei cani a caricarli sulle automobili. Oppure, come più probabile, a cercare altre soluzioni più vicine: magari continuando a usare il giardino di viale Matteotti.

SGAMBATOIO DUE: LA CARICA DEI 101 – A colpire, sullo sgambatoio chiuso, è anche altro. La differenza fra le dichiarazioni del sindaco (lo abbiamo smantellato perché abbiamo ricevuto, in PEC, decine di proteste da chi abita in viale Matteotti ed era molto disturbato per i rumori dei cani) e l’altra campana. Chi contesta lo smantellamento sostiene che a protestare possono essere stati, al massimo, uno o due cittadini mentre sono state oltre 70 le firme sulla posizione opposta.
Gli esperti fanno presente che quelle strutture hanno caratteristiche e regole precise: servono davvero solo se posizionati non lontano ma vicino a dove vivono i cani.
Pare annunciata una protesta: i proprietari dei cani, con i loro cani, chiederanno al sindaco di ripensarci. Chissà se saranno 101. O meno. O più. Chissà. E può essere che qualcuno faccia accesso agli atti per capire chi dice la verità, su vero numero delle proteste, fra sindaco e altri.
Palandri e i suoi faranno marcia indietro cercando un dialogo? Oppure, parafrasando un detto del Ventennio, “tireranno dritto/faranno sempre ciò che la determina ha scritto”?

CROCIFISSO UNO: LA GUERRA DI PIERO – Non so se nell’aula consiliare del Poggio c’è un crocifisso. Pare di no, visto che la vicesindaco Diletta, insieme all’assessore Piero, hanno firmato una mozione per impegnare sindaco e Giunta (dunque loro stessi) ad “apporne” uno.
Se la Giunta e la sua maggioranza, come è facile credere, concordano nell’apporre un crocifisso nell’aula consiliare possono benissimo farlo da soli. Perché presentare una mozione, fatta da due membri di Giunta e non da due consiglieri, per impegnare la Giunta?
Non so i motivi per cui lì non è stato apposto. Ma so di politica e dunque intuisco il motivo, strumentale, alla base: usare la croce come piccolo pretesto per non parlare di altro, come clava, come spada crociata per tentare una polemica politica di basso profilo.
Una deputata leghista (il partito di Diletta, oggi in crisi davanti alla grinta di Giorgia) ha presentato, a Roma, una proposta di legge per rendere obbligatoria l’esposizione del crocifisso nelle scuole e negli uffici della PA . Prevedono, i leghisti, addirittura (sic) “multe” per chi non si adegua. Ovvio che non se ne farà mai di nulla, anche perchè tutto questo è molto lontano dal magistero (sia post che, addirittura pre conciliare).
Facile capire i motivi per cui questo tipo di operazioni politiche (“identitarie”) sono all’odg anche della vicesindaco poggese: dichiarare guerra (non si sa bene a chi) nel nome della “cristianità” e della “tradizione”; usare la croce non per ciò (di elevato) che rappresenta ma come (banale) diversivo; fare ammuina agitando un simbolo come prima si adorava il “dio po”; tentare di guadagnare qualche consenso politico usando il Nazareno; sperare che gli avversari ci caschino in modo da montarci sopra un po’ di facile propaganda. Tutto qui. Scontato. Banale. Inutile.

CROCIFISSO DUE: LE PIETRE VIVE – Da cattolico, aspirante e pieno di limiti, è da tempo che ho scommesso su Cristo. E sono uno che – tentando di farlo in modo civile e laico, rispettoso di chi la pensa diverso – difende la presenza di croci e crocifissi in un Paese ormai da tempo secolarizzato, post cristiano e al limite del non capire più chi esattamente sono, in tanti dipinti, quella giovane Donna con quel Bimbo in braccio o chi era quel “tizio” appeso a quella croce.
Proprio perchè laico, non mi danno noia (anzi!) le croci sui monti, le “madonnine” nelle campagne, i crocifissi nelle aule, le croci sui campanili, i paesi che alla croce e ai santi devono nome e simboli civici. In un contesto fatto di pensiero debole, quel simbolo forte non disturba. Neppure la laicità. Non offende. Non dà noia. Ma può far riflettere.
A darmi noia è solo l’ipocrisia. Ad esempio quella di scordare che, se vogliamo prenderli davvero sul serio e non strumentalizzarli per altri fini, quei due legni incrociati – con appeso il corpo di un innocente – rimandano, oggi, a milioni di esseri umani umiliati e derisi. Sfruttati anche dal nostro stile di vita. Annegati davanti ai nostri occhi.
In Terra Santa, quando potremo tornarci, non andremo solo per omaggiare le “pietre morte”. Ci torneremo ben sapendo che anche lì, come in tante altre parti di un mondo così ingiusto, vivono “pietre vive” a cui ogni crocifisso rimanda.
Non può essere ridotta, l’universalità di un crocifisso, a mero “simbolo identitario” né dell’Italia sovranista né della cultura occidentale. E’, caso mai, segno eterno e universale di scandalo e di contraddizione. Ma questo è, forse, discorso troppo complicato per una politica, nazionale e locale, con la “p” troppo minuscola.
POGGIO (A CAIANO) E BUCA … di Mauro Banchini 26 novembre 2023 – n. 32
