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Home»Comune»UNA PIAZZA ANCORA DA INAUGURARE
Comune

UNA PIAZZA ANCORA DA INAUGURARE

Mauro BanchiniBy Mauro Banchini16 Ottobre 2025Updated:16 Ottobre 2025Nessun commento6 Mins Read
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In attesa di una lettura poggese (presto in arrivo) sui risultati delle elezioni regionali, qui si torna a parlare della piazza. (mb)

PIAZZA: E L’INAUGURAZIONE? – Nessuno sa che fine ha fatto l’inaugurazione ufficiale di piazza XX Settembre. Aperta il 7 agosto, dopo tante polemiche e quando i lavori non erano ancora finiti, l’8 settembre ne venne annunciata l’inaugurazione.

Cerimonia fissata alle ore 11 del 18 settembre, vigilia dell’Assedio. Tre giorni dopo, però, la doccia fredda: inaugurazione rinviata, a data da destinarsi, causa i soliti “motivi tecnici”.

Nessuno ha poi spiegato cosa fossero quei “motivi tecnici”. E nessuno ha ancora detto, a quasi tre mesi dall’apertura, quando l’inaugurazione sarà tenuta.

In compenso non mancano le voci. Sarà – si chiede qualcuno – perché non c’è ancora il collaudo? La piazza è stata collaudata o no? Perché ancora non è stato pubblicato l’atto ufficiale di collaudo?

E’ normale aprire ai cittadini un’opera pubblica senza il collaudo? I conti tornano? Con la ditta tutto è a posto? Gli arredi messi (giochi, panchine, alberi …) sono quelli previsti nell’appalto? Quali i “motivi tecnici” che impediscono, per ora, l’inaugurazione?

PIAZZA: E L’ASFALTO? – A colpire, in piazza e dintorni, è anche l’asfalto. Secondo il progetto originario avrebbe dovuto essere di colore diverso da quello che, oggi, tutti possiamo osservare.

Ai primi di giugno, quando l’asfalto venne steso, fu detto che era asfalto particolare (“naturale”) destinato, in pochi giorni, a schiarire per prendere il colore inizialmente previsto.

Sono quasi passati cinque mesi ma lo schiarimento non è avvertibile. La piazza, anche su questo, è diversa da quella che sarebbe dovuta essere in base al progetto Puggelli.

Il colore del catrame steso sulla piazza appare non molto diverso da quello steso sulla strada.

Davvero l’asfalto steso in piazza era “naturale”? Davvero doveva schiarire? E visto che lo schiarimento non sembra essere avvenuto, almeno così come era stato promesso, quale il motivo?

PIAZZA: E IL PILONE? – Chi scrive, volendo sempre dare notizie corrette, ha inviato formale PEC alla responsabile Polizia Municipale

Si desidera capire se il pilone in corten – quello che adesso, dopo la variante Palandri, si trova a lambire il tratto di strada aperto al traffico ordinario – è in regola con le norme sulla circolazione dei veicoli.

A occhio parrebbe di no: parrebbe presenza ingombrante e forse pericolosa. Ma in questi casi è sempre bene affidarsi a chi è esperto e, soprattutto, responsabile.

Da qui la PEC. Che ancora (stanno però per scadere i 30 giorni) aspetta una risposta. Vedremo.

PIAZZA: E LE CRITICHE? – Intanto la piazza XX Settembre non attira più, neppure nei più feroci oppositori, le durissime contumelie cui eravamo abituati. Bella o brutta che sia (ma si sa: l’estetica è un fatto personale) quella piazza ha, da mesi, cominciato a essere vissuta da molti poggesi.

E pare non dispiacere neppure a tanti fra gli antichi detrattori (tranne quelli del partito preso).

Sono, anzi, molti a sostenere che se il progetto fosse stato realizzato nelle modalità originarie, adesso la piazza larga (cioè, come previsto da Puggelli, non occupata da una strada a traffico ordinario) sarebbe entrata ancora meglio, e da due anni, nel cuore dei poggesi. E’ andata in altro modo.

PIAZZA: E IL MONUMENTO? – Nella piazza c’è un monumento. Dedicato ai poggesi caduti in guerra. Riporta il Bollettino della Vittoria (4 novembre 1918) in quella che il Pontefice di allora aveva definito “inutile strage”.

E’ stato spostato (ma anche reso più visibile) e non ha più la precedente bassa protezione. Nessuno, in verità, se l’era mai filato. Tranne che alle assai poco frequentate cerimonie ufficiali.

Ricordo un incontro, voluto dal compianto Luigi Corsetti. Il grande amico di tanti fra noi, dirigente cultura nell’amministrazione Puggelli/Mari, proprio su quel monumento – dimenticato – aveva fatto realizzare una ricerca storica affidata a Barbara Taverni. E il Comune aveva pubblicato il relativo volume.

PIAZZA: E LA GUERRA? – A presentarlo, in quella lontana serata, era stato chiamato anche un cappellano militare. Chi scrive, moderatore dell’incontro, si trovò in difficoltà. A causa di un suo pregiudizio verso quelle figure di sacerdoti così bistrattate da don Lorenzo Milani.

Ero pronto a parlar male dei cappellani militari, ma quel sacerdote – mi pare fosse un Carabiniere – arrivò alle Scuderie addirittura con il libro di Milani: quello intitolato “L’obbedienza non è più una virtù”.

E ne fece la base per il intervento non certo … guerrafondaio. Ovvero: come smontare i pregiudizi di un moderatore.

PIAZZA: E IL DECORO? – Giorni fa, attorno a quel monumento, ho visto una piccola scena che mi ha colpito, fatto pensare, commosso.

Un nonno aveva portato il nipotino (due/tre anni) nella piazza e questa creatura si stava arrampicando sui gradini del monumento.

Gattonava, il piccolo, proprio sotto l’immagine del soldato armato, in partenza per la guerra, colto nel più tenero degli abbracci: quello con la mamma. Che, forse, non lo avrebbe più rivisto.

Quel piccolo arrampicato mi ha colpito. E convinto (opinione personalissima, ci mancherebbe) sull’errore di rimettere una protezione, sia pure bassa, a corona di un marmo che deve farci riflettere sulla assurdità della guerra: sul valore della pace, sull’art. 11 della nostra Costituzione.

Ben vengano in quel monumento, purché sempre si ricordi l’obbligo del decoro, i piccoli che lì si arrampicano. O anche i ragazzini che si scambiano effusioni. O anche i nonni che, stanchi, si siedono.

I soldati poggesi a cui l’opera è dedicata non si offenderanno certo per questo.

PIAZZA: E LA LUCE? – Un limite, in quella piazza, pare essere l’illuminazione. A leggere il progetto iniziale la luce era però prevista. Eccome.

Prevista nelle forme contemporanee: cioè con quelle tecniche che consentono non solo di graduarla ma anche di mutarne i colori in base a specifiche esigenze.

Anche dai portali doveva uscire luce. Nel totale rispetto del divieto di inquinamento luminoso. Un po’ come già fatto, e con risultati di evidente fascino, per il nuovo ponte Manetti.

Chi adesso amministra dovrebbe, in base ai progetti, controllare bene le fonti di luce inizialmente previste. E attivarle o, se necessario, migliorarle.

Sarebbe invece sbagliato intervenire con soluzioni estemporanee e pasticciate: magari con fari, messi in alto, che sparano luce disturbante, inquinante, negli occhi dei visitatori notturni.

POGGIO (A CAIANO) E BUCA di Mauro Banchini n. 120 del 16 ottobre 2025

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Mauro Banchini
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