UNA “PATRIMONIALE” CHE CERTO NON SI FARA’.

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Che sull’emendamento Fratoianni-Orfini per introdurre una “patrimoniale” (così o comunque chiamata) a carico di chi ha patrimoni superiori a 500 mila euro fino a patrimoni superiori a 50 milioni di euro, sia contrario Silvio Berlusconi ovviamente non mi stupisce. Che i suoi media sparino a zero, sta nel gioco.

Mi fa tenerezza la contrarietà delle altre destre (Lega e Fratelli d’Italia) che dei voti presi fra le persone “comuni”, semplici e spesso povere anche di portafoglio, hanno fatto e fanno manbassa.

Trovo però singolare che a demolire quella proposta (relativa, anche in modo fin troppo “timido”, a un un inizio di redistribuzione della ricchezza) sia una parte del PD e l’intero “partito” (sic) di Matteo Renzi.

In queste ore ho tentato di approfondirla e, al di là della mia abissale ignoranza su queste cose, ho capito che non si tratterebbe certo di una … rapina o di un qualcosa che metterebbe al lastrico i colpiti: molti di loro (ad esempio quelli da un milione in su) neppure se ne accorgerebbero. E per quelli da mezzo milione in su la percentuale di prelievo (lo 0,2% tolta anche l’IMU) sarebbe un “sacrificio” certo sostenibile.

Ciò specie in giorni come questi: quando tante persone stanno precipitando nel girone dei veri poveri e tante altre, colpite dal Covid sia nella salute che nel portafoglio, stano lottando per non caderci.

Ricordo per inciso che una caratteristica della tanto ammirata Caritas, che ad esempio la differenzia da forme filantropiche di carità”, sta nello spingere ad agire non solo sulle conseguenze ma anche sulle cause delle povertà. Sotto pandemia lo Stato deve, giustamente, sostenere le vecchie e nuove povertà. E lo Stato, per questo, deve trovare nuove risorse (pur certo impegnandosi a razionalizzare le proprie spese).

Se così è, allora mi chiedo e chiedo quali sono le alternative: una – l’ho capito perfino io – è aumentare un deficit già colossale e dunque scaricare tutto su figli e nipoti. L’altra è cercare più soldi dove sono, in particolare fra chi è più ricco e dunque già più protetto di suo.

Quella proposta, tecnicamente, ha dei limiti? Va scritta meglio? Può essere. Dunque facciamolo: ciò spetta a una Politica con la “P” maiuscola, a istituzioni pubbliche fatte da persone che si sono impegnate a servirle “con disciplina e onore”.

Ma anche questa volta temo non accadrà nulla. Perfino nel centro sinistra (Zingaretti, dove sei? Renzi: lo sappiamo bene con chi stai e dove sei) sul fondamentale (per un centro sinistra antico e moderno) tema della redistribuzione dei redditi, le obiezioni battono i consensi. Allora, mi sa, c’è poco da fare.

Tutto, ancora una volta, resterà come ora: a pagare le tasse saranno i soliti pochi; a fare convegni sullo scandalo dei 100 e rotti miliardi all’anno di evasione fiscale saranno in tanti; a lamentarsi per aliquote troppo alte che “giustificano” l’evasione saranno, sostenuti da commercialisti e fiscalisti, i soliti noti con l’avallo di tanti media; a spendere male soldi pubblici continueranno a farlo in diversi, fra politici e burocrati; a fare inchieste giornalistiche, serie ma inutili, continueranno quelli di “Report”; a scaricare su figli e nipoti una spesa pubblica sempre più alta saremo tutti noi.

E a divertirsi – sul baratro sempre più largo, anche in Italia, fra masse sempre più tali di “povera gente” e numeri sempre più ridotti di “padroni” (termini così obsoleti, li uso apposta: nel ricordo di Giorgio La Pira e di don Lorenzo Milani) – a divertirsi a fronte di una sempre maggiore ingiustizia saranno in pochi.

Serviti e riveriti da qualche “cameriere” che un tempo diceva di far politica perfino nel centro sinistra.

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