Due soli argomenti. Il primo sul perché dal “Mascherone d’oro” (il riconoscimento comunale alle imprese poggesi) sono, in pratica, escluse le aziende aderenti a CNA. E il secondo sul perché sindaco, giunta e maggioranza non hanno nulla da ridire sulla campagna di odio, in tema di “sostituzione e remigrazione”, condotta dalla vicesindaca leghista. (mb)

MASCHERONE: COSA BUONA E GIUSTA – Anche nel capitolo “premi alle imprese poggesi” la giunta Palandri non ha inventato nulla di nuovo tranne che tentare di demolire – con risultati troppo spesso scadenti – ciò che c’era prima.
Un premio analogo era, infatti, già stato messo in piedi dall’amministrazione precedente. Si chiamava “Poggio a Caiano Premio Impresa”. E intendeva essere un riconoscimento per le capacità innovative delle aziende paesane.
A fine 2023 la giunta Palandri decise di proseguire con l’idea del premio, ma cambiò non solo il nome (da allora si chiama “Mascherone d’oro”) ma soprattutto il senso: la prima edizione (2024) fu infatti dedicata non alla capacità di innovare ma alla longevità. Si premiarono, cioè, le aziende più antiche.
Poi devono essersi accorti che premiare le aziende solo per la loro anzianità è certo importante ma è anche riduttivo: non dà segnali di innovazione. Dalla seconda edizione (2025) hanno introdotto anche questo criterio.
Cosa buona e giusta, ci mancherebbe: come accade, da tempo, un po’ ovunque.

MASCHERONE: PERCHE’ MANCA LA CNA? – La terza edizione del “Mascherone d’oro” (emblema poggese da tempo semidistrutto mentre nulla si sa sui tempi del suo restauro) è prevista questo martedì 7 aprile (ore 21, sala Giostra del palazzo comunale).
“Le aziende saranno premiate – conferma l’assessora Bresci – in base alla tradizione e all’innovazione”. Tre sul primo e altre tre sul secondo criterio.
A colpire, anche stavolta, è un fatto: l’assenza di una fra le centrali di categoria chiamate, come ovvio, a collaborare segnalando a loro volta le aziende, loro aderenti, a cui il Comune consegnerà il premio.
Per il mondo del commercio, entrambe le categorie storiche (Confcommercio e Confesercenti) sono state coinvolte.
Ma nel mondo dell’artigianato – ecco il punto – è stata coinvolta solo Confartigianato. In altri termini manca CNA.

MASCHERONE: LITE COMUNE/CNA PER LA SEDE PM – Nessuno ha mai spiegato il motivo. C’è chi avanza una possibile spiegazione visto che CNA è, da quasi due anni, in lite con il Comune per la sede PM (Polizia Municipale).
Dall’estate 2024 è infatti aperto, al TAR Toscana, un processo che vede contrapposte la giunta Palandri e CNA: quest’ultima ha portato in giudizio il Comune perché Palandri, appena eletto, scelse di fare marcia indietro rispetto a una decisione già presa dal suo predecessore.
La giunta Puggelli, a fine mandato e dopo un regolare procedimento pubblico, aveva quasi del tutto concluso il trasferimento della PM in una sede, in piazza Di Vittorio, di proprietà CNA.
Ma appena diventato sindaco, Palandri rifiutò l’acquisto e scelse un’altra strada, per molti assai meno conveniente sul piano economico: l’affitto.
Si fece avanti un privato: proprietario del palazzo in via Soffici dove aveva “abitato” la Cassa di Risparmio. Da tempo cercava di valorizzarlo.
Quell’edificio, allora, poteva ospitare solo uffici. Oggi è diventato a uso misto: dunque non solo per gli uffici PM (dove, in effetti, i pochi agenti PM vista l’ampiezza ci sguazzano), ma anche per un certo numero di appartamenti.
Palandri e questo privato trovarono l’accordo sull’affitto di una parte di quel palazzo. E il Comune, dal luglio 2024, ogni mese paga, a quel privato, un affitto di 2.800 euro.
Dai campanelli sull’ingresso in via Italia 61 si comprende che ai piani più alti sono stati ricavati ben otto appartamenti.
Il mutuo per acquistare la sede ex CNA, bene sostenibile dalle finanze comunali, era di 263 mila euro. Da allora solo di affitto il Comune paga, al privato, 33.600 euro all’anno. Ciascuno può fare i suoi conti sulla convenienza dell’acquisto rispetto all’affitto.

MASCHERONE: AZIENDE DISCRIMINATE? – Com’era nel suo diritto, CNA ha però portato il Comune in giudizio. Prima o poi anche su questa vicenda arriverà, al TAR, la sentenza.
Nel frattempo il Comune ha già speso migliaia di euro per l’assistenza legale. E a seconda di come andrà il giudizio, rischia di essere condannato anche su questo fronte. Vedremo.
Tornando al “Mascherone d’oro” non manca chi si chiede se l’esclusione di CNA – e delle aziende ad essa aderenti – dal premio abbia a che fare, oppure no, con la causa al TAR.
Se sia, o no, una ripicca da parte del Comune. Oppure una semplice coincidenza. Oppure una scelta di CNA. Chissà.
Un dato è certo: visto che i sei premi vengono assegnati alle sei aziende segnalate dalle tre associazioni di categoria, nessuna – fra le aziende poggesi aderenti a CNA – pare destinata a essere segnalata. E, dunque, a ricevere il premio.
Imprese artigianali poggesi discriminate e penalizzate dal Comune (che dovrebbe essere “casa di tutti”) a causa del “sindacato” a cui aderiscono? Male non sarebbe se qualcuno fornisse una spiegazione.

REMIGRAZIONE: LA CROCIATA LEGHISTA – “Prima ci accorgiamo che quella in atto è una sostituzione meglio sarà per tutti. Il 18 aprile scendi in piazza con noi a Milano”. Questo l’augurio (sic) “pasquale” della vicesindaca leghista poggese.
Sullo sfondo una truce immagine da IA e le bandiere: il tricolore – quello che il fondatore della Lega urlava di usare in modo … alternativo – ma anche la “croce di San Giorgio”: quella dei crociati medievali.
La nostra vicesindaca ha diffuso questo augurio proprio venerdì santo. Ha invitato a una manifestazione su “sostituzione e remigrazione” organizzata a Milano il 18 aprile da destre europee che non disdegnano esaltazioni nazifascistiche.
Un invito, anche nel nome di valori religiosi, fatto un periodo gravissimo: la blasfema follia di una nuova guerra scatenata, anche nel nome delle rispettive “divinità”, da pazzi capaci di pensare solo ai propri profitti personali.
Un Gott mit uns (un Dio è con noi) che fa rabbrividire chi in Dio crede davvero. E dopo altre guerre che, anche bestemmiando “dio”, hanno ucciso o ferito o reso migranti milioni di esseri umani. Immolati al bieco profitto di pochi.

REMIGRAZIONE: LA “SOSTITUZIONE” – Con la teoria della “sostituzione” (una sorta di “complotto” con motivazioni razzistiche e neonazistiche) si intende quel presunto piano, orchestrato da non meglio precisati “poteri forti”.
Secondo tale piano la popolazione bianca nativa europea verrebbe intenzionalmente sostituita da immigrati non europei, prevalentemente musulmani, attraverso massicci flussi migratori collegati ai bassi tassi di natalità.
Nella destra razzista, xenofoba, vicina ai rigurgiti nazifascisti, la teoria della “remigrazione” è una conseguenza diretta: si mira al rimpatrio forzato di immigrati, inclusi richiedenti asilo, immigrati con permesso di soggiorno e, in alcuni casi, cittadini naturalizzati di origine straniera.
Ecco: la vicesindaca leghista del Poggio, quella del crocifisso nell’aula consiliare, è su queste posizioni. E invita ad aderirvi.

REMIGRAZIONE: IL PROGETTO “NERO” – Nella civile Poggio, paese un tempo “bianco” anche grazie a un forte radicamento religioso, la vicesindaca sposa dunque un assai “nero” progetto politico: quello della “remigrazione”.
In pratica si schiera con chi vuole cacciare dall’Italia gli immigrati, anche quelli regolari. Anche quelli che senza di loro – perfino nella leghista Padania – tante aziende italianissime si troverebbero in grandi difficoltà.
La proposta, infatti, prevede di favorire il rientro volontario e assistito anche di stranieri regolarmente presenti.
Come se i milioni di cittadini arrivati in Italia perché spinti dal bisogno (e che qui hanno trovato lavoro regolare contribuendo al nostro PIL) fossero non una risorsa da valorizzare ma un peso di cui disfarsi.
Come se la storia della nostra emigrazione all’estero (compresa quella contemporanea) non insegnasse nulla.

REMIGRAZIONE: UNA DESTRA INCAPACE – Come se al governo di questo Paese non ci fosse, da quasi quattro anni, proprio quella destra che urla contro i migranti ma poi, essendo al potere, non è capace di gestire la complessità del tema, compresi i giusti respingimenti di chi delinque.
Perché spetta al governo, spetta al ministro degli Interni (oggi affaccendato in ben altre storie …) garantire sicurezza a noi cittadini. La propaganda, in questo, non serve. Occorre altro.
Una destra ipernazionalista, amica delle peggiori destre illiberali al mondo, che preferisce cittadini impauriti dal “diverso” ignorando che “diversi” lo siamo tutti. Anche i nostri giovani che, oggi, emigrano ovunque per trovare lavoro.
Una follia. Destinata solo a sollecitare gli intinti più cattivi, quelli di pancia.
Non sono infatti casuali certi commenti social al post (“ … basta con i delinquenti … in galera a pane e acqua … fogna rossa … cacciare questa gentaglia … questi pezzi di me_da hanno rotto i cog_ioni … fuori questi str__zi …”).

REMIGRAZIONE: CHI TACE ACCONSENTE? – A colpire, ma non a stupire, è il giorno scelto dalla vicesindaca per diffondere questo odio.
In linea con la sua recente polemica contro il vescovo di Prato proprio sulla remigrazione, ha scelto esattamente l’ora nona del venerdì’ santo: l’ora in cui si ricorda come Gesù (ucciso per aver predicato, e praticato, Amore) morì sulla croce chiedendo perdono per chi lo aveva ucciso e portando con sé il ladrone pentito.
Una croce che usarla per fini così blasfemi – e battersi il petto proclamando i valori di quel Gesù – è da corto circuito. Colpisce ma, purtroppo, non stupisce. Non stupisce ma rende comunque tristi.
E visto il silenzio di tutti gli altri suoi colleghi di Giunta (cominciando dal sindaco) e di Consiglio (cominciando dal presidente), c’è da concludere solo una cosa: chi tace, acconsente. Purtroppo.

POGGIO (A CAIANO) E BUCA di Mauro Banchini n. 153 del 6 aprile 2026
