TRASPARENZA E RUOLO UFFICI STAMPA

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Giornalisti fra istituzioni e cittadini: con una politica che troppo spesso è raccontata come fine a sé stessa (nel suo “gioco” di posizioni, equilibri, dichiarazioni, polemiche, battute) invece che come vita quotidiana attorno a ciò che di concreto accade dentro le istituzioni. E’ Carlo Sorrentino (Università di Firenze) a ricorrere al primato delle “political issues” rispetto alle “policy issues” scrivendo una bella prefazione a una interessante ricerca sugli uffici stampa nella pubblica (e non solo) amministrazione toscana: ricerca promossa dal sindacato toscano dei giornalisti guidato da Sandro Bennucci, con il Gruppo Uffici Stampa presieduto da Dario Rossi, in accordo con ANCI Toscana. La ricerca è stata presentata ieri a Prato con il sindaco Matteo Biffoni che in questo momento presiede l’associazione toscana dei Comuni.

Viene confermato, nell’interesse del giornalismo e dei cittadini – ma anche in quello della stessa politica e di politici oggi abituati fin troppo alle esigenze di una comunicazione politicistica, purtroppo spesso fine a sé stessa – viene confermato il grande lavoro ancora da fare. In questo potrebbe aiutare, se correttamente interpretata, la tematica del FOIA: strumento interessante per modernizzare il Paese in rapporto al dovere della PA di essere trasparente e al diritto del cittadino di essere informato. Un aiuto alla stessa politica, oggi sempre più spesso (e nella sostanziale indifferenza di cittadini sempre più lontani ed estranei) bravissima nel comunicare “battute” sui suoi “giochi” interni (la politica … politicistica, la politica politicante) ma assai meno brava a garantire spazi per una reale conoscenza, da parte del cittadino, attorno a ciò che davvero si muove all’interno dei palazzi. Grandi o piccoli. Dal palazzo del piccolo comune al Colle più alto.

Da 16 anni esiste una legge (la famosa 150/2000) per regolare le attività di informazione e comunicazione nelle amministrazioni pubbliche: legge non applicata, applicata male, applicata a chiazze. Lo dimostra anche la ricerca, curata da Olivia Bongianni, sulla presenza degli uffici stampa in Toscana.

Qualche dato: oltre la metà dei Comuni toscani che hanno risposto all’inchiesta (8 non hanno risposto: fra questi … Firenze) non ha un ufficio stampa: ad averlo sono 123; a non averlo sono 148. Nei Comuni che ne hanno uno, operano 97 giornalisti e 9 agenzie giornalistiche, con 23 casi di Comuni associati proprio per questo tipo di gestione. Altri 80 sono i giornalisti che lavorano in uffici stampa pubblici di livello regionale. Per cui si può tranquillamente sostenere che nel sistema dell’amministrazione pubblica toscana operano attorno ai 200 giornalisti: messi insieme, fanno una grande redazione. Certo la più grande di tutta la Toscana.

Tanti altri gli spunti dalla ricerca: come questi colleghi sono inquadrati e pagati; quale il loro rapporto “di fiducia” con i vertici delle rispettive amministrazioni (in teoria, e nel rispetto della 150, un giornalista non dovrebbe avere “rapporto fiduciario” con il politico, essendo in grado, proprio grazie alla sua autonomia professionale, di “sopravvivere” – se inquadrato in pianta organica – ai cambi di maggioranza. Cosa diversa, ovvio, per il cosiddetto “portavoce”: il più classico fra gli incarichi fiduciari). La ricerca non nasconde – e questo è certo un problema – l’esistenza di “situazioni ibride” rispetto alla chiarezza teorica delle distinzioni scritte nella 150.

Ci sarebbe dunque un grande spazio, nei Comuni di una Toscana che volesse essere all’avanguardia nella costruzione di una pubblica amministrazione davvero moderna, per lavorare attorno allo snodo politica/cittadini riconoscendo e valorizzando il ruolo professionale (dunque non propagandistico) di giornalisti iscritti a un Ordine e dunque tutelati da una specifica deontologia professionale. Un grande spazio non tanto per migliorare le capacità comunicative dei politici anche locali (oggi in questo sono bravissimi pure da soli) ma soprattutto per aiutare i cittadini a ritrovare fiducia nella politica e nelle istituzioni: essendo messi in condizione di conoscere, in modo tempestivo e il più possibile completo, come la loro delega viene utilizzata. In concreto: raccontare ogni giorno la vita concreta dell’amministrazione (i suoi atti, le sue delibere, le determine dei burocrati …) spiegando “in italiano” tutto quello che generalmente è scritto “in burocratichese” proprio anche per non essere capito … Grande sarebbe il lavoro da fare. Grande e utile …

PS)- Detto fra noi: dubito molto che al ceto politico di oggi la trasparenza interessi qualcosa.

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