AD AUSCHWITZ C’ERA UNA LUCE

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Il Vangelo di oggi, domenica seconda della Quaresima 2016 (a proposito: chi mai ricorda, oggi, il senso dei 40 giorni passati ad attendere la Pasqua di Risurrezione? Risurrezione da chi e di chi? Boh!) racconta la incredibile storia della Trasfigurazione sul monte Tabor (chi c’è stato, oggi, su quel monte, ricorda il divertimento di arrivarci, su stradine strette, con vecchi taxi guidati alla spericolata da vecchi autisti sdentati che con la trasfigurazione ci giocano e ci guadagnano qualche moneta. Ma questo è un altro discorso).

In sintesi: Gesù sale sul monte, con tre suoi discepoli, per pregare; all’improvviso (“mentre pregava”) il suo volto si trasfigura (“cambiò d’aspetto e la sua veste divenne candida e sfolgorante”) avendo lui, il Figlio, incontrato il Padre. Segue quello che segue.

Il parroco, nell’omelia di questa mattina, ha chiesto ai bambini cosa potesse significare questo “cambio d’aspetto” nel volto di Gesù: in cosa potesse essersi concretizzato. Ed è venuto fuori che il volto si era “rassenerato”, era diventato “luminoso”.

Questi due aggettivi mi hanno colpito perché – eredità delle letture per la Giornata della Memoria – ho appena finito di leggere un libro su padre Massimiliano Kolbe, il francescano ucciso ad Auschwitz (a proposito: il 14 agosto prossimo saranno 75 anni tondi) per essersi volontariamente messo al posto di un altro detenuto condannato, assieme ad altri 9 innocenti come lui, a morire per fame. E siccome dopo qualche giorno, nel bunker sotterraneo del blocco 13, padre Kolbe era ancora vivo, il futuro santo venne ucciso con una puntura di acido velenoso nel braccio sinistro. L’unico caso di un prigioniero che ad Auschwitz sacrificò la sua vita, in modo volontario, per salvarne un altro.

Un testimone diretto ha poi scritto parole, sul corpo del frate ucciso, che attengono a una sorta di Trasfigurazione. “Gli occhi aperti e la testa chinata sul fianco sinistro. La sua faccia serena e bella era raggiante … Il suo corpo era pulitissimo e luminoso (candido) … splendeva di serenità … La faccia era raggiante in modo insolito. Gli occhi largamente aperti e concentrati in un punto. Tutta la figura come in estasi”.

Fatela, amici, l’esperienza di andarci ad Auschwitz. Per il Tabor si deve salire, ma qui bisogna scendere: scendere nell’oscurità di quel sotterraneo, davanti all’edificio in cui il dott. Mengele celebrava le sue orrende sperimentazioni. Troverete (purtroppo se ne parla poco, di san Massimiliano Kolbe. Se ne parla troppo poco) un cero perennemente acceso: piccola luce di speranza nel luogo che la speranza l’aveva bandita. Segno di Trasfigurazione contemporanea.

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