I numeri sono noiosi. E oggi non è il tempo per ragionamenti più complessi di uno spot. Qui, con numeri e ragionamenti, si cerca di far riflettere. Oltre la propaganda. Si parla dell’annunciato fallimento – numerico ma non solo – della tanto strombazzata operazione voluta dalla giunta poggese: ospitare, pro tempore, un capolavoro per usarlo come “acchiappaturisti”. Sono stati spesi 72 mila euro (cifra grande per un Comune piccolo). Ma com’è andata dopo il primo anno? (mb)

LA TESTARDAGGIONE DEI NUMERI – I numeri sono testardi. E quelli sulla “Visitazione” (capolavoro di Jacopo Carucci detto Pontormo, ospitata pro tempore nella Villa Medicea del Poggio) lo sono in modo fin troppo chiaro.
La fonte è ufficiale: il Ministero della cultura (MIC) con la sua struttura “Ville e residenze monumentali fiorentine”. Ogni tentativo da parte del Comune di smentirli, o di minimizzarli, cozza contro la loro testardaggine.
Dall’ottobre 2024 – da quando l’opera è stata resa visitabile al Poggio – fino al settembre 2025 gli ingressi in Villa risultano 39.235 mentre nello stesso periodo precedente (ottobre 2023 – settembre 2024) erano stati 39.757. Facile il conto: l’incremento dei visitatori in un anno è stato appena di 522 unità. Ininfluente.
Poteva esserci o meno, quell’opera, e il risultato numerico sarebbe stato lo stesso. Da notare che, su questo, il Comune di Poggio ha speso oltre 72 mila euro.
E da notare che il motivo di questa scelta venne magnificato da sindaco Palandri e assessora Bresci non tanto per il nobile valore culturale intrinseco quanto come sicuro volano per l’economia poggese, commercianti in primis.
Si sostenne, infatti, che sarebbero arrivati tanti visitatori in più. Ma ciò non è risultato vero.

UNA SCOMMESSA DIFFICILE – A fine 2023 il degrado della chiesa di Carmignano (sede naturale di un’opera non musealizzata) obbligò a spostare altrove i quadri.
Fra diocesi, parrocchia, Soprintendenza e Comuni di Carmignano/Prato c’era l’accordo: i quadri (il principale e i minori) sarebbero andati al museo Pretorio di Prato, dunque a pochi km da Carmignano. Ma il sindaco Palandri si impuntò per tenere il quadro “in territorio mediceo“, cioè qui al Poggio.
Già allora non mancarono dubbi sulla capacità del Poggio, con le sue poche armi, di reggere una vicenda come questa.
Qualcuno, inascoltato, notò che per avere qualche risultato in termini di affluenza aggiuntiva sarebbe stato necessario ben altro che il campanilismo.
Ci sarebbe voluto non solo un adeguato piano di comunicazione (dai costi assai elevati) ma anche azioni concrete (pure esse costose) di adeguato sostegno. E, soprattutto, occorreva tempo.
Tentare di deviare sulla Villa del Poggio nuovi flussi di visitatori (sottraendoli dai grandi e già consolidati percorsi turistici toscani), non è né uno scherzo né un progetto che si possa fare in tempi rapidi.
Sulla razionalità prevalse un vecchio, assurdo, campanilismo. Prevalse una politica fatta di spot. Diocesi e Carmignano si fecero convincere. Vinsero le promesse (già allora era facile capire: illusorie) che tutto sarebbe andato bene.
Tanti – venne spergiurato – saranno i turisti in arrivo al Poggio. Tante le iniziative a corredo. Tanta la gioia dei commercianti poggesi. Tanto il ritorno per tutti.
Ma era scommessa molto difficile da vincere: specie con quelle truppe, con quei generali, con quelle risorse, con quello stile. Come oggi dimostrano i numeri.

72 MILA EURO SPESI DAL COMUNE – Nei primi tre mesi (ottobre/dicembre 2024) l’andamento dei visitatori fu altalenante: negativo in ottobre e in dicembre ma positivo in novembre con quasi un raddoppio di visitatori.
Fu sulla base di quel fragile mese, che l’assessora fece uscire un commento tanto frettoloso quanto da matita rossa in aritmetica.
Bresci sostenne, infatti, che l’aumento dei visitatori era stato di uno stratosferico … 187%. In Consiglio aggiunse che grazie a lei la cultura aveva addirittura “quadruplicato” rispetto ai predecessori.
In realtà un incremento oggettivo (ma non certo del 187%) c’era stato. Ma solo in quel novembre.
Da allora in poi (da gennaio a settembre 2025) il calo. Completato il primo anno, l’incremento degli ingressi in Villa si è fermato a quota 522. Un risultato imbarazzante. In pratica analogo all’anno prima, quando la “Visitazione” non c’era.
Però, nel frattempo, il Comune aveva speso, dal suo bilancio ordinario, circa 72 mila euro. Cifra in effetti non bassa per un ente così piccolo.

NUMERI CHE DOVREBBERO PREOCCUPARE – Vanno notati altri due aspetti. Su cui sarebbero necessarie, in Comune, adeguate riflessioni.
Le cifre ministeriali non consentono di separare chi è entrato per visitare la Villa da chi è entrato solo per restare nel giardino.
Ma c’è soprattutto un altro dato. Nei settembre di ciascun anno i dati comprendono, da anni, non solo chi davvero entra in Villa, ma anche le migliaia di persone che durante l’Assedio (manifestazione godereccia: festa del vino) entrano per fermarsi solo nel giardino.
Dunque in ogni settembre, da sempre, i dati settuplicano rispetto ai mesi normali: se la media mensile dei visitatori è a 2.200, a settembre si superano le 15 mila unità (15.176 nel settembre 2024 e 15.127 nel settembre 2025).
Ma dal MIC per fortuna forniscono pure – depurati dall’Assedio – anche i dati sugli ingressi effettivi in Villa: degli oltre 15 mila ingressi settembrini totali, nel settembre 2024 a essere entrati solo per l’Assedio furono 12.934. E l’anno successivo 13.209. Ben oltre l’80%.
Questo consente di constatare che il dato reale di ingressi dentro la Villa si attesta a quota 2.241 per il settembre 2024 e a quota 1.918 per il settembre successivo.
E ciò, purtroppo, in assenza di ulteriori spiegazioni, ridimensiona pure il totale annuo dei visitatori dentro la Villa per vedere la Visitazione: si scende a una quota ancora più bassa rispetto alla già bassa cifra sopra ricordata (più 522).
In altre parole: la “Visitazione” per la quale il Comune ha speso 72 mila euro, tolti i dati “gonfiati” per l’Assedio, ha dunque portato – nel primo anno pieno di sua presenza poggese – a un incremento di appena 248 persone. Un nulla.
Dispiace chiamarlo “fiasco“? Chiamiamolo come vogliamo, ma i numeri sono testardi.

QUALE IL FUTURO DELLA VILLA DEL POGGIO? – Ma a rendere complicato il futuro c’è anche altro. Dai primi di ottobre, come noto, l’ingresso (villa, museo e giardino) non è più gratuito ma è stato posto, dal Ministero, a pagamento.
Nell’ultimo Consiglio Comunale è stata approvata una mozione per chiedere al sindaco di premere sulle autorità competenti (il ministro) affinché si rendano gratuiti tali ingressi ai poggesi. Vedremo se Alessandro Giuli aderirà.
Ma il pagamento per entrare in uno spazio finora gratuito pone una questione pesante: non per i flussi paesani (che – questo l’augurio – speriamo tornino gratuiti) ma per quelli turistici.
Già la Villa (anche qui: dati ufficiali MIC) stava subendo un calo di visitatori perfino con l’ingresso gratuito. Prima del Covid (ma anche in questo caso con i dati sempre gonfiati grazie all’Assedio) si era arrivati (2019) a 53.558 visitatori.
L’anno successivo, come ovunque, il crollo: in Villa entrarono solo 8.823 visitatori. Poi risalita nei tre anni successivi (10.825 nel 2021. Poi 35.955 nel 2022. E poi, nel 2023, 45.358). Sempre con il “gonfiamento” settembrino.
Peccato che nel 2024 i visitatori in Villa siano scesi di oltre 5 mila unità: appena 40.154. Davvero un brutto segnale. Che dovrebbe interessare le stanze di Firenze ma anche sindaco e assessora poggesi.

NECESSITA’ DI NUOVE STRATEGIE – E nel 2025? Il dato complessivo arriverà, come sempre, in primavera. Ma i numeri mensili già disponibili (da gennaio a settembre) fanno temere il concreto rischio di un ulteriore calo.
Da gennaio a settembre 2025 si arriva infatti a neppure 31 mila unità (in cifra esatta: 30.975). Davvero molto difficile che il trimestre finale, oltretutto con il biglietto non più gratuito ma a pagamento, riesca a far arrivare i visitatori 2025 alla quota (già, a dir poco, deludente) del 2024.
Qualcuno, in Comune, si pone il problema? Oppure è loro sufficiente polemizzare? Non sarebbe il caso di aprire un tavolo serio di confronto fra Comune e Ville/residenze monumentali fiorentine per studiare, insieme, nuove strategie?

DAL COMUNE SOLO STIZZA – Il flop è stato subito evidenziato dal gruppo di minoranza. La capogruppo Paola Vettori non ha risparmiato le critiche. Ha parlato di “fallimento annunciato”. Ha denunciato l’assenza di un piano comunale per valorizzare l’opera.
Ha ricordato i costi (i 72 mila euro). E ha garbatamente ironizzato su alcune precedenti parole dell’assessora secondo cui tutto, invece, stava andando benone.
Nelle settimane precedenti, Diletta Bresci doveva rispondere a una interrogazione del consigliere Yohannes Tasselli che aveva chiesto i numeri (numeri che poi il gruppo ha reperito direttamente dalla fonte: il ministero).
Fiutando la malaparata, Bresci si era rifiutata di fornire numeri per lei imbarazzanti (“cercateveli da soli”, questa la garbata risposta). Poi ha usato la stizza.
Ha parlato, ma senza entrare nel merito, di “numeri stravolti” e di “interpretazioni fantasiose”, ha accusato chi citava numeri per lei così negativi di essere “incompetente”.
Offese a parte, non ha fatto l’unica cosa che avrebbe dovuto fare: commentare lei, quei numeri. Numeri che, appunto, parlano chiaro, non ammettono scappatoie.

DAL POGGIO A ROMA E POI A CARMIGNANO – Peraltro pare che la Visitazione resterà al Poggio ancora poco. E’ già stata annunciata una prestigiosa trasferta romana, alle Scuderie quirinalizie. Da ottobre 2026, come star di una grande mostra su Pontormo.
E quando nel febbraio 2027 tornerà in Toscana, sarà certo pronta la sua sede giusta: la chiesa di Carmignano. Qui, infatti, grazie a un importante finanziamento ministeriale (che si è aggiunto a un finanziamento regionale e a quello dei vescovi italiani) sono in corso lavori di restauro dell’antico edificio dedicato a San Michele.
Da ringraziare, per queste risorse, il dem Marco Martini (per la Regione), la meloniana Chiara La Porta (per il Ministero) e il vescovo Fausto Tardelli (per la CEI). Un buon gioco di squadra in favore di Carmignano.
Sono lavori PNRR e, dunque, dovranno terminare, salvo proroghe, entro il giugno 2026.
Dunque l’ospitalità poggese, che tanto al Comune del Poggio è costata e così poco ha prodotto in termini di nuove presenze, pare comunque destinata a durare solo pochi mesi.

UNA SFIDA DIFFICILE PER CHIUNQUE – Per onestà va anche riconosciuto che l’operazione Pontormo sarebbe stata complicata anche per un Comune più robusto e strutturato rispetto al piccolo Poggio.
Anche un Comune con un ceto politico più adeguato e con maggiore esperienza sarebbe stato in difficoltà a dover ospitare, a tempo, un’icona come quella volendo iniziare una adeguata progettualità che necessita di risorse, competenze, professionalità, contatti, tempo.
Quello che ha colpito, in sindaco e assessora poggesi, è la provinciale superficialità con cui fin dall’inizio questa complessa vicenda è stata gestita. Molto “alla paesana”. Molto con un inutile stile polemico. Come se la stizza fosse un’arma utile per governare vicende complesse.
Si è subito gridato a un successo che già allora non esisteva. E adesso che l’insuccesso è dimostrato, invece di puntare sul coraggio di una analisi si tenta di nascondere la verità. Ma i numeri sono testardi.

PERO’ I NUMERI NON SONO TUTTO – A colpire (triste segno dei tempi) è anche un altro aspetto.
Perché i numeri sono certo importanti, ma in cultura non sono tutto.
Colpisce l’assenza di riflessioni sul senso stesso di un’opera d’arte (in questo caso un capolavoro) in tempi ordinari non collocata in un museo ma in una chiesa: un’opera che, dunque, appartiene davvero al popolo (fatto di credenti, di agnostici, di atei, di indifferenti).
Un’opera che, in questo caso, racconta sì una vicenda evangelica ma che, con il linguaggio della bellezza e della eleganza, parla a tutti.
Davvero un’opera d’arte è usabile solo per i (non demonizzabili) flussi turistici che porta (o non porta)? Davvero l’unico aspetto da valutare è la quantità di bistecche (più o meno autentiche) o di gelati (più o meno plasticati) o di panini (più o meno unti) derivanti da visite (più o meno distratte) di turisti (più o meno massificati)?

A CHE SERVE UN CAPOLAVORO? – Oppure esiste un modo diverso per confrontarsi davanti a un’opera d’arte (in questo caso un quadro conservato da secoli non in un museo ma in una piccola chiesa di campagna)?
Esistono certo, già adesso, fruizioni finalizzate solo a bellezza, conoscenza, sapienza. Nello specifico era bello entrare nella penombra di quella piccola chiesa, a Carmignano, e restare ammirati davanti alle due donne in attesa.
Come incrementare – accanto a un turismo massificato – non solo visitatori esterni colti ma anche cittadini locali davvero orgogliosi e consapevoli di avere – nella loro comunità, appartenente a loro – un’opera così bella, così capace di parlare allo spirito?
Anche su questo, non solo sui numeri, sarebbe stato utile, cogliendo l’occasione straordinaria del Pontormo al Poggio, un ciclo organico di confronti locale con esperti e cittadini, amministratori e politici, parroci e popolo di Dio.
Nessuno, in questo anno, ci ha pensato sul serio. Speriamo nel futuro.
Se “la bellezza salverà il mondo” non è solo battuta scontata, un’operazione come quella potrebbe essere, qui in terre medicee e anche fuori, un pretesto aiutarci. A volare … alto.
POGGIO (A CAIANO) E BUCA di Mauro Banchini n. 129 del 5 dicembre 2025
