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Home»Comune»SPECIALE SENTENZA: UNA DESTRA CHE RIMPALLA (IL DOVERE) E UN SINDACO CHE SCORDA (LE PROMESSE).
Comune

SPECIALE SENTENZA: UNA DESTRA CHE RIMPALLA (IL DOVERE) E UN SINDACO CHE SCORDA (LE PROMESSE).

Mauro BanchiniBy Mauro Banchini7 Febbraio 2026Updated:7 Febbraio 2026Nessun commento9 Mins Read
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Qui si scrive della sentenza con cui il Consiglio di Stato ha, sulla viabilità, dato torto a un Comune che adesso, invece di fare il suo dovere, gioca a scaricare il barile sulla Provincia. Ma si scrive anche su ciò che il candidato sindaco, tre anni fa, aveva promesso ai suoi elettori ma che adesso sembra aver scordato: su via Vittorio Emanuele, fino ad allora a senso unico, sarebbe certo tornato il doppio senso. Ma, ecco il punto, solo per poco. Perché subito dopo – così promise Palandri – lì sarebbe tornato il senso unico. Aveva anche promesso di deviare il traffico da Seano su Prato e di allargare via Cioppi. (mb)

SENTENZA: RISPETTARLA – Una sentenza, quella del Consiglio di Stato (CDS) sulla viabilità, pesante. Qui il testo. Netta la sconfitta del Comune. La scelta di appellarsi al CDS dopo la prima sentenza TAR si è rivelata suicida.

Se, infatti, il TAR si era fermato su aspetti anche formali e Palandri avrebbe potuto cavarsela, il CDS è andato oltre: ha bacchettato il Comune su aspetti non solo formali ma soprattutto sostanziali (il diritto dei cittadini alla salute). Senza scuse.

Obbligatorio, ora, applicare la sentenza e tornare al sistema precedente: senso unico su via Vittorio Emanuele. Con i conseguenti aspetti negativi sull’altro nodo: il doppio senso sul ponte al Molino.

SENTENZA: LA “DIFFIDA” DELLA PROVINCIA – La sentenza è del 18 dicembre. Dopo un un mese di silenzio, la colpa è stata scaricata sui cittadini. Messi all’indice solo per aver osato fare ciò che la legge consentiva loro: ricorrere contro un atto ritenuto (a ragione) illegittimo.

E lo scaricabarile prosegue anche su chi deve attuare la sentenza: deve farlo il Comune. Ma la giunta Palandri si rifiuta e scarica sulla Provincia.

Assai dura, dalla Provincia, già lo scorso gennaio, una nota stampa dal presidente. Calamai richiamò il Comune alla sua responsabilità (“gli interventi messi in atto dal Comune non sono stati corretti e devono pertanto essere superati procedendo al ripristino fedele della viabilità preesistente“).

Poiché il Comune ha piena colpa nel non aver fatto le cose a modo, è il Comune – intimò Calamai – a dover fare marcia indietro (“va semplicemente data piena e puntuale esecuzione alla sentenza del CDS“).

Calamai è oggi tornato sulla vicenda, Con una nota stampa. “La responsabilità è riconducibile alle scelte operate da Poggio … Abbiamo chiesto al Comune di provvedere al ripristino del precedente assetto, compreso il senso unico, nel pieno rispetto della sentenza“.

SENTENZA: DEBITO FUORI BILANCIO – Intanto nell’ultima seduta del Consiglio la maggioranza è stata costretta, per adeguarsi alla sentenza che condanna il Comune, a riconoscere un debito fuori bilancio. Per adesso la sconfitta al CDS è costata solo 5.027 euro. Ma il Comune dovrà pagare anche altre spese legali.

Un sindaco apparso molto nervoso (fino a perdere letteralmente la calma su un altro atto) non è intervenuto, in Consiglio, nel merito politico della questione.

A farlo, in suo soccorso, sono stati altri: Breschi e Bresci, Bonfanti e Mancini, perfino Mazzoni (presidente del Consiglio spesso dimentico del suo ruolo super partes). Qualche parola, nel consueto suo stile comunicativo, da Mastropieri.

SENTENZA: IL DOPPIO NO DELLA PROVINCIA SU VIA VITTORIO E SU PONTE MOLINO – Tutti d’accordo, a destra, nel sostenere che spetta alla Provincia rimettere il senso unico su via Vittorio e che la Provincia farà rimettere il doppio senso sul ponte al Molino.

Peccato che in Provincia, dopo una sentenza così netta, il vento soffi in direzione opposta.

Già a gennaio Calamai lanciò una prima bomba proprio sul ponte al Molino. “Già da diversi giorni e a seguito della sentenza del CDS è stato revocato il nulla osta precedentemente rilasciato sulla strada provinciale 8 di Ponte al Molino“.

E oggi lo stesso Calamai ha raddoppiato (“qualsiasi ulteriore modifica, compresa quella sull’area del Ponte al Molino, non può essere attuata senza un adeguato bilanciamento tra esigenze del traffico, tutela ambientale e qualità dell’aria“.

In altre parole: per adesso non se ne parla. Per riaprire a doppio senso quel ponte occorrono, da parte del Comune, studi adeguati. Che per adesso non ci sono. Se ne riparlerà. Forse.

E per il senso unico su via Vittorio Emanuele? La Provincia insiste: eseguire la sentenza spetta al Comune. E in caso di inadempienza sarà la Provincia (“in via sostitutiva“) a farla rispettare riservandosi chiedere al Comune il rimborso spese.

Insomma un brutto scontro istituzionale. Vedremo come andrà a finire.

SENTENZA: PALANDRI CONTRO IL CONSIGLIO DI STATO – Tornando alla sentenza. ll CDS (che non è … l’asilo mariuccia) è stato accusato, dalla destra poggese, di essersi basato su “dati sbagliati e fuorvianti”.

La destra paesana, dunque, accusa la più alta magistratura amministrativa italiana di non aver fatto il suo dovere. Accusa molto grave.

Ma se davvero il Comune possedeva dati diversi, avrebbe dovuto fornirli a giudici che certo li avrebbero considerati. Non lo ha fatto. Dunque perché accusare i giudici di non aver considerati dati mai prodotti?

E perché Palandri/Mastropieri non hanno prodotto quei dati? Forse perché non c’erano? Forse perché gli unici dati forniti, sulla salute, erano quelli, basati su studi, forniti dai cittadini ricorrenti?

SENTENZA: OSSA ROTTE – Un altro aspetto, nella sentenza, colpisce: la batosta presa da sindaco e assessore su come è stata condotta, da loro, la conferenza di servizi (la riunione tecnico-politica, obbligatoria in questi casi, fra tutti gli enti coinvolti nella vicenda). La giunta Palandri ne esce con le ossa rotte. Un ko netto.

“La conferenza di servizi svolta nel settembre 2023 – rileva il CDS – altro non è che un insieme disorganico di idee e di opinioni, manifestate da vari enti, che si rivelano del tutto prive di un maggior substrato di carattere istruttorio”.

SENTENZA: SALUTE PUBBLICA A RISCHIO – Ma è soprattutto l’aspetto legato alla salute pubblica a colpire. Qui sta l’aspetto più grave, pesante.

“Non viene mai preso in considerazione – nota il CDS sull’ordinanza Palandri già bocciata dal TAR – il sicuro peggioramento dei livelli di inquinamento e dunque il danno che inevitabilmente ne deriva per la salute dei residenti … L’amministrazione ha attribuito importanza alla sola mobilità fluida senza tenere in alcun conto la salute dei residenti … La bussola che deve costantemente orientare il pur tortuoso cammino degli amministratori locali non è certamente quella del più ampio e facile consenso quanto, piuttosto, quella della buona amministrazione e della legalità”.

Parole chiare. Difficile ignorarle.

SENTENZA: L’ASSEMBLEA ASSENTE – Assemblee pubbliche sono state indette dalla opposizione e dal pd. Assente, invece, l’assemblea più attesa: quella che in un contesto normale avrebbe convocato un sindaco esperto, capace di metterci la faccia.

Impaurita e stretta nell’angolo della sconfitta, questa destra non ha avuto il coraggio di presentarsi ai cittadini.

Ma la diffidenza di questa giunta verso il confronto diretto, in assemblea, con i cittadini non è un mistero. Neppure quest’anno, ad esempio, hanno sentito il bisogno di presentare in assemblea l’atto più importante: il bilancio.

Una assemblea, in verità, fu fatta a novembre: venne presentata una pubblicazione (che qualche soldo sarà certo costata) sul bilancio di metà mandato. Fu detto che i cittadini l’avrebbero presto ricevuta.

Nessuno però l’ha mai vista. Non è stata consegnata. E non sono mancate ironie su questa che molti hanno interpretato come l’ennesima riprova di una difficoltà a dialogare, in assemblee pubbliche, con i cittadini.

Questo il candidato sindaco Palandri aveva promesso (maggio 2023) ai cittadini: il doppio senso su via Vittorio Emanuele sarebbe rimasto solo “TEMPORANEAMENTE”.

SENTENZA: MA IL PROGRAMMA PROMETTEVA ALTRO –  E’ sulla viabilità che, al Poggio, le elezioni furono perse dal centrosinistra. Uno scarto di voti minimo ma sufficiente.

Ma il programma elettorale di Palandri – ecco il punto – sulla viabilità conteneva promesse diverse rispetto a ciò che è stato poi fatto.

Palandri, ad esempio, aveva promesso che fin da subito avrebbe deviato il traffico da Seano verso Prato e che in tempi medio-brevi avrebbe allargato via Cioppi, realizzato lì una sorta di “rotonda“. Ma aveva, soprattutto, promesso che il doppio senso su via Vittorio era solo provvisorio perché, subito, vi avrebbe rimesso proprio quel senso unico che tanto aveva criticato.

In altre parole: Palandri e Mastropieri non possono dire che mettere il doppio senso su via Vittorio (come – ora sconfitti – hanno fatto) significa rispettare il voto dei cittadini.

Votando per loro e per il loro programma (qui il programma elettorale: le pagine sulla viabilità sono da 5 a 7) i cittadini, in realtà, hanno votato proprio per l’opposto: cioè per rimettere, a regime, su via Vittorio, il senso unico. Non per lasciarvi per sempre il doppio senso.

Nel programma elettorale (maggio 2023) Palandri promise (fase 3) che su via Vittorio Emanuele il doppio senso (da lui tanto esaltato) sarebbe stato solo “TEMPORANEO”

SENTENZA: LA SCONFITTA DELL’ASSESSORE – Dopo quasi tre anni pieni di governo (passati in prevalenza a offendere chi c’era prima), la pesante sconfitta al CDS su viabilità e ponte Molino deve far riflettere.

Già un assessore – quello presentato da Palandri come il più esperto – ha ricevuto una condanna (per altre questioni) dalla Corte dei Conti. Ora lo stesso assessore (che ha la delega alla viabilità ed è dunque, con il sindaco, il primo responsabile) ha subito altre due nette sconfitte: al TAR e al CDS.

E altre nubi stanno per scatenarsi: le cause sulla sede PM e sull’amianto incendiato in Lombarda.

Perché su via Vittorio Emanuele – nella fase 4, l’ultima, dopo la demolizione delle le case per “allargare” via Cioppi – sarebbe tornato, in tempi medio brevi, proprio quel senso unico tanto criticato

POGGIO (A CAIANO) E BUCA di Mauro Banchini n. 141 del 7 febbraio 2026

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Mauro Banchini
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