In questa puntata ci si limita a un solo argomento: la “nuova” sede della Polizia Municipale. Ovvero la ripicca della giunta di destra che non ha voluto puntare sulla sede scelta dalla giunta di centrosinistra. Dall’investire per acquistare un immobile (che la stessa PM aveva giudicato idoneo) si è passati allo spendere soldi solo per affittarne un altro. Con mancanza di convenienza, procedure confuse, spese maggiori e rischi legali. Al Poggio funziona così: il rancore sconfigge la razionalità.

UN GINEPRAIO DI CASINI – Grande il casino anche sulla sede della Polizia Municipale (PM). Una amministrazione esperta avrebbe fatto altro. Avrebbe avuto due strade: o confermare l’operazione già iniziata da chi c’era prima (e dunque prendere il mutuo per acquistare, dalla CNA, uno spazio che la stessa PM, con lo stesso comandante, aveva giudicato perfettamente idoneo), oppure “cambiare davvero” ma farlo senza infilarsi in un ginepraio di casini (legittimo – ci mancherebbe – per un nuovo sindaco andare in direzioni diversa. Ma occorre saperlo fare. Evitando guai).
Imboccando la prima strada Palandri avrebbe chiuso l’operazione con 263 mila euro (248 mila per comprare l’immobile più altri 15 mila per rogito notarile e spese tecniche). Tutto era già pronto. Idoneo. Perfetto. A lui sarebbe toccato tagliare il nastro, farsi qualche selfie e prendersi il merito.
PASTICCI DA PURO RANCORE – Invece a questa destra, tanto desiderosa di “cambiare davvero” ma pure tanto pasticciona, anche su questo tema, è scattato il rancore contro chi c’era prima: tutto ciò che era stato fatto prima andava demolito. Anche la scelta per la PM.
Hanno subito messo i bastoni fra le ruote. Impedito alla PM di trovare subito una sede già pronta. Imboccato un complicato contenzioso legale. Traccheggiato per oltre un anno. Hanno continuato a pagare mensilità di affitto. Hanno trovato la scusa che i locali CNA erano insufficienti.
Hanno pasticciato come dilettanti con le procedure. Hanno fatto atti e poi li hanno revocati. Fino agli atti ultimissimi: atti, diciamo così, che non brillano per splendore giuridico e che forse prima di firmarli e pubblicarli andrebbero almeno riletti.
UN PASTICCIO ANCHE ECONOMICO – E ora, finalmente, dopo un anno, è uscito un atto che svela un mistero già svelato, in paese, dalle voci e da articoli giornalistici. La nuova sede PM sarà proprio in parte di quell’edificio che già tutti, in via informale, conoscevano. Non c’erano atti, ma tutti ne parlavano da mesi.
Il rancore ha portato a un’operazione discutibile anche sul piano della convenienza economica. Con il mutuo da 263 mila euro, infatti, il Comune avrebbe avuto un edificio di sua proprietà mentre adesso il Comune si avvia, dal primo luglio, a spendere 2.800 euro al mese di affitto in favore dei proprietari dell’immobile ex sede Cassa Risparmio Prato. Già dal secondo anno, i 2.800 euro saranno aggiornati su indici ISTAT, in modo automatico. Di anno in anno.

UNA SCELTA CHE NON CONVIENE – Si era parlato di 2.500 euro ogni mese. Adesso hanno chiuso a 2.800 e ciò significa (facile conto aritmetico) che ogni anno il Comune, salvo incrementi ISTAT, pagherà ai due proprietari 33.600 euro. Poiché la durata dell’affitto è stabilita in anni 6 (sei) rinnovabili di 6 in 6, ciò significa che, grosso modo, già con i primi 8 anni (268.800 euro) il Comune andrà a spendere di più rispetto alla cifra del mutuo.
Ma se calcoliamo anche le spese aggiuntive a carico del Comune (decine di migliaia di euro, levando pure quelle obbligate) si capisce che l’ammortamento sarebbe arrivato anche prima. Operazione dunque per nulla conveniente sotto l’aspetto economico.
TANTI SOLDI DA CONTARE – C’è altro. Il contratto di affitto, come logico, prevede che il Comune debba consegnare ai due privati tre mensilità (8.400 euro) di deposito cauzionale. Quei soldi il Comune li riavrà solo al termine dell’affitto. E dovrà altresì pagare ai proprietari altri 2 mila euro per (evidentemente assai limitati) lavori di adeguamento da loro realizzati su quell’immobile (da notare che per la sede scelta dalla giunta precedente i lavori di adeguamento – addirittura per qualche decina di migliaia di euro – li aveva fatti, senza caricarli sul Comune, la proprietà dell’immobile).
E c’è ancora altro. A carico del Comune sono già stati deliberati altri 3.200 euro per l’acquisto di una cassaforte, altri 6 mila per il trasloco, altri 1.300 per la fornitura di vestiario e altri 4.100 per la nuova scritta da collocare nella nuova sede. Per un totale di quasi 15 mila euro. Soldi certo necessari, ma comunque da calcolare.
Vanno poi calcolati altri 12/14 mila euro per pagare gli affitti mensili alla Misericordia che ha accettato di continuare ad ospitare, nella sua sede, la PM: da agosto 2023 a tutto giugno 2024. Ogni mese 1.200 euro.

STRASCICO LEGALE E PARCELLE AGLI AVVOCATI – Per non parlare dello strascico legale con CNA, il sindacato di imprese che aveva già messo a disposizione del Comune un suo immobile per ospitare la PM. Come logico, CNA ha iniziato un’azione legale decisamente complicata – e potenzialmente molto costosa – per il Comune.
E il sindaco ha già fatto spendere al Comune 6 mila euro in ben tre avvocati: incarichi già pagati solo per assistenza “extragiudiziale”, cioè per avere soltanto ricevuto pareri. Con uno di questi, nel maggio 2024, il Comune ha probabilmente deciso di rimuovere, “in autotutela“, la determina del maggio 2023: quella che concludeva la gara con CNA. Ulteriore dimostrazione di una certa superficialità amministrativa, visto che fino ad allora non si erano accorti del guaio che avrebbe loro procurato la mancata rimozione di quell’atto.
Adesso, se dovesse andare avanti la causa con CNA e se CNA decidesse, ad esempio, di adire al TAR, anche le spese legali del Comune aumenterebbero. E di parecchio.
In ballo ci sono anche gli importi dei lavori realizzati da CNA, a sue spese, per adeguare i suoi locali alle esigenze PM. Intuibilmente CNA, quei soldi (qualche decina di migliaia di euro) li rivuole indietro. E forse qualcosa in più. Ad esempio interessi e danno.

“DILETTANTI ALLO SBARAGLIO” – Ma non finisce qui, come diceva Corrado conducendo i “Dilettanti allo sbaraglio”. Dopo un semestre di attesa, e di voci poi risultate vere, è finalmente arrivato l’atto: una delibera di giunta del 21 giugno 2024 (“Locazione passiva di immobile a uso uffici comunali”) che, con l’allegato contratto di locazione, tenta di far quadrare il cerchio.
Quadratura complicata in un atto, almeno all’apparenza, piuttosto maldestro: basti sapere, come facilmente riscontrabile dall’Albo Pretorio, che la delibera allega (come sua parte “integrante e sostanziale“) il contratto di locazione, ma si scorda di inserire, in esso che è allegato alla delibera, i tre citati atti fondamentali (la planimetria con gli spazi affittati, la determina del comandante PM e la relazione tecnica).
Dimenticanza di non poco conto, in termini di effettiva trasparenza e di garanzia per il diritto dei cittadini a essere informati. Oltretutto essendo oggi il trasloco già iniziato, è del tutto ovvio che tutti i documenti, partendo dal contratto di affitto e dai suoi allegati, devono essere perfettamente definiti e in regola. Dunque perchè sull’Albo, oggi, ancora non sono pubblicati? Che si aspetta?
E LA TRASPARENZA? – Stupisce la disinvoltura con cui atti così importanti vengono presi e pubblicati in modo non completo e senza dunque garantire ai cittadini la dovuta trasparenza.
Restando sulla delibera, un’altra cosa: arriva a quasi sei mesi dal termine (2 gennaio 2024) entro cui i proprietari di immobili avrebbero dovuto manifestare il proprio interesse. Si scopre solo ora (ufficialmente) che il 2 gennaio si fecero avanti solo due comproprietari. Come tempismo non c’è male!
Davvero non è chiaro perché quella importante notizia non sia stata ufficializzata in un atto pubblico (la trasparenza ne avrebbe giovato) ma sia rimasta nascosta. Basta rileggere l’avviso esplorativo per capire che in quella fase si chiedeva, agli interessati, solo una preliminare “manifestazione di interesse”. Da perfezionare.

UN ATTO QUASI COMICO – Ma soprattutto non è chiaro perché adesso (21 giugno) quella delibera disponga, in modo abbastanza comico, che “siano eseguiti tutti gli accertamenti opportuni e necessari per verificare la rispondenza dell’immobile … alla futura destinazione di sede degli uffici della PM”.
Qui c’è da restare trasecolati visto che la stessa delibera già si è data la risposta scrivendo che “le trattative con gli offerenti” sono già concluse al punto tale da indicare la data di partenza dell’affitto (1 luglio 2024) e le condizioni di affitto (2.800 euro al mese).
Se tutto è già stato definito perché scrivere, in delibera, che dovranno essere “eseguiti tutti gli accertamenti opportuni e necessari per verificare la rispondenza dell’immobile”, cioè una “rispondenza” già abbondantemente verificata da tempo?
Da notare anche un’altra … singolarità. Un intero capoverso, forse rimasto in modo improprio, in cui la Giunta … “ritiene utile sottoporre la proposta all’esame della Giunta” (cioè all’esame di sè stessa). Formula, diciamo così, alquanto eccentrica in un atto pubblico.
Si fa poi riferimento, nella delibera, a una “trattativa con gli offerenti“, ovviamente già avvenuta, senza citare un atto formale che riguardi tale “trattativa“.
TRE ATTI DA PUBBLICARE – E, soprattutto, cosa si aspetta a pubblicare i tre allegati, compresa una determina del comandante PM di cui addirittura non si indica né numero né data di adozione? Se è una dimenticanza basterebbe poco per sanarla. Perché finora non è stato fatto?
Come è possibile che un cittadino, vedendo oggi iniziato il trasloco della PM, non abbia in chiaro, nell’Albo Pretorio, la possibilità di leggersi tutti i documenti che, a trasloco iniziato, certo saranno già tutti completi?
Perchè un cittadino non può ancora sapere quanta parte di quel grande edificio è occupata dalla PM? Quale è esattamente la “porzione” di edificio affittata dal Comune? Non sono, questi, aspetti da ridurre a mere formalità.
In una amministrazione pubblica hanno una loro fondamentale, sostanziale, importanza. In particolare per garantire il principio di trasparenza.

IL CARTELLO CREATIVO – Abbastanza buffo, per concludere in allegria, il cartello “creativo” apposto su via Soffici proprio davanti all’immobile in cui da lunedì prossimi sarà ospitata la Polizia Municipale: un cartello mobile di “divieto di sosta” (dal giorno 26 giugno 2024 al giorno 29 giugno 2024. Dalle ore 07:00 alle ore 19:00). Tutti sappiamo bene che in quella parte di strada esiste già, due metri prima, un cartello fisso con divieto di sosta.
Diciamo allora, prendendola un po’ a sorridere, che quel cartello mobile è come minimo inutile, smentito da quello fisso. Ma, vista la singolarità secondo cui lo stesso cartello indica che dalle ore 19:00 alle ore 07:00 lì si può sostare in spregio all’altro cartello che mette un divieto di sosta assoluto, forse è il caso di toglierlo. “Cambiare … davvero“.
POGGIO (A CAIANO) E … BUCA di Mauro Banchini – 26 giugno 2024 n. 60
