SONDAGGI: RENZI, LA PERCEZIONE, LA GGGENTE

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In effetti colpisce, e non poco, la distanza fra il Matteo Renzi di qualche anno fa (che spergiurava di voler subordinare i sondaggi alla necessità di fare “la cosa giusta”) e il Matteo Renzi di adesso (che sul reato di clandestinità premia “la percezione” della gggente, cioè i … sondaggi, rispetto all’opinione di chiunque ne capisca: reato considerato inutile se non controproducente; reato che se fosse depenalizzatoo sarebbe decisamente meglio anche per la stessa lotta a quella parte di criminalità derivante da una certa immigrazione).

Me lo chiedo a prescindere da ogni tipo di tifoseria: non è che questo sia un ulteriore segnale di appannamento del nostro gggiovane leader? Non sarebbe meglio (una volta riconosciuto che tutti gli addetti ai lavori, e lo stesso Renzi, concordano sulla dannosità di questa norma in un contesto nel quale, oltretutto, i reati calano) se un presidenter del Consiglio “innovativo” come Renzi facesse, a noi italiani, un ragionamento non paternalistico e non illusionistico ma, appunto, basato sul coraggio della verità? Non sarebbe meglio anche per lo stesso Renzi e per il suo governo, invece che seguire le paure cattive dei Salvini di turno?

E’ proprio sicuro, Renzi, che star dietro ai sondaggi operando le scelte in base alla “pancia” degli elettori sia il modo migliore per mantenere, alla lunga, il consenso? E’ ancora il Renzi che tanto era piaciuto per la sua carica di “rottamatore”? E, da ultimo: cosa impedisce, nello star dietro ai sondaggi, di cominciare una politica davvero seria su ciò che tutti i sondaggi (se su questo i sondaggi fossero fatti) concorderebbero e su ciò che il presidente della Repubblica ha chiesto, alla politica, nel suo primo messaggio di fine anno: una lotta vera all’evasione fiscale?

 

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