“RIMBORSOPOLI”: LA PAURA FA NOVANTA

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Essere preso in giro, giuro, mi dà noia. E in questa lunghissima campagna elettorale – come cittadino che vuol fare ogni sforzo per andarci, a votare – mi sento preso in giro non poco da un sacco di parti impegnate non a convincermi con la forza di proposte e valori ma con la banalità di promesse e propagande. Esempio: il furore contro i 5Stelle per “rimborsopoli”.

E’ il caso montato in queste ore: i tanto temuti ex “grillini” messi in graticola, tanta è la paura che provocano, per la cosiddetta “rimborsopoli“.

Premessa d’obbligo: non ho motivo per avere in simpatia questo movimento di cui, fin dagli albori (basta tornare indietro negli anni con i post scritti anche su questo social per averne riprova), sono stato uno fra quelli ad aver intuito e denunciato limiti, contraddizioni, ingenuità, carenze mai completamente superate, neppure nel dopo Casaleggio e nel dopo Grillo.

Se è vero ciò che sostiene il giovine Di Maio circa i guasti prodotti dai tanti “competenti” a raffronto della loro (grillina) “incompetenza”, a occhio trovo ancora pericoloso pensare di affidare lo Stato a un movimento che sa ottimamente protestare ma che, metterlo alla prova nel (complicatissimo) terreno del governo nazionale, parecchi dubbi continui a provocarmi. Magari sbaglio, magari Di Maio presenterà, prima del voto, una squadra di governo degna e spendibile. Ma i miei dubbi, da vecchio che però si sente più giovane di tanti ggggiovani, continuerò a tenermeli.

Detto questo, mi sento preso in giro da come le forze politiche avversarie ai “grillini” (non tutte, ma quasi tutte), dimostrando autentico terrore davanti a sondaggi che danno i 5Stelle come il primo partito, oggi cavalcano l’ultima (in ordine di tempo) imbarazzante scivolata del movimento. Ciò con il sostegno della grande stampa: il “Corsera”, per esempio, oggi dedica l’articolo principale in prima pagina, un editoriale, le pagine due e tre ai dieci (10) casi dei “rimborsi mancati”. Carichi da 90 per una paura che fa 90.

Si infierisce sui 5Stelle, per i 10 (dieci) rimborsi mancati, come se si fossero macchiati di chissà quale reato. Infierisce Matteo Renzi, che scivola su un rischioso paragone con i “mariuoli” di Bettino Craxi. Infierisce (e siamo alle comiche) addirittura Silvio Berlusconi, condannato in via definitiva per evasione fiscale. E infierisce Matteo Salvini furbo erede del populismo bossiano che, in anno lontani, odiava “Roma ladrona” salvo poi passare all’incasso.

Peccato che, osservando la vicenda con occhi privi di tifoseria, sia difficile trovare motivi oggettivi a questo potente furore che rischia il noto fenomeno chiamato eterogenesi dei fini: cioè una conseguenza opposta rispetto all’azione prodotta.

I parlamentari di questo Movimento (unici nello scenario istituzionale) si sono autoridotti lo stipendio impegnandosi a destinare i soldi risparmiati ad attività sociali. Ho sempre valutato come demagogica questa scelta. Ma tant’è. Ora si scopre che alcuni parlamentari 5Stelle hanno fatto i furbi: non hanno restituito al Movimento soldi che, peraltro, appartenevano legittimamente ai parlamentari stessi. Improprio dunque parlare di “furto”, di reato o accostare questo comportamento ad altri di ben più pesante responsabilità civile e spesso pure penale.

In questa loro piccola furbizia – come era facile prevedere fin dall’inizio, visto il modo raffazzonato con cui il ceto politico grillino venne fuori – quei parlamentari hanno certo tradito il codice interno. Ma da qui a sparare a zero contro il movimento, in un contesto generale dove non mancano “impresentabili” assai più impresentabili, mi pare ce ne passi. Ed è per questo, per questo tipo di propaganda, che mi sento preso in giro. Oltretutto si può perfino ipotizzare che attacchi di questo genere – in un Paese che ha perso la fiducia e premia chi appare “nuovo” salvo poi scoprire che tanto nuovo non era (cfr Matteo Renzi) – finiscano per trasformarsi in un boomerang.

Intanto, a 18 giorni dal voto, i lunghissimi spazi elettorali messi dai Comuni restano desolantemente vuoti di manifesti; i “confronti” televisivi dimostrano la pochezza generalizzata (salvo qualche eccezione) del ceto politico che ci chiede il voto; noia e prevedibilità dominano i talk; la legge elettorale si dimostra già ora, nei fatti, assai poco “costituzionale”; nessuna persona normale crede alle tante promesse che un po’ tutti fanno; tutti aspettiamo la gara finale, in “promessopoli”, fra giovedì 1 e venerdì 2 marzo a suon di “bombe” fra il campionissimo Silvio e i degni eredi Mattei (uno e due), Gigino e Giorgia.

E qualcuno spera ancora che, passata la nottata di questa fase, qualcosa non solo di nuovo ma anche di migliore possa, nello scenario politico italiano, finalmente arrivare.

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