“Laici nella chiesa e cristiani nel mondo”. Una sintesi che valeva il pomeriggio. Un pomeriggio passato a Castelfranco di Sopra, comunità aretina (ma ecclesialmente fiesolana) che nel 1937 dette i natali al vescovo Gastone Simoni (don Gastone, come tutti – qui e non solo – lo chiamano) e che da un anno ospita le sue spoglie mortali nel curatissimo cimitero di paese.
Ha voluto, don Gastone, essere sepolto qui. Con alcuni suoi cari. Ed è da qui, dal cimitero, che in una bella domenica autunnale in molti si sono ritrovati. Con una preghiera verso una persona alla quale in molti continuiamo a voler bene.

E con un successivo incontro, nell’aula consiliare del Comune, legato da una piccola pubblicazione (“Nel mondo, da cristiani. Mons. Gastone Simoni 1937-2022. Testimonianze”) voluta dall’associazione che riunisce due sigle fondate, e parecchio volute bene, da don Gastone: Collegamento Sociale Cristiano e Amici di Supplemento d’anima.
Un sacerdote e un vescovo capace di unire dimensioni spesso separate. Ad esempio quella, non a caso triplice, che lega fra loro la fede con la speranza, la speranza e la fede con la carità. Laddove carità – dovremmo averlo ormai imparato, ma spesso ce ne scordiamo – non significa beneficienza o filantropia o semplice elemosina di un innocuo superfluo ma deve essere ancorata a “giustizia”. Così come con il termine pace non possiamo intendere la semplice assenza di guerra visto che senza giustizia nessuna pace vera è mai possibile.
Sacerdote e vescovo capace di collegare cattolici che, dopo la diaspora del partito unico, si sono sparsi ovunque. Liberi ma non dispersi, come lui invitava a essere perchè le appartenenze sono certo importanti ma non possono nè diventare rissa nè far scordare l’Appartenenza comune.

La sintesi inaugurale del pomeriggio è stata di Enzo Cacioli, sindaco di una Castelfranco oggi unita con Piandiscò. In un intervento non formale, Cacioli ha evidenziato “le due fedeltà” che hanno caratterizzato la vita di don Gastone (“un amico, un padre, un concittadino”) sempre legato, come ha anche ricordato un ex sindaco, al suo paese d’origine.
Due fedeltà intrecciate: quella ecclesiale al Concilio e dunque alla necessità di stare, nel mondo, da cristiani; e quella civile alla Costituzione e dunque alle sue radici di un personalismo comunitario che sempre guarda alla dignità di ogni persona. Una sottolineatura di Enzo Cacioli, sul rifiuto in don Gastone di ogni integralismo e sulla necessità di portare avanti quel tipo di patrimonio in un contesto fatto di tante diversità, che ha poi legato gli interventi successivi.
Dal presidente dell’associazione che ha curato il volume (il presidente onorario è Angelo Passaleva) è partita una proposta: ritrovarsi, una volta l’anno, a Castelfranco per riprendere, attualizzandole, le varie frontiere, una per volta, dell’impegno ecclesiale e civile di don Gastone.
Ha ricordato, il presidente Giuseppe Sangiorgi, la passione che Simoni aveva per don Sturzo, “campione della municipalità” e per il cardinale Martini con la sua “teologia dell’ascolto” e la sua “voglia di includere”. E si è soffermato sull’altra passione: quella per una dottrina sociale intesa, da don Gastone, nella sua globalità con il nostro essere “cattolici nella società” e anche sul come organizzare “nuove presenze” in un complicato contesto di divisioni e separazioni.

Sono seguite, su don Gastone, alcune testimonianze: il parroco don Domenico Maria Grandi (“Lo spessore umano del vescovo Gastone lo avvertivi bene quando lo avevi accanto: ti dava speranza, ti rinvigoriva, ti faceva sentire importante”), il pratese Roberto Bartoloni che, stretto collaboratore di don Gastone, con lui ha girato l’Italia accompagnandolo per convegni e incontri (“Voleva mettere insieme chi da cristiano non vuol restare inerte, chi vuole approfondire, chi sente l’urgenza di rivitalizzare, chi ha la stessa passione per la dottrina sociale”).
Viaggi – ha poi aggiunto Bartoloni – nei quali non c’era mai verso di arrivare puntuali agli appuntamenti perché don Gastone trovava sempre una persona in difficoltà con cui parlare, a cui chiedere e a cui, alla fine, donare qualcosa di concreto.
Affidata al pugliese don Antonio Panico, professore associato di Sociologia alla LUMSA, la relazione centrale. “La prospettiva di don Gastone ha certo tempi più lunghi dei nostri”, ma ora – ha premesso – tocca a noi continuare su quella strada che si propone di tenere almeno collegate fra loro tutte le persone che, anche da punti di vista diversi, si ispirano al cristianesimo. Una dottrina sociale – ha proseguito esaltandone la centralità – che ha un metodo, che si basa su tre fasi.
La fase del “vedere” (e oggi non possiamo non lasciarci ferite da ciò che ci circonda), quella del “giudicare” (ma non come castigatori, non come ipocriti pseudo giudici degli altri). E, infine la fase che ci obbliga ad “agire”. Che vuol dire provarci, almeno provarci, a cambiare in meglio le cose, a costruire qualcosa di utile verso il principio cardine della dottrina sociale: il bene comune.
Non sono mancati interventi dal pubblico, compreso uno decisamente particolare che ha rimandato alla specifica cura riservata da don Gastone alle persone più in difficoltà. Una cura prestata fino al termine della vita terrena e, chissà, forse anche dopo.

Una pubblicazione semplice, quella di “Supplemento d’anima” pubblicata da Edizioni Toscana Oggi. Raccoglie una trentina di testimonianze su don Gastone, aperte da una riflessione di Angelo Passaleva e dall’omelia tenuta il 22 settembre 2022 da mons. Mario Meini per il trigesimo.
Testimonianze di varia natura e diversa lunghezza proposte da iscritte e iscritti all’associazione fondata da don Gastone. Un volume piccolo, facilmente sfogliabile, che si presta bene come pretesto: pretesto per tornare, nel nome di uno che ci ha creduto forte, a ragionare sull’importanza di stare da credenti “nel” mondo senza essere “del” mondo. Starci, dunque, ma in modo diverso.
Perché – come è stato ricordato citando il teologo luterano Dietrich Bonhoeffer ucciso dai nazisti – “chi sta con un solo piede sulla terra finirà per stare con un solo piede anche in Paradiso”.
Di questo modo diverso, altro, di stare sulla terra, ad esempio anche nelle istituzioni e nella politica, ma pure nelle professioni e nell’economia, nel mondo del lavoro e nello stesso volontariato, di questo modo diverso di starci c’è, oggi, bisogno assoluto.
Chissà se, da Lassù, don Gastone può darci una mano nell’indicare a noi, spesso disattenti, una strada diversa. Che poi è quella che, da Santa Marta in Vaticano, con le sue parole e con il suo esempio, oggi ci indica un Santo Padre chiamato, non a caso, Francesco.
Per stare, appunto, nel mondo. Starci senza integralismi. Starci, nel mondo (virgola), da cristiani.
PS)- Si presterebbe bene, il piccolo volume, anche come facile opportunità per favorire incontri su una dottrina (quella sociale) troppo spesso dimenticata. E dimenticata anche nei luoghi di Chiesa dove potrebbe trovare utile ascolto (circoli, parrocchie, associazioni, gruppi, movimenti …). Dimenticata perché, magari, giudicata “divisiva”. Dimenticata perché spesso molto “scorretta”. Dimenticata perché talvolta tirata qua e là in modo strumentale. Dimenticata nonostante la sua attualità. Dimenticata nonostante il ciclone Francesco.
