REFERENDUM: IL BRUTTO ERRORE

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Se c’è una cosa negativa nel modo scelto per riformare quella “casa comune” chiamata Costituzione, questo sta nell’averlo fatto, in modo volutamente ricercato, a stretta maggioranza. Errore grave. Errore certo non nuovo, ma stavolta, anche visti gli errori identici in precedenti tentativi di riforma, errore che sarebbe stato possibile e doveroso evitare.

Pochissimi, infatti, sono quelli che oggi rifiutano l’esigenza di modificarla in certe sue parti, la Costituzione. La grande maggioranza vuole aggiornarla. Ma per farlo, ecco il punto, una classe politica adeguata ha l’obbligo di cercare le intese, non gli scontri. Oppure di far eleggere, e in modo ovviamente proporzionale, una nuova Assemblea Costituente. Ma questo è un altro discorso. In ogni caso un politico serio sa, o dovrebbe sapere, che le Costituzioni, secondo una nota ma evidentemente dimenticata riflessione, le fanno le persone “sobrie” sapendo che un giorno, al loro posto, potrebbero arrivare le persone “ubriache”.

Puntando al coinvolgimento di tutti, esaltando la centralità del Parlamento e lasciando dunque fuori dalla iniziativa principale un governo inevitabilmente di parte, si sarebbe anche evitato ciò che ormai sta accadendo da mesi, che tutti vediamo acuirsi in questo inizio ufficiale di campagna elettorale, che porterà a chissà quali esasperazioni da qui al 4 dicembre: il dividerci – e il dividerci male, con rancori contrapposti, semplificazioni assurde – nientemeno che sulla Costituzione, appunto sulla “casa comune”, sulla legge fondamentale che neppure nell’infuocato clima dell’immediato dopoguerra vide divisioni e rancori così pesanti (e allora, non dimentichiamolo, il Paese era in piena rovina; non solo materiale. Eppure quei Costituenti seppero andare avanti, in un clima di reciproco rispetto, perfino quando il partito della sinistra venne, in contemporanea alla Costituente, allontanato dal governo). Allora vinceva la preparazione mentre oggi vediamo vincere lo slogan.

70 anni dopo tutto è diverso: non solo lo spessore dei “costituenti” (oggi, diciamolo, spesso imbarazzante) ma anche, come conseguenza, le modalità con cui si sta portando il popolo, in un contesto totalmente crossmediale, a un voto (di conferma o di respingimento) così importante.

In tv un impari confronto fra il capo del governo (tanto abile quanto nervoso) e il costituzionalista forse più importante (tanto bravo quanto non televisivo) ha contribuito ad abbassare, non certo a innalzare, il grado di conoscenza vera. E nell’era dei social (Facebook, il più popolare, è oggi usato dal 56% degli italiani. Percentuale che sale all’89% fra i giovani. Dati “Rapporto 2016 Ucsi-Censis sulla Comunicazione”), vediamo tutti ciò che accade in termini di rissosità, mancata pacatezza, stare davvero nel merito di questioni oltretutto complesse. E tutti, chi più chi meno, fra noi che usano i social anche per scambiarsi opinioni politiche, ne siamo insieme vittime e artefici.

Sarà molto difficile, dal 5 dicembre, chiunque sia il vincitore, ricucire e rasserenare. Nulla (iniziando da un PD che rischia la fine, se già non è finito) sarà più come prima. Volgarità e pressappochismi, rissosità e ignoranze, demagogia e populismi continueranno chissà per quanto a farla da padrona avendo scavato solchi pericolosi.

Ho le mie idee sul soggetto cui attribuire la maggiore responsabilità di un clima che – anche per colpa di suoi errori evidenti e infine (ma con quale sincerità?) ammessi – divide e incattivisce ciò che invece, anche al netto di opinioni legittimamente diverse, dovrebbe unire e rasserenare: il prezioso “bene comune” rappresentato dalla Costituzione. Errore politico forse tragico, dividere un Paese come il nostro – già diviso da fratture pericolose – perfino sulla Carta che dovrebbe unirci tutti. Errore di cui a trarre vantaggio potrebbero essere, in questo clima di cattiveria contrapposta, soltanto proposte politiche di una destra capace solo di parlare alla pancia di un Paese a forte rischio di tenuta democratica.

Mio Dio quanto bisogno abbiamo, tutti quanti, di una Politica davvero altra e altra; di politici seri, non solo furbi; responsabili, non solo abili a interrompere; di una comunicazione autentica, non fatta solo con spot inevitabilmente semplificatori ma stupidi; di gente che riflette con pacatezza, non solo che urla con ignoranza. Mio Dio che bisogno abbiamo di cittadini davvero consapevoli e svegli …

Quante difficoltà, dopo il 4 dicembre. Ma anche (in teoria) quante potenzialità …

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