BUTTARLA IN CACIARA – Mai proverbio fu più azzeccato – qui al Poggio, sulla viabilità – come il partenopeo Facite ammuina. Il significato è chiaro: quando si è in difficoltà, una strada per salvarsi è fare caos, buttarla in caciara, confondere le cose in modo che nessuno ci capisca più nulla.
E’ questa la tecnica usata dal sindaco e dai suoi (in particolare dall’assessore “esperto”) su ciò che da un anno sta accadendo su piazza XX settembre e sulla loro riforma della viabilità.

GIORGIA E RICCARDO: DIO LI FA E POI … – E, inoltre, stupisce la singolare analogia fra i comportamenti della destra al governo nazionale (la retorica sullo sfigatismo di partenza, il vizio del vittimismo, la ricerca di nemici, il difficile equilibrio tra verità e finzione) e i comportamenti della destra nel ben più lieve governo del Poggio.
Le differenze ci sono: l’abile Giorgia non gioca certo fra i dilettanti. Ma il resto si somiglia molto.
Inventarsi nemici. Scaricare su essi ogni colpa per promesse non mantenute. Fregarsene delle promesse elettorali. Confondere “governo” con “comando”. Perdersi nelle guerre interne. Non avere un ceto politico all’altezza. Usare i media come megafono. Temere le critiche. Offendere chi non teme di dire la sua. Minacciarlo.
E poi: intortare, confondere. Oscurare la trasparenza in modo che al cittadino venga solo la voglia di passare oltre, rinunciando a capire ciò che invece dovrebbe essere semplice da capire.

PONTE AL MOLINO: PER CAPIRCI – Ciò che qui al Poggio, sul traffico, è accaduto in questo ultimo mese è davvero complicato. Difficile starci dietro.
Per capire una parte della questione (la riapertura a doppio senso – annunciata da Palandri – del Ponte al Molino) bisogna risalire a una lunga lettera scritta da Palandri, il 19 agosto 2023, alla Provincia di Prato e ad altre autorità. Pretendeva, un sindaco poco esperto, “l’immediato ripristino della viabilità a doppio senso di marcia sul Ponte al Molino”.
Pochi giorni dopo – settembre 2023 – rispose la Provincia. In modo corretto: facendo cioè presente al Comune che un cambio di circolazione come quello richiesto, su una strada di proprietà non del Comune ma della Provincia, avrebbe dovuto essere accompagnato da un progetto.
Il Comune, cioè, avrebbe dovuto inviare alla Provincia la “proposta di modifica con l’apposita istruttoria tecnica e lo studio viabilistico volti sia alla valutazione dell’impatto dei flussi viari sia delle condizioni di sicurezza della circolazione prospettata”.
Possiamo parlarne – diceva il presidente Calamai – ma prima mandateci il necessario perché si possa aprire il fascicolo. Comportamento più che corretto. Richiesta normale, in uno Stato di diritto. Che è cosa diversa dal “bar Sport”.

PONTE AL MOLINO: RICCARDO NON RISPONDE – Passano mesi, ma il Comune di Poggio, così pare, non si fa vivo. Non produce nè invia i documenti chiesti dalla Provincia. Si arriva a metà di questo aprile, otto mesi dopo, e Palandri, profittando di una asfaltatura stesa dalla Regione sul tratto poggese di SR 66, esce con una evidente forzatura.
Il 20 aprile emette una ordinanza prevedendo che dal 15 maggio, dopo l’apposizione della segnaletica, finalmente sarebbe stata cambiata la viabilità poggese. Compresa, appunto, la viabilità sulla sp 8.
Quella ordinanza, tecnica, peraltro non avrebbe dovuto emetterla il sindaco ma spettava al comandante PM che,facile intuirlo, non volle firmarla scaricando tutto sul sindaco. Che firmò, salvo poi subito fermarsi.
Per intervenire su una strada non di proprietà del Comune, quel Comune deve come minimo cercare un accordo con l’ente proprietario. E’ chiara la necessità di un percorso istituzionale.

LA DIFFIDA DI CALAMAI – Ma su quel percorso – chiesto dal presidente della Provincia – Palandri non volle camminare. Consigliato male da qualcuno che deve volergli del male oppure consigliato solo dalla sua inesperienza, è andato avanti da solo. Come un elefante in cristalleria. Un disastro.
Inevitabile la reazione del presidente Calamai. Reazione concretizzata in una “diffida”: atto obbligato per chiedere all’incauto sindaco di modificare una ordinanza da lui presa con troppa superficialità. E per ricordare che non si può comandare in casa di altri.
Questo, ridotto all’osso, è il contendere. Ma anche su questo si è applicata l’arte dell’ammuina.

TUTTA COLPA DEI COMUNISTI – A Palandri si sono affiancati “consiglieri” che hanno contribuito ancora di più a buttarla in caciara: l’hanno fatta diventare (nonostante lui avesse promesso di essere un “civico”, lontano dai partiti) una battaglia elettorale pratese. Con strumentalizzazioni di ogni genere contro … “i comunisti”.
E a qualche attivista (sempre i soliti) è anche partita la bambola. Sui social, salvate, sono apparse frasi molto gravi. Si è addirittura usata la parola “mafia”.
Calamai ha ricevuto accuse infamanti: aver usato la sua carica istituzionale piegando le regole alle esigenze del suo partito. Fra gli esempi più rancorosi va segnalato un duro video della vicesindaca.
Vedremo se i destri poggesi, che hanno annunciato gesti eclatanti saranno in grado di farli oppure se qualcuno, anche fra loro, dotato di maggiore buon senso, li farà ragionare.
Vedremo se il Comune del Poggio, superata la fase meloniana del crearsi un “nemico” per fare meglio “la vittima”, punterà su un ricorso giuridico per impugnare un atto (quello del presidente Calamai) giudicato ingiusto e illegittimo.

VIA VITTORIO A DOPPIO SENSO – Se la rivoluzione del traffico verso Prato è finita in una bolla di sapone, pare invece riuscito l’altro corno di quel singolare “evangelo viabilità secondo Riccardo”. Da lunedì 20 maggio parte infatti la stesura della segnaletica su altre strade: la SR 66 da Ponte all’Asse fino alla PAM, le vie Italia 61, Masi, Pratese. Il tutto è propedeutico a un assai contestato ripristino del doppio senso sulla SR 66.
Verranno tolti decine di posteggi, verrà tolto il senso unico su via Vittorio e lì rimesso il doppio senso. Sarà interessante vedere l’esito: capire (con il passare dei mesi) se l’inquinamento sarà ridotto oppure, per colpa del maggiore traffico passante per il centro, aumenterà. E in quest’ultimo caso, sarà difficile per il sindaco – prima autorità sanitaria – dare la colpa a qualcun altro!
Vedremo se residenti e commercianti di via Vittorio (qualcuno di loro, sia pure flebilmente, aveva osato criticare l’Amministrazione comunale) saranno avvantaggiati o meno da questa scelta.

MA UN SENSO UNICO RESTA – Resta un mistero. Se davvero sul tratto poggese di SR 66 chiamato “via Vittorio” il traffico non può essere a senso unico perché così si interromperebbe il collegamento Firenze/Pistoia, allora perché sullo stesso tratto di SR 66 chiamato “via Cancellieri e poi via Caiani” il senso unico, esistente da decenni, viene mantenuto?
Sono decenni che quel senso unico è irregolare? E perché, se così, nessuno è mai intervenuto a far presente la grave irregolarità? Non è anche su quelle due vie che, con il senso unico mantenuto, si interrompe il collegamento Pistoia/Firenze?
Come spiegare in modo razionale questa contraddizione, questo apparente “due pesi e due misure”? Cosa hanno vie Cancellieri e Caiani per poter rimanere a senso unico? Cosa non ha via Vittorio per non poter rimanere a senso unico?
Perché nessuno – in Comune, in Città Metropolitana di Firenze, in Regione Toscana – prova a fornire una risposta a questo mistero assai poco glorioso? Mah!

QUATTROMILA AL MESE – Un secondo mistero sta nella sicurezza con cui da mesi via Cancellieri, sede del Comune, sosteneva ad altissima voce che erano altri enti (Regione e Provincia in primis) ad aver chiesto, al Comune, le modifiche sulla viabilità. Adesso sia Regione che Provincia hanno chiarito. Ora è chiaro che sono scelte del Comune.
Ed è il Comune che si sta dimostrando, in modo sempre più nervoso, in difficoltà. E’ passato un anno e la giunta Palandri sa bene di poter stringere poco. In un anno il “pescato” è davvero scarso.
Forse – consiglio non richiesto – la cosa migliore sarebbe iniziare davvero a governare, a far vedere che si è capaci non solo di lamentarsi ma anche di costruire. E questo servirebbe a tutti. Compreso a una struttura comunale che, da un anno, di pezzi, anche importanti, ne ha persi diversi.
Suvvia sindaco: lei, che legittimamente ogni mese prende 4.000 euro lordi (2.000 la sua vice e 1.800 ciascuno dei suoi assessori) ormai, dopo un anno di prova, dovrebbe essere meno insicuro. Cerchi di dimostrarlo con i fatti. Eviti la brutta impressione, al Poggio e fuori sulla bocca di tutti, che a governare sia la sua vice e che lei serva solo per figura.
Tiri fuori gli attributi e vedrà che potrebbe fare ancora in tempo a diventare un sindaco, almeno, normale. Grazie.
POGGIO (A CAIANO) E … BUCA – di Mauro Banchini – 18 maggio 2024- n. 52 – foto cartelli stradali di Clet Abraham
