Nel rispetto della libertà di cronaca e di critica, qui si parla di “Poggio Talks”, voluto da un’associazione pratese e sposato alla grande (nulla di male, ci mancherebbe) dall’amministrazione poggese. E’ il forte sostegno politico dato da Palandri a rendere interessante capire com’è andata. Presumendo che presto arriveranno tutti i dati. Con una premessa: grazie a chi ha organizzato.

UN’IDEA NON MALE – L’idea (un “festival di divulgazione culturale”) pure non innovativa, non è da scartare. Anzi, non è male. Avrebbe potuto rivelarsi un buon veicolo per aiutare la crescita culturale dei poggesi, allargarsi a un pubblico almeno regionale, aiutare le attività produttive locali alcune delle quali chiamate, come sponsor, a sostenerlo.
E in ogni caso c’è solo da ringraziare chi si è comunque dato daffare: persone che hanno speso parte del loro tempo per la prima edizione di una iniziativa a cui c’è solo da augurare, per gli anni prossimi, il successo che merita.

UN PROGETTO DA 27 MILA EURO – Ma come in realtà abbia funzionato questa prima tre-giorni di Poggio Talks non è dato, per adesso, saperlo. Saranno certo gli organizzatori (la neonata associazione Opera Omnia, con sede a Prato), come normale, a fornire dati su presenze, spese, incassi.
Ma dovranno anche presentare al Comune del Poggio, che ha iper-sposato la causa e concesso non solo il patrocinio ma anche un contributo (3 mila euro), il rendiconto previsto in modo tassativo (art. 9) dal Regolamento comunale per la concessione di contributi. Un regolamento del 2019. Se chi ha ricevuto il contributo non presenta quel rendiconto la penalizzazione è forte: la revoca.

UN RENDICONTO OBBLIGATORIO – Opera Omnia, cioè, dovrà rendicontare tutto: documenti “fiscalmente validi” su spese ed entrate, relazione sulle attività svolte e sui risultati raggiunti, materiale promozionale. E sarà quello un documento utile su cui verificare, in modo certo e dimostrabile, la reale portata dell’iniziativa svolta dal 26 al 28 aprile scorsi.
Va ricordato che il piano previsionale di spesa, presentato in Comune dagli organizzatori e in base al quale la Giunta Palandri concesse il contributo (delibera 25/2024), prevedeva una cifra di quasi 27 mila euro. Lodevole la volontà di utilizzare “gli eventuali ricavi” per acquistare “defibrillatori” (plurale, non singolare) “a disposizione della comunità”.

UNA SALA DIFFICILE DA PIENARE – In attesa di saperne di più, impossibile non notare che la sede (la grande sala – 396 posti – del cinema Ambra) si è dimostrata troppo ambiziosa.
E’ mancato, per altri impegni, l’unico vero nome di richiamo (l’ottimo Toni Capuozzo che avrebbe parlato di Silvio Berlusconi). Con lui la grande sala si sarebbe riempita. Ma non è venuto.
Ma agli altri eventi, alcuni pure di un certo interesse, mancavano quei nomi di richiamo in grado di far salire le vendite. In un talk sulla divulgazione, Poggio a Caiano – che non è piazza secondaria o paesino sconosciuto – avrebbe meritato almeno un nome, se non due, di forte impatto.

COMUNE, SPONSOR E BIGLIETTI – Nomi che, chiaramente, hanno un costo. Ma la manifestazione prevedeva, in entrata, tre tipologie di potenziale ottima copertura economica: non solo i soldi dal Comune ma anche soldi da sponsor privati (una ventina, a ciascuno dei quali sono stati chiesti – così pare – dai 300 euro in su).
E poi i proventi dai biglietti (dai 14 ai 22 euro a biglietto. Non poco) che moltiplicati per il numero teorico dei posti e per il numero degli eventi avrebbero potuto portare, anche stando bassi, se tutto avesse funzionato, risorse adeguate per poter affrontare spese e anche cachet dei relatori.
Oltre all’evento Capuozzo ne è stato annullato anche un secondo (quello con il divulgatore scientifico Willy Guasti) mentre un terzo (quello con lo storico Costantino De Luca) in pratica è stato accorpato alla serata inaugurale (quella su Ardengo Soffici).

UN SOFFICI DA COMPETIZIONE – Serata, su Soffici, caratterizzata da una notizia buona: l’inserimento di Soffici nel novero degli intellettuali a cui riconoscere la dignità delle cosiddette “edizioni nazionali“: la pubblicazione critica dell’opera omnia letteraria.
Ci vorranno dai 5 agli 8 anni, ha premesso Simonetta Bartolini. Ma la notizia, sia pure di nicchia, è positiva. E rilancia l’urgente necessità di avere, nel Museo Soffici, di rilevanza regionale, una guida competente sul serio. Sia in Soffici che nella organizzazione/gestione di musei.

UNA FIAMMA SEMPRE ACCESA – Annullato il ricordo di Berlusconi, i due restanti interventi politici hanno riguardato la fiamma di Benito Mussolini (che ardeva sui simboli di Almirante e Fini ma che arde ancora sul simbolo di Giorgia) e le crudeltà avvenute nelle foibe.
Chiaramente orientati a destra, e certo di qualità, bene conosciuti fra gli appassionati, i due bravi relatori (il politologo Marco Tarchi e il giornalista Fausto Biloslavo), ma i temi scelti si rivolgevano a un pubblico di nicchia. E in questi casi la grande capienza della sala non è tale da aiutare.
Sono rimasti altri tre eventi su argomenti anche intriganti. Ma riempire – specie oggi quando purtroppo non è raro vedere incontri culturali, anche di qualità, con poche persone – una sala da quasi 400 posti è davvero complicato. Lo sa bene chi ha la ventura di organizzare questo tipo di eventi. L’effetto flop è sempre dietro l’angolo.

UNA SERATA CURIOSA – Restano le due serate speciali: quella su Soffici (giustamente tenuta nella più abbordabile sala Tribolo, piena per i due terzi. Dunque senza effetto flop) e quella, di beneficienza in favore di una certo benemerita associazione che cura bambini malati.
Qui c’è stato un tentativo mediatico di creare curiosità: si è tentato di attirare gente grazie all’uso di un tema in effetti particolare.
Non è chiaro quanto sia riuscito: per saperlo, anche qui occorrerebbero dati verificati su presenze, incassi, cifra data in beneficienza.
L’augurio è che tutto sia andato al meglio, che la sala sia stata riempita, che il numeroso pubblico si sia divertito, che le offerte siano state alte. Colpisce il silenzio calato sulla serata.
Tutti gli incontri (a parte apertura e chiusura: il primo gratuito, il secondo a offerta) si sono svolti a pagamento. Per ascoltare bisognava pagare biglietti dal costo diversificato: fra i 14 e i 22 euro a cui aggiungere la quota, su Ticketone, di prevendita. Importi non simbolici.

UNA PROMOZIONE DIFFICILE – Sulla promozione (social, carta stampata, radiotv, media specializzati, cartelloni giganti) l’impressione è che la comunicazione sia rimasta limitata soprattutto fra Poggio, Carmignano e al massimo Prato. Ed è noto quanto sia complessa (e costosa) una comunicazione davvero efficace specie per lanciare, al di là dei confini provinciali, un evento nuovo.
Sarà utile la rassegna stampa, generale e specializzata: in particolare per dimostrare al Comune e agli sponsor che il loro investimento è comunque stato efficace e che il messaggio di un festival non casuale, non improvvisato, ma basato su una visione coerente è passato.

UN GRAZIE SCORDATO – Il giorno dopo la fine di Poggio Talks, sul profilo Fb (da cui sono tratte alcune foto) è apparso il ringraziamento di prammatica. Ancora nessuna cifra, nessun dato. Arriveranno.
Un dettaglio, però, non è passato inosservato: insieme a due consiglieri, sono stati ringraziati con calore tutti i membri della Giunta poggese. Tutti tranne una. Che, peraltro, aveva guidato la conferenza stampa di presentazione. Semplice svista oppure segnale politico?
Il dato certo è che la Giunta poggese, il Poggio Talks l’ha sposato alla grande. E in certi “matrimoni” sia le luci brillanti sia le ombre imbarazzanti, sia la buona che la cattiva sorte, sia i trionfi che i fiaschi finiscono per coinvolgere entrambi gli sposi.

POGGIO (A CAIANO) E … BUCA di Mauro Banchini – n. 49 – 4 maggio 2024
