Questo – sui risultati poggesi delle recenti elezioni regionali- è un contributo barboso, poco appetibile, forse rivolto a pochi intimi. Chi scrive ne è consapevole. Ma in democrazia non basta andare ai seggi se poi non si fa caso ai risultati, si scordano subito, ci si disinteressa a come la nostra delega viene usata. Ecco dunque, sui dati, una rapida analisi. Altre se ne potranno fare, ma i numeri – sempre noiosi – sono questi.
PS)- Il corredo di foto riguarda il degrado, legato ai rifiuti, avvertibile qui al Poggio. Non per accusare, ma per evidenziare due punti: il problema coinvolge più attori però esiste; chi due anni e mezzo fa ottenne i voti per governare non può scordare che “pedalare” tocca a lui. (mb)

CHI NON VOTA: HA SEMPRE TORTO? – Potevamo, al Poggio, votare in 7.400 (cifre arrotondate) ma lo abbiamo fatto solo in neppure 4.000. E questo significa, mettendoci anche chi ha votato bianco o nullo, che oltre 3.400 hanno rinunciato a partecipare. Poco rallegra che altrove è andata peggio.
Se in una comunità come Poggio soltanto 53 elettori su 100 avvertono il bisogno di votare, se in cinque anni l’affluenza dei poggesi alle elezioni regionali è calata di 15 punti percentuali e se è calata addirittura di 20 punti rispetto alle politiche di tre anni fa, questo è comunque un dato che preoccupa.
Ma a qualcuno, fra i politici, interessa questo scollamento tra gente e istituzioni? Interessa capirne i motivi? Chi non vota ha sempre torto? Se avessero voglia di ascoltare, i partiti potrebbero ancora recuperare credibilità?

CHI NON VOTA: CHE FARE? – ll problema, purtroppo, è che ormai qui al Poggio, come in tanta parte del Paese, non esistono più – o sono molto fragili – quei luoghi dai quali ci si potrebbe aspettare una reazione.
Non esistono più sezioni locali (aperte e attive davvero) di partiti. Non esistono più circoli con una costante attività politica. Le parrocchie, nonostante sinodi e dottrina sociale della Chiesa, ritengono che queste siano cose “divisive” e dunque preferiscono il silenzio.
A chi dunque spettano i tentativi di animare la cosiddetta cittadinanza attiva? Qualcuno, al Poggio, ha voglia di farlo?

TOMASI/GIANI: POGGIO A META’ – Nelle regionali, come noto, le elezioni sono due, anche se in una sola scheda: per il Presidente e per il Consiglio.
Per il presidente (in Toscana ha vinto alla grande il riconfermato Eugenio Giani) qui al Poggio (comunità dove la politica soffia a destra) al primo posto, sia pure per poco, si è classificato lo sfidante di destra: Alessandro Tomasi.
Sommando i voti per i due candidati non di destra (Giani per il centro sinistra e Antonella Bundu per la sinistra) si arriva però a 1.931: appena 13 voti meno sui 1.944 di Tomasi.
Nel dettaglio, qui al Poggio, Tomasi ha avuto 1.944 voti seguito da Giani con 1.832 e dalla “rossa” Bundu con 99. Una comunità, fra i poggesi andati a votare, che dunque – numeri alla mano – si conferma spaccata a metà.

LISTE AL POGGIO: UN PAREGGIO – Nella elezione per i consiglieri le cinque liste di centro destra (Fratelli d’Italia, Forza Italia, Lega Salvini, Noi moderati, Lista civica) vincono con una cifra complessiva di 1.787 seguite a ruota da quelle di centrosinistra (PD, 5Stelle, AVS, Casa Riformista) con 1.736.
Anche in questo caso si conferma la solita divisione dei poggesi a metà. Ballano appena 51 voti. Da aggiungere però, nell’ipotetico carniere opposto alla destra, anche i 78 voti per la lista Toscana rossa.
Per cui, in totale, le liste di destra si fermano a 1.787 mentre sul lato opposto si arriva a 1.814. In pratica anche qui un sostanziale pareggio.

LISTE CENTRODESTRA: LEGA BATOSTA – Nel centro destra, per quanto riguarda le liste, anche al Poggio la parte del leone la fa Meloni. Sono lontani i tempi in cui la Lega, spinta da Diletta Bresci, faceva cappotto.
Adesso il cappotto lo fa Fratelli d’Italia (1.343 voti. Oltre il 37%) con una Lega Salvini ridotta ai minimi termini (118 voti, poco sopra il 3%). Un’autentica batosta anche per Diletta Bresci, vicesindaca e segretaria locale di quel partito.
Male Noi moderati (appena 56 voti). Male Forza Italia oggi unita con l’UDC (in due – e in un paese come Poggio, un tempo assai attirato dalla sirena di Berlusconi – prendono appena 124 voti, poco sopra il 3%).
Assai sotto le attese (anche perché lì era candidata, con grande energia comunicativa, la poggese Chiara Guazzini) la lista civica E’ ora: poco sopra il 4% con appena 146 voti.
Continua, insomma, anche al Poggio la cavalcata trionfale del partito di Giorgia Meloni. Partito che peraltro, rispetto alle Europee di un anno fa, qui al Poggio risulta in lieve calo.

LISTE CENTROSINISTRA: PD E’ IL PRIMO PARTITO – Sul fronte del centro sinistra è il PD a fare la parte del leone. Con 1.376 voti di lista (il 38,2%) il partito qui guidato da Marco Buffini diventa primo.
Per una trentina di voti il PD va meglio di FDI.
Non male (170 voti con il 4,7%) i riformisti (renziani e altri) di Casa riformista. Ultimi, ma di poco sui penultimi, quelli di Alleanza Verdi Sinistra con 91 voti rispetto ai 99 dei 5Stelle.
A proposito degli ex grillini va notato il loro forte calo rispetto alle Europee di un anno fa: oggi non arrivano a 100 voti mentre un anno fa superarono i 300 voti.
Comprensibile l’orgoglio del PD poggese come primo partito locale.

PREFERENZE: GUAZZINI E MARTINI – Eccoci al capitolo preferenze. Due erano i candidati poggesi: Chiara Guazzini per il centrodestra e Marco Martini per il centro sinistra. Nel centrosinistra, con i renziani, stava anche l’ex poggese Carmine Marra oggi fiorentino: di preferenze ne ha prese 17.
Fra i due poggesi doc, qui al Poggio, non c’è stata storia in termini di risultato: ha stravinto Marco Martini con 620 preferenze mentre Chiara Guazzini si è fermata a 86.

PREFERENZE/MARTINI: LA STIMA DI POGGIO – Nell’intera provincia Marco Martini ha dovuto fare i conti con alcune divisioni di partito.
Partendo da una Carmignano per lui non molto riconoscente, gli sono mancati i voti che, come accadde 5 anni fa, avrebbero potuto collocarlo al terzo posto dopo la straordinaria vittoria di Matteo Biffoni (oltre 22 mila preferenze) e la bella affermazione della giovane Marta Logli (quasi 5.100 preferenze).
Sarebbero bastati, nel resto della provincia, poco più di 400 voti e per Martini sarebbe arrivato un giusto riconoscimento. In ogni caso le 620 preferenze prese al Poggio sono un segnale di stima e di fiducia per l’ex sindaco.

PREFERENZE/GUAZZINI: UNA LISTA DEBOLE – Quanto a Chiara Guazzini, nel calcolo delle preferenze provinciali per la sua lista civica (E’ ora), lei è arrivata terza con un totale di 337 preferenze (di cui 86 qui al Poggio).
Le ha certo nuociuto la non brillante prova generale della sua lista “civica”.
Un gruppo, comunque parallelo a Tomasi, che, presentato con grandi aspettative di carpire il consenso degli astenuti e degli indecisi specie di centro, non è riuscito in questo scopo.
Qualcuno ha subito obiettato che chi voleva votare destra avrebbe preferito “l’originale“, non certo “il generico“. E così è andata.
I candidati della “civica” di destra – partendo qui al Poggio proprio da Guazzini che pure molto si è impegnata – si sono trovati schiacciati nella contrapposizione interna fra i partiti e soprattutto nella forza dei FDI.
Chi voleva votare destra lo ha fatto, in prevalenza, puntando sui candidati di partito. In primis i fratelli (in questo caso la sorella) d’Italia.

PREFERENZE POGGIO: LA CLASSIFICA – Nella classifica poggese delle preferenze, l’oscar come detto va a Marco Martini con 620 voti. Seguono, nella sostanza appaiati, la meloniana Chiara La Porta (364) e il piddino Matteo Biffoni (353). Buone le prove di Giovanni Sardi (FDI) e di Marta Logli (PD) che al Poggio prendono 250 e 185 voti.
Il resto è poca roba. A parte Gianluca Banchelli (83 preferenze in FDI) e la già citata Chiara Guazzini (86) tutti gli altri, con pochi voti, sono da pura testimonianza.
Molti i candidati con una sola preferenza. E, come curiosità, c’è anche una candidata (Sabrina Tabani nella lista civica per Tomasi) che al Poggio di preferenze ne ha prese zero.

PERE E MELE NON SI SOMMANO – Sono utili, questi dati, per verificare il gradimento dell’attuale amministrazione comunale, quella che governa Poggio da due anni e mezzo?
Direi di no. Confrontare i diversi livelli di singole elezioni è sempre un errore.
Le “mele” non si sommano con le “pere” e chi tenta di farlo – come anche questa volta è accaduto fra qualche, poco provveduto, esponente di maggioranza che ha esaltato una inesistente grande vittoria della destra poggese come risultato di un immaginario buon governo locale – perde tempo.

CHI PARLA CON CHI SI ASTIENE? – Alle Comunali poggesi del maggio 2023, quelle vinte da Palandri per un soffio su Puggelli (che come tutte le elezioni locali attirano sempre più votanti) su 7.400 aventi diritto, oltre 3.200 non votarono o annullarono la scheda. Oggi questo numero è salito di circa 300 unità, anche se altrove la situazione è peggiore.
Partiti politici (ciò che ne resta: poco), società civile (anch’essa distratta), parrocchie (spesso oggi dimentiche degli appelli, anche papali, alla buona politica), corpi intermedi di varia natura avrebbero il dovere di fare qualcosa su questo delicatissimo fronte.
Tenteranno di farlo? Oppure, in un paese dove non esiste una libreria, prevarrà la voglia di distrarsi, di pensare ad altro?

CITTADINI O SUDDITI? – Ma anche gli stessi cittadini, soprattutto quelli che per le elezioni stanno a casa, dovrebbero interrogarsi sui pericoli di questa loro scelta.
La disaffezione dal voto e dalla politica, rischia di diventare disaffezione anche dalla democrazia.
E questo può essere grave quando ovunque sembra vincere non il diritto ma la forza, non la fatica del dialogo ma la semplificazione dell’odio, non la bellezza della pace ma la brutalità della guerra: dove crescono avventurieri, demagoghi, autocrati, personaggi che aspirano a essere uomini (o donne) soli al comando.
Capi da non disturbare. Specie se, fregando i più deboli che magari fanno a gara nel votarli, pensano solo a fare gli affari propri.
Poggio, nel suo piccolo, può oggi interrogarsi sui rischi di tornare a essere soltanto sudditi?
POGGIO (A CAIANO) E BUCA di Mauro Banchini n. 121 del 18 ottobre 2025
