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Home»Comune»POGGIO. EUROPEE 2024: FRA “CAPPOTTI” ALTRUI E CREPE POGGESI.
Comune

POGGIO. EUROPEE 2024: FRA “CAPPOTTI” ALTRUI E CREPE POGGESI.

Mauro BanchiniBy Mauro Banchini11 Giugno 2024Updated:11 Giugno 2024Nessun commento8 Mins Read
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Sui risultati poggesi delle Europee, colpisce l’immediato, frettoloso e superficiale, commento firmato dal sindaco (“civico”?) Palandri e inviato ai media, dal Comune, questa mattina. Colpisce per tre motivi. Ma, più in generale, colpisce il “cappotto” fatto dal centro sinistra pratese in tutti i Comuni al voto per le amministrative. Colpisce la vittoria di tre donne (Prato, Vaiano, Vernio). Colpisce l’enorme consenso popolare per il sindaco di Montemurlo, accusato di nefandezze dal sindaco Palandri. E colpiscono, al Poggio, i primi segnali di arretramento di destre che sostengono una giunta così scalcinata.

DESTRE: PIU’ LE CONOSCI … – Non ha forse torto chi ha scritto, usando una sana ironia, che l’esempio del Poggio ha avuto un suo ruolo nel convincere gli elettori pratesi (città, vallata, Montemurlo) a … non votare destra. Nella chiara affermazione del centro sinistra pratese (bella, significativa, storica, la vittoria di tre donne sindaco: Ilaria Bugetti, Maria Lucarini, Francesca Vivarelli), può certo aver influito l’evidenza poggese: con una destra impreparata e casinista, arrogante e confusionaria. Per la serie “se li conosci, li eviti”. Meglio premiare la competenza delle persone e il valore del progetto. Se no può finire come al Poggio …

UN COMUNICATO GOFFO – Colpisce, sui risultati poggesi del voto europeo nel pratese, l’immediato comunicato stampa (un comunicato, a essere buoni, assai goffo) firmato dal sindaco Palandri. Colpisce per tre motivi. In primis perché è l’ennesima conferma di quanto poco “civico” sia Palandri (un sindaco davvero civico non interviene, dopo una elezione che oltretutto non lo riguarda, con valutazioni partitiche). Colpisce perché qualcuno (a occhio interessato a far passare la tesi meloniane) deve averglielo scritto e lui si è limitato a firmarlo senza rendersi conto del contenuto. E colpisce per la grossolanità, errori compresi, dell’analisi sul voto.

FRA IL 48 e IL 53 PER CENTO – Magnifica, il sindaco “civico”, che la coalizione di centro destra al Poggio sia arrivata al 48,02% (in realtà è al 48,54% perché vanno considerati anche i 14 voti di “Alternativa Popolare PPE”). E sostiene che, al Poggio, lo scenario Europee 2024 sarebbe (sic) “simile” a quello delle Europee 2019. Ma dimentica di dire che nel 2019 tutto il mondo delle destre prese, qui al Poggio, ben 2.453 voti pari al 52,93%. Forse anche Palandri si rende conto che fra il 53% di ieri e il 48% di oggi c’è una certa differenza. Dunque quando ha scritto (o gli hanno fatto scrivere) che lo scenario poggese 2024 è “simile” a quello di 5 anni fa, ha scritto una cosa non esatta. Non c’è alcuna similitudine!

CHI SI CONTENTA … – Palandri ha poi scritto che quello delle destre poggesi, al Poggio, (sic) “è un bel risultato”. Chi si contenta gode. Ma chissà se la sua vice è contenta: lei che in pochissimi anni ha visto una Lega scesa dal 38% a neppure il 7%. Chissà se sono contenti i locali meloniani che hanno certo sostituito nel consenso popolare i leghisti, ma che in neppure due anni hanno perso ben 250 voti. Chissà se sono contenti quelli del povero Silvio, adesso costretti (con Toti) a raggranellare poco più di appena 250 voti in tutto.

UNA BISCHERATA – Chi si contenta gode, ma forse il nostro sindaco – prima di esaltare il “bel risultato” delle destre poggesi ferme al 48% – dovrebbe ricordare che solo un anno fa la sua coalizione aveva sfiorato il 51%. Certo: sono elezioni (comunale ed europee) di difficile sovrapponibilità, ma allora come fa Palandri a essere così sicuro che “le elezioni al Parlamento Europeo hanno confermato le preferenze date lo scorso anno alle amministrative ai partiti di centro destra”? Questa è una bischerata. E Palandri, prima di metterci la sua firma, meglio avrebbe fatto a controllare i numeri.

IL “PER ORA” DI RICCARDO – Scrive Palandri che Poggio è (sic) “per ora” l’unico Comune pratese guidato dal centro destra. E qui ha ragione. Diciamo però che quell’inciso, quel “per ora”, glielo hanno scritto in modo beffardo facendogli dimenticare che il cappotto pratese in favore del centro sinistra durerà per i prossimi cinque anni. E che a Carmignano si voterà solonel 2026. Quel “per ora” va dunque letto “per i prossimi cinque anni”. Che, riconosciamolo, non è poco.

CHI NON VOTA – Ha ragione, Palandri, anche su un altro punto. L’assenteismo. Sono circa 3.300 i poggesi che anche stavolta hanno rinunciato a esprimere un voto valido. Fra chi a votare non è andato e chi ha votato bianco o nullo, sui 7.345 cittadini che avevano diritto di votare, il 43% di loro (ben 3.287) non lo ha fatto. Si è riproposto, peggiorato, quanto accadde un anno fa con le comunali. A rifiutare il voto, allora, furono circa 3.200. Non è certo un dato locale. La fuga dal diritto/dovere di votare riguarda, in tutta Italia, sempre più persone. Che rinunciano a contare. Fanno contare altri per conto loro. Sono indifferenti. Brutta cosa.

UNA DESTRA CHE INIZIA A PERDERE – A un anno dalla vittoria delle destre (alle comunali del Poggio, presero 2.094 voti a fronte dei 2.033 del centro sinistra), oggi loro stesse qualcosa sembrano iniziare a perdere. Si fermano sotto il 50%. E se il “campo largo” riuscisse a esistere, qui al Poggio supererebbe – sia pure di poco – l’intero destra centro.

LEGA, FORZA ITALIA, FRATELLI E MODERATI –  Utile anche il raffronto fra Politiche 2022 ed Europee 2024. Qui è possibile pesare i singoli partiti. In meno di due anni le destre, che al Poggio governano, perdono. La Lega (nonostante l’aiuto del rozzo generale) perde una settantina di voti; Forza Italia insieme a Noi Moderati un centinaio; ma a perdere circa 250 voti al Poggio, nonostante il vento nazionale a favore, sono proprio i Fratelli di Giorgia.

LE PREFERENZE – Venendo alle preferenze poggesi, a colpire anche qui al Poggio è l’exploit di Giorgia: alle Europee 2019 (preistoria) prese appena 48 preferenze personali che ora si sono quasi decuplicate (466). Male, invece, Ceccardi (nella cui segreteria lavora la vicesindaca Bresci): è stata asfaltata dal generale Vannacci (113) e prende appena 50 preferenze: assai meno di quelle prese cinque anni fa. In casa pd il “più preferito” qui al Poggio è stato (118) Nardella, seguito a distanza dalla segretaria Elly (73 preferenze), da Marco Tarquinio (64 preferenze) e da Antonio Mazzeo (50).

IL FLOP DI SUSANNA – Visto lo pessima prova della Lega, Susanna Ceccardi (impresentabile certa sua propaganda elettorale) non risulta eletta in prima battuta: tornerà all’Europarlamento solo se il generale Vannacci (eletto qui ma anche altrove) le farà il piacere di dimettersi. Cosa che sembra probabile. Il seggio per la deputata leghista (e la collaborazione con la nostra vicesindaca) pare dunque in sicurezza, ma non certo grazie al voto degli italiani. Pesa poi la distanza fra le oltre 58 mila preferenze prese da Ceccardi cinque anni (sei eletti) fa e le appena 33 mila prese adesso (un solo eletto).

IL POTERE DI DILETTA – C’è ora curiosità per eventuali ricadute di questo voto europeo sugli equilibri interni nella maggioranza poggese. Già nel 2022 (Camera) il precedente boom di Salvini (quasi 1.800 voti alle Europee 2019) si era sgonfiato: nel settembre 2022 Salvini si fermò infatti a soli 345 voti (il quintuplo in meno) mentre i meloniani presero quasi il quintuplo in più (1.668 voti). Ciò nonostante – e la cosa continua ancora a stupire – il vero potere nella giunta Palandri lo prese tutto la iperleghista Diletta nominata vicesindaca (il vero sindaco).

E ORA? – Ora che il rapporto poggese tra meloniani e salviniani si è ancora più confermato a favore dei primi (al Poggio Giorgia ha superato Matteo più del quintuplo: 1.418 voti contro appena 277) potrà ancora, Diletta, continuare a comandare come se la prima fosse lei? E potranno, i meloniani, continuare a far finta di non esistere?

VOX CLAMANTIS – Voce priva di fondamento o segnale politico credibile? Circola peraltro, da tempo, una voce che riguarderebbe l’assessore Baroncelli. Lui ha tutte le deleghe sulle attività produttive e certo, prima o poi, scritto con affetto e simpatia, inizierà a lavorarci. Da poco il sindaco gli ha anche sbolognato alcune deleghe rognose (decoro urbano, manutenzione spazi pubblici …). Secondo quella voce, Baroncelli starebbe per dimettersi da consigliere per lasciare il posto alla prima dei non eletti, Valentina Lanzillotto (già combattiva e apprezzata consigliera comunale per Fratelli d’Italia).

IL SACRIFICIO DI PIERO – Già, in passato e con un pasticcio di cui non si conoscono le motivazioni ma si ricorda la figuraccia, da consigliera si dimise l’assessora Patrizia Cataldi: così fece entrare la allora prima dei non eletti, Chiara Guazzini. Oggi a essere rimasti sia assessori che consiglieri (Leonardo Mastropieri è un esterno) sono Diletta Bresci e, appunto, Piero Baroncelli. Visto il ruolo politico/partitica della prima, è chiara la sua indisponibilità a dimettersi. Resterebbe quindi una sola persona a cui chiedere il “sacrificio”: Piero.

FAKE O VERITA’? – Da notare che con l’eventuale ingresso di Lanzillotto, i consiglieri meloniani salirebbero a due (è meloniano anche Matteo Bonfanti) con la possibilità (molto teorica), per loro, di formare, con il tempo, un gruppo autonomo staccandosi dal gruppo di maggioranza: il gruppo che già ha perso il “petalo” Campanelli. Per capire se è una fake oppure verità, basta aspettare. Lo capiremo presto. Anche in base ai dati di queste Europee.

POGGIO (A CAIANO) E … BUCA di Mauro Banchini – 11 giugno 2024 n. 57

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