“D” COME DELUSIONE – Mai lo ammetteranno, in pubblico. Almeno per adesso. Ma cominciano già ad avvertirsi segnali evidenti di delusione verso l’operato di Palandri sindaco. Di giorni ne sono passati solo 150, ma è normale che, in ogni amministrazione, siano già i primi 100 a essere un test. Specie quando c’è stato un ribaltone e chi ha vinto lo ha fatto promettendo di “cambiare davvero” e “subito”. Un disagio comincia a serpeggiare. Per adesso solo in conversari privati: facce imbarazzate, alzate di spalle, risatine. Fossi in Palandri, a questi segnali starei attento. E comincerei, finalmente, a fare il sindaco. Evitando anche di dare l’impressione che il sindaco vero sia … un’altra.

“A” COME ASTENUTI – Su 7.400 cittadini aventi diritto al voto lo scorso 14/15 maggio, ben 3.200 (davvero tanti!) non esercitarono il loro diritto. Un centinaio votarono bianco o nullo e circa 3.100 a votare proprio non andarono. I restanti (circa 4.100) come noto si spaccarono a metà e per poche decine di voti vinse il candidato di destra centro su quello di centro sinistra. Con un sindaco che, in termini reali, rappresenta appena il 30% dei cittadini. Ancora è presto, ma prima o poi arriverà il momento per chiedere ai 3.200 non votanti se sono soddisfatti o meno di aver rinunciato a votare.
“E” COME ERRORE – Fra i misteri (“buffi”) dei primi 150 giorni del nuovo governo comunale, uno fra i più delicati riguarda il vero motivo per cui, nel Consiglio del 21 giugno, Patrizia Cataldi, pure votatissima fra i suoi, si dimise da consigliera comunale per far entrare Chiara Guazzini prima fra i non eletti. Accampò una giustificazione, (un presunto “errore di trascrizione” nel risultato elettorale che avrebbe danneggiato Chiara Guazzini), non solo di una gravità istituzionale preoccupante ma soprattutto non dimostrato dai verbali nei documenti ufficiali. Sarà utile capire cosa sia successo dentro e fuori il palazzo. Prima o poi il mistero sarà chiarito.
“T” COME TRAFFICO – Palandri vinse sul traffico. Facendo anche una promessa sull’immediato dirottamento, alla rotonda di Seano, di tutto il traffico proveniente da Pistoia verso la tangenziale di Prato. Lo aveva proposto come accadimento “immediato” nel caso di vittoria. E tutti, compreso i suoi più avveduti, ne ridemmo. Per evidenti motivi, colpiti da una così improbabile bugia. Passata la festa, gabbato lo santo. E di quel buffo “dirottamento” nessuno più parla. Sepolto.
“P” COME POSTEGGIO – Posteggio ex Toscobloc. Faceva parte della visione “Francescana“, ma venne contestato – e con durezza – dalla visione prima “Dilettiana” e subito dopo “Riccardiana“. In realtà è tassello strategico, con il restyling della piazza XX Settembre, per uno sviluppo – in quella parte di paese – capace di unire esigenze economiche/produttive e bisogni sociali/civici. Ora è bello sapere, grazie a inequivocabili atti presi da chi doveva “cambiare davvero”, che tutto invece sta andando avanti secondo il disegno iniziato dalla precedente amministrazione: giorni fa sono stati aggiudicati in via definitiva i lavori per quel posteggio e tutto va avanti secondo il disegno di Puggelli. Giusto darne atto. E magari, fra poco, si scoprirà che, della visione “Francescana“, ai nuovi che volevano “cambiare davvero” va bene pure la viabilità.

“N” COME NO – Incomprensibile il diniego del sindaco davanti alla richiesta dell’associazione culturale Diapason. Le donne di Diapason avevano organizzato un incontro con il nuovo documento di Papa Francesco sul clima: un incontro che, grazie alla disponibilità di don Sergio, si è svolto nei locali della parrocchia SS Rosario; una bella serata di qualità (la proiezione del docufilm vaticano “Tha letter”, una cena condivisa, un intervento dal taglio scientifico ed ecclesiale del coordinatore toscano dei circoli “Laudato si” Lorenzo Orioli, docente universitario).
Difficilissimo, da parte del Comune, dire “no” alla concessione di un patrocinio (di quelli gratuiti”) come questo: ma il Comune, purtroppo, ci è riuscito. Non solo comunicando il “no”, ma anche con due ulteriori aggravanti: l’anonimato della risposta (nessuno l’ha firmata) e l’assenza di motivazioni. Sarà utile, adesso, conoscere i motivi veri di tale “no”. Sono stati chiesti. In ogni caso dispiace. Chi ha perso è stato il Comune. In primis il sindaco.
“S” COME SCARICABARILE – I nodi arrivano sempre al pettine. E questo nodo (le modalità dei lavori, necessari, sul rischio statico nella scuola media) al nodo c’è arrivato veloce. Una ordinanza sindacale, nel riaprire in modo parziale la scuola, conferma come fin da giugno il Comune sapeva che rischi immediati non c’erano e che quell’edificio poteva continuare nella sua funzione. I lavori si sarebbero potuti svolgere, come altre volte, senza che il Comune creasse un allarme ingiustificato (all’inizio, addirittura, chiudendo del tutto la scuola con una ordinanza poi … sparita). Capita, quando manca l’esperienza. Ma quando manca l’esperienza ci dovrebbe essere, almeno, l’umiltà di riconoscerlo. Tentare di scaricare il barile, sempre, su chi c’era prima è giochino dal corto respiro. Presto non ci crederà più nessuno.

“C” COME CULTURA – Ovvero sull’importanza di uno spazio, il cinema “Ambra”, che se usato bene dai poggesi potrebbe rappresentare un’oasi per potenziare ciò di cui si avverte un grande bisogno: gli anticorpi per aiutarci nella reazione contro imbarbarimento e banalizzazione. Giorni fa, ad esempio, nella grande e bella sala sotto il campanile hanno passato un film (“Io capitano” di Matteo Garrone, leone d’argento per la migliore regia a Venezia) che un po’ tutti dovremmo vedere. Racconta l’odissea di due cugini senegalesi, poco più che bambini, in viaggio verso “l’Europa” per tentare condizioni di vita migliori. Molti, anche fra i lontani antenati di tanti fra noi, fecero “viaggi” analoghi. Quando a emigrare eravamo noi, italiani brava gente.
Un film, quello di Garrone, che nulla concede né alla retorica né al buonismo né al cattivismo: potrebbe aiutare a capire meglio un fenomeno che a molti fa paura e che qualcuno sfrutta politicamente. E vale a 360 gradi per tutto il cinema di qualità. Non importa essere cinefili per capire l’utilità di questo mezzo, da fruire non al chiuso di un salotto privato ma in modo comunitario. Mentre mi commuovevo davanti a “Io capitano”, nel buio della sala sentivo la stessa mia commozione. Perfino in qualcuno che immagino come abbia votato (a occhio Salvini o Meloni). Lunga vita al cinema “Ambra” e a tutte le altre sale dove non si sente il puzzo del pop corn.
