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Home»Comune»POGGIO E ANCHE BUCA: PALASPORT E ALLUVIONE, CIMITERO E MASCHERONE, POGGIO PARK E STIVALONE.
Comune

POGGIO E ANCHE BUCA: PALASPORT E ALLUVIONE, CIMITERO E MASCHERONE, POGGIO PARK E STIVALONE.

Mauro BanchiniBy Mauro Banchini28 Dicembre 2023Updated:28 Dicembre 2023Nessun commento13 Mins Read
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Ultimo blog 2023 su cose da un Poggio che purtroppo non è pari ma fa buca. Laddove si scrive su cimitero, palasport e poggio park (opere previste ma chissà quando, e se, realizzate). Si prosegue sullo strano silenzio circa l’alluvione e su uno sgambatoio per cani pieno di fango oltre che su un paio di stivaloni gialli. Si chiude sul fatto che, finalmente, finisce la commedia delle finte deleghe. E anche sull’arrivo di un “premio” che conferma il livello della visione di questa giunta: il Mascherone d’oro.

CIMITERO E PALASPORT – Nel Consiglio di venerdì 29 dicembre (convocato, da chi comanda, sempre alle ore 17 nonostante le difficoltà dell’opposizione. Forse proprio a causa di quelle difficoltà) sarà approvato il DUP 2024/26. E’ il Documento Unico di Programmazione che tutti i Comuni hanno l’obbligo di approvare: inserendo anche l’elenco delle opere pubbliche che si intende realizzare negli anni successivi.

L’atto di Giunta, portato a ratifica in Consiglio, indica 4 opere pubbliche di cui ben 3 finanziate interamente dal Comune. Solo la prima (la nuova pista ciclabile Villa Medicea – Comeana) non ha tale caratteristica perché, con un costo di 690 mila euro, prevede che solo un 20% sia a carico del Comune. Il restante 80% è a carico di Regione Toscana.

Da notare che questa pista ciclabile è un’opera che il sindaco Palandri si è trovato in eredità dal sindaco precedente. Tutto è già pronto. Ma c’è un … problemino: per non perdere quei soldi di Regione Toscana, il Comune di Poggio deve, assolutamente, rendicontare l’opera, dunque concluderla in via definitiva, entro il 31 dicembre 2024. Il ritardo è evidente. E l’opera, utile anche per un turismo “lento”, speriamo davvero non sia a rischio.

Le altre tre opere (cimitero, palasport, nuovo polo sportivo) la Giunta Palandri pensa di finanziarle da sola per un totale di ben 5 milioni e 363 mila euro. Non mancano interrogativi sulla reale capacità della Giunta di reggere – interamente da sola perché così sta scritto nel DUP – un tale sforzo anche indebitatorio. Davvero ciò sarà possibile?

Sul cimitero comunale (opera molto attesa dai poggesi e sulla quale la Giunta attuale può contare su un progetto di fattibilità lasciato in eredità dalla Giunta precedente per 1,8 milioni circa) si ipotizza una spesa complessiva di un milione e 225 mila euro per riqualificare, in tre lotti distinti, l’opera. I lavori con i primi 305 mila euro dovrebbero essere completati entro il 2025. I successivi, con altri 300 mila euro, entro il 2026. E gli ultimi, con i restanti 620 mila, entro il 2027.

Per la riapertura del Palazzetto dello Sport “Pacetti”, che Palandri/Mastropieri hanno chiuso ormai da mesi bisognerà attendere il 2027: appalto e contratto (ipotizzando un milione e mezzo di spesa interamente finanziata dal Comune) sono rinviati al 2026 con esecuzione dei lavori ipotizzata nel 2027. Dunque per 4 interi anni il “Pacetti” – così annuncia la Giunta Palandri – resterà chiuso.

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UN POGGIO PARK DA 2 MILIONI E MEZZO – C’è poi l’ultima opera pubblica: quella più grossa e tanto promessa in campagna elettorale. Ben 2 milioni e mezzo di euro (anche questi interamente finanziati dal Comune) per costruire quello che in paese, un po’ a presa in giro, viene chiamato “Poggio Park”: cioè il “nuovo polo sportivo in località Candeli”.

Si ipotizza, nel DUP, il contratto e l’appalto nel 2026 con l’esecuzione dei lavori completata nel 2027. Un impegno, molto oneroso per le finanze comunali, che in campagna elettorale era stato annunciato come “misto” (pubblico/privato) ma che adesso si scopre affrontabile solo con soldi comunali. E i privati? Chi sono? Dove sono finiti? Che ruolo hanno?

Un’opera, va ricordato, che appare di impossibile realizzazione. Palandri/Mastropieri pensano, infatti, di poterla costruire su un terreno oggi zeppo di vincoli ambientali/urbanistici. Tutti sanno che quella, sotto gli argini di un Ombrone che spesso fa paura, è zona di assoluto rispetto contro possibili esondazioni torrentizie.

Lì sopra corrono importanti cavi Terna di alta tensione che certo non sono semplici da spostare (ammesso sia possibile farlo). E infine è proprio lì che dovrebbe arrivare il bypass del Ponte alla Nave, opera strategica e attesissima per alleggerire il traffico automobilistico dal centro del Poggio.

Da notare che questa parte del DUP 2024/26 non dice nulla a proposito di tale opera. Chissà perché. Forse al sindaco e al suo assessore la variante stradale del Ponte alla Nave non interessa più? Come pensano di affrontare, in prospettiva, il traffico? Perchè il DUP ignora quest’opera? Finirà, con questa Giunta, che, alla fine, non vedremo nè il Poggio Park né il Ponte alla Nave? Chissà.

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ALLUVIONE: TUTTO TACE – Rumoroso il silenzio da parte del sindaco sull’alluvione che fa ha colpito anche Poggio. Vero che rispetto ad altri comuni vicini i danni, da noi, sono stati non paragonabili. E vero che per questo si deve ringraziare chi c’era prima (esempio per le casse di espansione). Ma è anche vero che qualche danno qualcuno, anche fra noi, lo ha avuto.

Sulla vicenda è però, fin da subito, sceso un muro di silenzio. Non manca chi si interroga su cosa avrebbero gridato le destre locali, oggi al governo del nostro Comune, se un comportamento identico lo avesse seguito un sindaco di altro colore. In tutti i Comuni colpiti da ciò che si fa fatica a chiamare disastro “naturale”, non sono mancate né assemblee con i cittadini danneggiati né sedute di Consigli Comunali nè decisioni importanti (ad esempio sulla riduzione TARI a chi ha avuto danni). Qui al Poggio nulla. Perchè?

Tutti tacciono. Compresi – così pare – i danneggiati. Tutto pare rimandato ad altri livelli (Regione, Stato) come se un Comune non avesse ruoli da svolgere. Nessuno conosce il numero dei soggetti colpiti, qui al Poggio, né una stima circa l’entità dei danni subiti da privati e aziende. Come se ciò fosse inutile. Come se nulla fosse accaduto. Come se si avesse timore a disturbare.

Le uniche parole dette dal sindaco in Consiglio Comunale (una improvvisata comunicazione il 29 novembre. Neppure 20 minuti e senza possibilità di dibattito per una vicenda giudicata “chiusa”) non contenevano né dati né prospettive.

Non è chiaro se l’amministrazione sta svolgendo oppure no, insieme a categorie, ruoli di supporto. Non sono chiari i motivi per cui alcune zone – di Poggetto e Poggio – sono state colpite.

Non si sa se ci sono opere pubbliche in qualche modo danneggiate. Non si sa, precisamente, come e da chi siano stati portati via i rifiuti. Non si sa nulla di nulla. Tutto pare affogato nella melassa natalizia. E tutto ciò, almeno all’apparenza, pare incapace di creare domande.

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ALLUVIONE: ACQUA IN BOCCA – Nelle cronache Poggio non è più citato fra quelli alluvionati. Nessuno, qui, ha commentato dopo lo stanziamento (37 milioni) deciso all’unanimità da Regione Toscana, alla vigilia di Natale, per famiglie e operatori colpiti. Soldi piccoli, ma da utilizzare.

Nessuno, al Poggio, pare interrogarsi sull’importanza di intervenire nel confronto sui criteri per la ripartizione di tali risorse: 25 dei 37 milioni andranno alle famiglie come contributo straordinario (fino a un massimo di 3 mila euro a famiglia) per acquisto beni mobili danneggiati. 12 milioni andranno alle attività economiche non agricole.

Qui al Poggio nessuno si domanda cosa stia facendo il governo Meloni per stanziare soldi – veri e adeguati – in favore degli alluvionati toscani dopo che il commissario per l’alluvione, Eugenio Giani ha inviato tutti i dati al governo registrando danni per oltre due miliardi nell’intera Toscana.

In quel dossier, curato anche da IRPET e Protezione Civile, ci sarà di sicuro anche Poggio. Ma possibile che nessuno, qui al Poggio, conosca e abbia diffuso – nell’era della comunicazione immediata – le stime riguardanti il nostro piccolo territorio?

Possibile che uno dei pochi Comuni che nella nostra zona hanno una trazione politica uguale a quella del governo nazionale non abbia aperto una linea istituzionale e politica con il governo Meloni? E possibile che nessuno trovi almeno singolare tutto questo silenzio? Possibile?

===  

STIVALONI GIALLI – In compenso va segnalata una determina con la quale oltre ad acquistare vestiario per gli addetti al Gonfalone  vengono acquistati capi di abbigliamento (una “uniforme”) anche per il sindaco: autorità comunale di protezione civile. Il primo cittadino – si legge – “necessita di vestiario impermeabile ad Alta Visibilità per fronteggiare i casi di eventi meteo e calamitosi di eccezionale intensità”.

La spesa prevista, per questo legittimo insieme di acquisti (tre giacche, tre pantaloni e 6 polo blu per i gonfalonieri; un pantalone, un giaccone parka e stivali in pvc di colore giallo per il sindaco) è di 874,89 euro. Con la speranza, per gli stivali gialli del sindaco, che non ce ne sia bisogno.

===

CANI IN LOMBARDA – Non è chiaro perché lo sgambatoio sul viale Matteotti sia stato distrutto con una fretta incomprensibile e spostato, spendendo soldi pubblici, in Lombarda con una logistica per adesso impossibile che lo obbliga a rimanere chiuso, inutilizzato, ridotto a evidente fanghiglia.

Non lo hanno capito i proprietari dei cani che, dopo una civile protesta davanti al Comune, sono stati ricevuti in delegazione dal sindaco e da una (pare assai nervosa) vicesindaco.

Chiedevano, gli amici dei cani, denunciando l’inutilità dello sgambatoio in Lombarda, di ripristinare il precedente sgambatoio. Ma chiedevano anche chiarezza, avendo presentato una petizione con circa 70 firme, su quante fossero le PEC ricevute dal sindaco da cittadini che, pare infastiditi dal rumore, chiedevano ciò che poi Palandri ha subito concesso: la eliminazione dello sgambatoio su viale Matteotti.

Pare che il sindaco – così si legge dal resoconto social dei proprietari di cani – abbia ammesso che tali PEC protestanti erano appena “dodici” (12): dunque assai inferiori rispetto alle 70 firme della petizione (pure dando per buono il numero delle firme – 40 – accettato dal sindaco). Le avrà certo conservate anche per poterlo dimostrare.

Agli amici dei cani è stata chiesta (da amministratori pubblici, cioè da persone pagate per risolvere i problemi) una stramberia: essere loro, da cittadini, a proporre zone alternative. Però tutte le loro proposte sono state subito bocciate. Non è chiaro, a questo punto, cosa possa accadere: se lo sgambatoio decentrato in Lombarda (e inutilizzabile, secondo i proprietari dei cani) resterà; se riaprirà quello in viale Matteotti; se l’amministrazione troverà un’altra soluzione.

Due le cose certe. La prima: per chiudere lo sgambatoio e portarlo in Lombarda, il Comune ha approvato un atto con una spesa di circa 7.200 euro (poi ridotti a 1.800 circa a causa di un fortissimo ribasso – ben il 75% – praticato dalla ditta esecutrice: la “Lo Conte Edile Costruzioni srl”).

La seconda: per accogliere i protestanti e i loro cani, sindaco e assessori hanno mobilitato Polizia Municipale e, durante la manifestazione, addirittura l’Arma dei Carabinieri.

===

MASCHERONE D’ORO – Ha confermato, la Giunta, l’idea di un premio. Ma gli ha cambiato senso e nome. In omaggio a una visione da strapaese è stato chiamato “Mascherone d’oro”. La delibera è del 21 dicembre 2023 e la premiazione si svolgerà entro gennaio 2024. Velocissima.

Sarà premiata una impresa poggese (“di qualsiasi tipologia e dimensione”) che si sarà distinta per l’unico criterio della “longevità ovvero il numero di anni di presenza sul territorio”.

La scelta dunque, anche grazie all’ovvio coinvolgimento delle categorie, non dovrebbe essere difficile: se, appunto, basata solo sul criterio dell’anzianità. Il premio non sarà in denaro, ma solo simbolico: una targa, o qualcosa di simile.

Una buona cosa, ci mancherebbe. Ma nulla di innovativo. Già la precedente amministrazione aveva istituito, nel 2022, sempre in ovvia sinergia con le categorie, un premio (“Poggio a Caiano Premio Impresa”): ma allora si intendeva premiare non la semplice “longevità” ma un’assai più impegnativa “innovazione” in termini di “etica sociale, lavorativa e sostenibilità ambientale”. Insomma: c’era una visione che, almeno, tentava di guardare non alla nostalgia del passato ma alle sfide del futuro. Anche oggi c’è una visione. Piuttosto diversa.

===

I QUATTRO PIU’ TRE DEL SINDACO RICCARDO – Fece, fin dall’inizio, una grande confusione. Aiutato dalla sua inesperienza, il sindaco pensò di poter aggiungere ai 4 assessori normali e consentiti dalla legge (Diletta Bresci, Piero Baroncelli, Patrizia Cataldi, Leonardo Mastropieri) anche tre consiglieri delegati facendo assumere loro, come se fosse possibile, piene funzioni assessorili. Disse, addirittura, che li avrebbe fatti partecipare alle sedute di Giunta come se invece di 4 assessori lui potesse averne addirittura 7.

Dunque Chiara Guazzini, Renzo Breschi e Fabrizio Campanelli ricevettero, subito dopo le elezioni, deleghe di notevole importanza che però, piccolo dettaglio, non erano regolari. Deleghe … finte. Irregolari. A chi glielo faceva presente vennero riservati sorrisetti di compatimento.

Mesi dopo Palandri è stato costretto a un evidente retrofont. Ma nel frattempo era già stato costretto a togliere le (tante e delicate) deleghe a Campanelli. I motivi non sono ancora chiari. Palandri accusò il suo consigliere (un passato di sinistra e un presente che, a maggio, portò alla destra non pochi voti) in primis di non essere “compatibile” con le deleghe assegnate a causa della sua professione di geometra e poi di esprimere, sui social, opinioni tali da mettere in difficoltà la Giunta.

===

CAOS DELEGHE – Campanelli fu fatto subito fuori dal suo sindaco. Restava la irregolarità degli altri due (Guazzini alla biblioteca e Breschi alle attività produttive). Il 23 ottobre Palandri ha ritirato loro le deleghe finte per poi, un mese dopo tornare a riassegnarle; sempre finte ma in modo stavolta corretto: sempre la biblioteca a Chiara Guazzini (che comunque deve fare i conti con la delega alla cultura, una delega vera, assegnata alla ingombrante Diletta Bresci).

A Renzo Breschi, che prima aveva – o pensava di avere – “artigianato, industria, agricoltura, attività produttive e commercio”, ora è stata assegnata un’assai più indefinita delega chiamata “valorizzazione e promozione di iniziative per lo sviluppo di attività locali”. Insomma: fuffa.

Sia per Guazzini che per Breschi il ruolo di “consiglieri delegati” è, in base alla legge, assai impalpabile: in pratica i due non possono fare nulla di concreto né avere maggiore potere rispetto a ogni altro consigliere. Le competenze vere sono soltanto degli assessori veri: Bresci per la biblioteca e Baroncelli per le attività produttive.

Campanelli è restato fuori, punito dal suo sindaco non si è capito bene perché (o per “incompatibilità” o per troppa sua libertà). Mentre a Chiara Guazzini è stata anche assegnata, dopo, una inutile vicepresidenza del Consiglio Comunale. Gli unici consiglieri che avrebbero potuto assumere questa pseudo carica perché liberi da altre cariche (Matteo Bonfanti e Alessandro Mancini) non sono stati, evidentemente, presi in considerazione.

Si chiude così, finalmente, un buffo esordio istituzionale che conferma una dose, diciamo eccessiva, di superficialità istituzionale. Capita quando a mancare è l’abc.

POGGIO (A CAIANO) E … BUCA – 28 dicembre 2023 – di Mauro Banchini – n. 38

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