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Home»Comune»POGGIO A CAIANO: SI RIPARTE (PURTROPPO) DALLA VOGLIA DI CROCIATA
Comune

POGGIO A CAIANO: SI RIPARTE (PURTROPPO) DALLA VOGLIA DI CROCIATA

Mauro BanchiniBy Mauro Banchini7 Ottobre 2024Updated:7 Ottobre 2024Nessun commento10 Mins Read
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Finita la pausa estiva, si ricomincia. Pazienza se qualcuno tenta di impaurire. Qui si racconta sull’ultimo Consiglio Comunale: certi tagli nei servizi, una buffa scivolata, i misteri dei tre ponti, un altro bando bucato. Impossibile poi tacere su una destra che, un 7 ottobre e addirittura nel nome di Cristo, invita a combattere “i musulmani” come fossimo crociati. Davvero, purtroppo, un brutto mondo al contrario. Chi scrive preferisce lo stile di Francesco con il sultano. (mb)

LA SCIVOLATA SU VITTORIA – Unanimità, in Consiglio Comunale, sulla voglia di festeggiare Vittoria Guazzini, la giovane ciclista poggese medaglia d’oro – con Chiara Consonni – alle Olimpiadi parigine. Ma non è mancato un singolare incidente di percorso

Quattro consiglieri di maggioranza (Bonfanti, Mancini, Guazzini, Breschi con, prima firmataria, la vicesindaca Bresci), avevano proposto di premiare Vittoria. Come ovvio “per meriti sportivi” riconoscendo che la sua vittoria “ha portato l’Italia e di conseguenza il nostro Comune sulla cima del mondo”.

Proposta giusta. Peccato però che, in Consiglio, si sia scoperto che alla stessa Vittoria lo stesso riconoscimento (“civica benemerenza per meriti sportivi”) era già stato assegnato, dalla Giunta allora guidata dal sindaco Puggelli, nel 2021.

Un imbarazzo generale, nella maggioranza, ha accolto la domanda del consigliere Pucci quando, con un pizzico di ironia, ha chiesto se a una stessa persona la stessa benemerenza possa essere attribuita due volte.

Resasi conto che la stessa benemerenza era già stata assegnata (peraltro lei, al tempo, era in Consiglio Comunale, sia pure in opposizione), Diletta Bresci si è inalberata mettendo in imbarazzo perfino il presidente Mazzoni.

Il pretesto della pubblica arrabbiatura di Diletta Bresci stava nel fatto che era stata appellata al femminile (“vicesindaca”) mentre lei preferisce il maschile (“vicesindaco”). Ma il motivo vero del nervosismo aveva a che vedere con il rendersi conto che quella benemerenza, da lei chiesta, era già stata assegnata in un Consiglio di cui lei faceva parte.

Qualche ulteriore scaramuccia fra maggioranza (“ce lo dovevate dire, ci avete teso un colpo basso”) e minoranza (“bastava guardare l’Albo pretorio per evitare questa figuraccia”) per poi finire nel modo più logico: un saggio rinvio in Commissione. Lì, certo, sarà trovato il modo per riconoscere ciò che è giusto e su cui tutti hanno concordato: un riconoscimento alla giovane atleta poggese che, di sicuro, lo merita appieno.

UN COMUNE “MATAMOROS” – Giorno delicato, questo 7 ottobre, anniversario della carneficina compiuta da Hamas contro innocenti ebrei che ne sta provocando un’altra con decine di migliaia, fra innocenti palestinesi, di morti e feriti. Con un odio credente. E con il rischio di una escalation nella guerra mediorientale capace di infiammare il mondo. Al Poggio si festeggia la “patrona”: la Madonna del Rosario.

La vicesindaca Diletta Bresci appena rientrata dalla festa leghista di Pontida – con tanto di generale Vannacci, di capitano Salvini e di capi del sovranismo europeo – ha diffuso un post perfino difficile da commentare.

“Il 7 ottobre 1751 nella battaglia di Lepanto – ha scritto con maiuscole e refuso, poi corretto, tutti suoi – la flotta Cristiana sconfisse le truppe ottomane, vittoria che fu attribuita all’intercessione della Nostra Signora del Rosario, nonché patrona di Poggio a Caiano. In quel giorno il Cristianesimo sconfisse i musulmani e ci permise di riprendere la nostra Europa, non permettiamo che oggi la storia si capovolga. Buona festa di Santa Maria del Rosario a tutti, in particolare a noi poggesi!”.

Arduo commentare. E non solo per lo svarione di collocare la battaglia di Lepanto (1571) quasi due secoli dopo. Un refuso che, copiando da wikipedia, puo capitare.

E’ invece giusto far sapere che la destra poggese governa il Comune con questo tipo di imbarazzante pensiero. Sono lontani i tempi di quando il sindaco tolse la delega a un consigliere perchè le sue idee “mettevano in imbarazzo la Giunta”. Evidentemente queste idee della vicesindaco non imbarazzano la Giunta.

BILANCIO UNO: CENTOMILA IN MENO – Una variazione di bilancio, da centomila euro, che per la minoranza conferma la incapacità della giunta Palandri di “reggere il passo” mentre per la maggioranza è semplicemente fisiologica. E’ stata approvata (voto contrario dell’opposizione) nel Consiglio del 30 settembre.

Ad illustrare l’atto la dirigente comunale. Nel bilancio preventivo la voce sui soldi in arrivo dai “permessi a costruire” era stata aumentata di 100 mila euro passando dai tradizionali 350 agli auspicati 450 mila.

Ci si è però accorti che la previsione era eccessiva e si è dunque stati obbligati a tagliare quei 100 mila euro ottimisticamente, all’inizio, previsti. Peraltro, a oggi, l’accertato pare fermo ad appena 87 mila euro.

Ma questo significa ridurre, di 100 mila euro, alcuni capitoli di spesa. Ed è su questo che, in aula, si è acceso il confronto con la maggioranza costretta a difendersi dalle accuse dell’opposizione.

BILANCIO DUE: TAGLI DA CENTOMILA – Secondo Puggelli l’aumento di 100 mila euro messo nel bilancio preventivo era “del tutto logico” perché la giunta Palandri si è trovata in facile eredità quel “piano operativo comunale” – varato nel mandato precedente – da cui sarebbe stato logico attendersi quella iniezione aggiuntiva di soldi.

Qualcosa però non ha funzionato e quei soldi non sono arrivati. Da qui l’accusa di Puggelli a Palandri (“Questo è il vostro vero primo anno completo di governo e questa è una riprova di quanto non siate stati in grado di reggere il passo”).

Palandri pure confermando che la sua giunta è “in ritardo” con alcuni progetti (esempio il parcheggio in via Aietta), ha respinto le accuse minimizzando la gravità dei tagli. Fra questi spiccano 22 mila euro per strade, 11 mila per scuole, 17 mila per beni e attività culturali, 12 mila per verde pubblico, 15 mila per servizio idrico.

In soccorso sono intervenute Bresci e Cataldi: la prima per sostenere che lei, nella cultura, ha addirittura “quadruplicato” rispetto al suo predecessore; la seconda per negare il peso degli aumenti tariffari nei servizi scolastici.

Puggelli ha invece confermato la gravità dei tagli ricordando, ad esempio, che il Festival Colline è stato ridimensionato e che gli aumenti tariffari nei servizi scolastici restano comunque una realtà. Pesante per non poche famiglie.

RIO MONTILONI: “BUCATO” UN ALTRO BANDO – Sul finanziamento per mettere in sicurezza il Montiloni (un lavoro attorno al milione di euro), è stata persa un’altra possibilità. Lo ha ammesso l’assessore ai lavori pubblici.

Era in discussione una interrogazione del consigliere Fabrizio Campanelli sui denari (PNRR) già perduti nel cambio di amministrazione, fra la giunta Puggelli e quella Palandri.

Difficile capirci qualcosa in una vicenda contorta, tranne le opposte verità: per Puggelli quella possibilità di ottenere dallo Stato i 930 mila euro chiesti era reale ed è stata persa da Palandri/Mastropieri. Per Mastropieri/Palandri la perdita di quei soldi è dipesa da difficoltà procedurali.

Già mesi fa, in Consiglio, tutti però avevano concordato sulla necessità – comunque persi quei soldi – di trovare fonti alternative di finanziamento. Perché quei lavori, sul Montiloni, sono urgenti per la sicurezza di tutti.

Mastropieri ha però ammesso che nei mesi scorsi è stato da loro “bucato” un altro bando che prevedeva finanziamenti per questo tipo di opere pubbliche.

Al momento di presentare il progetto esecutivo caricandolo sul portale – queste le parole dell’assessore – “c’è stato un problema informatico e quel progetto non è stato preso in carico”.

Cosa sia accaduto e di chi sia la colpa non è chiaro. E’ però chiaro che quel bando è stato “bucato”. Mastropieri ha aggiunto che quel progetto è stato inviato in altra modalità. Ma, per adesso, senza risposta.

PONTE AL MULINO UNO: UN DOPPIO SENSO DI MISTERO – Quel “doppio senso” sul ponte al Mulino continua a essere un mistero. Se ne è parlato nell’ultimo Consiglio grazie a un ordine del giorno presentato dalla maggioranza e approvato con il no dell’opposizione.

Il documento è un duro attacco al presidente della Provincia, Simone Calamai, accusato dall’assessore Mastropieri addirittura mettere in atto, contro l’amministrazione comunale poggese, “un chiaro tentativo di ostruzionismo”. Accusa grave sul piano istituzionale.

Per la destra che governa Poggio e ha promesso di rimettere la circolazione su quel ponte provinciale a doppio senso, Calamai farebbe di tutto per ostacolare questa scelta e lo farebbe solo per motivi politici.

La questione, tecnica, si riassume facile. In base alle nuove norme che, dopo il disastro di Genova, regolano portata e transito sui ponti, quel vecchio ponte – restaurato ma pur sempre vecchio – presenta limiti di carico assai precisi.

La giunta Puggelli lo ha messo a senso unico. Ma anche un doppio senso può essere possibile però con obblighi precisi: ad esempio un semaforo “intelligente” che, al passaggio di mezzi oltre un certo peso, o ne vieti o ne regoli il transito.

PONTE AL MOLINO DUE: UNA DOCUMENTAZIONE INCERTA – Da mesi, vista l’insistenza della giunta Palandri, i tecnici della Provincia chiedono al Comune di Poggio non inutili letterine ma adeguati studi.

Ed è qui che la questione si ingarbuglia. Dal Comune si sostiene che tutto è stato inviato alla Provincia (sia pure con notevole ritardo) fra il 3 luglio e l’8 agosto scorsi.

Ma la Provincia non ha ancora risposto. Da qui l’odg approvato dalla maggioranza per impegnare Palandri “a intraprendere tutte le azioni necessarie ed indispensabili”.

Non è chiaro il valore tecnico dei documenti inviati dal Comune, non è chiaro se sono sufficienti a sostenere la richiesta. Chiaro, invece, è l’attacco politico della destra di governo poggese al presidente della Provincia. Vedremo gli sviluppi. E soprattutto quando quel ponte riaprirà a doppio senso.

PONTE ALLA FURBA: LIMITI DI TRANSITO – Dal 25 settembre i mezzi superiori (a pieno carico) alle 26 tonnellate – salvo i mezzi di soccorso – non possono più transitare sul Ponte alla Furba mentre quelli superiori alle 7,5 tonnellate possono transitare ma solo a senso unico alternato regolato da un semaforo. Lo prevede una ordinanza della Provincia di Prato.

Quello “alla Furba” (dal nome di un piccolo torrente) è un ponte fondamentale per il traffico tra Firenze e Pistoia sulla regionale 66: collega Poggio con Carmignano, Quarrata, Prato, Pistoia. E’ attraversato ogni giorno da quantità industriali di mezzi: dalle biciclette ai TIR. Un traffico che lo ha fatto ammalare, con necessità di cure.

Nella ordinanza non si indicano né termini di scadenza né tempi per i lavori necessari a far ritornare, su quel ponte, il traffico nella norma. Ma da pochi giorni quei limiti sono comunque attivi e c’è curiosità di capire chi deve farli rispettare.

Anche per capire se è cosa seria oppure “burla: se, cioè, si tratta solo di una “grida” destinata a non produrre effetti (come sta accadendo da mesi nel ponte all’Asse, nella parte opposta: anche qui ci sono, in teoria, limiti di peso e di transito che però nessuno fa rispettare visti i tanti enormi mezzi circolanti, come sempre, nel paese).

Qualche problema anche per alcune aziende nell’area produttiva di Lombarda: aziende che utilizzano mezzi molto pesanti. E che, visti i limiti esistenti su tutti i ponti, non sanno proprio – se tali limiti vanno davvero rispettati – dove farli passare.

POGGIO (A CAIANO) E … BUCA – di Mauro Banchini – 7 ottobre 2024 n. 66

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Mauro Banchini
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