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Home»Chiesa»LE PIETRE DI CAMPO TIZZORO
Chiesa

LE PIETRE DI CAMPO TIZZORO

Mauro BanchiniBy Mauro Banchini26 Dicembre 2017Updated:26 Dicembre 2017Nessun commento4 Mins Read
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Chi ama la Terra Santa e la frequenta, sa bene come i Francescani – custodi delle “pietre” di quei luoghi – siano soliti accennare anche alle “pietre vive”: che poi, in definitiva, sono le persone in difficoltà che lì abitano. Le tocchiamo in modo diretto, queste “pietre vive”, quando entriamo, ad esempio a Betlemme, in una fra le tante strutture che ospitano bambini abbandonati, feriti dalle violenze, vittime del rancore. Per non parlare di altri luoghi del Vicino Oriente, distrutti (uno su tutti: Aleppo) dalla follia della guerra.

Molte di queste “pietre vive” stanno proprio nelle sempre più piccole comunità cristiane. Non tutti sanno (e chi lo sa fa presto a dimenticarlo)  che i cristiani locali stanno scomparendo dalla Terra Santa. Fra qualche decennio, continuando così, non ci sarà più un cristiano a vivere la quotidianità nei luoghi calpestati da Cristo e dai suoi apostoli. La Custodia francescana sta facendo grandi cose, ma la realtà – oggi ancora più ferita dalla decisione del presidente USA di considerare Gerusalemme “capitale” di Israele – parla un altro linguaggio: bene esemplificato dalle “pietre” (anzi: dal cemento armato) dell’alto muro che separa due popoli.

Solo comprendendo le difficoltà e le ansie delle “pietre vive” siamo in grado, andando in quelle terre sante, di apprezzare le “pietre” in cui ci imbattiamo: la grotta di Maria a Nazareth, i resti della casa di Pietro sul lago di Tiberiade, le grotte di Betlemme, il Sepolcro di Gerusalemme …

Rifletto su questo proprio proprio mentre sulla mia montagna pistoiese, a Campo Tizzoro, hanno chiuso la notevole chiesa in marmo eretta sulla grande fabbrica di un tempo (fabbrica che produceva strumenti di morte ma che dava anche lavoro a migliaia di famiglie. Poi ha smesso di garantire profitti).

Giustamente la gente di quel piccolo paese – chi in chiesa ci va da credente ma anche, presumo, chi non ci mette piede dalla prima comunione – si interroga attorno al futuro di quella “pietra”. Se ho capito bene, la questione è complicata anche sotto il profilo della proprietà dell’edificio e dunque della titolarità su chi deve fare, e pagare, i lavori di manutenzione.

Leggo che il vescovo di Pistoia, e conoscendolo la cosa non mi stupisce anche vista l’attenzione da lui dimostrata per quella parte di Chiesa diocesana che sta sulla montagna pistoiese, ha dato subito piena disponibilità ad affrontare la questione, per ciò che lui può fare su un edificio di proprietà privata. Ricordo ancora una notevole intervista, poche settimane fa, data da mons. Fausto Tardelli proprio su presente e futuro della nostra montagna: una delle poche voci seriamente “di prospettiva”. Sarebbe utile riprenderla.

Da notare che Campo Tizzoro ha una sua particolarità: fu qui che Catilina, quello della congiura, fu sconfitto. Fra pochi giorni, il 5 gennaio, sarà il 2080 mo anniversario.

La vicenda della chiesa consacrata nel 1940 si presta bene per il raffronto con le “pietre” comunque “scartate” in una comunità (l’intera montagna pistoiese) un tempo viva ma oggi, come tanta altra parte dell’Italia appenninica, costretta alla nostalgia di un passato impossibile da far ritornare.

E’ significativo e bello che una piccola comunità (fatta – immagino – di pochissimi praticanti ma anche, come ovunque, di persone in grande maggioranza comunque battezzate nel nome di Cristo. Sia pure non praticanti) avverta l’importanza simbolica della “sua” chiesa (intesa come edificio di marmo e di pietre).

Sarebbe importante se quella comunità, facendola davvero diventare “bene comune”, riuscisse a riaprire la “sua” chiesa. Ma la cosa davvero importante, anche qui, non sono i marmi, non sono le pietre di un edificio peraltro ragguardevole e comunque utile. A non dover essere dimenticate sono le pietre vive; una piccola comunità di gente perbene che, davanti alle difficoltà, non vuole chiudere.

E si ostina, oggi “scartata”, a riflettere sulla follia di una storia tramandata dalle Scritture. Quella dei “costruttori” che per realizzare una nuova “testata d’angolo” usano pietre “scartate”.

Campo Tizzoro Catilina chiesa Pietre Terra Santa
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