PARROCCHIE: CHE FUTURO A PISTOIA?

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“Solo con un laicato convinto nella fede, umanamente ed ecclesialmente maturo e ben preparato anche se nella semplicità dei modi, la chiesa pistoiese potrà varcare la soglia del futuro, dando vita a quell’insieme di piccole comunità cristiane di base che rappresentano l’autentico sviluppo delle nostre realtà parrocchiali in questo momento storico”. Poche righe, nella relazione che il vescovo di Pistoia, Fausto Tardelli, ha tenuto al convegno pastorale diocesano (“Camminiamo insieme, sulle ali dello Spirito”), nella imponente chiesa di San Francesco, con qualche centinaio di rappresentanti della Chiesa pistoiese.

Poche parole ma parole forti per una comunità sparsa su un territorio ampio e diversificato, diviso in 10 Vicariati su cui sono presenti 160 parrocchie per circa 230 mila abitanti (la grande maggioranza – in teoria – cristiani perché battezzati) potendo contare su un centinaio di preti dall’età media sufficientemente elevata per legittimare un interrogativo: cosa accadrà fra una dozzina di anni?

E’ vero che molte, fra queste 160 parrocchie, stanno ormai e da tempo solo sulla carta: retaggio di tempi antichi, sopravvivono solo nelle indicazioni formali facendo scendere di parecchio (diciamo sotto il centinaio) il numero delle parrocchie effettive. Ma dare un parroco a ogni parrocchia (e spesso si tratta di realtà con numeri bassi) è da tempo un problema con cui si confrontano i vescovi di Pistoia. E certo non solo questi.

Fu il vescovo precedente, Mansueto Bianchi, nei suoi programmi pastorali, a stimolare l’avvio di quelle che furono chiamate “parrocchie in alleanza” tentando di far procedere il profilo organizzativo-pastorale della Chiesa pistoiese in singolare, ma inevitabile, parallelo con quanto accade a tante comunità locali, sul piano civile-politico, con l’accorpamento dei Comuni.

Ma la Chiesa è una “ditta” strana e non sempre, per motivi vari, quello che in teoria sembra scontato, nella pratica risulta di facile traducibilità operativa. Mons. Tardelli insiste sulle parrocchie in alleanza ma nel lanciare le “indicazioni normative” per l’anno pastorale appena iniziato (centralità per l’Eucarestia, educazione alla preghiera, valorizzazione dei Gruppi di Vangelo nelle abitazioni private, revisione delle modalità sui Battesimi), butta giù, in un inciso che merita di essere estratto, quelle parole sul futuro delle parrocchie in un contesto – mai dimenticarlo – nel quale i “praticanti” effettivi (prescindendo cioè da alcuni momenti forti: Natale, Pasqua, un battesimo o una cresima, un matrimonio o un funerale …) sono calati verso percentuali decisamente basse.

Questione, ovvio, non solo “pistoiese”. E questione che non significa, certo, assenza di bisogni “spirituali”: questi, al contrario, restano rilevanti e sempre più lo saranno in un mondo dove tante certezze si sgretolano, bisogni antichi e moderni si moltiplicano, solitudini e disperazioni aumentano (e chi era al convegno in San Francesco se ne è plasticamente reso conto in presa diretta), bisogni di “senso” cercano strade con una comunità cristiana che avrebbe una fonte eterna, Gesù Cristo, di freschezza e di significato da offrire alle tante disperazioni, alle molte attese.

Ecco, dunque, la riflessione sulle “piccole comunità cristiane di base” formate da “un laicato convinto e maturo” come “sviluppo autentico” di “realtà parrocchiali” che non sembrano reggere le sfide del “momento storico”. Parola chiave, per questo nuovo laicato, sarà “formazione”.

Significativi alcuni numeri, emblematici sulla realtà vera, letti da don Cristiano D’Angelo nella relazione sulla resa dei “questionari” (il convegno di venerdì 21 ottobre concludeva un periodo di coinvolgimento dal basso sugli Orientamenti Pastorali a suo tempo diffusi dal vescovo Tardelli e su cui le singole parrocchie avrebbero dovuto lavorare in un clima di “ricezione creativa” indicando, tramite “questionari”, le priorità su cui si intende lavorare localmente). I parroci che hanno riconsegnato i questionari sono stati 32, espressione di 47 parrocchie corrispondenti a circa il 44% della popolazione diocesana.

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