Caro Babbo Natale, chi scrive ha l’età giusta per credere che tu esisti e che sei disponibile, insieme a tua cugina Befana, a dare una mano ai più semplici, bambini e non, per esaudire qualche desiderio. Qui la mia letterina. Con richieste strane: una calcolatrice e un tubo, un ferma porta e una pergamena. Un galateo e un corno rosso. Servono qui al Poggio. Vedi tu. (mb)

REGALO UNO: LA “GRAZIA” – Babbo Natale caro: nel piccolo Comune di Poggio a Caiano (appena 13 consiglieri e una seduta al mese) hanno messo una figura (il presidente del Consiglio Comunale) che nei Comuni più grandi ha un ruolo, ma da noi se ne poteva fare a meno.
Lo hanno fatto, quelli della maggioranza di destra centro, solo per dare a uno di loro – rimasto fuori dalle cariche – uno strapuntino con un piccolo compenso mensile (400 euro: il decimo dei 4 mila presi ogni mese dal sindaco).
Tale presidente, pur conservando – ci mancherebbe – una sua legittima opinione politica, dovrebbe essere “terzo”: cioè rappresentare tutti e, dunque, saper essere figura di garanzia istituzionale, strumento di cooperazione e di intesa.
Peccato però che lui non sia ancora entrato nel ruolo di garante: non perde occasione per aiutare i “suoi”: per dividere fra “noi” e “voi“.
Non è ancora stato toccato da quella che si chiama “grazia di stato” (cioè quella particolare condizione che, spesso, aiuta chi ricopre cariche pubbliche a sollevarsi da vecchie, e un po’ rozze, abitudini di quando non ricopriva quella carica e si poteva permettere di fare polemica politica).
Ce la fai, caro Babbo, a far scendere un po’ di quella “grazia” anche sul presidente del Consiglio Comunale poggese? Sarebbe di aiuto anche per lui.

REGALO DUE: IL “GALATEO” – Sempre a proposito di “grazia di stato”, già che ci sei, caro Babbo Natale, vedi di farne avere un po’ anche sulla vicesindaca. Per lei il dono giusto sarebbe un antico libro. Quello di messer Giovanni della Casa noto come “Galateo“.
Lei, lo sai bene, è donna vicina a Matteo Salvini, l’ex “truce” oggi appassito ma pur sempre “truce” (specie contro i più deboli). Talvolta la vice crea qualche problema perfino fra i suoi. Gioca a reagire con rabbia contro chi osa criticarla.
Di lei un po’ tutti, dentro il palazzo, hanno timore. Va riconosciuto che è abile: pur avendo pochi voti, riesce a comandare tutti. Compresi “fratelli e sorelle d’Italia” che di voti, alle ultime elezioni, qui ne hanno avuti il quintuplo in più (1.418 contro 277) però si limitano, almeno per adesso, a ubbidire senza avere voce in capitolo..
Non dovrebbe risultarti troppo complicato far scendere su di di lei qualche chilo di quella “grazia” di cui sopra. Facendo un favore pure a lei: che così potrebbe apprendere che senza eccessi di astio tutti starebbero meglio. Lei compresa.

REGALO TRE: L’EDUCAZIONE CIVICA – Qui da noi, caro Babbo Natale, c’è una legge sul potere locale. Si chiama TUEL (Testo Unico Enti Locali). Lì dentro c’è un articolo secondo cui, nei Comuni più piccoli, le sedute dei Consigli “si tengono preferibilmente in un arco temporale non coincidente con l’orario di lavoro dei partecipanti”. E’ l’articolo 38, comma 7.
Come sai, Poggio ci rientra. Dunque il presidente del Consiglio Comunale, molto navigato in politica, dovrebbe sapere come comportarsi per essere davvero “garante” di tutti.
Non sempre, infatti, in un piccolo Comune chi è eletto può avvalersi dei permessi per assentarsi dal lavoro. Dipende anche dal tipo di lavoro. Perciò il TUEL detta quel vincolo: fare di tutto perché tutti possano essere presenti alle sedute.
Ma al Poggio, ecco il problema, gli orari sono sempre scelti in modo da ostacolare quei consiglieri, di minoranza, che per lavoro hanno difficoltà a presentarsi all’orario scelto dalla maggioranza (ore 17. A volte anche prima).
Hai ragione, caro Babbo: basterebbe un po’ di buon senso, un po’ di educazione civica ma anche umana, un po’ di sana disponibilità nel venire incontro alle esigenze dei più deboli (l’opposizione, in questo caso). Anche perché il Comune è di tutti i cittadini, non solo dei cittadini che hanno votato per chi ha vinto. E può governare, non comandare.
Basterebbe, per dare un segnale di civiltà, il bon ton di convocarle un’ora più tardi quelle sedute. Anche solo una volta ogni tanto. Basterebbe poco. Vedi, per favore, di farglielo capire tu …

REGALO QUATTRO: LA CALCOLATRICE – So che di arte, caro Babbo Natale, tu ne capisci. Nel nome, porti un evidente richiamo alla lontana nascita di un Bambino assai strano: il figlio di Dio che per farsi nostro fratello “entrò” nel grembo di sua Madre senza che Lei avesse conosciuto uomo.
Una futura Mamma così particolare, da poco incinta e piena di timori, andò a trovare la Cugina. In dolce Attesa anche Lei, peraltro assai anziana. Le due si incontrarono alla periferia di Gerusalemme. E tanti artisti, nei secoli, hanno rappresentato la vicenda. Chiamandola “Visitazione”.
Per un caso tortuoso, adesso uno fra questi capolavori dell’arte (una tela: composta quasi 500 anni fa per la chiesa della vicina Carmignano) si trova qui al Poggio. In villa medicea.
Un annetto fa si scatenò una piccola lotta. A vincere – con promesse difficili da mantenere – fu la destra poggese. Inesperta ma aiutata da un ministro che pensava ad altro, questa destra locale adesso si gloria. Sostiene che folle di visitatori stanno già raggiungendo Poggio con evidenti benefici, grazie a quel quadro, per il nostro paese.
I visitatori nella villa – è stato sbandierato giorni fa – nel novembre 2024 sono “quasi raddoppiati”. Nessuna cifra precisa è stata fornita: solo una strana percentuale (“più 187%”) calcolata non si sa come. Ma nessuno, neppure l’assessora, pare essersi accorto che i due argomenti (“quasi raddoppio” e “incremento del 187%”) fanno tecnicamente a pugni.
Difficile, con questa premessa fake, dar credito alla notizia sulle folle di visitatori. Il successo o il fallimento dell’operazione si potrà iniziare a sapere, con i dati veri, solo a fine 2025.
Dunque ti prego, caro Babbo: nelle stanze del Comune, e in quelle che hanno fornito e diffuso quei dati, fai scendere un altro regalino. Una calcolatrice.

REGALO CINQUE: IL TUBO – Difficile, ottimo Babbo Natale, trovare altre richieste di dono uguali a questa: quella roba chiamata grondaie e pluviali. Si, Babbo: proprio quei tubi, anche di plastica o di rame, che circondano e scendono dai tetti per farci passare dentro l’acqua piovana.
Forse avrai visto, volando con la renna, che al cimitero del Poggio qualcuno, quei tubi di rame, li ha rubati. Sono mesi che il Comune, pur potendo spendere per rimetterli, ha scelto di non farlo. E il cimitero degrada ancora di più.
Un cimitero, lo sai bene, già gravato da tanti problemi: per colpa di lavori fatti (molto male) decenni fa da una ditta poi condannata da un Tribunale ma poi evaporata.
La destra – che in campagna elettorale aveva proclamato la facilità che avrebbe avuto, se eletta, nel sistemare il cimitero – ancora non ha fatto nulla. Perché tanto la colpa è sempre di chi c’era prima. Promisero di iniziare i primi lavori entro l’estate (2024). Ma nulla è accaduto.
E nulla, ecco il punto, neppure per i lavori, certo più modesti e facili, sui tubi rubati. Per cui non resti che tu, caro Babbo. Per cortesia, porta in dono qualche tubo. Anche in plastica, se vedi che il rame costa troppo. Grazie.

REGALO SEI: IL FERMA FUGA – Un altro regalo può, qui, essere utile. Uno di quegli aggeggi pesanti che servono per fermare le carte, oppure per non far chiudere le porte in presenza di spifferi.
Qui ne servirebbe uno, molto robusto, capace di arrestare la “grande fuga” di quei dipendenti che se ne sono già andati o stanno per andarsene o meditano di farlo. Scappano.
I motivi della “grande fuga” sono ufficiali (esempio: avvicinarsi a casa) ma in paese in molti hanno altre verità. Qualunque siano i motivi, qui occorre un peso robusto. Perché a forza di scappare …

REGALO SETTE: LA PERGAMENA – Servirebbe, infine, anche un rotolo di carta. Preciso: carta pergamena. Quella, come sai, necessaria per scriverci le motivazioni di quelle che qualche umano, perfino oggi, ama ricevere essendo ancora in vita, con l’impegnativo titolo di “benemerenza civica”.
Sai, caro Babbo, che di recente qui al Poggio si è tentato di darne due. Ma ci si è imbattuti in piccoli incidenti.
Una “benemerenza civica”, infatti, si è scoperto essere già stata assegnata, alla stessa meritevole persona, anni fa in Consiglio Comunale dagli amministratori precedenti. E siccome due benemerenze alla stessa persona non si possono consegnare, il tutto è finito in una imbarazzante figuraccia.
La seconda sarà consegnata presto, ma anche qui è successo un arrosto. Te ne parlerò con calma, dopo queste feste, ma credimi: anche stavolta l’imbarazzo è grande.
Oltretutto al voto favorevole per deliberare su tale “benemerenza” per un cittadino che in vita sua – come tanti – ha lavorato, sono mancati ben 3 consiglieri di maggioranza, evidentemente contrari.
E a votare a favore, su 13 consiglieri, sono stati appena 6. Mettendo in difficoltà sia il “benemerito” in attesa da mesi sia i (quattro) suoi amici che la “benemerenza” l’avevano per lui chiesta.

REGALO SETTE BIS: LA PERGAMENA – Qui al Poggio non mancano persone a cui consegnare – in modo unanime, come naturale in questo tipo di scelte evitando assurdi dibattiti pubblici sul valore della singola persona- questo tipo di attestati. Sia viventi che defunti (la “benemerenza” è possibile assegnarla anche “alla memoria“).
Tra i poggesi defunti, caro Babbo Natale, un attestato sarebbe bello se andasse, ad esempio, a due persone. Illustri per motivi molto diversi.
Paolino Taddei, già prefetto e ministro degli Interni a inizi Novecento, è certo “benemerito”. Tentò, purtroppo invano, di far arrestare i fascisti che nell’ottobre 1922 stavano marciando su Roma.
E di Giorgio Gatti, illustre baritono, era noto l’orgoglio che, ovunque lui si esibisse, evidenziava rispetto alla sua poggesità.
Nel 2025 saranno 100 anni dalla morte di Taddei e l’anno dopo 5 anni dalla morte di Gatti. Una amministrazione attenta avrà bisogno di pergamene per dare – a questi o ad altri – “benemerenze” capaci di coinvolgere l’intera comunità. Grazie, Babbo Natale, se ne porti un po’.

REGALO OTTO: UN CORNO. OVVIAMENTE ROSSO – Se poi, ottimo Babbo Natale, vuoi portare un dono pure a chi scrive, ecco un suggerimento.
Per questi articoli (sempre pacati e sinceri, sempre lunghi e impegnativi. E sempre fastidiosi per qualche impaurito “manovratore” che amerebbe non essere disturbato) chi li scrive ottiene non solo tanti lettori ma anche qualche “accidente” e qualche reazione di altro tipo (perfino una, decisamente inverosimile, accusa di essere “zecca rossa“).
Vedi dunque far arrivare, a questo antico e bianco diccì – che a scrivere si diverte specie quando capisce di aver colpito nel segno – vedi di farli arrivare un corno.
Di quelli napoletani. Ovviamente rosso. Perché chi scrive sa che non è vero, sa di non crederci, però … non si sa mai.
POGGIO (A CAIANO) E … BUCA – di Mauro Banchini, 23 dicembre 2024 n. 78
