OLIMPIADI (E GIUBILEO): IERI E OGGI

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Notevole, nei Dialoghi pistoiesi appena conclusi, una lezione di Eva Cantarella su Olimpiadi e giochi nell’antichità. Studiosa del mondo antico e autrice di tanti volumi su scenari che solo all’apparenza possono apparirci inutilmente lontani, ascoltare Cantarella alla vigilia dei nuovi giochi olimpici, i trentunesimi nell’età moderna, è stato davvero piacevole.

Una fra le tante suggestioni offerte: le tante città-stato dell’antica Grecia erano non solo indipendenti fra loro ma anche rissose; si combattevano di continuo; ma in due occasioni erano capaci di dimenticare odi e inimicizie: dovendo combattere il nemico esterno e dovendo affrontare, appunto, i giochi olimpici (che poi non erano, in quella Grecia, gli unici). Arrivando il momento delle Olimpiadi, e dovendo raccogliere le iscrizioni degli atleti, araldi percorrevano tutta la Grecia e iniziava così una sorta di “tregua sacra”: una stretta di mano con un accordo, rispettato fino alla fine dei giochi, per cessare guerre e ostilità.

Non ci voleva certo Eva Cantarella per ricordarlo, ma il dettaglio resta comunque utile a due mesi dagli occhi del mondo puntati su un Brasile pieno di problemi in un mondo zeppo di problemi. Tante le curiosità ricordate dalla studiosa sui giochi di alcuni millenni fa (la non ammissione delle donne, il lento emergere dei brogli, il passaggio nei premi dalla corona di alloro al denaro, il rapporto fra atleti e sesso, la pederastia allora accettata, la tipologia delle gare: il pugilato, la lotta, i cavalli, la corsa …). Eppure a restare in mente è la fine periodica dei conflitti armati, condivisa da tutti, per lasciare spazio al conflitto giocato.

Un po’ come nella cultura biblica quando si ricordano le origini del Giubileo: un’altra sosta, stavolta ogni 50 anni, che invitava tutti a rifare i conti con la terra. Essa con tutto ciò che contiene (acqua compresa …) appartiene a Dio, l’uomo ne è un semplice amministratore. Ogni tanto non è male ricordarlo.

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