Puntata monotematica. Su una vicenda che non merita il silenzio. Finirà certo a tarallucci e vino, ma è comunque emblematica di qualche tensione sotterranea che meriterebbe, come tributo alla trasparenza, di essere spiegata. Prossimamente, poi, si parlerà di molto altro. Foto sul degrado di una piazza che avrebbe dovuto essere finita da mesi.

QUEL PASTICCIACCIO DI VIA CANCELLIERI – Una vicenda strana in via Cancellieri, sede del Comune. Un pasticcio (oscuro) di cui non si capisce né origine né fine. Probabile che tutto finisca in una bolla di sapone, con gli italianicissimi “tarallucci e vino”. Ma strascichi sotterranei, permali e maldipancia tutti interni alla maggioranza, adesso non mancano.
Martedì 23 aprile. Nella prima parte del Consiglio: quella sulle comunicazioni. Ha parlato, forse a sorpresa o forse no, il consigliere di maggioranza Alessandro Mancini: per rivolgere un durissimo attacco personale a un altro consigliere dello stesso gruppo, Fabrizio Campanelli.
Mancini è riandato alla seduta precedente (20 marzo). E ha ricordato che Campanelli, allora, aveva criticato la nomina – fatta dal sindaco – di un politico pratese (Gabriele Borchi: al vertice di Forza Italia) molto attivo sui social (in campagna elettorale, ma anche dopo) in favore di Palandri.
Borchi è stato scelto dal sindaco, lo scorso 13 febbraio, (qui il decreto) per il cda di una fondazione pratese (CRIDA) che opera nell’ambito della riabilitazione socio-sanitaria. Nomina contestata da Campanelli, nel Consiglio del 20 marzo, perché, a suo giudizio, il sindaco non avrebbe seguito quei criteri (competenza e territorialità) previsti negli “indirizzi” poco prima approvati su input dello stesso Palandri. Qui la delibera con gli indirizzi .
A tali motivi Campanelli ne ha aggiunse due: la mancata comunicazione di quella nomina al Consiglio. E poi una sorta di inopportunità in quella scelta visto che – come a tutti noto per essere stato pubblicato sui giornali – Borchi è sotto processo, accusato su una delicatissima questione personale. Per lui, che si dichiara vittima di calunnie, è stata chiesta una condanna a sei anni e sei mesi. A giugno una nuova udienza in Tribunale. Vedranno i giudici.

GABRIELE BORCHI: UNA NOMINA CONTESTATA – Nel motivare i suoi “dubbi” su tale nomina, Campanelli (“nessuno condanna nessuno“) aveva comunque augurato a Borchi, ovviamente innocente fino a eventuale condanna, di venire assolto in Tribunale. Ma aveva anche insistito sul fatto che sarebbe stato meglio, da parte di Palandri, in pendenza di un processo, prestare “maggiore attenzione” su quella nomina. Tutto qui.
Anche il gruppo di opposizione contestò la nomina di Borchi. Ma su tutt’altro profilo: senza entrare nel merito della vicenda giudiziaria. Per l’opposizione, cioè, Borchi sarebbe comunque stato ineleggibile perché sono proprio gli “indirizzi” per le nomine, voluti da Palandri, a prevedere con chiarezza incontestabile che i titolari di “incarichi politici di vertice” non possano ricevere nomine dal sindaco.
Oltretutto quella nomina non fu preceduta dalla rigorosa procedura prevista negli “indirizzi”: l’istituzione di un Albo, l’avviso pubblico per raccogliere disponibilità e curricula, la scelta da parte del sindaco fra gli iscritti a quell’Albo, la totale trasparenza e pubblicità nelle procedure.
In effetti nulla di tutto questo, per quella nomina, era stato fatto. Borchi era stato scelto come se quegli “indirizzi per le nomine” non esistessero.
Possibile che al Poggio le regole siano approvate ma poi ignorate da chi le ha fatte approvare (nel Consiglio del 29 dicembre 2023)?
Possibile che CRIDA, essendo questa vicenda apparsa sui giornali, accetti senza spiegazioni un consigliere nominato dal sindaco con questo tipo di percorso non in linea con un atto del Comune?
Un po’ imbarazzato, Palandri cercò di cavarsela. E la cosa finì lì. Senza conseguenze.

FAIDA INTERNA? – Ora la grana è scoppiata. Difficile pensare che a innescarla sarebbe stato un consigliere di maggioranza. Ma ciò è accaduto.
In presa diretta tutti hanno assistito a quella che somiglia a una spiacevole faida interna. Con il consigliere Campanelli alla fine, dopo la polemica di Mancini contro di lui, costretto a “sbattere la porta”: abbandonando l’aula senza più rientrarvi.
Arrabbiato (eufemismo) contro chi lo aveva accusato in quel modo. Qui ciò che è accaduto (dal minuto 9:42 al minuto 16:12). Cinque minuti di fuoco.
A colpire, nel solitamente taciturno Mancini, la durezza delle parole. Scritte: dunque meditate. Forti accuse, a Campanelli, di aver “leso la dignità personale e morale” di Borchi. E di aver tenuto un comportamento “in totale contrasto” con la presunzione di innocenza. Dalle parole del suo collega di maggioranza Campanelli, seduto accanto a lui, Mancini ha dichiarato di “prendere le più ampie distanze“.
Ma a colpire tutti, in Mancini, carabiniere, è stato soprattutto un inciso (“anche in conseguenza della professione che svolgo”) all’apparenza messo lì per caso ma – proprio perché scritto – deflagrante. Oltretutto Mancini, alla fine, ha esplicitamente chiesto che le sue dure parole contro il collega di gruppo politico venissero “trascritte a verbale”.

LA PORTA SBATTUTA – E non pochi, dentro e fuori l’aula, si sono domandati (e continuano a farlo) che senso avesse quello strano richiamo (scritto: dunque bene calibrato) alla professione di carabiniere, che senso avesse far sapere che si voleva la trascrizione a verbale, che senso avesse quella polemica fra consiglieri della stessa maggioranza, che possibile uso volesse fare Alessandro Mancini di questa strana vicenda, se la cosa finiva lì oppure no.
Inevitabile, comprensibile, la dura replica di Campanelli. Ha ricordato di non aver condannato nessuno, di non aver parlato di “colpevolezza” ma di aver espresso solo “dubbi” e “perplessità“. Ha aggiunto che lui avrebbe fatto “una scelta diversa”. Ed ha definito “inopportuna e fuori luogo” l’uscita di Mancini ribadendo che la sua critica era per il sindaco, per come era stata fatta quella nomina: “di nascosto, nel segreto delle stanze, non comunicata nè al gruppo nè al Consiglio“.
E dopo un ulteriore scambio, un Fabrizio Campanelli visibilmente alterato ha sbattuto metaforicamente la porta: ha abbandonato l’aula. Senza poi ritornarvi.

NECESSARIA LA MASSIMA TRASPARENZA – Fra le questioni da chiarire una riguarda il sindaco Palandri: sapeva o no che Mancini avrebbe (e per scritto) attaccato il collega Campanelli?
Se lo sapeva perché, come qualunque sindaco al suo posto avrebbe fatto vista la gravità politica e istituzionale della vicenda, non è riuscito a impedirlo facendo valere il suo ruolo di sindaco?
E se non lo sapeva come può, davanti ai poggesi, in particolare a quelli che lo hanno votato, dimostrare la sua capacità di guidare con sicurezza e fermezza la sua maggioranza evitando di farla incappare in infortuni come questo?
In effetti non si sa cosa sia, per Palandri, fra le due ipotesi, quella migliore. La cosa migliore, adesso, starebbe nella trasparenza. Tutti dovrebbero spiegare meglio cosa è successo davvero.

TUTTI DOVREBBERO CHIARIRE – Alessandro Mancini dovrebbe dire perché ha fatto quello strano inciso sulla sua professione, ma anche perché ha attaccato in quel modo un suo collega di coalizione peraltro molto attento a non cadere nella trappola di considerare già condannato un semplice imputato.
Riccardo Palandri, che lì non è un passante per caso ma è il sindaco, dovrebbe dire se lui era o no a conoscenza del passo di Mancini. Ma soprattutto perché (vista la oggettiva irregolarità di quella sua nomina: in base al regolamento comunale, non certo in base a questioni giudiziarie) non ha ancora tolto la delega a Borchi.
Una spiegazione dovrebbe darla anche il presidente del Consiglio Comunale, Mauro Mazzoni. Lui che, per questa carica, dovrebbe essere imparziale. In base al regolamento, Mazzoni avrebbe dovuto conoscere l’argomento della comunicazione (scritta, dunque bene pensata prima) che Mancini intendeva fare. Ma ha detto che non conosceva l’argomento che avrebbe affrontato Mancini.
I casi, anche per Mazzoni, sono due: o lo sapeva e dunque, da politico navigato, aveva bene capito il possibile pasticcio che ne sarebbe derivato, ma ha lasciato correre e, oltretutto, non ha detto nulla al suo sindaco; oppure non lo sapeva e allora pure lui ci fa una figura assai poco brillante. Perchè, appunto, in base al regolamento (un pur discutibile art. 34 comma 2) avrebbe dovuto conoscere in via preliminare l’argomento della comunicazione
Ma qualche spiegazione potrebbe anche darla anche il consigliere Fabrizio Campanelli. Fu lui a far confluire sulla lista Palandri voti (specie al Poggetto) poi risultati fondamentali per la vittoria. Ed è stato lui a ricevere, in questo primo anno, svariate porte in faccia sia da Palandri che da altri.
Lui – e ciò gli fa onore – continua a dire di essere ancora convinto sulla bontà dell’operazione politica in cui si è imbarcato. Forse è giunto il momento, se ha dubbi o sospetti, di non fermarsi alle allusioni. E di parlare chiaro.

PROSSIMAMENTE SU QUESTO SCHERMO – Parleremo degli aumenti tariffari (mensa e trasporti scolastici, pre e post scuola, rifiuti) che la giunta Palandri non è riuscita a frenare e che presto imporrà ai poggesi. Altri sindaci ci sono riusciti. Poggio no. Ma la colpa è sempre scaricata su altri.
Parleremo della viabilità (doppio senso sulla via Vittorio ma non – chissà perché – sulle vie Cancellieri e Caiani) e parleremo dei ponti (quello verso Prato che Palandri vuole rimettere a doppio senso, quelli verso Pistoia e Firenze su cui il traffico sta per subire forti limitazioni).
Parleremo della piazza che davvero nessuno ormai riesce a capirci più nulla, stante la evidente tendenza all’intortamento, allo scaricabarile, al rifugiarsi dietro questioni contorte rendendole sempre più contorte quando esiste – chiesto dalla stessa amministrazione poggese – un chiarissimo parere legale che basterebbe aver seguito per aver già terminato, e da un pezzo, un’opera pubblica che ai nuovi proprio non piace.
Parleremo dello stile comunicativo “intortante” dell’assessore Mastropieri (scelto dal sindaco perché “esperto” di pratiche) e dello stile comunicativo “rancorante” della vicesindaca Bresci (scelta dal sindaco perché esperta di politica).
Parleremo della, annunciata ma ancora misteriosa, nuova sede per la Polizia Municipale, delle ragioni per questa scelta, dei costi, della scarsa trasparenza. Di contenziosi legali.
Parleremo della Visitazione e di altri quadri che il Comune, con un indubbio successo politico, ha voluto prendersi. Ospitarli al Poggio costa. Decine di migliaia di euro. Se ne sa poco. Anzi: quasi nulla. Ma si spera che la vicinanza politica fra giunta comunale di destra e governo Meloni possa, almeno, far arrivare soldi veri qui al Poggio: per promuovere la Visitazione al Poggio ma soprattutto per trovare soldi finalizzati al restauro della chiesa di Carmignano, sostenendo un’operazione che, con tempi molto lunghi, pare proprio destinata ad avere uno sconfitto, il comune di Carmignano e la sua comunità.
Torneremo a parlare dei soldi persi per mettere a norma il rio Montiloni e del silenzio dedicato da Palandri al Ponte alla Nave. Un progetto, strategico per affrontare il problema traffico, avviato bene da chi c’era prima ma per adesso ignorato da chi c’è ora. Con il rischio concreto di perdere finanziamenti e di non realizzarlo.
Parleremo del cimitero: del motivo per cui è in quelle condizioni e di cosa si sta per fare.
E parleremo di una raccolta di firme su un appello al presidente Mattarella perché, se lo ritiene, faccia memoria del coraggio dimostrato, nel 1944, da Aldo De Luca allora custode capo della Villa Medicea.
Così come parleremo di patrocini comunali ad alcuni negati per principio (salvo ottimi ripensamenti dell’ultim’ora) e ad altri concessi per vicinanza.
POGGIO (A CAIANO) E … BUCA – di Mauro Banchini – 27 aprile 2024 – n. 48
