Natale: quella Messa in carcere

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A proposito di Messa natalizia. Era uno tra i primi anni del nuovo millennio. Ero capo segreteria, in Regione Toscana, del vicepresidente Angelo Passaleva che aveva anche la delega al sociale.

Un suo amico – prete di strada, che era anche cappellano in un carcere femminile – lo invitò a visitare quel carcere. La visita si concluse con una Messa, celebrata da quel sacerdote. Quasi tutte le donne restarono. Tante si accostarono alla comunione. Poco prima le avevo ascoltate esporre, con coraggio, le loro attese: e anche una segnalazione precisa su ciò che in quel carcere non andava.

Quella Messa la ricordo come una fra quelle più “partecipate”, più “autentiche”, cui mi sia capitato di prendere parte in una ormai lunga vita di cattolico praticante. Lì, davvero, avvertii che Gesù era arrivato come un Bambino e che era arrivato per tutti noi lì presenti: le donne condannate per reati di ogni genere, le guardie carcerarie, il politico e il suo amico prete, io stesso.

Non ricordo se fosse l’antivigilia o la vigilia di Natale. Ma ricordo bene che nessuno di noi, consapevoli di ciò che stava accadendo in quello spazio di sofferenza ma anche di riabilitazione, fece caso all’orario.

PS)- E ricordo come qualche settimana dopo quelle detenute si videro formalmente riconosciuta la loro ragione rispetto a ciò che, di grave, avevano segnalato al vicepresidente della Regione.

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