LE LOBBIES E L’AGENDA DI NENCINI

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Ho scoperto, ieri sera, che sul suo sito istituzionale di viceministro a Infrastrutture e Trasporti (ruolo di evidente delicatezza anche a proposito di ciò che oggi, e non da oggi, sta al centro di un inquietante dibattito etico-politico-giudiziario), Riccardo Nencini ha scelto di rendere pubblica l’agenda dei suoi incontri con soggetti, si scrive, “portatori di interessi particolari”: in altri termini i famosi lobbisti.

Per quello che ricordo, l’esponente socialista ha sempre tenuto a caratterizzarsi, su questo tipo di scivolose frontiere, per una attenzione “diversa”. Lo fece anche quando diventò, in Regione Toscana, presidente del Consiglio Regionale facendo approvare una legge che non so poi – ma è un problema mio – se e come, nella realtà, ha funzionato.

Vedo che in questa particolare “agenda” pubblica, la segreteria del viceministro – aggiornandola ogni fine settimana – inserisce orario e durata dell’incontro, persone presenti, oggetto ed esito. Pare che Riccardo Nencini sia l’unico, nel governo Renzi, a tenere questo tipo di comportamento.

In tutta onestà non mi è dato di sapere quanto efficace sia questa scelta, se tutti e davvero tutti gli incontri sono registrati, se basta questo per arginare e soprattutto sconfiggere richieste “cattive”, contrarie al famoso giuramento di fedeltà alla Costituzione, e al bene comune, che tutti gli esponenti di Governo hanno fatto davanti al Capo dello Stato. So perfettamente quanto elevata sia, nel politico medio di un oggi così populista, la tentazione di cavalcare, con gesti solo mediatici o formali, un popolo troppo facilmente cavalcabile.

Ritengo comunque che questa, la trasparenza, sia la strada giusta da imboccare. Onore dunque a Riccardo Nencini, ma soprattutto auspicio che questo suo isolato esempio possa essere assunto da tutti e a tutti i livelli, partendo dai rami bassi delle istituzioni, in modo che tutto, in tutti i comportamenti di chi è chiamato pro-tempore a svolgere un ruolo pubblico, sia tracciabile e tracciato. Fra le tante (troppe) leggi esistenti, forse una che rendesse obbligatoria questo tipo di trasparenza, prevedendo sanzioni rigide per inadempienze, non sarebbe male. Una norma, anche la migliore sul piano tecnico, non è certo bastevole su aspetti che hanno a che fare, in primo luogo, con la coscienza personale: ma potrebbe aiutare.

Se poi, un politico venisse preso con le mani nel sacco avendo anche semplicemente mentito prescindendo dal contenuto penale delle sua bugia, per lui dovrebbe valere una sanzione più pesante rispetto a un cittadino “normale”: andare a casa, passare almeno un turno, dare un senso reale alla solennità di parole come “disciplina”, “onore”, “giuramento” scritte nella Carta Costituzionale. Articolo 54. Comma secondo (e non dimentichiamo, come cittadini, il primo: fedeltà alla Repubblica, obbligo di osservare Costituzione e leggi son cose che … spettano a ciascuno di noi. Nessuno escluso).

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