ALLUVIONE: UN SILENZIO DI FANGO – Sull’alluvione 2 novembre. Gli unici quattro dati su ciò che accadde al Poggio li abbiamo appresi, e di sfuggita, non dal Comune (che non ha colto come fornire tutte le informazioni su una vicenda così importante sia obbligo da parte di chi, pro tempore, guida la casa di tutti: il sindaco).
Tre dati li abbiamo appresi da una testata locale online che il 13 gennaio ha riportato un comunicato stampa (non pubblicato sul sito del Comune, come sarebbe normale) su una questione collaterale: il fatto che qualche cittadino poco civico ha continuato a gettare rifiuti, come se derivassero dall’alluvione, anche dopo la fine dell’alluvione.
Da questo comunicato si è dunque appreso (fonte ALIA) un primo dato: dal territorio poggese furono rimossi, nei giorni post alluvione, ben 130.000 chilogrammi (130 tonnellate) di rifiuti. Poche righe prima si riportavano altri due dati: “circa 500” i cittadini poggesi che hanno avuto problemi con l’alluvione. E 23 le strade “interessate da allagamenti”.
Il quarto dato è arrivato, sempre di sfuggita, non dal Comune, il 20 gennaio quando la cronaca de La Nazione ha pubblicato alcuni primi e ancora non definitivi numeri sulle richieste avanzate a Regione Toscana, nei vari Comuni, dai cittadini alluvionati. La scadenza fissata era il 19 gennaio. Dal nostro Comune risulterebbero presentate, per danni alle abitazioni, ben 73 domande.
Vero che Poggio – grazie ai lavori fatti, esempio le casse d’espansione, da chi amministrava prima – è stato uno fra i comuni meno danneggiati. Ma le 73 (non poche) domande di risarcimento confermano che danni ci sono stati. Nulla si sa su eventuali danni ad aziende e opere pubbliche.
Peccato che Palandri non abbia avuto esperienza e sensibilità di imitare tutti gli altri suoi colleghi (quelli di comunità molto o poco danneggiate) nella volontà di esercitare il ruolo che ogni sindaco sa, in questi casi, di dover esercitare. In certi casi il silenzio non è d’oro, ma è di fango.

ALLUVIONE: QUALCHE DOMANDA AL POGGETTO – In pubblico, di quel “laghetto”, non se n’è più sentito parlare. Furono oltre 30 i cittadini di Poggetto a firmare, il 7 novembre, un esposto al sindaco dopo l’acqua e il fango che avevano invaso le loro abitazioni.
Subirono, quei cittadini, molti danni con l’acqua “arrivata dalla collina che ha sfondato i vetri delle finestre, divelto porte, scaraventato mobili”. Alcuni di loro fecero “appena in tempo a scappare ai piani superiori prima di essere travolti” perché “non era mai successo che un fiume venisse giù dalla collina sovrastante ed attraversasse le nostre abitazioni”.
Nell’esposto i firmatari avanzavano, in modo né polemico né accusatorio, un “sospetto” circa il ruolo che in tutto questo avrebbe avuto un “invaso” sovrastante. Chiesero solo notizie.
Il 14 novembre la notizia dell’esposto venne pubblicata da una testata online che, correttamente, riportava la richiesta dei 30 riuniti in Comitato (“Non vogliamo buttare la croce addosso a nessuno … chiediamo solo di accertare i fatti affinché non si ripeta quanto è successo quella sera” disse alla cronista un membro del Comitato che – come purtroppo talvolta accade – preferì l’anonimato).
La testata riportò anche la notizia che l’11 novembre l’assessore Mastropieri aveva incontrato i cittadini e compiuto un sopralluogo. Disse – giustamente – di non avere “elementi per poter affermare l’eventuale ruolo giocato da questo piccolo invaso negli allagamenti del 2 novembre”. E aggiunse che avrebbe valutato il da farsi appena avuta “la relazione del Genio Civile” che due giorni prima aveva effettuato “un sopralluogo”.
Il 16 novembre la stessa testata online pubblicò una dura nota, in replica all’esposto, firmata dalla legale della proprietà del laghetto collinare. Una “diffida” a non mettere in giro “false affermazioni” insieme alla rassicurazione che il laghetto nulla c’entrava (“Sicuramente non ha contribuito a incrementare la portata d’acqua riversatasi a valle”) ma che in ogni caso la proprietà sarebbe stata collaborativa “anche in virtù delle indicazioni che le verranno prescritte”.
Da allora silenzio. Almeno in pubblico. Non è stata resa pubblica – rispetto a una vicenda pubblica – la relazione del Genio Civile che l’assessore diceva di attendere per vedere se ci sarebbero state o no “prescrizioni da far valere”. Esiste quella relazione? Quali i contenuti?
Nessuno (né Comune, né proprietà, né cittadini ha ritenuto di dover fornire informazioni pubbliche su eventuali sviluppi rispetto a una vicenda, appunto, pubblica). Né è chiaro se l’ordinanza comunale – annunciata da Mastropieri – “nei confronti di tutti i proprietari dei terreni a monte affinché sistemino i fossetti di scolo” sia stata o meno adottata.

SE SULLA SHOAH SCENDE UN SILENZIO … D’ORDINANZA – Azzeccato il film scelto dall’assessora Cataldi per far riflettere i più giovani sull’oscenità dello sterminio nazista nel Giorno 2024 della Memoria. Film bello. Complimenti all’assessora. Lunedì 29 gennaio all’Ambra gli studenti delle quinte (Elementari) e terze (Medie) vedranno “L’ultima volta che siamo stati bambini”, diretto (e interpretato in un cameo) da Claudio Bisio.
Un racconto – che parla agli adulti e che, se bene introdotto, parla certo anche ai più piccoli – sul fanatismo fascista, sugli orrori della guerra, sulla ingenuità dei bambini. Ma anche, se vogliamo, sull’importanza di poter recuperare quella sana ingenuità che, come la bellezza, potrebbe salvare il mondo da ulteriori fanatismi, orrori, fascismi, guerre, stermini.
Le iniziative sul Giorno della memoria si aprono, sabato 27, in Piazza Riconciliazione Roberto Castellani con un certo significativo intervento del sindaco. Che introdurrà “riflessioni sulla Shoah”.
Ma prima ancora (al suono del silenzio. Quello militare. Quello d’ordinanza) sarà deposta una corona d’alloro a quello che, per singolare piccolo granchio, all’inizio, nella versione originaria della locandina, era stato definito “monumento ai caduti della seconda guerra mondiale”.
In realtà tale monumento lì non esiste: l’opera in quella piazza (“Vincitore e vinto“, una scultura di Roberto Barni inaugurata nel 2007) ha un altro significato. Celebra la fratellanza fra i popoli. L’idea parte da un’antica tradizione: alla fine di un incontro di boxe, la “nobile arte”, il pugile perdente alza il braccio del vincente per riconoscerne la superiorità. Nell’opera di Barni, i pugili invece alzano insieme il braccio che diventa unica mano (il guantone) appunto in segno di “riconciliazione”.
L’intera piazza, al centro della quale è posta l’opera, venne intitolata a Roberto Castellani, morto qualche anno prima. In modo da fare memoria specifica delle vittime nei lager (il diciottenne pratese fu spedito nel marzo 1944 dai nazifascisti nei lager austriaci di Mauthausen ed Ebenseee. Riuscì a scampare alla morte avendo poi vissuto la sua vita come testimone diretto di tali orrori).
Dunque quel monumento in piazza Castellani era sbagliato intitolarlo ai “caduti della seconda guerra mondiale“. Molto bene hanno fatto, dal palazzo comunale, a rimediare alla piccola ma emblematica gaffe. E si spera venga mantenuta la tradizione di far partecipare al “viaggio della memoria“, ad Ebensee con ANED Prato, gli studenti poggesi vincitori del concorso.

“AMICHETTISMO” AL MUSEO SOFFICI? – Sta facendo discutere la scelta fatta dal sindaco sulla direzione del museo “Ardengo Soffici e del Novecento Italiano”. E’ stata accettata, da Palandri, l’unica domanda regolarmente presentata: quella dell’artista lucchese Mauro Moriconi, persona assai nota al Poggio come amministratore di un gruppo social assai attivo in favore del candidato sindaco Palandri e attivissimo, anche dopo, in favore del sindaco Palandri.
Volendo usare l’ironia (“amichettismo“) usata da Giorgia Meloni per criticare le nomine altrui e giustificare le sue, potremmo dire che Moriconi non è certo un “nemichetto” del sindaco Palandri.
Il piccolo (ma importante) nostro museo deve la sua origine alla passione e alla competenza di Luigi Corsetti. Dal primo gennaio non è più diretto da Giulia Ballerini: la storica dell’arte, laureata con una tesi proprio sul Soffici, che di Corsetti aveva raccolto l’eredità.
Con il curatore scientifico Luigi Cavallo e l’assessore Giacomo Mari, Ballerini aveva guidato il museo – accettando anche un temporaneo sacrificio di un compenso simbolico: 400 euro lorde al mese comprensive perfino di rimborsi spese – nel tempo del Covid. Lo aveva mantenuto – con iniziative, passione, competenza – su riconosciuti e apprezzati livelli di qualità.
Dal primo gennaio, a dirigere il “Soffici” per l’intero mandato del sindaco Palandri (e da lui scelto dopo un certo accurato esame del curriculum) è, appunto, Mauro Moriconi. Che si è subito trovato, in eredità, ben due mostre, una delle quali appena conclusa e l’altra che sta per aprire. Tutto, ovviamente, gestito da chi dirigeva il “Soffici” prima di lui.
Di sicuro sindaco e nuovo direttore, avranno la signorilità di riconoscere pubblicamente il lavoro svolto da Giulia Ballerini. Peccato che Palandri, in una intervista televisiva pagata dal Comune, accennando alle due mostre non abbia neppure citato la dott.ssa Ballerini. Pessima scivolata di stile, caro sindaco. Cerchi di rimediare!
E di sicuro gli strumenti comunicativi di Comune e Museo (i rispettivi siti web) colmeranno presto una lacuna che per adesso – in una maggioranza politica che sempre dice di esaltare le ragioni del merito e della competenza – ha messo un po’ in ombra la necessaria trasparenza: pubblicheranno il curriculum, completo e dettagliato, del nuovo direttore. Così che tutti possiamo ragionare non sulle impressioni e sui sospetti ma sui dati di fatto e sulle carte.
Avendo dunque piena dimostrazione che Moriconi è stato messo lì non perchè “amichetto” di Palandri ma perchè riconosciuto esperto in Ardengo Soffici e autentico competente nella gestione di un museo. Vedremo presto.

PISTA GHIACCIO: FLOP, DELUSIONE O SUCCESSO? – E a proposito di trasparenza, ora che la pista di pattinaggio su ghiaccio (così tanto magnificata, all’inizio, da sindaco e assessori perché avrebbe di sicuro portato molti visitatori da fuori Poggio e così incrementato le vendite dei commercianti locali, specie di quelli lì vicino) ora che la pista ha terminato le sue peripezie ed è stata smantellata dopo oltre 50 giorni di onorata attività, ora sarebbe il caso di avere qualche dato di sana verifica.
Non per polemichette, ma per capire se ne è valsa la pena. Anche perché, a giro, di voci se ne sentono tante: e diverse, anche in ambienti non certo ostili verso l’amministrazione, parlano di un flop o, comunque, di un risultato deludente rispetto alle grandi attese. Dove sta la verità?
Sarebbe dunque opportuno se Comune e Pro Loco avvertissero la necessità di dare ai cittadini tutte ma proprio tutte le informazioni. In modo da migliorare, per occasioni future, ciò non dovesse aver funzionato e/o potenziare ciò che invece fosse dimostrabile come un successo.

IL DOPPIO SENSO SULLA STRADA INTITOLATA AL RE – Sul tratto interno, al Poggio, di strada regionale 66 intitolato al re Vittorio Emanuele II sta per essere rimesso il doppio senso di circolazione. Palandri candidato sindaco lo aveva promesso come azione (sic) “immediata” e dopo otto mesi non può più permettere di tirarla per le lunghe tradendo una chiara promessa elettorale.
Qualcuno (commercianti e cittadini in una via adesso più tranquilla e con notevoli possibilità di posteggio) ha iniziato qualche timida protesta preferendo tenere il senso unico a suo tempo istituito dal sindaco Puggelli che si era preso quella responsabilità per un motivo preciso: tutelare la salute pubblica contrastando l’elevato livello di inquinamento, acustico e non solo, in quella parte di paese. E, dati alla mano, pare proprio che l’inquinamento sia diminuito.
Ma Palandri aveva promesso altro. E adesso pare proprio che molto presto, specie in assenza di proteste significative, il doppio senso tornerà su quel tratto interno di statale. In effetti le elezioni le ha vinte, sia pure di poco, la destra ed è logico che i cittadini abbiano, in cambio, quel “cambiare davvero” loro promesso e da molti di loro accettato. Sarà interessante, fra qualche tempo, vedere i dati – sull’aumento dell’inquinamento – che oggi paiono non interessare.

E LE VIE CANCELLIERI/SUOR MARGHERITA CAIANI? – Per la verità si comprende poco perchè lo stesso criterio applicato su via Vittorio Emanuele II (pare anche secondo input di Regione Toscana. Ma è davvero così?) non venga applicato dal Comune anche al tratto successivo della stessa 66: quello che, venendo da Firenze, sale verso il “colmo” per poi riscendere fino al supermercato.
Perchè mettere il doppio senso su via Vittorio Emanuele II e tenere, invece, il senso unico sulla prosecuzione della stessa strada, cioè sulle vie Cancellieri e Suor Margherita Caiani? In effetti si capisce poco. Ma così è e così, salvo clamorosi retrofront, sarà.
Anche perchè con il 31 dicembre è scaduta, sempre in materia di viabilità, l’ordinanza sindacale 95/2023: quella, adottata dal sindaco Palandri, che dallo scorso 1 luglio prorogava per 6 mesi l’ordinanza del sindaco Puggelli (quella del senso unico su via Vittorio Emanuele II).
Palandri non ha adottato altre ordinanze: nè per rimettere il doppio senso nè per prorogare il senso unico. Dunque adesso, e fino a nuovo atto, la situazione rischia il caos: con un vuoto normativo che potrebbe risultare, al limite, pericoloso anche in termini di responsabilità per il sindaco Palandri e per gli stessi uffici del Comune, in particolare la PM.
Dunque – specie in assenza di proteste contrarie – arriverà molto presto l’attesa decisione del sindaco Palandri per rimettere il doppio senso sulla via intitolata al re.

LO SGAMBATOIO BUGIARDO – Sullo sgambatoio per cani (vicenda che appassiona: oggi tanti hanno un cane) c’è qualcosa, nel comportamento dell’amministrazione, che resta difficile da capire.
Il sindaco Puggelli lo aveva collocato, su richiesta di molti cittadini proprietari di cani, in uno spazio lungo viale Matteotti. Il sindaco Palandri, su richiesta di pochissimi cittadini (anche se lui, poi smentito dalle carte, aveva detto che erano “numerosi”) infastiditi dal rumore dei cani, lo ha fatto togliere e spostare ai confini del Comune. Per smantellare lo sgambatoio e ricostruirlo altrove sono stati spesi quasi 2 mila euro. Con lavori affidati a una ditta edile di primaria importanza che rispetto ai quasi 7.200 euro inizialmente preventivati è riuscita a fare un ribasso decidamente alto.
Ma – ecco il punto – il nuovo sgambatoio, finito da mesi, non è mai stato aperto e giace, ai confini di Comeana, tristemente e inutilmente pieno di fango: oltretutto sovrastato da piante molto pericolose per la salute dei cani. Cani che nessuno, dall’altra parte del paese, porterà lì perchè il luogo scelto è giudicato troppo lontano.
Con il risultato che molti cani continuano a essere portati, per le loro sgambate a questo punto con guinzaglio, proprio dov’era lo sgambatoio che Palandri ha voluto smantellare: in viale Matteotti.
In effetti c’è qualcosa che, in tutta questa canea, non si capisce. Perchè scrivere in delibera che le proteste contro il vecchio sgambatoio erano “numerose” quando non era vero? Perchè fare tutto questo casino solo perchè appena 4 persone (alcune di loro legate anche da vincoli familiari) avevano protestato?
Come fa un sindaco, in un caso simile, a non farsi definire “bugiardo”? Perchè invece di smantellare lo sgambatoio quel sindaco non ha trovato normali accorgimenti per, eventualmente, migliorarlo?
E perchè, una volta allestito, il nuovo sgambatoio non è ancora stato aperto? Non era meglio, prima di smantellare quello vecchio, assicurarsi che quello nuovo fosse davvero agibile? Si farà marcia indietro cercando una soluzione equilibrata oppure si insisterà su una strada che somiglia a una infantile ripicca, del nuovo sindaco, contro il sindaco predente? Boh!
