Qui si racconta di uno stile purtroppo caratterizzato dalla clava (e dal marchese del grillo). E si racconta anche di altro: il mistero dell’arredo scomparso e dell’asfalto non schiarito, il mistero dei libri su Mazzei e della palestra chiusa per ripicca. Ma qualcuna in giunta, va riconosciuto, ha bene gestito le giornate su memoria e ricordo. (mb)

LA CLAVA: L’ANTEFATTO – Ha colpito, nell’ultimo Consiglio, un atteggiamento arrogante del sindaco. Qui l’antefatto.
Nei giorni prima un consigliere, di opposizione, non aveva potuto partecipare a una riunione (di Commissione) in orario per lui lavorativo.
E’ vero che ai datori di lavoro di ogni consigliere comunale vengono rimborsate, in base alla legge, le assenze del dipendente eletto, ma è anche vero che talvolta – specie nel privato – un dipendente/consigliere può trovarsi in difficoltà, magari con qualche collega, a doversi assentare per riunioni in orario lavorativo.
In genere la questione si risolve con tanto buon senso. Ad esempio si cerca di venire incontro – almeno qualche volta – alle esigenze orarie dei consiglieri.
Specie (così vorrebbe il bon ton) se di opposizione. Anche perché è la stessa legge sugli enti locali a prevedere che le riunioni, specie di Commissioni, vengano svolte per quanto possibile in orari non lavorativi.
Questo l’antefatto. Veniamo al fatto.

LA CLAVA: IL FATTO – In Consiglio Comunale il presidente di una Commissione aveva ricordato, con tono pacato, che un consigliere era stato assente all’ultima seduta. Il consigliere tirato in ballo aveva spiegato, con altrettanta pacatezza, le sue difficoltà e che sarebbe bastato poco per garantire anche a lui il diritto di partecipare.
Tutto pareva tranquillo. Fino all’intervento del sindaco. Parole bomba, le sue.
Molto nervoso e non si capisce bene il motivo (lo ha ammesso: “mi parte la vena”) ha subito fatto notare, non è chiaro perché, che i consiglieri comunali “sono pagati a gettone” (in effetti è vero: per ogni seduta, nei Comuni sotto i 10 mila abitanti, ogni consigliere prende attorno ai 15 euro lordi. Ma il sindaco – differenza non lieve – ogni mese ne prende 4 mila).

LA CLAVA: SE PARTE LA VENA – Ma poi la “vena” è partita. Lui ha sbroccato. Fino a parole in effetti anomale per un sindaco – pagato, e bene, da tutti noi cittadini – capace di ricordarsi che lui è sindaco non solo dei suoi ma di tutti.
Per la serie: noi, che siamo più di voi, facciamo così, scegliamo gli orari che vanno bene a noi e alla struttura; continueremo a fare così; voi, che siete meno di noi, dovete farvene una ragione; noi andremo avanti così; e se a voi non va bene, pazienza; se voi vi adattate, bene; altrimenti (sic) “dimettetevi”.
Una reazione (invitare consiglieri comunali, in difficoltà con gli orari, a … dimettersi) in effetti a dir poco scomposta se non proprio prepotente. Reazione in stile “marchese del grillo”.
Chissà quale sarà stato il motivo vero per cui una persona di norma così pacata ha finito per comportarsi in modo così irrituale. Usando la clava. Senza poi scusarsi quando si è reso conto di non aver usato il fioretto. Chissà.

PRIMA DI LUI IL NULLA – “Abbiamo preso un Comune da anni Sessanta e lo stiamo portando negli anni Duemila”. Così, poco prima, lo stesso sindaco in un’orgia di autocelebrazione.
Presentava una delibera di assai ordinaria amministrazione: l’asfaltatura di strade con fondi, peraltro, concessi dalla Provincia. Gli sono uscite quelle parole. Enfatiche e pure irriguardose verso i 7 colleghi che lo hanno preceduto oggi accusati di essere stati, in pratica, delle nullità.
Pochi minuti dopo altra puntata della … vena scoppiata. Su un normale regolamento, lo stesso sindaco è di nuovo ricorso, volente o meno, a un’iperbole. “Non siamo più – gli è scappato come se, da piccolo chierichetto, reggesse il turibolo rivolgendolo a sé stesso per autoincensarsi – non siamo più alla ruota di legno ma siamo negli anni Duemila”.

A CENA CON FILIPPO – Ha tenuto a informare, da sindaco, di essere stato invitato a una cena. In un locale prestigioso. Con un consigliere di FdI. Una cena organizzata dal Rotary. Sia per mangiare che per ricordare Filippo Mazzei.
Ha poi scritto, su Facebook, di aver ricevuto in dono, dopo il dolce e il caffè, tre volumi con scritti di Mazzei.
“Verranno dati alla nostra biblioteca – ha subito precisato come si trattasse di un’opera fresca di stampa – per diventare così patrimonio di tutti”.
Va detto, per la precisione, che quei volumi (curati dalla mitica suor Margherita Marchione) uscirono più di 40 anni fa (nel 1984) pagati dalla Cassa di Risparmio (quella del mitico Silvano Bambagioni) con prefazione dell’altrettanto mitico Giulio Andreotti.
Ed è da quell’anno (1984) che una doppia copia di quei tre volumi (una copia in italiano e una in inglese) giace nella biblioteca comunale. In libera consultazione.
Giusto passare alla biblioteca il dono ricevuto nel dopo cena, ma giusto anche ricordare che non è uno scoop e che quei libri erano lì, in biblioteca, già da un quarantennio.
E che il mondo, al Poggio, non è iniziato dal 2023. Qualcosa, andrebbe riconosciuto, c’era anche prima rispetto all’era Palandri.

PALASPORT: CRITICITA’ NON ENORMI – “La struttura (del palasport: chiusa dall’estate 2023 su scelta della giunta Palandri appena insediata) in sé e per sé, questo poi lo insegna Mastropieri, non ha criticità enormi”. Così nel consiglio di metà dicembre, il primo cittadino tirando in ballo l’assessore ai lavori pubblici.
Con quelle parole, dal sen fuggite, il sindaco ha fornito un facile assist a una opposizione che non aspettava altro per sostenere la sua tesi: la chiusura del palasport è stata sbagliata e motivata solo dalla volontà di ripicca politica; poteva e doveva essere evitata; gli innegabili problemi potevano essere affrontati in altro modo.
Così, invece, si sono creati problemi alle società sportive. E così sono stati spesi almeno 110 mila euro, per la tendostruttura provvisoria, che meglio potevano essere spesi sul palasport.

PALASPORT: PERCHE’ CHIUDERLO? L’opposizione ha fatto diventare virale, sui social, la battuta del sindaco. Qui il loop con il sindaco.
Un loop (video ripetuto in continuazione) non gradito dal sindaco che poi, in Consiglio, si è lamentato per essere stato – ha detto – “tacciato di persona non tangibile” e per essere – ha aggiunto – stato “tacciato di (essere) una persona non buona”.
Da notare che lo stesso assessore Mastropieri, nell’assemblea di metà mandato, lo scorso 20 novembre, nelle Scuderie, si era lasciato scappare, sul palasport da loro chiuso più di due anni prima, parole analoghe. “Le problematiche (del palasport, ndr) non sono – disse Mastropieri – economicamente rilevanti”.
Già, ma se è vero quanto ammesso da sindaco e assessore, perché chiuderlo? E perché tenerlo chiuso da quasi 3 anni? Perché montarci sopra una inutile strumentalizzazione politica? Davvero solo per ripicca politica contro chi c’era prima?

PIAZZA: LA SCRITTA RAPITA – Nella rigenerata piazza XX settembre avrebbe dovuto esserci una grande scritta (“Poggio a Caiano”): una installazione in corten; un arredo previsto nel progetto originario (Puggelli) e in teoria mantenuta nella variante (Palandri).
Chi fra noi viaggia, in Italia e fuori, bene ricorda tanti luoghi, famosi o meno, dove scritte identitarie del genere fanno ormai parte dell’arredo urbano.
Considerate icone del turismo moderno, hanno la loro importanza per un marketing territoriale gratuito: fanno da sfondo, a noi viaggiatori, per foto ricordo che così, sui social, sono un facile veicolo promozionale per le varie località.
Averla tolta, e senza spiegazioni, pare un errore.

PIAZZA: PERCHE’ RAPIRLA?– Non è chiaro perché l’attuale giunta abbia tolto – pur sostenendo di aver lasciato integro il progetto Puggelli – quella installazione che aveva ottenuto, con il progetto Puggelli, l’ok della Soprintendenza mentre la stessa Soprintendenza ha bocciato la variante Palandri.
E neppure è chiaro come abbia fatto la giunta Palandri a ridurre le opere su quella piazza (dunque avrebbe dovuto spendere meno) finendo però, alla fine (qui l’atto), per spendere proprio la stessa cifra, guarda caso all’ultimo centesimo, inizialmente prevista. Coincidenza perfetta.
Tornando all’arredo in corten: perché è stato detto che, viabilità a parte, la variante non avrebbe eliminato nulla del progetto originario mentre, in realtà, la scritta è stata eliminata? E la cifra del conto finale torna?

PIAZZA: L’ASFALTO NON SCHIARITO – Ancora sulla piazza XX settembre. L’asfalto che nelle parti previste la ricopre avrebbe dovuto essere – così venne promesso – di natura particolare.
Con il passare del tempo, cioè, avrebbe dovuto schiarirsi, cambiare colore, non somigliare all’asfalto ordinario. Sia lì che più avanti: nello slargo Mazzei.
Purtroppo così non è accaduto. Non ci sono stati, almeno visibili a occhio normale, quei mutamenti di colore promessi. E a soffrirne è anche l’estetica. Nessuno pare aver nulla da dire.
Ma, in effetti, una domanda ci starebbe bene. Perché l’asfalto lì previsto (del tipo “natura” e costato certo più rispetto a quello ordinario) non è schiarito come promesso?

MEMORIA E RICORDO: GIUSTA ATTENZIONE – Giusta – va riconosciuto – l’attenzione riservata dalla giunta Palandri, con il particolare impegno dell’assessora Cataldi, alle due giornate (Memoria e Ricordo) che rimandano a tragedie del totalitarismo.
Per il “ricordo” (foibe, esodo giuliano dalmata) i ragazzi delle terze medie sono stati chiamati al teatro Ambra per un convincente spettacolo – parole e musiche – messo in scena dal musicista veneto Carlo Colombo (“Mili muoi – L’esodo dei miei”).
Secondo qualcuno, che da cittadino ha partecipato alla spettacolo gustandolo, non è chiaro quanto di quello spettacolo sia rimasta soddisfatta la vicesindaca.
Il taglio artistico, infatti, è certo stato diverso da quello di una contrapposizione politica (da anticomunismo anni Cinquanta) che certa destra attuale, approcciandosi ai complessi drammi ricordati il 10 febbraio, ama esibire.

MEMORIA: CHI HA VINTO – Per la “memoria” (vittime dell’olocausto) gli alunni hanno potuto vedere, come gli anni scorsi, un bel film (“L’ultima volta che siamo stati bambini”).
Questi i ragazzi, con tema premiato, che parteciperanno, in maggio, a un viaggio istruttivo ad Ebensee: Diana Ferrari, Sofia Giusti e Bianca Nunziati. Saranno accompagnati da Riccardo Palandri e Mauro Mazzoni.
Nel 2024 il viaggio al campo di Ebensee (uno fra i campi satellite del più tragicamente noto lager di Mauthausen) accompagnati da Matteo Bonfanti, se lo aggiudicarono Margherita Ciani, Elena Carlini e Marco Falci. Nel 2025 a visitare Ebensee con Chiara Guazzini furono Ginevra Spinelli, Lorenzo Marcucci e Tommaso Tarchi.
POGGIO (A CAIANO) E BUCA di Mauro Banchini n. 142 del 13 febbraio 2025
