SAPIENZA: QUANDO GIOCAVA SUL GLOBO TERRESTRE

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“ … io ero con lui come artefice ed ero la sua delizia ogni giorno: giocavo davanti a lui in ogni istante, giocavo sul globo terrestre, ponendo le mie delizie tra i figli dell’uomo”. Due versetti, di sapienza, dal Libro dei Proverbi che chi è andato a Messa oggi (Santissima Trinità) ha sentito leggere al termine della prima lettura.

Chi parla in questi termini, in un testo di elevata bellezza, è la Sapienza: o, meglio, “la Sapienza di Dio”. Creata dal Signore “come inizio della sua attività, prima di ogni sua opera, all’origine”. Il testo lascia spazio a una dimensione poetica, certo non in contrasto con le ragioni della scienza, e racconta come la Sapienza sia stata generata, dall’eternità, prima di tutto: prima degli “abissi” e delle “sorgenti cariche d’acqua”, prima che vi fossero “le basi dei monti” e prima delle “colline”; quando ancora non c’era “la terra” né “i campi” né “le prime zolle del mondo”.

Prima ancora: quando il Creatore “fissava i cieli” o “tracciava un cerchio sull’abisso”, quando “stabiliva al mare i suoi limiti così che le acque non ne oltrepassassero i confini” (passaggio biblico oggi attuale, quando l’innalzamento delle acque marine, conseguente ai mutamenti climatici, minaccia tanti popoli costieri). La Sapienza c’era già anche quando Lui “disponeva le fondamenta della terra”.

Testo, insisto, di una bellezza evidente; di una forza trascinante; almeno per chi crede e almeno per chi, magari non credente o non praticante, sa comunque apprezzare le simbologie di parole così antiche.

Confesso che sono rimasto colpito, alla fine della lettura, dalla Sapienza che “giocava” davanti al Creatore e sul globo terrestre. Il ruolo “giocoso” della Sapienza mi ha colpito anche perché in questi giorni mi sono imbattuto nel bel programma di un festival culturale (“Dialoghi sull’uomo”) che sta per iniziare a Pistoia e che quest’anno è dedicato proprio al “gioco”.

Ragionandone con il mio parroco ho appreso che uno dei sinonimi con cui talvolta è nominata la Sapienza, in determinate traduzioni da lingue che noi consideriamo morte, è  “bambino”. Bello che la Sapienza, all’origine di tutto, possa anche essere tradotta con un concetto che rimanda alla debolezza. Bella l’idea del Creatore ogni giorno “deliziato” da una Sapienza che giocava davanti a lui, e sul globo terrestre, “in ogni istante”. Bello, intrigante, questo rimando fra sapienza, creazione, gioco.

Come non dar ragione al vescovo di Pistoia, Fausto Tardelli, quando – in una intervista a ToscanaOggi proprio sui contenuti dell’edizione 2016 dei “Dialoghi” – sottolinea, con delicatezza propositiva, che non sarebbe male, in futuro, considerare, fra i “dialoghi”, anche quello con Dio: con una dimensione verticale, cioè, così scioccamente definita, da chi poi dalla Storia è stato travolto, “oppio dei popoli”.

Altro che “oppio”.

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