Ancora sui misteri del ponte al Molino. 7 condizionatori empolesi contro l’afa. Un obbligo di trasparenza ignorato. E lunedì 30, in Consiglio, si capirà perché il sindaco rinunciò a difendere il suo Comune alla Corte dei Conti. Più un consiglio finale di lettura: dedicato a chi vorrebbe mettere bavagli. (mb)

PONTE MOLINO: A DOPPIO SENSO – Dunque il ponte al Molino riaprirà a doppio senso. Pare che la Provincia di Prato abbia dato, al Comune del Poggio, il tanto atteso “nulla osta” (nessun atto è però, almeno per adesso, comparso sul sito web della Provincia).
E dunque adesso al sindaco Palandri non resta che chiedere un ulteriore parere alla Soprintendenza: parere che sarà certo positivo, ma anche se dovesse essere negativo, a un Comune abituato a fregarsene dei pareri negativi interesserebbe poco.
Palandri dovrà anche comprare un semaforo “intelligente”, per regolare con senso unico alternato l’accesso su un ponte per il quale sono previsti forti limitazioni di transito.
E tutto, finalmente, potrà partire secondo i suoi voleri: partendo dalla riapertura al traffico, anche pesante, del tratto di via Pratese lungo la piazza XX Settembre.
Tutti vivranno felici e contenti: in primis i residenti che finalmente rivedranno la piazza confermata a spartitraffico.
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PONTE MOLINO: UNA VITTORIA LASCIATA AI FRATELLI (D’ITALIA) – Ad aver colpito, in quest’ultima fase, non è la (attesa) decisione favorevole della Provincia, ma le modalità con cui la decisione è stata comunicata.
A farlo, infatti, non è stata la Provincia con un suo comunicato istituzionale.
A farlo non è stato il presidente della Provincia (il pd Simone Calamai) con una sua nota politica. A farlo, invece, è stato un gruppo politico, e un partito politico, di opposizione (ma qui al Poggio in maggioranza): Fratelli d’Italia.
La comunicazione è infatti arrivata solo grazie a un comunicato, entusiasta, di quel partito. Un presidente “pidiota” (così gli esponenti di quel partito vengono spregiati, sulla pagina Facebook della vicesindaca poggese, da chi commenta le sue prese di posizioni molto leghiste) ha, in sostanza, “appaltato” la comunicazione su un fatto, per Poggio, così rilevante, al gruppo politico della Meloni.
A metterci il cappello, anche in confronto agli altri gruppi politici della destra, sono stati i Fratelli e le sorelle d’Italia. E questo, nella competizione interna alla destra poggese, vorrà pure significare qualcosa.

PONTE MOLINO: PROTESTA PIDDI’ CONTRO IL PRESIDENTE PIDDI’ – Se il partito di Meloni ha esultato, molto critico il pd poggese.
“Il ripristino del doppio senso rappresenta una scelta dannosa – sostengono dal partito in questi giorni sconvolto da ben altre vicende pratesi – che aumenterà il traffico, l’inquinamento atmosferico e acustico e metterà a rischio la sicurezza degli utenti della strada (via Pratese, ndr) considerata la ridotta dimensione della carreggiata”.
Chiara tirata d’orecchie anche al compagno di partito Simone Calamai.
“Condanniamo l’avallo – scrivono dal pd – concesso alla richiesta di ripristino del doppio senso in assenza di un adeguato studio sugli effetti che potrebbero derivarne. Ci aspettiamo un aumento del traffico, anche pesante, all’interno del centro abitato, una diminuzione dei posti auto e una maggiore pericolosità dell’intero tratto stradale, soprattutto per pedoni e ciclisti, interessato alla modifica”.
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PONTE AL MOLINO: E L’INQUINAMENTO? – In attesa di leggere l’atto, a destare perplessità è l’assenza di documentazione tecnica, dal Comune, a sostegno della richiesta.
Evidentemente la Provincia si è contentata, ma il Comune non ha mai reso pubblica quella documentazione che pure, all’inizio, era stata chiesta come necessaria per poter dare il nulla osta. Esisterà? Non esisterà? Boh!
Sono in ballo considerazioni delicate anche in tema di inquinamento.
Quando il sindaco precedente – assumendosi una responsabilità politica per la quale poi è stato punito – decise quel cambio di viabilità, lo fece con studi tecnici: flussi di traffico e dati su polveri sottili (oltretutto quel sindaco è un medico specializzato in igiene ambientale).
Ora, tornando al traffico precedente, nulla di tutto ciò è stato reso noto. All’Albo del Comune non esistono atti.

PONTE MOLINO: INTANTO AL CONSIGLIO DI STATO – A complicare la vicenda, come noto, è l’attesa per cosa il Consiglio di Stato (CDS) deciderà sul ricorso presentato dal Comune contro la decisione del TAR Toscana che, proprio sul traffico, ha dato torto al Comune e ragione a un gruppo di cittadini.
Il TAR ha chiesto di ripristinare il senso unico. Il Comune ha rinunciato a chiedere la sospensiva. Non è chiaro cosa potrebbe accadere, anche sul doppio senso al Ponte Molino, se il CDS confermasse la sentenza del TAR. L’udienza è prevista il 27 novembre 2025.
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PONTE MOLINO: IL NULLA OSTA RIPETUTO – A rendere ancor più singolare il tutto anche un altro aspetto: un identico “nulla osta” era già stato dato allo stesso Comune, dalla stessa Provincia, oltre due mesi fa.
Ne scrisse un quotidiano il 17 aprile dopo un incontro fra Calamai e 4 assessori comunali: 2 di Poggio e 2 di Prato.
Si trattò, allora, di un “ok congelato” perché Provincia e Comune di Prato suggerirono al Poggio di “sospendere” la modifica della viabilità in attesa della sentenza al CDS.
“Il momento non appare consono – sentenziò Simone Calamai – e un cambiamento sarebbe poco logico“. Non è chiaro cosa sia accaduto, ma ciò che pareva “poco logico” miracolosamente si è trasformato nell’opposto.
E Calamai (misteri delle correnti pd?) ha fornito su un piatto d’argento ai Fratelli (e sorelle) d’Italia una apparente vittoria politica.

TRASPARENZA: UNA SEZIONE VUOTA – Perché sul sito web del Comune di Poggio a Caiano mancano del tutto i dati, obbligatori per legge, sulla situazione – economica e non solo – di ciascun amministratore?
Sono dati importanti, preziosi. Dovrebbero essere pubblicati e aggiornati, anno dopo anno, nella sezione “amministrazione trasparente”. Ma quella sezione, su questo, è vuota.
La norma di riferimento (art. 14 decreto legislativo 233/2013, il cosiddetto “decreto trasparenza”) è chiara. L’obbligo riguarda chi è titolare di incarichi politici.
Riguarda – per i Comuni – sindaci, consiglieri e assessori (compresi gli “esterni”).
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TRASPARENZA: DATI ASSENTI – Per ciascun amministratore (nel nostro caso il sindaco Palandri, i quattro suoi assessori – di cui due esterni – e i restanti dieci consiglieri) vanno messi l’atto di nomina o di proclamazione, il curriculum, i compensi “di qualsiasi natura” connessi alla carica (le indennità mensili), gli importi (“pagati con fondi pubblici”) per i viaggi e missioni.
Per ciascun amministratore vanno anche pubblicati – e qui al Poggio, Comune under 10 mila, un regolamento obbliga anche a questa trasparenza – i dati su “eventuali altri incarichi”, le dichiarazioni dei redditi, la dichiarazione relativa ai diritti reali su beni immobili e mobili iscritti in pubblici registri, le azioni e le quote di partecipazione in società …
Compresa la dichiarazione del coniuge e, se gli stessi lo consentano, quelle dei parenti entro il secondo grado.
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TRASPARENZA: PERCHE’ MANCA? – Una domanda è ovvia. Perché un obbligo così chiaro, e così utile per consentire ai cittadini il controllo, al Poggio è stato dimenticato?
Inoltre: esistendo multe (da 500 a 10 mila euro) per ogni eventuale violazione di tale obbligo (erogabili dall’Autorità anticorruzione) chi rischia di vedersele inflitte? Tali obblighi valgono anche per i dirigenti, compresi quelli scelti dal sindaco per sua fiducia.

FRESCO ALL’EMPOLESE – 7 condizionatori portatili (Argo Iside potenza 10.000 BTU/h) da acquistare per essere collocati in altrettanti uffici del palazzo comunale. Del tutto logico, visto il gran caldo.
Un acquisto deciso con una sua determina (qui l’atto) dall’ing. Massimo Tamburini nuovo dirigente, nominato di fiducia dal sindaco, al servizio Lavori Pubblici e stretto collaboratore dell’assessore Mastropieri.
L’acquisto, in affidamento diretto sotto la responsabilità del dirigente, per un costo complessivo di 2.553,46 euro è stato effettuato a Empoli: da “Elettroline srl”.
Perché a Empoli e non altrove? Perché – “questa risulta essere la ditta maggiormente fornita della zona in grado di rispondere tempestivamente alle esigenze dell’Ente“.

CORTE CONTI 1: UN CALCOLO DI PROPAGANDA? – Perché il sindaco non ha partecipato al contraddittorio presso la Corte dei Conti? Perché ha alzato subito bandiera bianca davanti a chi chiedeva spiegazioni Perché non ha fornito la documentazione integrativa?
Perché, nel caso avesse giudicato insufficienti i giorni concessi per controdedurre, non ha chiesto un supplemento di tempo? Perché non ha partecipato alla riunione, cui era stato invitato, del 27 marzo in modo da fornire le spiegazioni? Perché non ha chiesto un aiuto al sindaco precedente e/o alla dirigente che aveva firmato il bilancio?
Perché ha rinunciato a difendersi? Forse per scaricare le colpe sul sindaco precedente?
E’ stato fermo, contribuendo a danneggiare le finanze comunali, per un calcolo di propaganda? O cosa altro?
CORTE CONTI 2: VICENDA TAFAZZIANA – Queste sono le domande che emergono dalla complessa vicenda legata alla delibera adottata dalla Corte dei Conti sui rendiconti poggesi 2020 e 2021: quando governava Puggelli.
Nell’adunanza dello scorso 27 marzo la Corte ha bacchettato il Comune di Poggio evidenziando quelle che, a suo giudizio, sono “non corrette determinazioni” con conseguenti “disavanzi di amministrazione”.
In ballo 260 mila euro. E’ su questa cifra che ora il Comune, poiché non si è difeso, è chiamato a operare: deve riprendere in mano quei bilanci e, a cascata, anche quelli dopo.
Accadrà lunedì 30 giugno in Consiglio Comunale. E sarà interessante ascoltare come il sindaco si difenderà, come spiegherà.

CORTE CONTI 3: PERCHE’ ALZARE BANDIERA BIANCA? – Nella vicenda, di per sè, nulla di strano. Da sempre la Corte, in tutta Italia, esamina i bilanci dei Comuni (bilanci redatti dagli uffici e già controllati dai revisori esterni).
E da sempre trova situazioni da chiarire, chiede ai sindaci controdeduzioni e in base a queste conferma o modifica il suo giudizio: confermando o riducendo la cifra contestata. Tutti i Comuni forniscono le spiegazioni.
A essere strano, qui, è il comportamento del sindaco (assessore al Bilancio) nel rifiutare di difendere il suo Comune, nel non aver partecipato all’udienza in cui avrebbe potuto far mitigare la condanna, nell’aver voluto dare ragione senza battere ciglio a una Corte che, pure gli aveva chiesto spiegazioni.
Forse un comportamento così anomalo – tagliarsi gli attributi per far dispetto a qualcun altro – deriva solo dalla volontà, politica, di far dispetto a chi c’era prima?
Non perdiamo la seduta di lunedì 30 giugno.

CONSIGLIO DI LETTURA ANTI BAVAGLIO – Appena uscito per “Marsilio”. Titolo (“E io ti querelo”) accompagnato da un sottotitolo esplicativo (“Una storia della libertà di espressione in dieci processi”). L’autrice, Caterina Malavenda, al grande pubblico forse dice poco. Ma dice molto nell’ambiente giornalistico.
Avvocato cassazionista, si occupa di informazione. Da anni difende giornalisti e testate nazionali e locali in processi per diffamazione e altri reati stampa.
Qui racconta la libertà di informazione attraverso dieci processi in cui è stata protagonista. Una lettura da consigliare.
Specie a chi, ovunque, anche localmente, dell’informazione dimostra di aver paura e vorrebbe mettere bavagli, tappare qualche bocca scomoda, tentare di intimorire.
Perché, come diceva qualcuno, “è vero, hanno tanti difetti, ma come faremmo senza giornalisti?”.
POGGIO (A CAIANO) E BUCA di mauro Banchini 27 giugno 2025 n. 111
