FIRENZE: QUELLA SERPE IN DUOMO

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Sulla porta destra, in bronzo, della cattedrale di Firenze possiamo vedere il ritratto di Giuseppe Cassioli, lo scultore che realizzò quella porta e che, per questo lavoro, ebbe non poche critiche: si volle ritrarre, il Cassioli, incravattato, soffocato, da una serpe in un messaggio inequivocabile e destinato a sfidare i secoli. Si era alla fine dell’Ottocento e la facciata di Santa Maria del Fiore, dopo secoli di abbandono, aveva finalmente trovato una sistemazione definitiva sia pure (siamo o no a Firenze?) in mezzo a non pochi attriti che coinvolsero, ad esempio, quei Macchiaioli riuniti in un locale nella vicina via Larga.

Di questo, e di molto altro, ha parlato Francesco Gurrieri inaugurando un bel ciclo di incontri (ogni martedì ore 17 fino al 31 maggio presso il Centro arte e cultura in piazza San Giovanni 7) voluti dall’Opera del Duomo su “architettura e scultura della facciata di Santa Maria del Fiore”. La cavalcata di Gurrieri è iniziata con la morte di Arnolfo e di Giotto (e con l’incompiutezza di quella facciata) per concludersi a fine Ottocento con la facciata che oggi vediamo e che chissà quanti, fra i milioni di turisti da ogni parte del mondo impegnati con selfie e gelati, ritengono costruita chissà da quanti secoli.

Una cavalcata che racconta i continui progetti, le molte Commissioni, le tante stagioni e le molte polemiche per dare completezza al lavoro arnolfiano rimasto sospeso arrivando alla prima metà dell’Ottocento, all’Italia unita, a Firenze Capitale e alla spinta definitiva per completarlo. Anche nell’ultima fase non mancarono divergenze che proseguirono anche dopo la vittoria, nel concorso, da parte di tale Emilio De Fabris con il suo stile neogotico e con l’incertezza se completare la facciata in modo “orizzontale” o “tricuspidale”.

Gurrieri si è soffermato sui lavori della Commissione ottocentersca e sul fatto che la decisione, nella sostanza, era già stata presa già prima della delibera formale (“allora non c’erano i TAR – ha scherzato – se no chissà quanti ricorsi …”). Una conclusione “non brillantissima” e che oltretutto il De Fabris non riuscì neèppure a vedere. Morì prima.

Un ulteriore approfondimento lo porterà martedì prossimo, 19 aprile, Enrica Neri Lusanna parlando di come i fiorentini potettero vederle la facciata del loro duomo prima del 1587: quando a uno, che si chiamava Bernardo Buontalenti e faceva l’architetto di corte, venne ordinato di distruggere tutto ciò che c’era prima. Fu un disastro. Qualcosa si salvò e adesso è possibile vederlo nel nuovo museo dell’Opera.

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