
Il titolo a elevato tasso di poesia (“Cosa sono le nuvole”) ha a che fare con un film a episodi uscito nel 1968. L’ultimo con Totò. Insieme a Ninetto Davoli. Il segreto, la spiegazione su cosa c’entrano le nuvole, si trova proprio nelle ultime pagine di un libro di Francesco Piccolo il cui sottotitolo (“Gli ultimi anni di Totò”) spiega tutto il resto.
Complice, forse, la dimensione ridotta (chissà perché ma ormai, purtroppo, trovo difficile, troppo impegnativo, confrontarmi con tomi da centinaia e centinaia di pagine) ma certo motivato da un consapevole affetto nei confronti del principe/attore, questa ultima fatica di Piccolo me la sono gustata in poche ore. Ne valeva la pena.
Si scoprono, sulla vita di Antonio De Curtis, dettagli importanti per comprendere meglio anche il grande attore. Qui raccontato nel dolore e nella malinconia degli ultimi anni di vita: la sconforto per i troppi film da lui stesso – non solo dai critici – considerati di bassa qualità, la rivalutazione postuma, la stupidità di una certa censura, la beneficienza, l’incontro con Pier Paolo Pasolini.
E, sopra tutto, la convivenza con il pesante problema di vista. Fino all’incontro con la “livella”. Fino alla morte.
Dopo segue, da subito, una popolarità e una stima che ancora non accennano a terminare. Leggere queste neppure 120 pagine fa bene. Totò era anche quello che pretendeva, dalle persone a suo servizio domestico, che pranzassero prima di lui, non dopo. Non voleva si potesse pensare che per loro ci fossero soltanto gli avanzi.
La lezione di Totò, principe e guitto, che non ci vedeva ma quando recitava ci vedeva benissimo, continua a farci bene. Anche dopo quasi 60 anni dalla morte.
