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Home»Comune»FANGO DOCET: “COC” DA CAPIRE, “CASSE” DA RINGRAZIARE, DANNI DA AFFRONTARE, “PARK” DA NON FARE.
Comune

FANGO DOCET: “COC” DA CAPIRE, “CASSE” DA RINGRAZIARE, DANNI DA AFFRONTARE, “PARK” DA NON FARE.

Mauro BanchiniBy Mauro Banchini11 Novembre 2023Updated:11 Novembre 2023Nessun commento17 Mins Read
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Per qualche giorno è stato giusto tacere. Poteva accadere di tutto. Anche al Poggio. Come purtroppo è accaduto vicino. Con perdite anche di vite umane. Poi, grazie a opere pubbliche degli anni passati, Poggio è stata risparmiata da forme gravi (anche se guai si sono verificati e tutti ne siamo addolorati). Sempre, specie in emegenza, il Comune è casa di tutti. E’ stato dunque giusto sperare che non emergessero criticità eccessive. Giusto il silenzio. Ma ora il tempo delle domande può ricominciare. E’ il tempo, normale, della democrazia.

“CASSE” CHE CI HANNO SALVATO – Bisogna riconoscere che, salvo Poggetto e altre aree (massima solidarietà a chi è stato colpito), le cose al Poggio potevano andare assai peggio. Tutti abbiamo avuto paura. E siamo tornati al 1992, alla grande alluvione.

Ma stavolta, se vogliamo essere onesti, molto ha funzionato. In primis le casse di espansione che, dal 1992 e con amministrazioni diverse, sono state costruite anche attorno al Poggio. Lo ha bene ricordato, in Senato, l’ex presidente Matteo Renzi citando proprio anche Poggio dove “ci sono stati meno danni che in altri Comuni proprio grazie ai lavori fatti per le casse di espansione”.

Male hanno fatto – lo scrivo a malincuore – sindaco e Giunta a non dare atto a chi c’era prima, di avere, almeno su questo, operato bene, nell’interesse della comunità. Peccato. Una occasione persa, dal primo cittadino, per stare dalla parte di chi vuole ricucire la comunità.

UN “COC” CHE (SE C’E’) AIUTA – Strana cosa la Protezione Civile (PC). Te ne accorgi, se funziona o meno, solo in presenza di guai. In ambito comunale parte con una sigla: “COC” (Centro Operativo Comunale) e con i Piani comunali. Lì troviamo ciò che è necessario per affrontare fin dai primi momenti e con sicurezza, senza tentennamenti, ogni tipo di emergenza.

La cosa certa è una: quando capita un guaio e della PC c’è bisogno, è già dal livello comunale che deve esserci chi sa cosa fare, come farlo, con chi farlo. Senza tentennamenti. Il sindaco è la prima “autorità territoriale di protezione civile”. Specie se, come al Poggio, la specifica delega lui ha avuto il coraggio di tenerla per sé, senza affidarla ad un assessore.

La tempestività dei primissimi interventi è fondamentale. Partendo dall’obbligo di dare ai cittadini, subito, informazioni immediate e corrette. Altrimenti, se a essere carenti sono le informazioni istituzionali o se addirittura esse mancano, ogni cittadino tende al caos del “fai da te”: e questo, nell’era dei social e purtroppo delle fake, può combinare grossi guai.

===

LE DUE VERITA’ SUL COC – Qui al Poggio il “COC” (Centro Operativo Comunale) di protezione civile riferito all’emergenza iniziata nel pomeriggio di giovedì 2 novembre 2023 ha avuto la sua “immediata attivazione” solo … due giorni dopo: sabato 4 novembre. L’ordinanza del sindaco Palandri è la n. 178 adottata quel sabato.

Il COC del Poggio attivato su questa emergenza ha 6 referenti: oltre al sindaco, alla segretaria comunale e al comandante PM, altre tre dipendenti comunali. E ciascun settore è alimentato da persone che dovrebbero essere preparate, subito operative.

Ma quando, su questa emergenza iniziata nel pomeriggio del 2 novembre, il “COC” poggese è stato attivato? L’ordinanza riporta due date diverse, due verità contrapposte. Da un lato ammette che il “COC” ha avuto la sua (sic) “immediata” attivazione sabato 4, ma dall’altro lato aggiunge che il COC era “stato attivato dalle ore 18 del 2 novembre”. E’ chiaro che due verità così diverse non possono esserci: o è stato attivato il 4 (con un ritardo imbarazzante) o è stato attivato il 2 novembre.

Se, infatti, è stato attivato sabato 4 vuol dire che … per due giorni non era stato “attivato“. Se è stato “attivato” dalle 18 di giovedì 2, allora non si capisce perchè mettere, in un atto pubblico, anche una data posteriore. Qualcosa non torna. Da notare che in altri Comuni interessati i “COC” come ovvio sono stati attivati già dal 2 novembre.

Cosa è stato fatto nel palazzo del Comune di Poggio durante le preoccupate ore del massimo allarme, dal pomeriggio del 2 novembre e durante l’intera notte? Chi c’era? Quali attività sono state svolte? Come dimostrarlo?

Mai sapremo, presumo, quando davvero in Comune si sono … accorti di dover attivare il COC. Tutto sommato, a questo punto, interessa perfino poco anche perché gravissimi problemi non ci sono stati. Ma se ci fossero stati, una ordinanza a dir poco così ambigua avrebbe potuto creare, al sindaco, qualche problema. Neppure lieve.

L‘IMPORTANZA DI INFORMARE (E DI AVERE I DATI) – Dal pomeriggio del 2 fino alla mattina successiva e anche dopo, la cronaca ci testimonia un dato: molte le critiche di cittadini al Comune sulla mancanza di informazioni adeguate all’entità del disastro che stava accadendo e che avrebbe potuto accadere. Né sono mancati paragoni con ciò che tutti leggevano sulla vivacità e prontezza, in ore altrettanto difficili, di altri sindaci (Prato, Carmignano …).

In questi casi, va riconosciuto, un sindaco non è figura da invidiare: è normale che con i suoi assessori (partendo dal vicesindaco) sappia cosa fare, non perda tempo, faccia nottata, si assuma responsabilità, governi l’apparato, si rapporti con le altre strutture di PC, raccolga i dati, fornisca ai cittadini le info necessarie a tranquillizzare oppure ad allertare. Ed è normale che, se non esperto, cerchi di sapere cosa deve fare e che i suoi collaboratori (a partire dal vicesindaco) lo aiutino in compiti, e scelte, spesso davvero difficili.

Tutti ricordiamo, in emergenze analoghe al Poggio, altri sindaci e assessori, di vari colori, non solo fare normalissime “nottate” ma anche prendere decisioni, stare in contatto con gli altri organi della PC, comunicare con i cittadini. E comunicare non certo per farsi vedere ma per dare info di servizio.

I DATI SULL’OMBRONE – Ci sarebbe, ad esempio, da capire se e quando il Comune ha attivato le procedure per accedere alla “area riservata” del Centro Funzionale Regionale (CFR) della Protezione Civile Toscana. E’ la struttura che, ad esempio, pubblica i modelli idrogeologici di calcolo matematico sui corsi d’acqua: informazioni fondamentali, per un Comune e per il suo COC, da conoscere subito in situazioni di emergenza. Quei grafici, nel nostro caso sul torrente Ombrone, dicono molto su ciò che avverrà, nei corsi d’acqua monitorati, nelle ore successive.

C’è da sperare che quelle procedure siano state attivate subito, dal pomeriggio del 2 novembre, dalla nuova Giunta e che dunque il Comune fosse in possesso di quei dati ex area riservata.

Per il futuro – anche vista la grande attenzione, spesso condita da comprensibile ansia, che i poggesi riservano ai livelli dell’Ombrone – sarebbe davvero utile se da questi dati, da queste previsioni CFR, il Comune derivasse flussi continui di informazioni da diffondere in modo tempestivo fra i cittadini.

UNA LEZIONE DA RICORDARE – Con il passare dei giorni, sabato 4, qualcosa è un po’ migliorato nella comunicazione dal Comune. Ma a quel punto eravamo più tranquilli, anche se nessuno può certo sottovalutare paura e dolore di chi si è visto il fango in casa distruggendo beni e ricordi.

Una lezione, quella di sapere cosa fare e di farlo senza tentennamenti o incertezza, che potrà essere utile per la prossima emergenza. Di emergenze recenti, già ne abbiamo avuta una: lo scorso 30 luglio quando in Lombarda andarono a fuoco due capannoni e si scoprì che fibrille di amianto erano andate in aria per poi ricadere. Nessuno, allora, fece grandi polemiche davanti a qualche incertezza di un primo cittadino arrivato lì da poche settimane (sarebbe interessante – ma ovviamente impossibile – sapere cosa sarebbe accaduto a parti politiche invertite).

DELUSIONI IN ARRIVO? – A Palandri in questi sei mesi non sono mancate riprove di quanto difficile, complicato (e rischioso) sia svolgere quell’incarico che lui, in campagna elettorale, fu bravo a dare l’impressione di poter dominare con facilità. Fu efficace ad alzare il tiro della polemica contro chi c’era prima, a promettere “cambiamenti” non solo “davvero” ma anche “immediati”. Conquistò la bicicletta e da 6 mesi spetta a lui pedalare.

Secondo qualcuno, peraltro neppure pregiudizialmente troppo contrario al destra centro, oggi inizia a circolare, ancora sottotraccia, l’impressione che non tutto, nella resa del sindaco “civico”, sia così positivo come ci si attendeva. Non mancano neppure dubbi sul fatto che lui, nella realtà vera e non nelle dichiarazioni ufficiali, sia sostenuto a sufficienza dai suoi. Iniziano a serpeggiare sensazioni che, eterodiretto, provi già forme di qualche pentimento. Nessuno, ovvio, lo ammetterà. E solo il tempo potrà giudicare.

In realtà, per un sindaco, nulla è oggi facile. Specie in un Comune di piccole dimensioni. Aiuterebbe molto una esperienza nella pubblica amministrazione, ma anche nella politica, che lui non ha e della cui assenza lui si è, giustamente dal suo punto di vista, fatto perfino vanto.

Ma attenzione: le “lune di miele” finiscono rapide. E le delusioni, che arrivano veloci anche fra i più fedeli supporter, sono poi complicate da essere rimediate.

“V” COME VITTIMISMO – Ha lamentato, Palandri, sulla “Nazione” di mercoledì 8, che qui al Poggio sarebbero arrivati “meno aiuti rispetto alle altre realtà vicine più duramente colpite” (se anche fosse vero, nulla ci sarebbe da eccepire visto la sproporzione del disastro altrove rispetto al nostro). Un vittimismo che la destra poggese ha forse imparato da Giorgia Meloni (che per coprire certi fallimenti deve sempre inventarsi un “nemico”, scaricare colpe, inventarsi armi distraenti).

E ha giustamente, Palandri, lodato il volontariato (purtroppo scordandosi qualche sigla. E questo è antipatico). Ma al volontariato – ecco il punto – non può essere chiesto di sostituirsi a responsabilità che spettano solo a chi amministra. Il volontariato non può essere caricato di compiti impropri, usato come alibi. Il volontariato puro è quello dei tanti splendidi giovani, anche poggesi, che si sono mossi in modo spontaneo per dare una mano a chi aveva bisogno. Ma un conto è questo e cosa diversa la macchina dello Stato, partendo dal Comune. Lì incertezze e buchi non devono esserci.

MA I DATI? – Possibile che ancora, dopo una settimana abbondante, non sia ancora stato comunicato ai cittadini un quadro almeno approssimativo su quante persone, al Poggio, sono state colpite? Su quante case sono state allagate? Su quante aziende hanno subito danni? Su una iniziale, certo ancora generica, conta dei danni?

Come si è mosso il Comune, nella fase successiva alla paura, per sostenere i bisogni dei danneggiati (togliere acqua, fango, rifiuti … dare indicazioni su come dimostrare i danni)? Perchè non è stata sentita l’esigenza di coinvolgere l’esperienza di ex sindaci (certo disponibili – è stato pure scritto – a farsi coinvolgere, a dare una mano)?

Ci sarà tempo per i dati completi, per una conta dei danni che sia certificata. Ma a colpire, nel contesto generale di una comunicazione comunale debole, per adesso è questo deficit di notizie.

CHE FARE SUI DANNI? – La (assai generica) comunicazione dal Comune sulla necessità di “documentare tutto attraverso foto e video” è arrivata solo mercoledì 8. Ma già in quel giorno, in altri Comuni, i livelli di informazione verso i cittadini sul “che fare” erano molto più avanzati e dettagliati.

A stupire, in quella comunicazione (“Avviso ai cittadini che hanno subito danni dall’alluvione”), una premessa a dir poco incompleta (“Al momento … non ci sono direttive per la richiesta di danni”).  Da notare che da tre giorni era uscita l’ordinanza 1.037 del governo nazionale. Lì si indicavano già alcune prime importanti disposizioni proprio su contributi e prime misure economiche.

Su queste cose non si scherza. Le prime incertezze possono essere pesanti se mai, chissà, arriverano ristori. Facile, a proposito, riandare al 1992 e al contenzioso che si aprì sui rimborsi. Rimborsi non scontati almeno per tutte le categorie di beni danneggiati.

Perchè a oggi dal Comune non è filtrato neppure un minimo dato, sia pure ancora di massima, sulla dimensione dei problemi subiti da privati poggesi? Che tipo di macchina organizzativa il Comune intende mettere in piedi, se già non lo ha fatto, per essere di efficace servizio ai bisogni dei poggesi colpiti? E’ stata attivata, su questo, una cabina di regia? Chi la guida? Il sindaco? Un assessore? Quali i rapporti con le categorie produttive? Cosa si aspetta a fare il punto e a informare?

COSA E’ SUCCESSO AL POGGETTO? – C’è poi la questione dei motivi per cui molte abitazioni di Poggetto (e Poggio) sono finite sotto un fiume di acqua. Con danni notevoli e grande paura. Cosa è successo? Per restare al Poggetto: è stata solo colpa della Furba gonfiata in modo incredibile com’è accaduto a tanti altri corsi d’acqua minori?

Oppure ci sono al Poggetto altre situazioni – extra Furba, addirittura lontano dalla Furba – che hanno creato problemi? Ci sono abitazioni in cui un fiume d’acqua in discesa dalla collina è violentemente entrato nelle case? Quante? Si intravedono possibili responsabilità di altri privati se non, da verificare, addirittura profili penali? Il Comune ne è a conoscenza? Cosa intende fare? Tutte domande serie, a cui qualcuno dovrà dare risposta.

L’ACCORDO SUI RIFIUTI – Sul ritiro dei “rifiuti derivanti dagli eventi alluvionali di questi giorni” il Comune del Poggio ha “firmato un accordo con una ditta privata“. Il comunicato stampa del Comune è comparso lunedì 6 sul sito web e sul profilo Fb. La ditta privata – prosegue l’informazione – “da domani passerà con un proprio mezzo a ritirare i rifiuti” e a portarli nelle 4 aree provvisorie (poi ridotte a una) individuate dal Comune. Da notare che, per fortuna, la quantità dei rifiuti prodotti al Poggio non è per nulla paragonabile a quella di Comuni a noi vicini. Dunque anche per la loro raccolta le difficoltà non sono certo paragonabili.

Per comprendere la vicenda, conoscere il nome della ditta, capire il motivo per cui ci si è avvalsi di un privato per un servizio altrove effettuato da Alia, sarebbe utile vedere l’atto del nostro Comune. Ma ad oggi non è ancora disponibile.

MURARE MENO, GRAZIE – In Italia si consuma troppo suolo. Si costruisce troppo. Facile dirlo dopo ogni alluvione. Facile scordarlo un mese dopo. Nel 2021 (dati ISPRA) le nuove coperture artificiali in Italia hanno interessato 69,1 chilometri quadrati. Una media di 19 ettari al giorno. Il valore più alto degli ultimi 10 anni. Ogni anno è come se, in tutta Italia, un territorio grande 11 volte la nostra Poggio venisse coperto di cemento e catrame.

Si costruisce troppo. Ovunque. Il partito del mattone è forte mentre (salvo eccezioni fatte di coraggio controcorrente) la politica sconta purtroppo tante debolezze. Dopo ogni catastrofe le lacrime di coccodrillo si asciugano facile.

Tutti lo sappiamo, ma tutti – passato il clamore delle prime settimane – tendiamo a fregarcene. E non tutti, anche fra gli amministratori, sono certo uguali: qualcuno è sensibile, altri meno; qualcuno dice “no” a certi interessi privati in conflitto con il bene comune; altri non ci riescono. E spesso sono proprio le leggi, con i loro cavilli bene inseriti da lobbies varie, a contrastare chi vorrebbe salvare l’ambiente.

Da mettere “sotto inchiesta” sarebbero gli interessi di chi costruisce (di chi “mura”, si dice dalle nostre parti) o di chi realizza opere impattanti, ma anche un intero sistema oggi non più compatibile con la crisi climatica.

ANNA MARSON E PAPA FRANCESCO – Ricordo bene come, in Toscana, fu facile criticare, e nella sostanza affossare, la “legge Marson”, dal nome di una donna tosta, colta e coraggiosa che in Regione varò una legge urbanistica restrittiva.

Ovunque, in un’Italia geologicamente fragile, da decenni si è costruito troppo. Spesso male. Bisogna riconoscerlo. Si è “murato” in zone dove l’antica saggezza dei nostri antenati avrebbe sconsigliato di farlo. E quelli che cercavano di protestare sono stati trattati, in genere, da cassandre, portajella, esagerati, contrari allo sviluppo. Quanti, ad esempio, i garage sottoterra nei lontani decenni trasformati in “tavernette” (se non in abitazioni) senza che chi, a suo tempo, negli uffici tecnici dava i permessi, si fosse chiesto la compatibilità con i corsi d’acqua, magari anche “tombati”, lì vicini?

Fino a ieri, fra un guaio e l’altro passavano decenni. Ma oggi – con la crisi climatica che rende sempre più frequenti eventi meteo cosiddetti “estremi” – la natura bussa forte alle nostre contraddizioni. E ci chiede di cambiare. Veloci.

Ma forse è già troppo tardi. L’unico che lo ricorda è un vecchio vestito di bianco. Venuto da lontano. Per molti, che pure pregano il suo stesso Dio, lui è solo “un comunista”.

E IL POGGIO PARK? Anche al Poggio la paura dei giorni scorsi dovrebbe essere monito forte. Almeno attorno a una promessa elettorale fatta in maggio dal sindaco Palandri e dalla sua coalizione: la costruzione, in via Lombarda, davanti alla centrale e sotto l’Ombrone, di un nuovo complesso sportivo subito bollato come “Poggio Park” o “Acqua Park”.

Qui (pag. 16) dal programma (“#Cambiare davvero“) del candidato sindaco Riccardo Palandri (“Una nuova visione per il futuro del nostro Comune”). “Riqualificazione della zona candeli via Lombarda di circa 65.000 mq, di iniziativa pubblica e privata mediante accordo con in proprietari, con interramento dei cavi elettrici in accordo con ENEL e Terna per eliminare i campi magnetici attraverso investimenti privati e pubblici e con la costruzione di un nuovo POLO SPORTIVO (maiuscolo in originale, ndre) che comprenda un palazzetto dello sport, un campo di calcio in erba con annesse tribune, due campi da calcio e calcetto in sintetico oltre ad un’area per riscaldamento. In aggiunta 4 campi da paddle, 2 campi da calcetto e 2 campi da tennis in terra rossa. Spogliatoi dedicati per calcetto/tennis e al calcio, area coperta per ristoro di circa 300 mq oltre allo spazio all’aperto di circa 1.800 mq di cui 380 da adibire a pergolato. Ampi spazi per parcheggio”.

Mai visto, in effetti, scrivere dettagli così specifici in un programma elettorale che sta sempre sulle generali. Quasi come (ma certo non è così) fosse già pronto un progetto, almeno di massima.

“POGGIO PARK”: DA CANCELLARE – In ogni caso su quella delicata area, sotto l’argine dell’Ombrone, insistono tanti vincoli di varia natura. E lì dovrebbe arrivare la tanto attesa variante del Ponte alla Nave così strategica per la soluzione del traffico poggese. Non è chiaro come sarebbe possibile inserirci il “Poggio Park” consumando così tanto suolo.

Ma il monito alluvionale di questi giorni è tale da renderci speranzosi che il sindaco Palandri, con l’assessore Mastropieri, ci abbiano … ripensato. E che, presto, annunceranno un contrordine compagni: che dopo i disastri di questa nuova alluvione, il “Poggio Park” (nonostante l’annunciato “accordo” con i “proprietari” e magari pure con i costruttori) passerà in cavalleria, verrà cancellato, non se ne farà più di nulla.

Nessuno sentirà dunque più parlare del nuovo “POLO SPORTIVO” (maiuscolo in originale, ndr) da circa 65.000 mq costruibili sotto l’argine dell’Ombrone? Andrà davvero così? Vincerà il bene comune? Oppure è solo ingenua speranza?

===

GLI 8 MINUTI DI STEFANO – Stefano Massini è un amico. Lo conosco da quasi un quarto di secolo. Da quando, con Regione Toscana, demmo a lui e al teatro di Rifredi un incarico particolare: scrivere e rappresentare testi contro la pena di morte. Era giovanissimo, ma già allora – in tempi molto lontani dai suoi successi internazionali – si poteva intuire il suo spessore. Che è – assicuro – non solo intellettuale e artistico, ma anche umano.

Abita qui vicino, Stefano Massini. Nel comune di Campi Bisenzio. E ogni giovedì, nella “Piazza Pulita” di Corrado Formigli, ci regala pillole che fanno pensare. Giovedì scorso ci ha raccontato cosa aveva visto, una settimana prima e nei giorni successivi, nella sua Campi. Sono 8 minuti che fanno pensare. Perchè è di pensiero (e di conseguenze azione, anche davanti al “rischio assuefazione“) che oggi c’è un enorme bisogno. Trovateli, per favore, questi 8 minuti per pensare.

POGGIO (A CAIANO) E BUCA … di Mauro Banchini, 11 novembre 2023 n. 30

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