ELEZIONI: RIPROVIAMO CON IL LUNEDI’

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Fu giudicata, ricordo bene, una bella innovazione: capace di portarci dritti dritti in una dimensione finalmente europea” (compreso il fatto, ad esempio, che la sera della domenica, attorno alle 20, già si sa chi ha vinto e chi ha perso). Tutti plaudimmo la decisione di svolgere, almeno per le amministrative, le elezioni in un solo turno: la domenica. Ma adesso, almeno stando a quanto appena detto da un tg serale, il ministro degli Interni sta pensando di proporre il ritorno alla due giorni: estendendo dunque il tempo di voto anche al mattino del lunedì.

Facile da individuare la motivazione: il timore che, con il clima che si respira (una antipolitica sempre più estesa, una antipolitica che piano piano sta coinvolgendo anche forze politiche arrivate alle notorietà proprio grazie alla loro, iniziale, carica antipolitica o antipartitica) il timore che a votare ci vada davvero un numero risibile di elettori scendendo sotto quota 50% perfino in elezioni locali dove, almeno fino a qualche tempo fa, passione e partecipazione si intrecciavano in livelli comunque elevati.

Sono fra quelli che, se verrà attuato, troverà abbastanza ridicolo il tentativo di allungare il periodo di votazione basato sulla speranza che così, a votare, ci vada più gente. Non mi pare che qualche ora in più, nello scenario di sfiducia generalizzata che tutti conosciamo, possa risultare utile per quello scopo: uno scopo, peraltro, che ai proprietari e ai padroni dei partiti attuali sembra interessare davvero poco, visto che loro – nelle “caserme” che ormai sono i partiti – i conti li faranno comunque con il numero (importa poco se basso) di votanti. E visto che appelli a restarsene a casa, a non partecipare, sono partiti, poco tempo fa, addirittura dal presidente del Consiglio dei Ministri.

Far tornare gli elettori a votare, farli tornare a partecipare, ha bisogno di ben altro: ad esempio di cittadini che, verso la Politica, possano tornare a provare passione. Non solo disgusto. Non solo indifferenza.

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